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Oltre il Confine


di Membro VIP di Annunci69.it Gigibum
04.04.2026    |    647    |    2 9.4
"Il sole stava calando, e il fumo delle nostre sigarette si mescolava nell'aria fresca..."
La settimana che seguì il nostro primo incontro fu un lungo, ininterrotto riverbero. Ogni volta che chiudevo gli occhi, sentivo ancora il profumo della sua pelle e quella sensazione di calore che mi aveva lasciato dentro. Non ero più lo stesso ragazzo di diciannove anni che era salito per quelle scale col cuore in gola; c'era qualcosa di nuovo in me, una consapevolezza che mi faceva camminare a testa alta. Quando finalmente le scrissi, il cuore fece un balzo nel leggere la sua risposta: "Ti stavo aspettando. Vieni oggi?"
Il viaggio verso casa sua fu diverso. Non c'era l'ansia dell'ignoto, ma l'elettricità della certezza. Parcheggiai e questa volta non esitai davanti al portone. Salii le scale quasi di corsa, ogni gradino era un passo verso quel piacere che mi ossessionava da giorni. Quando arrivai al terzo piano, la porta si aprì prima ancora che potessi bussare.
Vanessa era lì, avvolta in una vestaglia di seta nera che scivolava sulle sue curve come acqua scura. Mi sorrise con una dolcezza che mi sciolse, poi mi prese il viso tra le mani. Il bacio che ci scambiammo non fu un saluto, ma una collisione. Fu un bacio profondo, affamato, che sapeva di chi ha contato i minuti. "Mi sei mancato," sussurrò contro le mie labbra, e io sentii il mio corpo rispondere istantaneamente.
Ci sedemmo in salotto per cinque minuti, il tempo di una sigaretta e di un caffè, ma le parole erano superflue. Gli sguardi dicevano tutto. Studiavo il modo in cui accavallava le gambe, il modo in cui la seta si apriva rivelando la perfezione della sua pelle ambrata. Non riuscivo a stare fermo. La desideravo con una foga che la prima volta era stata frenata dal timore, ma che ora era libera di esplodere.
In camera da letto, la luce del pomeriggio filtrava dalle persiane, disegnando strisce d'oro sul letto. Ci spogliammo con una velocità complice. Guardarla nuda era un'esperienza religiosa; la sua ambiguità era la sua forza, una bellezza che non avevo mai trovato in nessun'altra donna.
La presi per i fianchi e la feci girare con decisione. Volevo essere io, per primo, a ricordarle quanto mi avesse colpito. Si mise a pecora, inarcando la schiena con un'eleganza felina, e io non aspettai oltre. Usai il lubrificante con dita tremanti per l'eccitazione e poi affondai dentro di lei.
Fu un boato di sensazioni. Era calda, stretta, accogliente. Iniziai a muovermi con quel ritmo da "toro" che lei aveva evocato la prima volta. Le stringevo i seni con forza, sentendo la loro morbidezza contrastare con la spinta selvaggia dei miei fianchi. La penetravo a fondo, cercando il punto in cui le sue grida diventavano più acute. Ogni suo gemito era benzina sul mio fuoco. La vedevo scuotersi, i capelli che le frustavano le spalle, e mi sentivo onnipotente. Andammo avanti così per venti minuti di puro istinto, finché non venni con un urlo soffocato, svuotandomi dentro di lei mentre la stringevo a me come se volessi fonderci in un unico corpo.
Restammo abbracciati, ansimanti, per qualche minuto. Poi Vanessa si girò. I suoi occhi erano scuri, carichi di una promessa che mi fece venire i brividi. Mi accarezzò il viso con le dita sudate. "Hai avuto quello che volevi," sussurrò con una voce che era puro velluto, "ora voglio che tu senta quanto io voglia appartenerti... e quanto tu appartenga a me."
Mi fece distendere sulla schiena, mettendo un cuscino sotto il mio bacino. Fu in quel momento che la sua delicatezza tornò a farsi sentire, ma con una nota di possesso più marcata. Prese il gel e iniziò a massaggiarmi il "culetto vergine", guardandomi dritto negli occhi. Non c'era traccia di vergogna in me, solo un'adorazione totale. Le sue dita lavoravano con una pazienza infinita: una, poi due, poi tre, finché non sentii che ero pronto a riceverla.
Quando si mise il profilattico e appoggiò la punta del suo cazzo — quel pezzo di carne perfetto di 18 centimetri — contro di me, il tempo si fermò. Spingeva piano, millimetro dopo millimetro, riempiendomi di baci sul collo e sul lobo dell'orecchio. Il suo respiro caldo mi faceva perdere la testa. Entrò tutta, e io sentii le sue palle sbattere contro il mio culo: una sensazione di pienezza assoluta, quasi mistica.
Iniziò a cavalcarmi. Si alzò leggermente per guardarmi mentre si muoveva su di me. Vederla dominare il mio corpo, vedere quel cazzo di tutto rispetto entrare e uscire da me, mi portò a un livello di eccitazione che non credevo possibile. Dopo pochi minuti, successe di nuovo: senza che nessuno mi toccasse davanti, il mio ventre si macchiò di sperma. La guardai imbarazzato, chiedendo scusa con lo sguardo, ma lei mi zittì con un bacio. "È la tua anima che esce," mi disse sorridendo, "lasciati andare."
Vanessa accelerò il ritmo. Le sue spinte divennero profonde, viscerali. Sentivo il profilattico gonfiarsi dentro di me, sentivo la sua eccitazione crescere fino al punto di rottura. Con un gemito profondo, lei affondò un'ultima volta e venne dentro di me, restando immobile, ancorata alle mie viscere mentre il suo calore si irradiava ovunque.
Ci addormentammo per un istante, avvolti l'uno nell'altra. Poi andammo a farci la doccia. Sotto il getto dell'acqua, continuavamo a toccarci, a studiare i nostri corpi come se volessimo impararli a memoria. Ci asciugammo con calma, ridendo e scherzando, ma con una tenerezza nuova.
Prima che me ne andassi, ci sedemmo sul balcone. Il sole stava calando, e il fumo delle nostre sigarette si mescolava nell'aria fresca. Vanessa bevve il suo caffè, mi guardò e mi disse: "La prossima volta ti cucino qualcosa io. Non puoi andartene sempre a stomaco vuoto."
Uscii da quella casa sentendomi leggero. La mezz'ora di strada verso casa passò in un lampo, con la radio accesa e il sorriso di chi ha capito che la vita, a diciannove anni, era appena cominciata davvero.
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