trio
Il Triangolo non lo avevo considerato - cap.1
gentiluomosexy
08.02.2026 |
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"Faccio in un attimo dissi, un po imbarazzato, anche perché Elena ci chiamava a tavola..."
Ho iniziato ai tempi dell’università le prime esperienze di sesso a tre o anche di più, di gruppo. Poi una pausa, dovuta a un rapporto esclusivo con una ragazza “tradizionale”. A pensarci ora non solo si faceva sesso tradizionale ma se ne faceva anche molto poco. Fino a quando non mi sono trasferito a Roma per lavoro. Inizialmente le possibilità economiche non erano delle migliori, quindi non potevo permettermi una casa tutta per me.
Cercavo una stanza, almeno per un periodo, per conoscere meglio la città e trovare qualcosa di decente ma economico. I primissimi giorni li ho fatti in un b&b. Ma già la prima settimana mi è arrivata una proposta un po’ bizzarra ma decisamente conveniente da parte di una collega di lavoro che mi ha proposto di occupare la stanza della figlia che sarebbe rimasta almeno un anno negli Stati Uniti per ragioni di studio.
La casa senza di lei sembrava vuota e quindi per loro era di più un modo per riempire casa e avere compagnia che una ragione economica. Infatti la richiesta era davvero minima. Mi sembrò un’ottima occasione, anche per fare un piacere a questa collega, molto garbata.
Così fui invitato a cena per conoscere anche il marito, che aveva accolto con grande favore la proposta della moglie. Si trattava di una coppia giovane, 40 anni lei e 45 lui. Io in quel momento ne avevo 30.
Spirito giovane, sembrava di stare con due coetanei. Mi fecero vedere la stanza della figlia che con mio grande piacere aveva anche il letto matrimoniale. Io nel lettino non ci riesco proprio a dormire. Insomma l’affare era chiuso: dal giorno successivo mi sarei trasferito.
Il tema del sesso fu subito protagonista della conversazione e ragioni di grandi risate ma anche di inaspettati abboccamenti.
Fu lui a dirmi: “ovviamente sei libero di portare a casa le ragazze che conosci. Sei giovane e immaginiamo che non ti mancheranno le opportunità, in una città come Roma”.
Io ringrazia quasi imbarazzato ma fu lei che caricò l’asso, rivolgendosi al marito: “che vuoi dire, che noi non siamo più giovani?” rispose. E aggiunse: “anzi, Giorgio - rivolgendosi a me - quello che senti di notte non raccontarlo ai colleghi”.
Seguì una fragrante risata di tutti e tre ma anche un giro di sguardi maliziosi, suggellati da un brindisi: “ai nostri segreti”.
L’indomani arrivai a casa insieme ad Elena, la mia collega, dopo il lavoro. Passammo prima dal B&B a prendere i miei bagagli. Poca roba, considerato che era estate e che mi ripromettevo di portare il resto appena avessi trovato una casa tutta per me.
Contemporaneamente arrivò Roberto. Ci ritrovammo nel cortile e ci aiutò a portare in casale mie borse.
Appena arrivammo in casa lui mi disse: ora vengo a svuotare il bagno di Giulia (la figlia) perché in questi primi mesi di assenza lo stavo utilizzando io al mattino.
A me venne spontaneo dirgli che avrebbe potuto utilizzarlo senza problemi, così avremmo fatto il bagno dei maschi e quello delle femmine che sarebbe rimasto tutto di Elena.
Accettarono senza troppe complicazioni, a dimostrazione del clima familiare che si era venuto subito a creare. Elena aggiunse, con un occhiolino sornione: “ma se qualche volta volete venire a farmi compagnia nel mio per non farmi sentire troppo sola vi autorizzo a farlo”. Consueta risata ormai complice.
Sistemai le cose più importanti e feci un paio di telefonate. Poi andai a fare la doccia e ci trovai la prima sorpresa: a fare la doccia c’era già Roberto. “Ho finito” mi disse uscendo e chiedendomi di passargli l’accappatoio. Non potei fare a meno di notare che aveva un cazzo notevole con una cappella enorme che gocciolava.
Io che mi ero sempre definito un etero convinto ebbi una reazione evidente. E di cazzi ne avevo visti a decine in vita mia, dalle case dei tempi dell’università agli spogliatoi del calcetto e del tennis. Cazzi di ogni tipo e di ogni colore. Ma questo di Roberto mi fece un effetto diverso. Forse per la situazione casalinga, per la presenza della moglie. Non sapevo ancora.
Andai in doccia col cazzo quasi duro, cosa che non sfuggì allo sguardo di Roberto che mi guardò sorridendo. Faccio in un attimo dissi, un po imbarazzato, anche perché Elena ci chiamava a tavola.
Una veloce insaponata, il tempo di far abbassare l’arnese, indossai una maglietta e un pantaloncino e scappai in cucina.
Trovai Roberto seduto sul divano ed Elena a portare le cose in tavola con camicione sottile, bianco, che faceva chiaramente vedere che sotto indossava solo un perizoma rosso. “Poi ci pensate voi a sparecchiare e a fare la doccia ci vado io” disse.
Tutti a tavola. Devo dire che questo trasferimento a Roma iniziava davvero sotto i migliori auspici.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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