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La nave del peccato
25.08.2025 |
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"Stavo ammirando un profondo pompino in primissimo piano, come quando, sui siti porno, cercavo di proposito: "pompino amatorialie in primo piano"..."
Era un'estate di molti anni fa. Ero un giovane di 27 anni, con moglie ed una bellissima bambina nata da poco. Abitavo a Napoli ma ero in vacanza in Sardegna.
Un improvviso ed inaspettato impegno di lavoro mi costrinse a rientrare in città per un paio di giorni. Il problema fu che essendo pieno agosto non fui capace di trovare un volo.
L'unica possibilità era la nave. Un viaggio di notte, con partenza alle 23 e arrivo di mattina presto. Disponibilità di soli passaggi ponte.
Avrei desistito volentieri ma l'importanza dell'evento mi costrinse ad accettare la scomodità del viaggio.
All'atto della prenotazione mi fu detto che una volta a bordo avrei potuto acquistare probabilmente una sistemazione più confortevole direttamente alla reception, dato che molte volte ci sono delle disdette dell'ultimo momento o imprevisti che costringono persone a rinunciare al viaggio. Così feci.
Una volta salito in nave, aspettai la partenza e mi diressi spedito in reception. La mia solita fortuna fece sì che quel giorno la nave era strapiena e non ci furono disdette.
Aspettai lì una mezz'ora e, dopo inutili insistenze da parte mia mi arresti al mio destino. Ero ben vestito e poco attrezzato per una notte stile camping.
Avevo davvero riposto tutte le speranze su quel "probabilmente" e quindi non avevo portato sacco a pelo o materassino e quant'altro.
Seduto al bar a sorseggiare una birretta, fui raggiunto da una donna. Bella, molto. Più grande di me, probabilmente il doppio dei miei anni, ma portati benissimo. Con classe ed eleganza.
Si presentò: - mi scusi, buonasera. Ero vicino alla reception prima e non ho potuto fare a meno di ascoltare . Mi dispiace che si trova in questa situazione. Si vede che persona è. Non credo possa trascorrere la notte in nave così. Vedo che non ha nulla con sé, a parte quel borsone. Giusto? La nave è un posto molto sporco...
- si ha ragione - le dissi - ma purtroppo non c'è alternativa.
Lei continuò: - Guardi mi sono avvicinata per questo. Sono sola con mio marito ed abbiamo una cabina. È grandicella. Ha un solo letto, matrimoniale, ma c'è spazio. Ne abbiamo parlato e avremmo piacere ad offrirle un aiuto. Siamo persone tranquille e per bene. Come lei vedo. In fondo se non ci si aiuta tra di noi... Credo che un appoggio può alleviare la scomodità del viaggio. Anche per avere un posto al coperto, un bagno per lavarsi...
Risposi: - non ho parole, la vostra gentilezza è grandissima. Potrei accettare se mi consentite di dividere le spese però.
Lei subito precisò: - no, non se ne parla. Il viaggio ci è pagato dall'azienda di cui mio marito è un dirigente. Non saprei nemmeno dirle il prezzo...
Io provai ad insistere: - allora pago la cena e la colazione di domattina.
Lei: - no, grazie. Non amiamo le schifezze che propinano in nave. Siamo venuti attrezzati di tutto.
- Proprio come me! - dissi in modo sarcastico per alleviare il momento.
Lei ribadì: - venga con me, dai. Le presento mio marito e magari posa il borsone in cabina. Anzi "vieni". Se posso permettermi di darti del "tu". Sei giovane e dobbiamo trascorrere un po' di tempo insieme. Eliminiamo le formalità, giusto?
Io: - si giustissimo. Non so davvero come ringraziare per la vostra disponibilità e gentilezza. Troverò un modo per ricambiare...
Arrivammo in cabina. C'era "lui".
Un po' più grande di età, direi sui 55/60 anni, giovanile e ben vestito. Un fisico quasi perfetto, tradito da un accenno di pancetta. Ci presentammo, lasciai il borsone e decidemmo di andare al bar dove mi consentirono di offrire un drink. Trascorremmo un'oretta piacevole, tra chiacchiere di vita privata, lavoro, vacanze. Mi sembrarono due persone a posto. Mi chiesi se anche io, nella loro situazione, sarei stato così altruista.
Più tardi condivisero con me un po' del loro cibo. Un'ottima insalata di riso preparata da lei e portata in borsa termica con tanto di piattini, forchette bicchieri ed un ottimo vinello bianco fresco. Era circa mezzanotte ed eravamo tutti stanchi. Provai a dirgli che ero comodo e tranquillo ed avrei trovato sistemazione fuori. Mi sembrò troppo invadente restare lì. Non ci fu nulla da fare. Complice la confidenza che nel frattempo si era creata, mi obbligarono a restare lì con loro.
- D'accordo allora, prendo un pareo e mi metto a terra.
La cabina era più grandicella del solito, ma pur sempre una cabina. C'era un bel letto matrimoniale che prendeva quasi l'intero spazio. Un bagnetto, un divanetto molto piccolo ed un pochino di spazio tra divano e letto.
Lei dissentí: - scordatelo che ti permetto di stare a terra. È il posto più sporco. Qui in cabina c'è gente che porta i cani e viene con le scarpe sporche da fuori. Prenderesti un'infezione.
Le risposi: - va bene capo! allora prendo il divanetto.
Lei pronta: - ma l'hai visto? È giusto la metà di te. Staresti accartocciato e domattina ti alzeresti come uno straccio per il tuo meeting. No dai, aspetta. Non dico di metterti in mezzo a noi, sarebbe imbarazzante, lo capisco. Facciamo così, condivideremo il letto che è grande. Noi due ci mettiamo vicini, normalmente. Tu ti stendi a piedi. Comunque in larghezza è ben più grande del divano. Starai un pochino arrangiato ma è giusto per riposare un po' e non fare la nottata.
- Per me sarebbe una sistemazione di lusso - osservai - Ma ho paura che stareste scomodi...
- Noo - intervenne lui. - tranquillo siamo abituati. A casa abbiamo un Labrador enorme che tutte le notti dorme proprio lì e ci ha abituati a stare in un metro e mezzo di letto. Staremo benissimo tranquillo.
- D'accordo - dissi - Però solo a patto che se stiamo stretti me lo dite e mi permettete di lasciarvi il letto intero.
- Andata - concluse lui allungando la mano per sigillare il patto.
Ci vestimmo per la notte e ci mettemmo a letto. Io mi girai sul fianco, rivolto verso il muro dandogli le spalle. Mi sembrò la scelta giusta, cercando di essere più invisibile possibile. Era una situazione sicuramente insolita e poco confortevole, ma devo ammettere che loro sapevano certamente come mettere a proprio agio le persone. Per cui, tutto sommato, ero rilassato e tranquillo. Dormivamo scoperti, perché era agosto e faceva caldo. Lei aveva una camicia da notte e niente più. Notai che la indossò ancora con l'intimo addosso. Una volta coperta sfilò reggiseno e mutandine e si mise sul letto. Lui era semplicemente in boxer e a torso nudo. Io, invece, oltre ai boxer misi anche una maglietta. Per pudore e rispetto nei loro confronti. Dopo una decina di minuti, mentre ero ancora sveglio, sentii un tocco sul braccio. Riconobbi chiaramente di cosa si trattava. Era il piedino di lei che, probabilmente nel muoversi in quello spazio limitato, era giunto a contatto con il mio corpo. Pur senza guardare, sapevo che a contatto con il mio braccio era la parte delle dita e un pochino di pianta del piede destro. Si perché lei non poteva saperlo ma i piedini femminili per me erano una vera e propria ossessione. Ed i suoi li avevo già studiati a fondo, quando precedentemente li avevo visti avvolti nei sandali. Meravigliosi, pensai appena li vidi. Una taglia 36, avrei scommesso, con le unghie tinte di un rosso scuro, quasi bordeaux. Fortunato il marito, pensai. Se fosse mia moglie ora sarebbe almeno un centimetro più bassa per quanta pianta le avrei consumato con la lingua. Quei piedini sarebbero stati di più tra le mie mani e la mia bocca che dentro ad un paio di scarpe. Lo sapeva bene mia moglie, che ormai rassegnata la sera si sedeva sul divano togliendosi le scarpe e mettendomi sempre i suoi piedini, altrettanto belli, sulle gambe o tra le mani. O quando, consapevole di cosa avrebbe innescato, me li piazzava direttamente sul viso. In inverno, quando trascorreva la giornata intera con un paio di stivali o scarpe chiuse, mi chiamava dicendo: "vieni amore, ho un regalo per te". Io la raggiungevo sul divano e solo allora sfilava via le calzature e mi donava subito l'oggetto del mio desiderio. I suoi piedini a quel punto erano caldi e morbidissimi, con il loro odore naturale che vi assicuro non era mai sgradevole. Poteva stare un giorno intero con le scarpe da ginnastica, fare attività sportiva e poi tirare fuori un piedino mai sudato e sempre, a mio parere, profumato. Capirete quindi la mia sensibilità sull'argomento. Restai fermo, godendomi quel tocco magico. Ormai era impossibile per me prendere sonno. Per poterli guardare feci un cambio di posizione naturale e mi girai sull'altro fianco. Così il mio viso era rivolto verso di loro. Lei quindi ritirò la gamba. Fui subito pentito, speravo di non perdere il contatto. Ma dopo poco quelle piccole dita sexy incredibilmente si andarono a poggiare sulla mia testa, tra i capelli. Il suo piedino mi accarezzò tutta la testa fino ad arrivare sulla fronte, dove si fermò. Il mio cuore cominciò ad accelerare. Mosse anche l'altro che audacemente si posizionò avanti al primo, racchiudendo la punta del mio naso tra le morbide dita. Ero incredulo ed eccitato. Cosa dovevo fare? Dubitavo che tutto ciò fosse accaduto casualmente, dubitavo che dormisse. E comunque c'era anche il marito nel letto. La cosa da fare migliore era restare immobili. D'altronde io non avevo fatto nulla di mia iniziativa. Era chiaro che lei stava approfittando della situazione per divertirsi un po'. Il mio respiro era forte a causa del mio cuore accelerato. Io, respirando solo dal naso, cercavo di sentire bene il profumo di quei bellissimi piedini. Lei doveva sicuramente sentire il mio respiro profondo tra le dita. Doveva quindi aver capito il mio stato di eccitazione perché a quel punto spostò l'altro piede dalla fronte alla mia bocca. Dovetti ragionare un attimo per capire che fossi ancora realmente sveglio e che tutto ciò non fosse un sogno. Avevo un suo piedino sul naso e le dita dell'altro sulle mie labbra. Poggiò lentamente tutta la pianta sulla mia faccia. Dal tallone su di un occhio alle dita sulla bocca. Muoveva lentamente le dita su e giù per cercare di separare le mie labbra chiuse. Cosa che immediatamente feci accadere lasciando entrare la punta del piedino a contatto con i miei denti. Aprii ancora un po' la bocca così che lei trovò subito la lingua. Leccai silenziosamente ciò che generosamente quella bella donna mi offriva. Sentii con le labbra che aveva un anellino sul secondo dito. Amavo i toe rings, li trovavo tremendamente eccitanti. Lei si aprì del tutto e schiacciò entrambi i piedi sul mio viso. Io, cercando di non fare rumore, tirai la lingua fuori e muovendo il viso leccavo quanto più potevo, lasciando entrambe le piante ricoperte interamente di saliva. Poi accadde l'inaspettato. Lui, che finora era rivolto verso l'esterno del letto, si girò di fronte alla moglie. Io mi bloccai all'istante. Lei invece no. Continuò tranquillamente a sfregare i piedi nudi su tutto il mio viso. Lui l'abbracciò e la iniziò a baciare in modo appassionato. La toccava, accarezzava il seno e i capelli. Senza assolutamente curarsi di me. Lentamente poi poggiò anche lui i piedi nudi su di me. Li mise affiancati sul mio petto. Cosa dovevo fare? Non me la sentivo di dire "E no scusa è vero che ho leccato i piedi di tua moglie finora ma i tuoi tienili per te". Mi sembrava fuori luogo. Aspettai. Poi, come fossero d'accordo, lei tolse i suoi dal mio viso. Li usò per prendere un piede del marito e lo portò fin sul mio mento, a pochi centimetri dalla mia bocca. Lui non fu audace come la moglie. Non me lo infilò in bocca ma restò lì, fermo. Lo lessi come una richiesta gentile. Come un "me li puoi leccare se vuoi.."
Lo guardai fermo. Era un bel piede. Un piede di uomo, purtroppo. Ma sinceramente bello. Anch'esso dall'aspetto curato e non molto grande. Una pianta bella, senza calli o imperfezioni. Non so, forse per riconoscenza della loro gentilezza, presi l'iniziativa. Lo presi gentilmente tra le mani. Ebbi la conferma al tatto di quanto fosse liscio e morbido. Lo avvicinai al naso e sentii un buonissimo odore. Poi senza pensare avvicinai la lingua al tallone e percorsi tutta la pianta fino alle dita. Ripetei larghe leccate più volte, come se la mia lingua fosse un pennello e il suo piede la superficie da verniciare. Lo feci ad entrambi i piedi. Scoprii con stupore che trovavo piacevole leccare i piedi di quell'uomo. A quel punto la donna si alzò e mi raggiunse. Iniziò a leccare il piede del marito insieme a me. Passavamo insieme la lingua negli spazi tra le dita e nel farlo le nostre lingue spesso si toccavano. Alla fine restammo con le labbra attaccate e le lingue intrecciate in un profondo bacio appassionato. Fu a quel punto che ebbi la conferma che, come sospettavo, non portava intimo. Perché si mise a cavalcioni sul mio viso offrendo alla mia vista tutta la sua natura. Si sfilò la sottoveste e lentamente si abbassò fino a sfiorare il mio naso con la sua vagina già umida. Tirai fuori la lingua e leccai delicatamente quella dolce fessura priva di peli. Lei apprezzava e gemeva sommessamente. Anche lui si alzò e si mise in piedi all'altezza della mia vita, offrendo alla moglie il suo membro eretto. Lei prontamente lo accolse nella sua bocca. Lei dopo essersi fatta leccare la figa per un po', scese dal letto e si mise in ginocchio a terra. Si sporse in avanti e portò le sue tettine sulla mia bocca. Voleva farmi assaggiare tutto del suo corpo. Lui si mise in ginocchio, sempre con le gambe ai lati della mia vita, per portare il suo cazzo ancora una volta a portata di bocca della moglie. Leccai a lungo quelle tette sode. E approfittai per leccarle avidamente anche le ascelle, anch'esse depilate e profumate. Cosa che lei apprezzò molto. Poi mi tolse le tette dalla bocca e mi baciò profondamente. Aveva il cazzo del marito in mano, che mungeva senza sosta. Lo riprese in bocca, fino in fondo. Erano a pochi centimetri del mio viso. Stavo ammirando un profondo pompino in primissimo piano, come quando, sui siti porno, cercavo di proposito: "pompino amatorialie in primo piano". Erano video che mi facevano arrapare molto. E stavolta ce l'avevo live avanti agli occhi. Il marito le spingeva il cazzo a fondo, fino in gola. Tanto da provocarle piccoli conati e abbondante salivazione. Qualche goccia ogni tanto mi colava sul viso. Il resto me lo trasferiva lei direttamente in bocca alternando succhiate al cazzo a profondi baci a me. Notai che il sapore della sua bocca, leggermente cambiato, non era affatto spiacevole. Chiaramente mi stava facendo sentire l'aroma del cazzo del marito. Dopo l'ennesima profonda succhiata di cappella e l'ennesimo bacio, afferrò il cazzo tra le labbra e lo portò giù, sulla mia bocca. Prontamente lo lasciò, tirò fuori la lingua e iniziò a leccarlo da sopra, lungo tutta l'asta, schiacciandolo sulla mia bocca chiusa. Poi si fermò. Il marito era come collegato telepaticamente con la moglie. Il suo cazzo era bloccato tra le nostre bocche e subito iniziò a muoversi con il bacino. Si "scopava" le nostre bocche, facendo scorrere l'asta dalle palle alla cappella. Lei, facendo pressione in modo che quel cazzo restasse incastrato tra i nostri volti, aprì le labbra a ventosa e tirò fuori la lingua per avvolgerlo meglio. Mi guardò fisso negli occhi a pochi centimetri. In quello sguardo percepii la sua richiesta, e la seguii. Imitando fedelmente, aprii la bocca avvolgendo la mia parte di cazzo tra labbra e lingua. Sentivo, per la prima volta nella mia vita, un cazzo in bocca. Sentivo chiaramente le fasce muscolari, lo scalino che delimita l'asta dalla cappella, fin giù alla sacca. La sensazione di vomito che immaginavo nel dover leccare un cazzo era inesistente. Faceva schifo? No. Sarà stata la situazione eccitante ma lo trovavo quasi buono al palato. In questo andare avanti e indietro ogni tanto lei se lo invoiava. E arrivò il momento in cui, con una pressione di un dito, lo deviò nella mia. Mi trovai con la bocca piena di cazzo. Non avevo idea di quanto riempisse. Non lasciava spazio. La cappella prendeva tutto, dalla lingua fino su al palato. Come sempre lui, pronto, ne approfittò. Senza farlo uscire, mi afferrò la testa con le mani. Iniziò a martellare, scopando letteralmente la mia faccia. Io cercai di stare al passo. Non ero abituato ai pompini, figuriamoci ad un assalto di quel tipo. Cercai di tenere lontani i denti per non graffiare ed aprii la gola al massimo per accogliere la cappella pulsante. Inoltre feci aderire il più possibile le labbra e la lingua in modo che quel cazzo, entrando e uscendo dalla mia bocca, godesse di tutte le mie leccate. Dopo un infinità di affondi ero quasi sicuro che volesse riempirmi la bocca di sborra. Invece per fortuna si fermò ed uscì, lasciando il mio viso sconvolto tra lacrime e colate di saliva. Mi poggiò infine le palle sulle labbra come un regalo, lasciandomi il tempo ed il privilegio di leccare a lungo anche quelle. Lei tornò a cavalcioni sul mio viso. Le iniziai a leccare la patatina, ma si spostò in modo da puntare sulla lingua il sedere. Ovviamente subito agii. Baciai e leccai con amore quel buchetto pulito e profumato. Lui scese dal letto e mi tirò giù le mutande, scoprendo il mio cazzo duro dall'inizio. Fu estasi, perché sentii la bocca di lei avvolgere subito l'asta in un profondo e umido pompino. Finalmente! Finora avevano goduto entrambi, affidando alla mia bocca le zone più proibite dei loro corpi. Era venuto anche il mio turno. Sentii dopo poco la lingua lavorare l'ano. Quella troietta stava facendo un rimming e mi stava mandando in estasi. Poi passò di nuovo a profonde succhiate al cazzo. Ma la lingua nel buco del mio culo c'era ancora! Dovetti dedurre che fosse il marito a leccarmi il culo mentre lei mi succhiava. Che coppia che erano! Era tutto molto bello e erotico, finché sentii una sensazione strana. Qualcosa di freddo sul buco del culo, accompagnato da un massaggio. Non essendo nato ieri, anche senza vedere sapevo che quel figlio di buona donna mi stava spalmando abbondante gel lubrificante sull'ano. Sapevo quindi a cosa voleva puntare. Ma a tutto c'è un limite. Quindi, per la prima volta dall'inizio, decisi di dire qualcosa. O almeno ci provai. Perché appena provavo a parlare la moglie mi schiacciava letteralmente la figa sulla bocca impedendo qualsiasi parola. Sempre, come per dire "silenzio. è tutto ok" mi schiacciavaa la vagina sulla bocca ed iniziava a muoversi velocemente, spalmando tutti i suoi umori sul viso. Ansimando si masturbava sulla mia faccia, usando il naso come un piccolo dildo per stimolare il clitoride. Lui intanto con magistrale bravura mi provocava brividi intensi massaggiando il buco. Avevo il naso immerso nella figa e respiravo a fatica. Il cazzo era nella sua bocca e stava per esplodere in una sborrata mondiale. Le dita del marito penetravano e lavoravano in modo magistrale il buco del culo. Ero estasi, completamente nelle loro mani. Ma poi il temuto momento arrivò. Lei afferrò le mie caviglie e le tirò a se, provocando il naturale sollevamento del mio bacino. Lui prontamente infilò un guanciale sotto al mio sedere per tenerlo sollevato. Lei, seduta praticamente di peso sulla mia faccia, impediva ogni mia protesta. Allargò le braccia con i miei piedi nelle mani e mi lasciò quindi a culo aperto e sollevato verso il marito con la spada sguainata. Fu l'esatto momento in cui sentii la cappella bussare alla porta del mio culetto vergine, violato solo dal dito di mia moglie che, per aumentare l'intensità del mio orgasmo, ogni tanto osava incularmi mentre mi spompinava ed ero quasi al culmine del piacere. Ma quel cazzo era tutt'altra roba. Ne avevo appena saggiato le generose dimensioni con la bocca. Avevo sentito quanto spazio aveva preso quella mazza dalla durezza granitica. Per fortuna lui aveva dedicato tempo e passione nel lubrificare e massaggiare il mio ano. La cappella infatti entrò subito, senza particolare fatica. In un attimo lei si alzò e liberò il mio viso, consentendomi così di respirare normalmente. Passò i miei piedi nelle mani del marito e si mise giù, con il volto molto vicino al mio. Prese la mia testa tra le sue mani, accarezzandomi i capelli, ed iniziò a sussurrare al mio orecchio: - stai rilassato, mi raccomando. Più sei rilassato e più sarà facile. Mi ha fatto capire con un cenno che sei stretto, non hai mai preso un cazzo,, vero? Ma lui è un grande inculatore, stai tranquillo. Ne ha rotti tanti di culetti vergini.. anche il mio. Ci sa davvero fare. Ti piacerà vedrai farti scopare il culetto da lui. Sa come far godere nel sedere. Quando lo senti spingere devi assecondarlo, non ti irrigidire. Resta rilassato. Piuttosto spingi leggermente anche tu come se lo volessi espellere. Questo faciliterà l'entrata del cazzo fino in fondo.
Lo sentii spingere. A giudicare dalle sensazioni che mi trasmetteva il mio sedere, sembrava mi stesse entrando un cilindro di acciaio doppio quanto un braccio. Non so perché non mi ribellai. Non so perché accettai di restare lì, steso come una verginella concentrata a prendere nel migliore dei modi il suo primo cazzo. Quei due mi avevano manipolato forse. Mi avevano reso una bambola nelle loro mani. Avevano pieno potere su di me. Ed ora ero lì con i piedi nelle mani del marito, che mi teneva aperto e mi puntava il suo bastone su per il culo. Lei era lì con me, a tranquillizzarmi e a motivarmi per farmi accettare serenamente l'imminente scopata. Fatto sta che seguii i suoi consigli. Cercai di tenere i muscoli dell'ano rilassati, spinsi un pochino e sentii subito il marito farsi strada dentro di me. Strinsi le mani di lei e incollai la mia bocca sulla sua. Lui diede una ultima spinta decisa e fu dentro. Urlai dal dolore nella sua bocca. Lei raggiante esclamò: - è fatta, bene! Ce l'hai fatta! Ce l'hai tutto dentro!
Le sorrisi compiaciuto, come se avessi superato un ostacolo. Continuò: - il più è fatto. Resta rilassato e collabora. Ora ti scoperà per bene. È bellissimo sentirsi martellati nel culo. Sapere di essere l'oggetto del piacere di un potente cazzo.
Il marito iniziò ad affondare il suo membro voglioso dentro di me. Onestamente non mi sembrò bellissimo. Faticavo a sopportare quel corpo carnoso che forzava il mio stretto buco. Lo sentivo spingere ed aprirmi sempre di più.
Lei allungò una mano ed afferrò il mio pene moscio. Lentamente riuscì a ridare vigore. Fu un bene, perché iniziai così a godere di nuovo. Mi accorsi che ora anche il marito, chiavandomi nel culo, mi stava regalando sensazioni piacevoli. Iniziai ad ansimare. Lui se ne accorse e incalzò gli affondi. Lei lasciò il pene ormai duro, prese il mio scroto in mano e iniziò a massaggiarmi le palle. Sentivo i forti schianti del bacino di lui sulle mie chiappe. Ormai il suo cazzo mi aveva aperto per bene e non aveva più resistenza. Diede un'altra decina di forti spinte che a momenti mi spostavano giù dal letto, poi si piantò in fondo al mio ano e con un grugnito animalesco scaricò un fiume di sborra nelle mie viscere. Sentii chiaramente quel cazzo inondarmi la pancia. Fu una piacevole sensazione che innescò in me un violentissimo orgasmo. Venni subito dopo con una intensità mai provata prima. Urlai dal piacere, ma lei prontamente mi bloccò chiudendo la mia bocca con la sua ed infilandomi tutta la lingua dentro per attutire il rumore. Fu davvero selvaggio. Restai così, esausto. Svuotato di ogni energia, ma appagato. Ci stendemmo tutti senza lavarci, stremati.
Dormii tutta la notte. Avevo la faccia imbrattata degli umori della vagina di lei, che era venuta più volte sul mio viso. Il corpo coperto dalla mia sborrata ormai secca ed il culo pieno di sperma del marito. Ad ogni movimento ne sentivo un rivolo scorrere dal culo alle gambe. La moglie ebbe l'accortezza di tenere i suoi bellissimi piedini tutto il tempo incollati alla mia faccia.
Al mattino, quando mi svegliai, ero solo. Dei due nessuna traccia. Nessuna valigia, o indumento. Erano andati via presto e silenziosamente. Vidi dall'oblò che eravamo arrivati in porto. Dovevo lavarmi velocemente e sbrigarmi a scendere. Mi alzai e notai un biglietto sul comodino.
C'era scritto:
"Stamattina, quando ero a caccia, avevo puntato su un'altra persona. Poi sei apparso tu. Così ben vestito.. sembravi fuori contesto. Appena ti ho visto ho capito che eri quella giusta. E non mi sbagliavo. Sei stata amorevolmente zoccola.
Grazie ❤️"
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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