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Gay & Bisex

La mia estate dal sapore di s...


di Rommat
10.07.2025    |    387    |    0 9.0
"Lo presi in mano, accennai un movimento per masturbare quel paletto duro come la pietra..."
Eravamo due cuginetti molto affiatati, pur abitando in città differenti. Cugini alla lontana in realtà. Io vivevo a Napoli e lui, M, a Roma.
Al tempo io avevo 17 anni e lui 16. La nostra amicizia e complicità derivava dal fatto che sin da bambini passavano tre mesi all'anno insieme in vacanza.
Appena finiva la scuola, infatti, i nostri genitori ci spedivano in un villaggio in quel di Sperlonga, dove avevamo piccole casette in legno, con zii e nonne varie. Nei mesi da giugno a settembre eravamo sempre insieme, tra gite al mare, tuffi in piscina, e serate in compagnia di amici con la speranza di rimorchiare. Quella sera eravamo a casa sua. I suoi erano usciti per andare a Sperlonga paese perché c'era una festa. Una di quelle feste paesane con archi, lucine e bancarelle di torrone e noccioline. Noi invece avevamo declinato l'invito perché più tardi avremmo trascorso la serata con amici al bar del villaggio.
Eravamo nel soggiorno/cucina ed io mangiavo un "bombolone" cioè uno di quei lecca-lecca a pallina, al gusto coca cola. Lui era distratto al cellulare, ma appena mi vide disse: - bastardo dove l'hai preso lo voglio anche io!
Gli risposi: - guarda che l'ho preso qui in cucina
- danne uno anche a me - comandò lui, aprendo la bocca e aspettando che diligentemente glielo avessi scartato e posto delicatamente nella boccuccia.
Di tutta risposta presi un bombolone e glielo spinsi bruscamente in gola con tutta la carta.
- che schifo - sobbalzò sputando il lecca-lecca e pulendosi la lingua con la mano - ma sei scemo?!? -
- esagerato! - gli risposi. - che sarà mai...
- me l'hai messo con tutta la carta in bocca! Chissà chi l'ha toccato, se è caduto a terra...
- ma se hai sempre magnat' a terra. Jamm bell - dissi in dialetto.
- voglio vedere se lo facevo io a te...
- mi sarei fatto una risata
- se se.. voglio vedere
- E certo! Mica so' pesante come te!
Il battibecco andò avanti un po', come spesso accadeva.
- allora mo ti ficco pure io una cartaccia in bocca e vediamo
- si ma pulita
- Ah vedi? Allora ho ragione
- no che non hai ragione, quello era pulito e hai fatto una scenata come se ti avessi dato la cacca
- vabbè allora mo vediamo: facciamo che scelgo una cosa incartata pulita, come dici tu, e la tieni in bocca senza fare storie. D'accordo? -
- vabbè dai piantala sta andando anche troppo oltre sta' stronzata
- no no, aspe'. Troppo facile. Mo si fa. E scommetto che non ce la fai. -
- ma sei serio?
- si
- e quindi sentiamo.. cosa vorresti scommettere?
Oltre ai battibecchi eravamo soliti fare scommesse tra noi.
- 10 euro - disse - scommetto 10 euro che non ce la fai
- Fai così, dammi direttamente 10 euro perché io a differenza di te non faccio il principino del cazzo
- andata allora, è tanto facile per te? Però se non ci riesci o ti rifiuti me ne devi dare 500 - precisò lui.
- si vabbè ma deve essere fattibile, non valgono trucchi a cui ora non penso, tipo mi dai un pacco di pasta e poi dici che ho perso perché è gigante e non riesco! Non vale barare insomma - protestai.
- no certo. Allora aspetta che dico bene le regole: Io ti prendo una cosa, di dimensioni giuste per essere introdotta in bocca, dotata di incarto esterno, pulito. Tu la ingerisci, senza mangiarla naturalmente, e la tieni in bocca per 10 minuti consecutivi. Io scelgo cosa deve essere e, come hai fatto tu con me, io te la inserisco in bocca. Tu dovrai passivamente custodirla nella tua cavità orale. - disse accentuando un fare da professorino ridicolo. - e così vincerai 10 euro. In caso contrario, cioè rifiuto o abbandono, dovrai 500 a me - concluse.
E mi porse la mano per sigillare la scommessa.
Mi guardava dritto negli occhi, deciso e determinato, con un ghigno malizioso e la mano tesa. Io ebbi un attimo di incertezza.
- Daiii - incalzò.
- No vabbè dai lasciamo stare è una stronzata - dissi farfugliando.
- E cazzo no mo si fa! - Stiamo da mezz'ora, hai fatto lo spavaldo, mo si fa! - disse minaccioso. E prendendomi il polso fece sì che le mani si stringessero.
- dai mettiti qui seduto - mi ordinò e contemporaneamente, sollevando un braccio, mi portò su un piccolo sgabello. Aveva cambiato atteggiamento, era deciso e frettoloso.
- apri la bocca - ordinò e subito mi tolse il residuo di lecca-lecca che buttò nel cestino.
- ma non l'avevo finito.. - protestai.
- non rompere i coglioni e concentrati! Preparati che mo ti sistemo io- mi disse.
Poi accadde ciò che nemmeno in una lontana fantasia avrei potuto immaginare.
Prese il rotolo di pellicola dal cassetto della cucina. Me lo mise avanti agli occhi.
- leggi. C'è scritto "per alimenti". Più pulito di così si muore! Quindi mò nun rompi er cazzo ok? - mi intimò con l'indice puntato avanti la mia faccia.
- si.. si.. ok.. - risposi sommesso e un po' preoccupato dal suo comportamento deciso e prepotente.
Strappò un pezzo di una decina di centimetri e me lo diede dicendo:
- reggi e tienilo teso
Poi, restando di fronte a me, in piedi, sbottonò il pantaloncino e lo fece scivolare alle caviglie. Io lo osservavo incredulo, senza capire dove volesse arrivare. Aveva uno slip bianco, che subito notai bello gonfio. Ma prima che potessi realmente chiedermi il perché di tanta sostanza sotto quello slip, andò giù ai piedi anche quello.
Mi si parò avanti agli occhi, a 10 centimetri dal viso, il suo cazzo dritto. Era già bello duro e grosso.
Eravamo entrambi nell'età degli ormoni che urlano, ma M era tra i due quello più arrapato sicuramente. Parlava sempre di "che ci farei a quella" e "che mi farei fare da questa" e mi raccontava di decine di video che quotidianamente guardava su pornhub e di quante seghe si sparava. Ma mai avevo visto la sua intimità, tranne fugaci momenti in cui ci mettevamo il costume o facevamo una doccia. Ora avevo la sua cappella avanti al naso. Non potei non notare che aveva un arnese di tutto rispetto. Sarà stato sui 18 centimetri, valutai. E anche delle belle palle sode. Ipnotizzato da quel cazzo in primo piano inaspettato, non mi chiesi come mai si fosse spogliato di punto in bianco come fosse impazzito.
- Dammi - mi disse.
Restai immobile.
- E dammi forza! facciamo presto! - disse spazientito.
- c..cosa?.. - domandai
- fammi fare e aspetta 2 secondi che cominciamo
La risposta mi arrivò come una doccia gelata. Iniziò ad arrotolate quel pezzo di pellicola intorno al cazzo duro. Prima fece una passaggio dalla base vicino al pelo pubico passando sul glande e giù fino alle palle. Poi tenendo la pellicola ben tesa, arrotolò tutto intorno all'asta. La pellicola aderiva perfettamente su se stessa. Tutto il cazzo era avvolto e protetto. Quello strato di pellicola così sottile e trasparente tuttavia era quasi invisibile, lasciandolo alla vista come un cazzo nudo.
- Ok apri - disse avvicinandosi fino a toccarmi le labbra con il cazzo.
- ma sei impazzito?? - protestai.
- No eh non voglio sentire nulla!! Tu ti metti in bocca la plastica pulita, come da scommessa. Questo è il patto! O apri la bocca o cacci 500 euro. Subito però! - mi rispose incazzato e a voce alta, spingendo con il pollice sul mio mento per fare aprire la bocca.
- Ma che pretendi che ti faccia un pomp... cercavo di parlare ma il glande incellofanato già si era insidiato tra le labbra e mi sbatteva sui denti. Nel tentativo di dire qualcosa per fermarlo aprii la bocca e quei 18 centimetri che spingevano impazienti mi entrarono dentro fino in gola. M approfittò. Prese subito la mia testa tra le mani e diede 5/6 colpi di bacino facendo entrare e uscire dalla mia bocca quel pezzo di carne duro come il marmo e provocandomi forti colpi di tosse. Allora si fermò.
- tutto bene? - chiese
- si ma aspetta un attimo - dissi mettendo una mano sulla sua pancia per bloccare quell'assalto violento.
- no non mi interessa, è una scommessa e si paga lo sai! Sono le nostre regole! rispose spostando bruscamente il mio braccio. Fece anche pressione con indice e pollice sulle mie guance provocando l'apertura della mia bocca e mi infilò contemporaneamente di nuovo il cazzo in bocca. Me lo piantò per bene fino in fondo e si fermò. Poi mi guardò dritto negli occhi dall'alto.
- Non è vero che per noi le scommesse sono sacre e vanno pagate? - chiese
Sinceramente non potei che annuire.
- Non è vero che ho rispettato i termini della scommessa? - continuò
Ancora una volta dovetti annuire con la testa, anche perché la parola era bloccata dal suo cazzo che mi riempiva completamente la bocca.
- Allora vogliamo smetterla di frignare come bambini e usare questi dieci minuti per bene? - Concluse.
Restai immobile con lo sguardo puntato nel suo. Tante cose mi frullavano per la testa. Ero lì, in una posizione di sottomissione, sovrastato dal mio cuginetto che mi teneva il cazzo piantato in gola. Sinceramente, pensandoci ora, pur non essendo mai stato gay, tutto ciò non mi faceva schifo. Mi imbarazzava, tanto. E mi impauriva il pensiero di come poi mi avrebbe guardato e giudicato proprio lui, lui che mi stava imponendo quel pompino forzato. Poi lentamente ricominciò gli affondi, stavolta lenti ma profondi. Muoveva il suo bacino avanti e indietro, tenendo la mia testa ferma con le mani. Si muoveva, scopando lentamente la mia bocca e mi diceva: - Ecco, bravo. Cerca di non graffiare con i denti. Ma stringi le labbra forte intorno al cazzo però... Fammele sentire ... Si... Così... Pensa a quando mangi il Calippo, Avvolgi il cazzo con le labbra e con la lingua... si.. mi piace... hai la bocca calda e umida... me sembra na fighetta... non ti fermare ti prego... sei bravo giuro...
Poi ogni tanto si faceva prendere dal piacere, girava la testa verso l'alto e spingeva fino in fondo. La cappella si ficcava fino in gola. Sentivo le sue palle battermi sul mento e facevo un conto di vomito.
- scusa scusa... - mi diceva accarezzandomi il viso e rimettendomi prontamente il cazzo in bocca. Era infoiato e si vedeva.
- puoi provare ad allargare un po' la gola? A volte vedo dei video dove ragazze riescono ad ingoiare cazzi di 25 centimetri fino alle palle. Giuro che è possibile. - cercò di convincermi.
- Ma io on fono una ragazza he fa i pompini - cercai di precisare, ovviamente con la bocca piena.
- Ora lo sei e hai talento, giuro! Se ti impegni non hai niente da invidiare a nessuna. Non l'avevi mai fatto? Ahhh... Dimmi la verità.. qualche cosuccia tra compagni di scuola? Ma se davvero è il tuo primo pompino ti dico che sei nato per succhiare il cazzo... Ahhh bello... Non voglio offendere il tuo orgoglio di maschio ma sei bravo bravo... è oggettivo succhi come una puttana professionista.
Seguirono minuti senza parole. Minuti dove il suo bastone martellava incessantemente la mia bocca. Minuti dove io imparavo a gestire quel cazzo che pretendeva di godere. Minuti in cui ero fermo, ai piedi di mio cugino che con determinazione si scopava la mia faccia. Minuti in cui io, arrendevole, cercavo di allargare la trachea, come facevo dal dottore da bambino per permettergli di guardarmi bene la gola. Ma stavolta lo facevo per cercare di ingoiare più cazzo. Desideravo sentire le palle sbattere sul mento ed infilare il naso tra i suoi morbidi peli. Lui se ne accorgeva, era contento e mi gratificava con una carezza sulla testa accompagnata da un - si.. ah.. così... bravo... vedi che se vuoi... te lo sei ingoiato tutto! bravo... prendilo di nuovo tutto fino in gola, mi piace! Sii... La mia cuginetta succhia cazzi... Dove sei stata fin'ora... Il mio cazzo ha bisogno di te!
Quelle parole mi fecero arrossire e contemporaneamente mi provocarono brividi lungo la schiena.
Perché questo mi eccitava. Era tutto una scoperta per me. Sentirmi chiamare al femminile mi imbarazzava. Ma di sicuro sentire il suo respiro di godimento ed i suoi gemiti mi faceva arrapare. Sapere che con la mia bocca stavo dando tanto piacere al mio cuginetto non so perché ma mi faceva superare l'imbarazzo di sentirmi in quel momento una piccola zoccola pompinara. Gli stavo succhiando il cazzo, lo sapevo, ma in qualche modo mi stava gratificando.
Intanto la saliva aveva impregnato la pellicola. Lentamente la sentivo scivolare via e staccarsi riducendosi ad una ammasso viscido. Tolsi il cazzo da bocca facendolo notare a mio cugino, che prontamente in due secondi la riattaccò rimettendo subito il cazzo nella mia bocca. Dopo poco però lo tirai fuori di nuovo. Era davvero quasi tutta staccata e appesa giù.
- mi fa schifo sta' cosa piena di saliva - protestai.
- si vabbè ma mo non ci possiamo fermare dai!! - mi disse impaziente.
- si capisco, ma non so mettiamoci un pezzo nuovo - suggerii.
- no no dai per favore no. Non ci fermiamo. Dai fai uno sforzo, tra poco finiamo.
Sapevo che lui era troppo infoiato e non sarei riuscito a farlo ragionare. Inoltre in me in quel momento si era insidiata una sconosciuta ma forte voglia di continuare ad assaporare quel cazzo. Quel cazzo giovane e tremendamente voglioso. Così d'istinto con due dita presi un lembo di pellicola e la staccai del tutto, lasciando quel cazzo pulsante nudo come era stato creato.
- Che fai?? - chiese, temendo la fine del gioco.
- Senti a me quella cosa moscia e fradicia mi fa schifo. Preferisco toglierla. - risposi
- va bene ma.. non ci fermiamo però! Se va bene a te.. Perfetto! L'importante è che continui a succhiare- disse con il volto raggiante. Anche il suo cazzo doveva pensarla così perché subito ebbe un sussulto che me lo fece sbattere forte sul naso.
- no, tranquillo non mi fermo. So che pur volendo sarebbe impossibile - dissi con finta aria da vittima. In realtà lo guardavo e mi piaceva. Lo desideravo. Non vedevo l'ora di sentirne finalmente il sapore senza quella membrana protettiva ma non volevo darglielo a vedere. Volevo assaggiarne ogni centimetro per bene, dalle palle alla cappella. - però stai fermo un attimo, faccio un poco io - gli dissi. Lo presi in mano, accennai un movimento per masturbare quel paletto duro come la pietra. Lui doveva essere sorpreso e incredulo da questa mia iniziativa. Restò fermo. Lo continuai a segare e mi misi in ginocchio per essere un po' più basso. Approfittai quindi della posizione per raggiungere le palle con la lingua. Mi sorprese il fatto che la pelle nuda, senza protezione della pellicola, aveva un buon odore e sapore. Se me lo avessero chiesto prima, avrei scommesso che soprattutto tra le palle, dove si suda, avrei sentito odori forti e poco piacevoli. Invece la sacca era soda ma morbida, quasi profumata. Presi a leccare e mordicchiare a lungo, mettendo anche ogni tanto le singole palle tutte in bocca. Mi allungai con la lingua fino al buchetto. Ci passai su un paio di volte. Mi sorprese ammettere che con molto piacere avrei leccato a fondo il buco del suo culo. Ma in quel momento pensai fosse troppo azzardato, quindi lentamente mi spostai sull'asta. Percorsi con la lingua larga i centimetri dalla base alla punta più volte. Adorai quel cazzo, alternando larghe leccate a baci a ventosa. Amavo sentire quei nervi pulsanti sotto la mia lingua. Lo riempii di saliva e poi me lo spalmai su tutta la faccia. Occhi, fronte, soprattutto sul naso dove contemporaneamente aspiravo il più possibile ogni odore. Mi fermai a succhiare profondamente la cappella, spingendola nella guancia così da deformare in modo osceno il mio viso oppure tenendola in bocca e facendone roteare la lingua intorno. Lui era in estasi, muto. Senza parlare per paura di spezzare quel momento magico. Poi interruppe quel silenzio fatto solo di osceni rumori provocati dalla mia bocca:- ammazza cuginetto non è che ci avevi un pochino de voglia de cazzo? No non ti arrabbiare, ma nemmeno le cinesi sono così zoccole con la bocca. È il pompino più bello che ho avuto in vita mia. Te lo giuro. Lecchi e succhi da paura.
Poi continuò - Starei ore con il cazzo dentro la tua bocca ma ho paura che tornino i miei. Non voglio fermarmi senza sborrare però. Mi sta scoppiando. Non ce la faccio più mi hai fatto arrapare a bestia.. quindi ora succhia dai! rimettiti a succhiare per bene.
Restai in ginocchio, aprii la bocca e lo guardai negli occhi. Lui capì e mi disse: - ce penso io, non ti preoccupare. Riposati un po'. Stai fermo con la testa e io ti scopo la bocca. Mi faccio una chiavata con questo bel faccino da puttanella. - intrecciò le dita delle mani dietro la mia nuca, poggiò la cappella sulla lingua e tirò a se la testa. Con un profondo respiro accolsi quei 18 cm fino in fondo. Iniziò l'assalto finale. Lasciai che quel cazzo violentasse la mia bocca. Pensai solo a stringerlo tra le labbra, schiacciando quella mazza tra lingua e palato ad ogni affondo. Cercando di simulare con la bocca una vagina.
Lo sentii ad un certo punto più grosso e duro come il marmo. L'inesperienza non mi fece capire il momento. M preso dal raptus dell'orgasmo mi impalò il cazzo dritto in gola. Le mani serravano la mia testa contro in suo corpo. Il mio naso si schiacciò sul pube, tra i peli. Lui non mi vedeva, aveva la testa rivolta verso il soffitto e la schiena inarcata. Urlò e mi scaricò 2 forti schizzi di sborra direttamente in gola. L'istinto mi obbligò ad ingoiare all'istante. Spingendo con le mani sulle sue cosce riuscii a non soffocare facendo uscire un po' di cazzo da bocca, così da respirare meglio. Ma non tutto. Un bel pezzo e il glande mi rimasero in bocca. La sborra continuava ad uscire e a riempire la mia bocca. Lui era stravolto. Le mani serrate tiravano 2 ciocche dei miei capelli. Le gambe dure come la pietra. La testa all'indietro ed un urlò che lentamente iniziava a placarsi. Pensai di alzarmi per andare a sputare ciò che avevo in bocca, ma la bellezza del momento me lo impedì e così decisi di ingoiare anche il resto della sborra che avevo accumulato. Era un sapore forte si, ma non impossibile da bere. E poi comunque ne avevo già mandato giù un bel po'.
Lentamente si ricompose. Allentò la presa sui capelli, abbassò lo sguardo e incrociò il mio
- Oddio è stato bellissimo - disse. - credo di non aver mai goduto così tanto. -
Gli sorrisi. Il cazzo, fuori della mia bocca, era ancora barzotto. Gocce di sperma di tanto in tanto uscivano e colavano giù verso le palle lasciando dei rivoli bianchi sul cazzo.
Lui mi accarezzò e mi disse - grazie -
Io non dissi "prego" ma sorrisi. Poi ripresi delicatamente quel cazzo con due dita, alla base. Passai con la lingua su quei rivoli di sperma. Uno per uno, dalla base al glande. E ogni volta, raccolta la sborra sulla lingua, lo guardavo negli occhi ed ingoiavo. Feci appena in tempo a lasciare quel cazzo bello pulito che rumori ci fecero capire che i suoi erano tornati.
M tirò su mutande e pantaloncini, io frettolosamente presi le mie cose e dissi: - ciao zia siete tornati? Stavo giusto andando a casa -
- sei sicuro tesoro? - chiese lei. - non vuoi bere qualcosa con noi? -
- Non ti preoccupare mamma - intervenne M - ci ho già pensato io a dargli da bere...
Quella sera non uscimmo. Restai a casa nel mio letto tra mille pensieri, con ancora il sapore di sborra nella mia bocca. Pensai a come ero stato usato per il piacere di un altro ragazzo, a quanto mi ero dedicato con passione ad un cazzo. Con tanti baci e leccate, ingoiando poi il piacere fino all'ultima goccia. E mi segai.
Inutile dire che non fu l'ultimo episodio quella estate. Mio cugino pretese di usare la mia bocca per il suo piacere più e più volte. Mi convinse dicendomi che ero particolarmente bravo, più di qualsiasi ragazza avesse finora provato. Di Eva che eravamo un incastro perfetto: lui un toro da monta ed io "una insaziabile puttanella divoratrice di cazzo". Mi disse che avevo un talento naturale ma che andava sviluppato. Facemmo sessioni di deepthroat. Mi stendeva sul letto a pancia in su, con la testa al bordo del letto leggermente reclinata all'indietro in modo da avere bocca e gola allineate. Poi, sincronizzato con il mio respiro, mi affondava tutto il cazzo in gola. Lentamente ma ripetutamente. Imparai effettivamente ad accogliere quel cazzo per bene. Mi piaceva affondare ad ogni spinta il naso nelle palle. Tuttavia il momento più difficile era quando lui voleva per forza sborrare direttamente giù in gola.
- Non devi nemmeno ingoiare così - diceva - te la butto direttamente nello stomaco. Ma Immancabilmente mi prendeva una crisi di tosse e conati. Un momento terribile. Tant'è che per convincerlo a non farlo gli dissi che amavo il sapore della sua sborra e che non me ne poteva privare.
Lui, orgoglioso, accettò. Il prezzo fu quello di ingoiare sborra tutta l'estate. Un paio di volte addirittura senza nemmeno succhiare. Capitò che dopo essersi segato mi portava il suo piacere dentro una tazzina. Gli piaceva farmi aprire bene la bocca e veder colare giù lo sperma. Mi chiedeva di leccare per bene ogni goccia dalla tazza direttamente con la lingua. A quel punto si eccitava di nuovo e cacciava fuori il cazzo bello duro. Io sapevo di dovermi inginocchiare per ricevere la seconda dose di sborra.
Inventò anche dei giochi per passare i pomeriggi pigri d'estate, tipo quello in cui intingeva il cazzo in varie sostanze in cucina e poi io, bendato, dovevo succhiare la cappella ed indovinare l'ingrediente. Ogni tanto cacciava il suo estro artistico: decideva di sborrare sul mio viso cercando, ad esempio, di disegnare un cuore con lo sperma. Gli spasmi del piacere ovviamente gli facevano creare scarabocchi. Poi ammiravamo l'opera avanti allo specchio e ridevamo. Oppure il "nascondino", fatto in pubblico. Ci sedevamo al bar, ad esempio , in un tavolino un po' laterale. Lui faceva cadere un cucchiaino a terra ed io mi chinavo per raccoglierlo. Andando giù trovavo un cazzo dritto ad attendere la mia bocca. Il gioco era quello di cercare di superare il record di secondi consecutivi in cui gli succhiavo il cazzo prima che, con due tocchi in testa, mi avvisava del pericolo e quindi tornavo su. Il record assoluto fu battuto una sera tardi, dopo mezzanotte, in un bar di un lido. C'erano poche anime disperate, per lo più ubriache. Stetti giù parecchio, tanto che M arrivò a sborrare. Fu panico. Nel momento della sborrata M mi picchiò la testa ripetutamente perché la cameriera stava venendo a recuperare i bicchieri vuoti. Lo sperma usciva a fiotti. Dopo averne ingoiati un paio lasciai il cazzo e tornai su. Nel farlo mi beccai un grande schizzo in faccia ed un secondo tra i capelli. Appena tirai su la testa vidi la ragazza di fronte. Le sorrisi e dissi un "grazie", con una guancia ed una fila di capelli chiaramente imbrattati di fresca sborra. Volevo sprofondare dalla vergogna, mentre M rideva. Non tornai in quel lido per tutta la stagione. Insomma, praticamente tutti questi giochi e passatempo avevano un comune denominatore. Il suo cazzo dentro la mia bocca. Infatti se devo descrivere quella estate direi sicuramente che fu una estate dai mille colori ma da un solo sapore. Il sapore della sua sborra. Un'estate che non dimenticherò mai
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