trio
La nostra prima volta in 3
10.03.2026 |
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"Lei, con un movimento sicuro e felino, si avvicinò a lui e prese il controllo della situazione con naturalezza..."
Eravamo sposati già da diversi anni.La nostra vita era piena, intensa, quasi travolgente: il lavoro, la casa, tre bambini piccoli che riempivano ogni giornata e, allo stesso tempo, ci prosciugavano di energie. Ci amavamo, certo… ma la passione era finita intrappolata nella routine.
Le nostre notti erano diventate prevedibili. Sempre uguali. Senza fantasia, senza gioco, senza quell’elettricità che una volta ci faceva perdere il respiro. Facevamo l’amore quasi per abitudine, senza nemmeno cambiare posizione. E io, a quei tempi, avevo molti limiti: alcune cose erano semplicemente proibite per me.
Un giorno, mentre lavoravamo insieme, mio marito trovò il coraggio di parlarmi.
Lo ricordo ancora: era nervoso, quasi imbarazzato.
Mi disse che c’era una fantasia che gli girava nella testa da tempo.
Io ero presa dal lavoro, distratta. Così, quasi ridendo, gli chiesi quale fosse.
Lui prese fiato e disse:
«Mi piacerebbe essere con due donne.»
Quelle parole mi colpirono come uno schiaffo.
In un attimo mi sentii ferita, umiliata, quasi tradita. Dentro di me una sola domanda martellava: perché io non gli basto?
Per orgoglio, o forse per rabbia, gli risposi con una battuta pungente:
«Cercala… e quando la trovi fammi sapere.»
Pensavo che la cosa sarebbe finita lì.
Invece no.
Iniziarono gli annunci, i messaggi, le risposte. Ogni email che arrivava mi faceva stringere lo stomaco. Dentro di me speravo sempre che non si concretizzasse nulla, che quella fantasia restasse solo una fantasia.
Ma un giorno mio marito tornò da una commissione con un’aria diversa.
Aveva trovato la terza.
Quanti pianti mi sono fatta quando lui non c’era. Mi sentivo ferita, fragile, messa da parte. Lui cercava di parlarmi, di rassicurarmi, ma io non volevo sentire ragioni.
Poi, quasi per liberarmi di quel tormento, accettai l’incontro.
L’atmosfera tra noi era fredda, tesa.
Arrivammo nel suo appartamento senza complicità, senza leggerezza. Lei ci fece entrare e, dopo pochi minuti, ci accompagnò direttamente nella camera da letto.
Io mi sentivo completamente fuori posto.
A un certo punto lei guardò mio marito e gli chiese se si ricordava del “regalino” che aveva chiesto.
In quel momento capii davvero cosa stava succedendo: stavamo pagando per quella esperienza.
Dentro di me fu uno shock.
Mio marito mi fece un piccolo cenno, come per chiedermi di fidarmi. Così iniziammo a spogliarci. Lei si avvicinò a lui e insieme cominciammo a provocarlo, a giocare con lui.
Lui sembrava compiaciuto, quasi incredulo di trovarsi al centro di quella scena.
Io invece ero combattuta: imbarazzo, curiosità, gelosia… tutto insieme.
Dopo poco lui si distese sul letto.
Lei, con un movimento sicuro e felino, si avvicinò a lui e prese il controllo della situazione con naturalezza.
Io rimasi lì, quasi immobile, a guardare. Non sapevo dove mettere le mani, cosa fare, come muovermi.
Mio marito allora mi attirò verso di sé e mi chiese di avvicinarmi di più, di lasciarmi andare.
Provò a coinvolgermi, a riportarmi dentro quel momento.
Io però ero ancora bloccata. Più concentrata su quello che vedevo che su quello che sentivo.
Poi le posizioni cambiarono, i corpi si avvicinarono, le distanze si accorciarono.
L’atmosfera diventò più calda, più intensa.
A un certo punto lui si lasciò completamente andare al piacere, travolto dalla situazione.
Ricordo ancora quell’immagine: lei che lo accarezzava con dolcezza mentre lui si abbandonava tra di noi.
Quando tutto finì, lei sorrise soddisfatta e parlò già di un secondo momento.
Io invece mi rivestii in fretta. Volevo solo uscire da quell’appartamento.
Mio marito lasciò i soldi sul comodino e andammo via.
In macchina regnava il silenzio.
Un silenzio pesante.
Solo dopo un po’ lui trovò il coraggio di parlare e mi chiese cosa ne pensassi.
Io risposi con freddezza che per me quella follia finiva lì. Che non l’avrei mai più fatto. E che forse quella sera stessa lui avrebbe dovuto andarsene.
Ma lui non se ne andò.
Provò in tutti i modi a rimediare, a parlarmi, a recuperare quella frattura che si era aperta tra noi. Provò persino a stringermi, a fare l’amore con me… ma il mio corpo era come spento.
Come se qualcosa dentro di me si fosse bloccato.
Ci volle tempo.
Tanto tempo, tante parole, tante conversazioni.
Ma piano piano quella esperienza, invece di dividerci, finì per aprire un dialogo nuovo tra noi.
Oggi siamo ancora la stessa coppia innamorata.
Solo più consapevoli.
Più liberi di parlare dei nostri desideri.
Abbiamo trovato un equilibrio tutto nostro: qualche gioco, qualche fantasia condivisa… sempre insieme.
E, in fondo, quella notte così difficile è stata anche l’inizio di una nuova complicità tra di noi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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