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Lui & Lei

2 giugno della tentazione


di Theesome
17.06.2026    |    960    |    0 9.0
"A un certo punto decisi di lasciare la strada principale e imboccare una traversa più tranquilla..."
Il 2 giugno era iniziato come una giornata qualunque, ma bastò uno sguardo di Mirko per farmi capire che sarebbe diventata qualcosa di speciale.
Lo avevo accompagnato a San Lazzaro, dove stava seguendo i lavori di ristrutturazione di una palazzina. Gli operai andavano e venivano, discutevano di materiali, ponteggi e programmi della giornata. L'atmosfera era quella tipica di un cantiere: rumori, voci, movimento continuo.
Eppure, in mezzo a tutto quel caos, ogni volta che i nostri sguardi si incontravano sembrava che il tempo rallentasse.
Mentre mi preparavo per uscire, entrai in bagno per una doccia veloce. Il vapore aveva appannato lo specchio e l'acqua calda aveva lasciato sulla mia pelle una piacevole sensazione di benessere. Quando sentii la porta aprirsi alle mie spalle, non ebbi bisogno di voltarmi per capire chi fosse.
Mirko.
Rimase per qualche istante in silenzio.
Quando incrociai il suo sguardo riflesso nello specchio, vidi nei suoi occhi qualcosa che mi fece sorridere immediatamente. Era lo stesso sguardo che aveva il giorno in cui ci eravamo conosciuti. Lo stesso che, dopo tanti anni, riusciva ancora a farmi sentire desiderata.
Fu un momento fatto più di emozioni che di parole.
Un sorriso.
Una carezza.
Un abbraccio un po' più lungo del necessario.
Fuori continuavano ad arrivare le voci degli operai, ma dentro quella stanza sembrava esistere soltanto la complicità che avevamo costruito negli anni.
Lui si tolse il cinturone degli attrezzi che aveva addosso. E si avvicino a me più che mai. Le sue mani scivolavano sul mio corpo, fremevo perché avevo già capito le sue intenzioni. Mi voleva lì e subito, non curandosi di chi c'era dietro quella porta.
Ma io non indietreggiavo al suo desiderio anzi, mi abbassati tra le sue gambe e con la delicatezza di una pantera ho abbassato la lampo dei suo pantaloni e ho preso il suo membro già eretto per me tra le labbra, nel pieno godimento Mirko butto indietro la testa, e con le sue mani accompagnava quel movimento della mia bocca che lo faceva impazzire. Dopo mi fece appoggiare sul lavabo gli davo le spalle, tra baci sul collo e carezze sui miei seni mi penetro, impazzisco per Le improvvisate tanto che gemevo forte, cosi MI mise una mano nella bocca e spingeva il suo membro dentro di me, con tutta la forza di chi gode nel vedermi impazzire ma mi trattiene dal farlo. Fini per abbandonarsi su di me, mentre io me la ridevo soddisfatta. Si ricompose, e usci come se nulla fosse appena successo li dentro.
Più tardi salimmo in macchina diretti verso Castel Guelfo.
Guidavo io.
Il sole illuminava la strada e il traffico del ponte del 2 giugno rendeva tutto più lento. Le auto procedevano a passo d'uomo. La radio suonava piano in sottofondo.
Ogni tanto Mirko mi guardava, mi prendeva la mano e me la baciava
E ogni volta era come ricevere una scarica di elettricità.
Non servivano parole.
C'erano gesti che raccontavano tutto.
Una mano sfiorata.
Un sorriso trattenuto.
Uno sguardo che durava qualche secondo di troppo.
A un certo punto decisi di lasciare la strada principale e imboccare una traversa più tranquilla. Lui mi guardo a primo impatto sorpreso.
Accostai.
Davanti a noi si apriva la campagna bolognese illuminata dalla luce dorata del primo pomeriggio.
In lontananza continuavano a passare automobili e gruppi di ciclisti. Scesi dalla macchina mi appoggiati sul cofano bollette e gli ho ordinato: prendimi adesso ti voglio adesso e proprio qui. Mirko butto uno sguardo in giro, hai paura? Gli dissi, non si lascio pregare molto mi alzo il vestitino che portavo sposto il perizoma Che Avevo messo apposta per tenergli questa imboscata, come lui aveva fatto nel bagno del cantiere, e mi scopava come se non gli importava, che alcuni automobilisti, ciclisti e centauri di passaggio lanciavano occhiate distratte nella nostra direzione.
Ma in quel momento non importava.
Restammo Li a goderci non solo il momento ma anche le distese di campi di grano che circondano Bologna, restammo per qualche minuto senza parlare.
Ascoltando il vento.
Guardando il cielo.
Godendoci semplicemente la reciproca presenza.
in quel sorriso ritrovai la stessa emozione di sempre.
Perché alla fine non era il centro commerciale la destinazione di quel viaggio.
Non era Castel Guelfo.
Non era nemmeno la gita del 2 giugno.
La vera destinazione eravamo noi.
Due persone che, nonostante il tempo, continuavano a scegliersi ogni giorno.
E che riuscivano ancora a trasformare una giornata qualunque in un ricordo indimenticabile.
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