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trio

La taverna di Dimitra (intero)


di Membro VIP di Annunci69.it moebius
03.03.2026    |    25    |    0 6.0
"Allungo le mie mani sotto il suo vestito, raggiungo i suoi seni piccoli, li afferro, li avvolgo in dolci carezze..."
La mia ombra si allunga e sparisce dritta oltre il manto
d'erba che copre l'orlo del crinale. Sotto è solo mare aperto
e ripido, musica di piccole onde bianche che si schiantano
contro la roccia. A dir la verità c'è così tanto sole che la mia
ombra è ridotta a un filo. Un filo che però si è aggrovigliato
in una serie di nodi che non riesco a sciogliere: mi trovo in
un punto indecifrato della costa sud di Creta, e mi sono
perso.
La mattina presto, di buona lena, avevo deciso di seguire
un sentiero di cui mi avevano parlato la sera prima dei
ragazzi, mentre seduti sui gradini del sagrato della piccola
chiesa in calce bianca ci passavamo una bottiglia gelata di
Ouzo.
"Devi raggiungere il ruscello, e poi puntare verso sud, non
puoi sbagliare". Dicevano che in cinque ore di cammino
sarei arrivato al paese vicino, una piccola oasi immersa
nella natura, fortunatamente ancora poco battuta dai turisti.
"Vedrai, è una meraviglia".
Adesso saranno sei ore che cammino, ma del ruscello
nemmeno il rumore. Sento solo il picchiettare dei miei
passi, che si confonde col paesaggio coperto da un cielo
immenso e muove le orecchie di qualche capra selvatica
che ogni tanto mi scruta sorpresa. Riparo finalmente sotto
l'ombra di un grande fico. Bevo un sorso della poca acqua
rimasta, e maledico il mio pessimo senso dell'orientamento.
Provo due sentimenti contrastanti, la gioia di ritrovarmi solo
nel mezzo a tanta natura, e la paura di non ritrovare più la
strada e morire di sete. Faccio forza sulle gambe, zaino in
spalla e mi rimetto in cammino. Quasi dopo un'altra ora di
strada incerta, incrocio un nuovo sentiero a picco sul mare
e, con meraviglia, scorgo vero il basso una barchetta
ancorata alla riva di una caletta. Ci sono due pescatori, che
stanno caricando a bordo delle grandi reti, per ripartire. In
un attimo mi ritrovo a ruzzolare veloce lungo la scarpata,
alzando un polverone tale che i due uomini mi guardano
sbigottiti. I due pescatori mi fissano immobili e io, sudato e
trafelato, chiedo aiuto in Inglese. Non riusciamo a capirci,
ma subito mi offrono dell'acqua, e con alcuni gesti delle
mani mi spiegano che stanno facendo ritorno al loro
villaggio, e che, se voglio, è lì che loro possono
accompagnarmi. Mi sembra una notizia meravigliosa,
m'imbarco senza esitazione alcuna e ringrazio i miei
salvatori, sentendomi per un attimo come come Pinocchio
che riesce a fuggire dal pescecane, ma questa volta
scortato da due Geppetti.
Dopo nemmeno venti minuti approdiamo al centro di una
baia nascosta, e appena metto piede sul piccolissimo molo
di pietra saluto e ringrazio festosamente i due pescatori,
che mi danno il benvenuto nel loro villaggio portando la
mano al cappello e sollevandolo leggermente.
Mi giro e vedo un breve fila di case basse, bianche,
immerse tra gli ulivi, mentre sul lato opposto si apre una
spiaggia ampia, bellissima, popolata da grandi alberi che
disegnano un'ombra fresca, perfetta per piazzarci la tenda.
Monto il mio giaciglio, faccio un bagno nel mare piatto e,
raggiunto il mio telo, crollo in un sonno profondo e senza
sogni.
Quando mi risveglio il sole sta già tramontando all'orizzonte
e, mentre la luce si fa rosa, dalle case del piccolo villaggio
arriva un buon profumo di cucina… Solo in quel momento
realizzo di non avere ancora messo niente sotto i denti, fin
dalle prime ore della mattina. Scorgo una doccia costruita
artigianalmente al fianco di un grande pino marittimo, forse
da qualcuno che ha soggiornato prima di me su questa
sabbia. L'acqua lava via tutta la stanchezza del giorno.
Adesso ho solo voglia di festeggiare il mio arrivo.
Indosso una camicia bianca di lino, la più bella tra le due
che tengo nello zaino, e m'incammino verso la luce
dell'unica taverna che scorgo di fronte alla spiaggia.
Sono 5 tavolidi legno, tutti liberi, scelgo quello più vicino al
mare, e mi siedo prima che il sole sparisca completamente
dietro l'orizzonte. Arriva sorridente la proprietaria della
taverna, una signora alta e robusta, dai modi schietti e dal
sorriso simpatico. Si chiama Dimitra, parla un poco
l'italiano, perché da giovane ha vissuto due anni a Bologna.
È sorpresa, mi dice che sono pochi gli stranieri che si
spingono fino al suo villaggio. Mi spiega che praticamente
non c'è turismo, e scherzando mi dice che in questi giorni
solo una coppia tedesca ha avuto l'onore di assaggiare le
sue prelibatezze. Ridiamo insieme, e ordino subito un
quartino di retsina fresco, per brindare al mio viaggio in
solitaria.
Mentre godo in tranquillità il vino, vedo arrivare alla taverna
un uomo e una donna e, dal loro aspetto, intuisco essere la
coppia tedesca di cui mi accennava Dimitra, gli unici
esploratori insieme a me di questo piccolo paradiso.
La donna avrà quarantacinque anni, indossa un vestito
leggero, bianco, che le arriva fino alle ginocchia,
lasciandole libere le braccia. Ha una bella collana indiana,
che risalta il suo portamento. Ha capelli chiari, portati a
caschetto, occhi brillanti e una lieve abbronzatura. Ride
insieme al marito, mentre prendono posto a un tavolino
poco distante dal mio. Lui è un uomo dall'aria simpatica,
che non arriva ai cinquanta, o forse si. Ha capelli crespi,
spettinati dalla salsedine, mi ricorda vagamente Sting, e
quando sorride i suoi occhi diventano due fessure.
Ordino un'orata alla griglia, e l'accompagno con un
conchino d'insalata greca. Chiedo altro vino, e mentre la
signora della taverna prende le ordinazioni della coppia
tedesca, vedo l'uomo indicare il mio piatto. Incrociamo gli
sguardi e lui mi sorride, tirando il pollice in su, come per
dire: "sembra ottimo, lo prendo anch'io!" Ricambio il sorriso,
e faccio girare la mia mano in aria come per dire: "Ottima
scelta, è un capolavoro!"
Anche la sua compagna adesso si è girata verso di me,
sorridendomi.
Intanto la luna sta salendo e il colore del cielo comincia a
confondersi con quello del mare. Ho finito l'orata e mi godo l'aria fresca della sera, centellinando il retsina rimasto nel
bicchiere.
"Da dove arrivi?" Mi chiede l'uomo alzando un po' la voce
per farsi sentire.
"Sono italiano, vengo da Firenze."
"Ohhh, amiamo Firenze! siamo stati almeno tre volte.
Bellissimo il Chianti! Abbiamo viaggiato per tutta la
Toscana."
"E voi", chiedo, "di dove siete?"
L'uomo mi fa cenno di raggiungerli, se voglio, possiamo
dividere il tavolino e parlare più comodamente. Prendo il
mio bicchiere e raggiungo il loro tavolo. Lui si chiama Leon,
e lei Sophie. Stanno insieme da trent'anni esatti, e vivono a
Berlino, dove sono nati. Lei della parte est, lui dell'ovest. La
caduta del muro li ha fatti incontrare. La signora della
locanda viene a prendere i piatti ormai vuoti, e ci sorride
festosa. "Sono felice che vi siate conosciuti, nella mia
taverna si viene per stare insieme e conoscersi. Non è
forse l'incontro , la meta del viaggio?" E la sua sua risata
diventa contagiosa.
"Posso portarvi altro vino?". Ci guardiamo tutti e tre
sorridendo "perché no, dice Sophie, con piglio deciso. "La
notte è lunga, e poi domani mica dobbiamo lavorare!" Beati
voi, esclama Dimitra, mentre porta via i piatti verso la
cucina col suo passo deciso e festoso.
Adesso il cielo è pieno di stelle e la luna sembra una
grande mongolfiera sospesa sul mare. Il vino è arrivato
fresco al nostro tavolo. Ne verso un poco nel bicchiere di
Sophie, e altrettanto in quello di Leon, prima di riempire il
mio.
Brindiamo in italiano, in tedesco e poi in greco. Se qualcuno
ci vedesse dalla spiaggia penserebbe, ma guarda che belli
questi tre amici, così uniti e spensierati.
Per un attimo percepisco chiaramente l'armonia che
gradualmente sta animando la nostra compagnia. Avverto
un equilibrio preciso tra le parti, dove ognuno ha il suo spazio, il suo modo d'essere, la sua unicità, ma allo stesso
tempo ognuno di noi è legato all'altro da un disegno esatto,
da una geometria. Insieme creiamo la forma perfetta di un
triangolo.
Sophie d’un tratto poggia una mano sopra la mia, così,
spontaneamente e mi dice ridendo "Pietro, grazie, era da
tempo che non ridevo così… che bello averti incontrato".
Leon sorride, annuisce sornione, e ci guarda con i suoi
occhi stretti a fessura.
Hai ragione Sophie, penso, che bello avervi incontrato. Lei
tiene ancora la sua mano sopra la mia, e adesso il tempo
davvero mi pare sospeso.
Finisco il mio bicchiere e chiedo loro dov'è che dormiranno
stanotte, non ho visto altre tende sulla grande spiaggia
dove ho montato la mia. Leon mi spiega che a maggio,
quando ancora erano a Berlino, hanno trovato su un sito
on-line il contatto di una cugina di Dimitra che affittava uno
studio, un piccolo appartamento con una bella terrazza che
si affaccia sul mare. "Dovresti vederlo" mi dice Leon "è
riparato, quasi nascosto, e anche nelle ore più calde le
mura spesse trattengono il fresco…"
Sophie adesso prende la mia mano e la solleva
leggermente dal tavolo, proponendo: "Perché non andiamo
adesso, abbiamo anche del vino in fresco, potremmo stare
ancora un po' insieme sulla nostra terrazza. Stasera la luna
è piena e le stelle sono uno spettacolo da non perdere".
"Mi pare un'ottima idea", ribatte Leon, e adesso mi
guardano entrambi come due bambini che sperano
fortemente in una risposta positiva.
"Per me è un piacere" rispondo "ma non voglio essere
invadente e…"
"Allora andiamo!" esclama felice Sophie, non lasciandomi
finire la frase.
Paghiamo la cena e Dimitra, come una madre premurosa,
ci augura la buona notte. "Ci vediamo domani, la mia
taverna è sempre aperta per gli stranieri sorridenti".
Adesso siamo tre sagome traballanti che camminano nella
notte lungo una stretta salita a tornanti. La luna proietta le
nostre ombre in avanti, le sovrappone, quasi a farle
sembrare le parti di un unico animale preistorico che sfida
l'equilibrio.
La casetta dei miei nuovi amici è un punto di bianco nella
notte. Leon apre la porta, per far entrare Sophie, e poi mi
dice in italiano con un accento buffo: "Benvenuto!".
L'appartamento è un unico spazio, con al centro un grande
letto candido. Intorno sono sparse varie candele, di diverse
dimensioni. Sophie mi spiega che la sera le accendono
tutte insieme, preferiscono la loro luce calda a quella
elettrica delle lampadine.
La porta finestra che collega la stanza al terrazzo è aperta,
ed entra un vento leggero e fresco. Sophie apre il
frigorifero, prende una bottiglia di vino bianco e cerca tre
bicchieri nello scaffale più in alto. "Posso aiutarti?" chiedo,
mentre Leon è intento ad accendere tutte le candele sparse
per l'appartamento.
"Non ti preoccupare, piuttosto vai in terrazzo, guarda com'è
bella la vista da lì!". Ha proprio ragione Sophie, la luna è
gigante e illumina il mare, che adesso sembra d'argento.
Leon, dalla stanza, mi dice di godermi il panorama: "Hai
visto che incanto?". Mi volto poco dopo e vedo la versione
tedesca di Sting sbucare dalla portafinestra con la bottiglia
di vino in una mano, e un bicchiere nell'altra . Lo segue
poco dopo Sophie, con gli altri due bicchieri in mano. Me ne
allunga uno, guardandomi negli occhi sorridenti.
Anche Leon sorride, e comincia a versare il vino nei
bicchieri.
Adesso siamo tutti e tre appoggiati coi gomiti al bordo della
terrazza, e osserviamo il mare bevendo dai nostri bicchieri.
Sophie al centro, io alla sua sinistra, Leon alla sua destra. I
nostri corpi sono così vicini da toccarsi. Leon abbraccia
Sophie dietro la schiena, e lei, un attimo dopo, fa lo stesso
con me. Rimaniamo sospesi in questo abbraccio, che accolgo con un brivido di piacere e di emozione.
Sophie si gira lentamente verso di me, ci guardiamo negli
occhi, e ci lasciamo prendere da un bacio lento, sempre più
intenso. Leon le massaggia la schiena e ci guarda, con gli
occhi che brillano come le stelle sopra le nostre teste.
Sophie ci prende per mano e ci conduce nella stanza
illuminata dalla luce calda e traballante delle candele. Ci fa
sedere uno accanto all'altro sul grande letto immacolato.
Leva i suoi sandali di cuoio leggeri, con un movimento
sensuale delle caviglie, e si siede sopra di me, a cavalcioni
sulle mie gambe, col suo viso davanti al mio. Si sporge
verso destra, per baciare Leon. Comincio a carezzarle la
schiena, e a baciarle il collo. Siamo un flusso di baci, il mio
sul collo di Sophie e quello di lei sulla bocca di Leon. Ora
Sophie mi spinge leggermente verso il letto, e io mi lascio
scivolare dolcemente con la schiena sopra le lenzuola. Ho
un'erezione intensa, che preme contro il sesso di Sophie.
Lei sale sul letto e, con l'aiuto di Leon, si siede sul mio viso,
sollevando appena il suo vestito leggero. Mi accorgo solo in
quel momento che sotto è completamente nuda. Sento la
sua fica bagnata, sopra la mia bocca. Comincio a baciarla,
a bagnare le sue labbra sporgenti con la mia lingua.
Avvolgo la sua clitoride in un bacio, e continuo a leccare
quello che considero il più grande mistero del mondo.
Courbet a dire la verità l'ha chiamato L'Origine du monde,
L'Origine del mondo, e con la mia lingua è lì che voglio
perdermi. Allungo le mie mani sotto il suo vestito, raggiungo
i suoi seni piccoli, li afferro, li avvolgo in dolci carezze.
Mentre Sophie si muove sul mio viso, inarca leggermente la
schiena e allunga una mano fino alla cerniera dei mie
pantaloni, per liberare il mio sesso.
Leon le si inginocchia davanti, sul letto, e comincia a
baciarla. Sul collo, sulla bocca, sul seno. Lei riesce a
liberare la mia erezione e con la mano comincia a
masturbarmi. Leon allora si alza in piedi, abbassa i suoi
pantaloni di tessuto leggero e libera il suo cazzo robusto dentro la bocca di Sophie.
Ecco, adesso capisco la sensazione che provavo durante la
cena nella taverna di Dimitra. Ognuno di noi è legato
all'altro da un disegno esatto, da una geometria.
Insieme creiamo la forma perfetta di un triangolo.
Sono molto eccitato, e così sorpreso dallo sviluppo inatteso
della serata, che vengo prematuramente nella mano di
Sophie. Lei continua a prendere in bocca il sesso di Leon, e
si sposta dal mio viso per sedersi di fianco. Scendo dal letto
e li guardo. Leon, in piedi, con la testa di Sophie tra le mani,
mi sorride.
Sono molto belli, sono così belli insieme, che di riflesso,
rendono bello anche me.
Mi sfilo i pantaloni e raggiungo il piccolo bagno. Mi guardo
nello specchio, mentre lavo il mio sesso e le mie mani.
L'erezione non accenna a diminuire.
Torno nell'altra stanza, e nella luce delle candele vedo
Leon di schiena, mentre prende Sophie da dietro. Rimango
un attimo immobile, a guardarli con la testa inclinata. Tra i
loro corpi scorre un'armonia degna del Giambologna.
Salgo sopra il letto, davanti a Sophie. Lei mi sorride,
ansimando. La sua collana indiana dondola seguendo il
ritmo dei colpi decisi di Leon. Anche lui mi guarda, rapito da
un piacere crescente. Sfilo la mia camicia rimanendo
completamente nudo, e allungo il mio cazzo nella bocca
aperta di Sophie.
Poco dopo Sophie mi chiede di stendermi al suo fianco,
supino. Leon allenta la sua presa, e lei si sposta, sedendosi
sopra di me, e lasciando che il mio cazzo affondi nella sua
fica morbida. A guidarci è l'armonia dei gesti, e delle nostre
ombre traballanti proiettate dalla luce delle candele.
Aiuto Sophie a sfilarsi il vestito, mentre il suo corpo si
muove sopra il mio. Le chiedo ti tenere la collana, le sta
benissimo sulla pelle nuda leggermente abbronzata.
Sembra un disegno di Crepax, una Valentina tedesca che
adesso ansima e si muove sul mio ventre. Mi muovo anch'io, voglio che lo senta tutto. Voglio che lo prenda tutto.
Sophie ruota la testa indietro dal piacere e mi cavalca
muovendo armoniosamente il bacino. Leon con una mano
spinge dolcemente la sua schiena in avanti, e dopo un
attimo posso sentire il suo seno forte sul mio petto, e il suo
respiro sulla mia bocca. Ci baciamo, rapiti l'uno dall'altra.
Leon avvicina il suo cazzo al culo di Sophie e lentamente
comincia a penetrarlo. Lo capisco dal modo in cui lei mi
bacia, mordendomi il labbro inferiore. Adesso siamo
un'ombra sola che si muove sulla parete di fianco al letto.
La forma perfetta di un triangolo.
Sophie mi abbraccia forte, in un grido liberatorio di piacere
e di abbandono. Sento il suo ventre tremare dal piacere.
Rimane stesa su di me ancora un po', mentre provo ad
ascoltare e a capire le onde misteriose e intense del suo
orgasmo.
Leon si sposta, e lei si sdraia supina al centro del letto.
Io e Leon ci mettiamo in ginocchio al suo fianco, lui a
destra, io a sinistra.
Cominciamo a masturbarci, finché il seno di Sophie
accoglie il getto generoso di Leon, e la sua bocca il mio.
Il sole che passa dalla portafinestra rimasta aperta mi
sveglia. Intorno le candele si sono tutte spente, e in parte
consumate. Sono abbracciato a Sophie, così come Leon lo
è dal lato opposto. Abbiamo dormito avvinghiati, uniti, stretti
in una abbraccio, come per paura di perderci, di separarci.
Mi alzo, cercando di non svegliarli. Voglio guardarli dormire
insieme, abbracciati. Li fotografo con la mia mente. Quanta
bellezza e quanto mistero vive nell'abbraccio di due
innamorati.
Faccio una doccia lenta, poi mi vesto, e m'incammino
dolcemente verso la taverna di Dimitra. Aspetterò Sophie e
Leon seduto al mio tavolino.
Sarà bello fare colazione insieme a loro, davanti al mare.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
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