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Modelli fra i ruderi


di Membro VIP di Annunci69.it CoppiaFelix2024
18.06.2026    |    236    |    0 9.0
"Quindi possiamo procedere?» «Certo che sì» risposi io, cercando il consenso di Paolo..."
I ruderi di Castelvecchio sorgono immersi nel verde del parco naturale omonimo, a pochi chilometri da San Gimignano, uno dei borghi più belli d'Italia. Fu proprio il fascino di quel luogo a convincere me, Ernesto, e mia moglie Felicia a dedicarvi un pomeriggio d'estate per realizzare un nuovo servizio fotografico destinato al nostro profilo su A69.
Pubblicammo un annuncio last minute e, nel giro di poche ore, ricevemmo decine di adesioni. Scartammo tutte quelle provenienti da fuori regione. Poi le immancabili banalità. Alla fine ne valutammo soltanto due. La prima proveniva da una coppia quarantenne di Firenze: Giulia e Paolo. Lei, insegnante di arte contemporanea, elegante e curiosa; lui, architetto, uomo tranquillo e sicuro di sé. La seconda risposta arrivò da Riccardo, cinquantenne, appassionato di fotografia e dotato di attrezzatura professionale.
Decidemmo di vederci tutti all'ingresso del parco il sabato successivo, nel primo pomeriggio. Definimmo la scenografia dello shooting fotografico, che avrebbe dovuto avere come soggetto principale le due signore, in un contesto di fotografie erotiche. Il dress code doveva essere in sintonia con il leitmotiv indicato: foto e video dal carattere sexy in ambiente rustico e naturalistico. Le signore avrebbero quindi provveduto, secondo il proprio gusto, alla scelta dell'abbigliamento più idoneo.
Felicia si procurò alcuni body, scarpe con tacco 12, ma anche un paio di pantaloni da lavoro alquanto consunti, con numerosi squarci nel tessuto, a vita alta e con bretelle, oltre a diverse altre cose femminili che non ebbi modo di vedere. Non sapevamo cosa avrebbero portato Giulia, Paolo e Riccardo. Lasciammo loro piena libertà di fantasia.
Quando li incontrammo, l'imbarazzo iniziale lasciò il posto a una piacevole complicità. Le donne si confidarono riguardo a ciò che avevano nelle rispettive borse. Noi uomini eravamo vestiti normalmente e così saremmo rimasti. Camminando tra sentieri e ruderi, le conversazioni scorrevano spontanee e Felicia, come spesso accadeva, divenne il naturale punto di riferimento del gruppo.
Arrivati ai ruderi di una torre, decidemmo che già quel set poteva ispirare delle buone fotografie. Facemmo alcuni scatti per verificare la luce e le posizioni rispetto ad essa. Le prime fotografie vennero realizzate tra le mura del castello. Poi ci spostammo verso i resti dell'antica chiesa, dove la luce del pomeriggio filtrava attraverso le finestre prive di vetri creando effetti suggestivi.
Paolo suggeriva pose, Riccardo curava gli scatti, mentre Giulia e Felicia collaboravano davanti all'obiettivo con crescente naturalezza. Decidemmo che la luce migliore fosse quella che illuminava le mura diroccate di ciò che restava dell'antica chiesa. Chiedemmo alle signore di prepararsi come meglio credevano e loro, rifugiandosi dietro un rudere, andarono a indossare ciò che ritenevano più adatto. Noi uomini preparammo le macchine fotografiche. Eravamo tutti muniti di apparecchi digitali professionali.
Dopo una ventina di minuti le donne tornarono sul set. Felicia indossava i pantaloni da lavoro con le bretelle e scarpe rosse fiammanti con tacco 12, lucidissime. Senza reggiseno. Le bretelle passavano all'esterno del suo seno, facendo quasi toccare le poppe l'una all'altra. Giulia vestiva una tuta-collant intera argentata, che non celava affatto le sue forme, anzi.
«Come vi sembriamo?» esordì Giulia.
«Wonderful!» esclamò Paolo.
Riccardo restò muto. Ma la sua espressione, come la mia, fu più che eloquente.
Le donne si misero in posa nell'abside della vecchia chiesa. Noi cominciammo a scattare fotografie, spostandoci da un lato all'altro per cambiare prospettiva. Le donne, come provette modelle, ci assecondavano. Mimavano le grandi professioniste della moda. Felicia accentuava gli strappi dei pantaloni, lacerò una delle bretelle e infine anche l'altra. Giulia, seguendo il suo esempio, lacerò il collant. Erano entrate nei loro personaggi alla grande.
Noi, pur concentrati nel fotografare, non potevamo rimanere del tutto indifferenti allo spettacolo che le due modelle ci stavano offrendo. Chiesi a Riccardo di aggiungersi come terzo elemento. Lui non se lo fece ripetere. Si infilò fra le due donne che, ponendosi ai suoi lati, gli si avvicinarono immediatamente. Una gli posò le braccia sulle spalle. Lui le cinse con un braccio dietro la schiena. L'altra gli voltò le spalle, come se fosse arrabbiata. La posa era magnifica.
Giulia improvvisamente si girò verso di loro e mise la mano sulla patta dei pantaloni di Riccardo.
«Ehi!» esclamò. «Ma sei eccitato!»
«Vorrei ben vedere!» rispose Riccardo.
Io e Paolo continuavamo a osservare la scena attraverso i mirini delle nostre macchine fotografiche. Felicia abbassò leggermente i pantaloni mostrando la parte iniziale dei glutei. Si girava, cambiava posa e lasciava intravedere sempre di più. Riccardo si sbottonò la camicia e rimase a torso nudo. Le donne gli si avvicinarono accentuando ulteriormente la teatralità della scena.
Noi fotografi continuammo a documentare quel momento. Le modelle sembravano ormai completamente immerse nel personaggio. Anche Riccardo si lasciò coinvolgere. Io e Paolo eravamo molto partecipi emotivamente, ma decidemmo di limitarci a osservare e fotografare ciò che accadeva.
Infine, tutti e tre si distesero nell'erba alta che cresceva abbondante tra i ruderi. Avvicinandoci a loro chiedemmo:
«Allora?... Come vi è sembrato questo provino?»
Ci guardarono con aria ironica.
Felicia sorrise e disse:
«A noi è sembrato buono... quindi possiamo procedere?»
«Certo che sì» risposi io, cercando il consenso di Paolo.
E lui aggiunse:
«Si può fare. Ma fra i prossimi protagonisti dovremo esserci anche Ernesto e io.»
«Ed io farò da fotografo» concluse Riccardo.
Quando infine raccogliemmo l'attrezzatura fotografica, nessuno aveva la sensazione che la giornata fosse davvero terminata. Le fotografie erano state soltanto il motivo ufficiale dell'incontro. Qualcos'altro era nato tra quelle antiche pietre, qualcosa che avrebbe continuato a vivere nei ricordi di tutti noi molto tempo dopo quel tramonto estivo.
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