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"Duedicuori69 – Il pomeriggio di Emma”
30.07.2025 |
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"Poi salii lungo l’arco plantare, trovando i punti legati al bacino, al plesso solare, agli organi interni..."
Avevo letto l’annuncio poco dopo pranzo, mentre il sole bruciava la città e le strade sembravano vuote e immobili.
"Coppia giovane e simpatica, che ha voglia di coccolare Emma oggi alle 14.00 o dopo le 21.00? Mirko spettatore. Zona RhoFiera"
Era l’essenzialità di quell’invito a colpirmi. Niente giri di parole. Una proposta chiara, con orario, luogo e ruolo. Emma era il centro. Mirko spettatore. E la porta aperta solo per chi sapeva leggere tra le righe.
Io non ero una coppia. Non rientravo nei criteri del loro annuncio, eppure decisi di scrivere comunque.
«Andrea, massaggiatore professionista, zona Milano. Esperto in riflessologia e rilassamento profondo. Se pensate possa fare bene a Emma oggi alle 14, sono disponibile.»
La risposta arrivò pochi minuti dopo.
“Interessante. Se davvero sei quello dei racconti, ci stai.”
Mi diede un indirizzo in zona RhoFiera. Un residence moderno, sesto piano. Aria condizionata accesa, silenzio ovattato, vista su campi e capannoni.
Arrivai alle 13:55, come da accordi. Suonai. Mi aprì lui: Mirko, 44 anni, alto, maglietta scura, sorriso ironico e sguardo lucido. Sembrava divertito, rilassato. Mi fece entrare senza troppe cerimonie.
«Emma è sotto la doccia. Non sa nulla. Gliel’ho presentata come una sorpresa. Le farà bene. Alle nove vogliamo divertirci con una coppia… e prima voglio che sia completamente rilassata.»
Annuii. Lasciai la borsa accanto al divano e preparai il telo a terra, con calma. Scegliere il profumo giusto è importante: usai una miscela leggera, con lavanda, ylang-ylang e pepe rosa. La luce che entrava dalla finestra era morbida, settembrina.
Alle 14:02 Emma entrò in salotto.
Capelli scuri ancora bagnati raccolti in uno chignon disordinato, viso acqua e sapone, pelle chiara e occhi profondi. Indossava solo una vestaglia grigia sottile, annodata in vita. Piedi nudi. Appena mi vide, fece un mezzo passo indietro, sorpresa.
«Ti ho fatto una sorpresa, amore. Questo è Andrea. È qui per te. Rilassati.»
Emma guardò prima Mirko, poi me. Non parlò. Ma dopo un istante, si avvicinò e si sdraiò lentamente sul telo, a pancia in su, accennando un sorriso appena accennato. Mi colpì il suo silenzio. Una fiducia istintiva, già pronta a lasciarsi andare.
Mi inginocchiai ai suoi piedi. Scaldai le mani con l’olio e cominciai.
Il massaggio partì dai talloni. Pressione lenta, profonda, sul punto della colonna vertebrale riflessa. Poi salii lungo l’arco plantare, trovando i punti legati al bacino, al plesso solare, agli organi interni. Emma chiuse gli occhi. Le dita dei piedi si rilassarono. Respirava profondamente. Il corpo iniziava ad aprirsi.
Quando arrivai al centro della pianta, lei emise un piccolo sospiro. Le gambe si distesero meglio, i fianchi si allentarono. Mirko era a tre metri da noi, seduto in poltrona, immobile. Ma i suoi occhi la osservavano con una calma vigile, affettuosa.
Lavorai con precisione. Le mani cercavano i punti esatti, ma non era solo tecnica. Era ascolto. Emma reagiva a ogni pressione come una corda che vibra sotto il dito giusto. Quando sfiorai i margini dell’area pelvica riflessa, le sue cosce si mossero appena, un movimento impercettibile, ma eloquente.
Senza rompere il ritmo, posai le mani sulle sue caviglie e gliele aprii dolcemente. La vestaglia si sollevò leggermente, scoprendo la pelle chiara delle cosce. Non indossava nulla sotto. Il suo respiro ora era più profondo, più caldo. Ma non disse una parola.
«Va tutto bene?», chiesi piano.
Fu Mirko a rispondere:
«Se non parla, è perché è concentrata. Continua.»
La mia bocca si avvicinò all’interno delle sue cosce. Un bacio lento. Poi un altro, più alto. Emma si aprì ancora, senza guardarmi. Le mani appoggiate sul ventre, i capezzoli appena visibili tra le pieghe del tessuto.
Quando le leccai lentamente il sesso, lei tremò. Il suo corpo si irrigidì per un attimo, poi si lasciò andare. La lingua trovò il ritmo, i punti, i contorni. Carezzavo l’interno coscia con i pollici, mentre la bocca esplorava ogni piega con lentezza, senza forzare.
Mirko si avvicinò in silenzio. Le si mise accanto. Le accarezzava i capelli, la baciava sulle labbra. Emma si lasciava baciare, mentre io la portavo lentamente al limite con la bocca. Ogni suo gemito era ovattato, contenuto, ma autentico.
Quando venne, lo fece tutta insieme: un lungo fremito, le gambe tese, le mani che mi cercavano. Rimasi lì, ad assaporare ogni scossa.
Poi mi sollevai. Le accarezzai di nuovo i piedi, chiudendo il cerchio. Lei mi guardava. Il viso rilassato, gli occhi lucidi. Non disse grazie. Non serviva.
Mirko le sistemò una ciocca bagnata dietro l’orecchio e le sussurrò:
«Adesso sei pronta per stanotte.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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