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La Troietta del Tavolo da Ping-Pong #4 di 6


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
08.06.2026    |    98    |    2 8.7
"Nel frattempo, Giorgio mi prende la testa con entrambe le mani e mi fa ingoiare il cazzo, stavolta fino all’ultima falange..."
--- Premessa ---
La mia amica Laura leggendo il primo racconto si è eccitata da morire e mi me ne ha chiesto un secondo, più spinto, più esagerato, mi ha raccontato una sua giornata al parco e da li i miei polpastrelli hanno preso vita. Il racconto è lungo e l’ho diviso in 6 parti, tutte disponibili nella sezione trio, quindi leggetele e commentatele. Laura ama i commenti, la sua anima esibizionista vi potrebbe ricompensare. Mentre io vi ringrazierò, ma come al solito lascio un invito a tutte le donne che leggendomi, proveranno il desiderio di conoscermi dal vivo ovviamente.

--- Parte 4 – La prima volta che vengo oggi ---

A un certo punto, Giorgio si stacca e si mette davanti a me, in piedi. Mi prende per i fianchi, mi solleva di peso, e mi fa sedere sulla panca con il culo a metà fuori. Le gambe mi ciondolano nel vuoto, aperte, e la figa è completamente alla sua mercé. Luca si siede di fianco, mi passa un braccio dietro la schiena e mi tira verso di sé, così da potermi riempire la bocca in verticale.

Sento il cazzo che mi scende in gola, sento Luca che mi prende la testa e mi guida, su e giù, mentre Giorgio si inginocchia tra le mie cosce e inizia a leccarmi. Non mangia, morde. La sua lingua è larga, piatta, mi annoda il clitoride poi lo tira con le labbra, quasi a staccarlo. È talmente rapace che per poco non mi scordo di avere il cazzo di Luca in bocca: gemere non si può, ma tremare sì. Sento le mani grandi di Giorgio che mi tengono aperta, una sulle natiche, l’altra a schiacciare la pancia per impedirmi di muovermi; sento la sua bocca che succhia, che mi spolpa, il naso che si struscia dove inizia il monte di Venere. Ha una fame sincera, bestiale, e mi strazia fino a quando il primo orgasmo non arriva come un colpo di pistola a sangue freddo. La vista mi si annebbia per un secondo, le mani si aggrappano al legno della panca, e il cazzo di Luca mi invade così a fondo che il respiro si spezza.

Sento la lingua di Giorgio che non molla, anzi affonda dentro, mi ripulisce di ogni goccia, poi si stacca solo per mordere le labbra e farmi sentire che sì, ho davvero squirtato tra le sue dita. Sento il liquido che mi inonda la pelle e scende a gocce sui sandali, sotto il tavolo. Loro due ridono, si danno una pacca sulle spalle: una complicità vecchia come il mondo.

Luca si lascia sfuggire il cazzo dalla mia bocca giusto il tempo di chiamarmi “zoccola perfetta”, poi riprende a spingerlo, lento, seducente, com’è tipico di quelli che hanno sempre tutto sotto controllo. Invece Giorgio ha finito la pazienza. Mi stacca dal bordo, mi piega in avanti, e con una rapidità che mi lascia senza fiato mi prende da dietro, infilandosi tutto dentro con una spinta secca. Il caldo, la larghezza, la pressione: sento le pareti interne che si arrendono, lo accolgono stretto. Mi stringe la vita, mi inchioda, e parte con un ritmo da film porno, che me lo fa schiantare contro dentro come uno stantuffo grugnente. Luca mi tiene la testa, la guida, e io mi trovo alternata, posseduta davanti e dietro, mentre la panca scricchiola, la stoffa mi segna la pelle e fuori, a pochi metri, la vita prosegue come niente fosse. Incrocio per un istante lo sguardo di una donna che corre col cane: credo che capisca tutto, a giudicare dal lampo di sgomento o forse invidia che le vedo negli occhi; poi è già sparita, come nulla fosse.

Giorgio mi tira per i capelli, mi sussurra all’orecchio cose che non capisco, ma sento il senso, che è questo: «Se ti viene da urlare, urla.»

E io lo faccio. Il culo batte contro la sua pancia dura, le mani mi segano la pelle e mi sento come una pinza di carne tra loro due, i corpi che pompano in tandem, gli odori e il sudore che si mescolano fino a stordirmi. Sento la piega delle braccia di Giorgio che mi domina, la voce di Luca che m’incoraggia come si fa con i saltatori che devono spostare l’asticella un centimetro più su. Il secondo orgasmo arriva senza preavviso, fortissimo, e stavolta urlo davvero, abbasso la testa tra le spalle ma la bocca non riesce a trattenere il suono. Sembra quasi un digitare bestiale, una nota acida che si disperde nell’aria del parco.

Luca mi schiaffeggia appena la guancia, ridendo piano, e mi fa: «Brava troia, così si fa.»

Giorgio lo segue subito dopo: aumenta il ritmo, mi sbatte da dentro senza grazia, e poi viene, tutto insieme, senza un suono, solo con il corpo che si fa blocco di cemento e il cazzo che pulsa dentro, caldo e bagnato e vorace. Sento il liquido che mi cola addosso, e anche lui sente che mi sto ancora stringendo intorno.

Mi strizza il culo e ride sottovoce: “Che figa da manuale.”

Restiamo così tutti e tre, appoggiati alla panca, sudati, le mani intrecciate in un nodo di dita e carne. Respiro forte, sento il sangue che torna a battere alle tempie con una lentezza impossibile da spiegare. Sento anche che mi sono pisciata addosso per quanto ho goduto, ma nessuno dei due commenta: sanno che la decenza qui dentro è solo una parola, e che non ha più senso nessun confine. Quando Luca si tira su, il cazzo schiocca fuori dalla mia bocca con un suono da cartone animato. Mi sistema i capelli sul collo, mi asciuga la bocca col pollice e sorride come un papà che ha appena insegnato a nuotare alla figlia. Giorgio, invece, si ritira con una lentezza esasperante, mi lascia sfilare dalle sue mani come se non avesse mai voluto mollare la presa. Mi sistemo sulla panca con la schiena dritta, le gambe ancora molli.

Non appena sento che Luca si è staccato, e che la sua fame non è in nessun modo placata, il suo sguardo mi fruga addosso come la lingua di un cane randagio. Ha gli occhi che brillano e le vene sulle tempie in rilievo, il corpo teso in avanti come se non riuscisse a sopportare la distanza che ci separa, neppure quella minima che segue lo sfinimento. Sembra che la sua carne viva solo per il prossimo attimo di conquista, che dimentichi immediatamente tutto ciò che è avvenuto prima, persino il piacere.

Sento il suo desiderio ancora più feroce: vuole altro, vuole tutto, non si accontenta di quello che ha preso.
«Adesso ti voglio inculare.» La sua voce è ruvida, ma dentro ci sento una specie di dolcezza feroce, il senso di una promessa che non è negoziabile.

Per la prima volta in quel pomeriggio, mi irrigidisco. L’eco di quella parola, la sua nudità così priva di secondi fini, mi fa tremare un muscolo che non sapevo di avere. C’è un passato dove questa cosa non l’ho mai fatta — se non con dita, brevi tocchi sperimentali, giochi di riscaldamento. Mai con un uomo così, mai con un cazzo come quello, mai con la consapevolezza precisa che è tutto vero, tutto inarrestabile.

«Aspetta… non l’ho mai fatto con uno così grosso» dico, la voce che mi esce quasi piatta, senza difese.

Luca sorride, e il sorriso è stranamente gentile, per quello che sta per fare.

«Tranquilla, ti apro piano.» Mi fa una carezza sul fianco, come a dirti che il limite non è mai un muro, ma una porta che puoi spalancare. «E se fa male, lo dici.»

Mi fa scendere dalla panca. Il gesto è insieme deciso e delicatissimo, come se stesse maneggiando una porcellana che vuole comunque frantumare. Mi prende per la vita, mi mette di spalle, e con una mano mi guida a spingere il culo in fuori. Mi trovo in piedi, gambe divaricate, le mani sulle ginocchia, il bacino che cerca l’equilibrio tra la paura e la voglia di essere sopraffatta.

Giorgio non perde tempo: si piazza davanti a me, il cazzo già in tiro di nuovo, e me lo schiaffa sulle labbra. Ha la pelle ancora più dura di prima, e il modo in cui mi preme la punta sulla lingua è tanto autoritario quanto premuroso. Come se volesse distrarmi dal resto, tenermi impegnata la bocca per non farmi concentrare troppo su quello che succede dietro.
Sento Luca che si sputa sulle dita, poi direttamente sulla cappella. Mi cola un fiotto di saliva fredda tra le chiappe, e subito dopo le sue dita iniziano a massaggiare la zona con movimenti circolari, prima morbidi, poi via via sempre più decisi. Allarga il buchetto con una pazienza che sembra quasi amore, ma la tensione delle sue mani tradisce la brama animale. Forza l’ingresso, un dito, due dita, la pelle che piano piano si arrende.

Nel frattempo, Giorgio mi prende la testa con entrambe le mani e mi fa ingoiare il cazzo, stavolta fino all’ultima falange. Mi sento la gola tappata, il respiro che si fa corto, la saliva che scende a fiotti e mi intasa la bocca. Mi stacco un attimo per tossire, mi esce una specie di rantolo, e lui mi sorride con la bocca impastata di saliva: «Così, brava. Se c’è da soffrire, soffriamo tutti.»

Luca mi ha dilatato abbastanza e ora allinea la cappella, che mi sembra ancora più grossa. Sento il calore che pulsa, il cuore che batte proprio lì, tra le chiappe, e la paura che si mischia ad una specie di vertigine. Spinge piano, solo la punta, e mi sembra già di essere spaccata in due. Esce, rientra, fa piccoli colpi come se volesse abituarmi al ritmo.
Poi all’improvviso affonda, e la sensazione mi lacera ogni pensiero. È un bruciore che mi sale su per la schiena e si tramuta in piacere puro dopo pochi secondi, ma quei pochi secondi sono un abisso. Urlo, davvero, ma il grido mi si strozza in gola perché Giorgio mi spinge il cazzo ancora più in fondo, mi fa tacere con il suo corpo.

Luca si ferma, mi lascia respirare. «Tranquilla, ci sei quasi» dice. Poi mi sculaccia con una forza che mi fa vibrare tutte le ossa, e sento un dolore sordo che mi si mischia al piacere. Ogni centimetro che entra è un passo verso qualcosa che non ho mai osato confessare neanche a me stessa, la voglia di essere presa così, posseduta fino a perdere conoscenza.
Quando Luca entra tutto, si ferma. Ma il suo cazzo pulsa dentro di me, mi sento le pareti dell’intestino che si adattano, mi sembra di avere un’altra coscienza, un secondo cervello che ragiona solo in termini di pressione, penetrazione, calore. Luca mi tiene le anche strette, mi stabilizza, e poi comincia a muovere il bacino, lenti colpi che fanno sbattere le sue palle contro le chiappe, un rumore umido e spudorato che copre ogni altro suono.

Davanti, Giorgio mi tiene la testa con la forza di una morsa. Mi fa prendere il suo cazzo in gola, e ogni volta che Luca mi spinge forte da dietro, Giorgio mi tira avanti per compensare, così che il mio corpo sia sempre teso, sempre in equilibrio precario tra i due poli. Sento la loro sincronia, il piacere che cresce in me come una corrente alternata, e non so più nemmeno distinguere tra piacere, dolore, eccitazione.

«Che culo stretto,» ringhia Luca. Mi sento il cazzo che si gonfia, sembra quasi voglia farmi esplodere. Giorgio prende a girare la mano intorno al mio collo, poi mi pizzica i capezzoli attraverso il top, me li torce e mi fa gemere anche con la bocca tappata.

«Guarda come sta, la zoccola,» dice Giorgio. «Ti piace, eh? Te lo scopi meglio tu il cazzo di Luca che tutte le tipe che ha avuto.»

Luca ride, ma si è fatto serio. Spinge con ritmo da macchina, e ad ogni affondo mi pare di perdere un pezzo di me stessa, come se mi stessero sgonfiando il cervello. La vista si fa nera ai bordi. La saliva mi scende sulla mano, cola sul cazzo di Giorgio, che ormai è fradicio e sbatte tra le mie labbra con sempre meno grazia.

Ogni spinta è come una scossa elettrica. Il mio corpo dimentica tutto il resto: non c’è più il parco, non ci sono i rumori esterni, non esistono i passanti, il cane che abbaia. Solo la doppia penetrazione, il dolore e il piacere fusi, e il respiro che si trasforma in rantolo animalesco.

Giorgio inizia a sussurrarmi cose che non capisco, ma che mi entrano dritte nel cervello come un chiodo. «Guarda come ti pieghi per noi. Se ti mettessimo una telecamera, spaccheremmo OnlyFans. Ti piace essere usata? Ti piace?»
Non ho fiato per rispondere, ma gli occhi gli dicono tutto. Sento il primo brivido dell’orgasmo che sale, e questa volta è diverso, è una paura che diventa piacere, un senso di perdita totale del controllo. Luca se ne accorge e aumenta il ritmo, mi tiene ferma, mi scopa il culo con sempre meno grazia.
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