trio
La Troietta del Tavolo da Ping-Pong #3 di 6
giorgal73
08.06.2026 |
79 |
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"» Abbandona la presa sulla mia schiena, allunga la mano alla cintura dei miei shorts e inizia a slacciarli..."
--- Premessa ---La mia amica Laura leggendo il primo racconto si è eccitata da morire e mi me ne ha chiesto un secondo, più spinto, più esagerato, mi ha raccontato una sua giornata al parco e da li i miei polpastrelli hanno preso vita. Il racconto è lungo e l’ho diviso in 6 parti, tutte disponibili nella sezione trio, quindi leggetele e commentatele. Laura ama i commenti, la sua anima esibizionista vi potrebbe ricompensare. Mentre io vi ringrazierò, ma come al solito lascio un invito a tutte le donne che leggendomi, proveranno il desiderio di conoscermi dal vivo ovviamente.
--- Parte 3 – Sotto il tavolo ---
Luca spinge il cazzo un po’ più dentro, e io mi adatto, lo prendo sempre più profondo, sento la cappella che mi sfiora il palato. Lo succhio con forza e si vede che gli piace da morire. Ogni tanto lo tiro fuori e lo lecco tutto, dalla base alla punta, poi lo riprendo in bocca e continuo.
Giorgio mi scopa con le dita senza smettere, ma adesso mi sta guardando con una faccia diversa, come se fosse diventato geloso, come se il vedere il suo amico godere della mia bocca sia troppo per lui. Mi sento le sue dita che accelerano, i movimenti diventano più bruschi, e io mi metto a gemere piano con il cazzo ancora in bocca. Non riesco a trattenermi. La panca di legno scricchiola sotto il mio peso che si sposta.
«Cazzo sta godendo come una maiala in calore» dice Luca con la voce spezzata, tirandomi i capelli dolcemente. «Voglio vederla venire.»
Giorgio alza lo sguardo verso di me e sorride. «Non è ancora pronta,» dice, ma intanto le sue dita continuano a muoversi dentro di me con una precisione che mi fa quasi male. «Devo sentirti bagnarmi tutta la mano.»
Proprio sul più bello, mentre sento le dita di Giorgio affondare sempre più a fondo e la lingua di Luca che a tratti mi sfiora il collo, dal sentiero dietro le siepi si solleva una cascata di voci acute. Bambini. Mi paralizzo, ma non c’è nemmeno il tempo per mettere in pausa la scena. Anzi, il contrario: Giorgio mi scava dentro con le dita, si fa violento, e Luca ride come se fosse la cosa più naturale del mondo, poi mi preme il cazzo contro la guancia e mi immobilizza la testa con una presa risoluta sui capelli. Lo fa piano, con quella gentilezza strana che hanno solo i maschi quando sentono che la situazione è davvero loro. Mi trovo incastrata tra il ginocchio di Giorgio, l’avambraccio di Luca e lo schienale della panca, senza la minima possibilità di fuga. L’odore di sudore, cloro, erba tagliata e sesso è così forte che mi gira la testa.
«Non ti muovere» mi sussurra Luca, e la voce non gli trema. «Fanno solo chiasso, non guardano.» Sembra quasi divertirsi, come se avesse scommesso con sé stesso che non mi sarei ritratta nemmeno di un centimetro. Non sbaglia: le vibrazioni del rischio mi si arrampicano sulla pelle, mi si raccolgono tra le cosce in un unico punto. Il cuore batte così forte che penso possa sentirlo anche Giorgio, che intanto mi tiene attaccata alla realtà con una mano sulla schiena, la pressione forte, come se volesse inchiodarmi sulla panca.
I bambini si avvicinano. Li sento strisciare i piedi sulla ghiaia, li sento ridacchiare e litigare per il gelato, e uno fa anche lo scalino e sbircia proprio verso di noi. Per un attimo mi si gela il sangue. Ma Luca, invece di fermarsi, mi tira la testa indietro e mi fa voltare verso di lui, così che la bocca gli sia più vicina. Il cazzo mi sfiora le labbra, lui lo spinge con delicatezza, quasi come se volesse darmi un bacio. Sento la punta umida sulla guancia, il profumo di pelle e sale. Mi morde il lobo dell’orecchio e dice sottovoce: «Dai, brava ragazza. Così non si accorgono di niente.»
È una bugia. Lo sanno benissimo che non sto facendo la brava ragazza. Sento Giorgio che trattiene il fiato, poi mi infila due dita di colpo e le muove con decisione, come a scandire una punizione. «Ti eccita anche il rischio. Lo sento da come ti stringi.»
Non rispondo. Sento solo le sue dita che scivolano dentro e fuori, il pollice che si ferma sul clitoride e lo tormenta con una lentezza scientifica. Piego la testa, cerco con la lingua la punta di Luca e gliela lecco appena, di sfuggita, mentre lo guardo dal basso. Lui si morde il labbro, mi tiene ancora più stretta e mi costringe ad aprire di più la bocca. Mi entra piano, un centimetro alla volta, e io lo lascio fare. Do l’impressione di essere passiva, ma sto già controllando tutto: la velocità, la pressione, la direzione. Lo succhio con la lingua piatta, lenta, facendolo sbattere contro il palato. Lui geme in modo sottile, quasi impercettibile, come se non volesse darla vinta a nessuno.
Sotto il tavolo, Giorgio è diventato una macchina. Le dita si muovono con una violenza matematica, ogni colpo mi fa saltare il bacino di qualche millimetro verso l’alto. Mi piace soprattutto il modo in cui non si preoccupa più di nulla: se ne frega del parco, dei bambini, di chi potrebbe passare. Mi sembra di sentire il suo odore misto a quello di sangue e metallo, un feromone animale che mi fa correre i brividi addosso.
La scena si stira nel tempo. I bambini passano, finalmente, e per un attimo mi sento sgonfia di tensione. Respiro, butto fuori l’aria dal naso, e subito Luca mi afferra la testa con più forza e la spinge in basso, come se avesse aspettato proprio quel momento. Me lo mette in bocca per metà, la cappella grossa che mi preme contro la lingua, il sapore di pelle che mi riempie la gola. Inizio a succhiarlo davvero, a ritmo, e sento che il respiro gli cambia.
Giorgio, dal canto suo, ha smesso di parlare. Si è chinato verso di me, la bocca quasi all’altezza dell’orecchio. Sento il suo fiato e la sua voce che arriva diretta, come una corrente elettrica. «Brava. Così ti voglio vedere.» Abbandona la presa sulla mia schiena, allunga la mano alla cintura dei miei shorts e inizia a slacciarli. Lo fa con rapidità, ma anche con una grazia che mi spiazza. Poi, senza perdere il ritmo delle dita, mi abbassa i jeans corti fino a metà coscia. L’aria fresca mi pizzica la pelle, e mi accorgo che sono completamente bagnata. Sento anche il liquido che mi cola tra le natiche, e il sedile della panca che si inumidisce.
Luca si accorge subito della mossa. «Adesso si vede tutto,» dice, divertito. Allunga una mano e mi accarezza la coscia, poi mi strofina la pelle con le dita ruvide, a pochi centimetri dalla mano di Giorgio. «Guarda che spettacolo. Questa ci mette due secondi a venire.»
Giorgio ride, ma non risponde. Si limita a muovere le dita in modo più convulso. Poi, all’improvviso, me le sfila tutte e mi lascia completamente aperta, esposta, con la figa satura d’aria e di voglia. Sento il vuoto che si spalanca tra le gambe, ed è una tortura. Mi volto a guardarlo, con un’espressione che chiede spiegazioni.
«Voglio vedere se te lo meriti,» dice Giorgio con voce ferma. Si sbottona i pantaloni, li tira giù senza eleganza, e lascia che il cazzo gli esca fuori, pesante e gonfio, con la cappella già lucida. È diverso da quello di Luca: meno lungo, ma molto più spesso, con la punta larga e delle vene che lo percorrono a spirale. Me lo mette davanti alla faccia, e per un attimo mi sembra di dover scegliere.
Non mi faccio pregare. Lascio Luca, anche se lui cerca di tenermi stretta, e passo alla rotazione: prima prendo in bocca Giorgio, lo succhio con forza, lo faccio ruotare tra le labbra; poi torno da Luca, lo lecco dalla base alla punta, e lo riprendo in bocca. Vado avanti così per un po’, alternando i due sapori, i due ritmi. Ogni tanto li lecco insieme, mi riempio la lingua di pelle e sale, li faccio sbattere tra loro come se stessi decidendo chi fosse il più forte. Sono entrambi tesi, concentrati, e il potere mi arriva addosso come una doccia calda.
Giorgio mi afferra di nuovo sotto la gonna, mi spalanca la figa con le dita e la assaggia, come se fosse curioso di sentire il sapore delle sue stesse mani. Mi spinge dentro un dito, poi due, poi tre, quasi fino al palmo, e ogni volta che mi penetra sento un’ondata di piacere che mi mozza il respiro. Luca, nel frattempo, mi tiene la testa ferma, il cazzo sempre più duro che mi preme contro la lingua. Lo sento che inarca la schiena e trattiene il respiro. I loro corpi sono caldi, sudati, e ogni movimento mi fa sentire come se fossi presa in mezzo a una collisione di meteoriti.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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Commenti per La Troietta del Tavolo da Ping-Pong #3 di 6:

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