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Lui & Lei

Ancora Daniel


di ElisaAle
09.04.2026    |    56    |    2 9.0
"Cominciai a leccarlo e succhiarlo lentamente ma con vigore, alternando lingua e affondi fin giù fino alla base dell’asta infilandomelo in gola..."
Tra me e Daniel, dopo quella prima volta c’eran state un altro paio di avventure “dopo lavoro” nell’ultimo mese.
Quella mattina però sentivo quel brivido, quella voglia di giocare, e giocare tanto.
Avevamo un’uscita di charter di 8 ore, i clienti sarebbero arrivati alle 10 e la barca era pronta già dalla sera prima, mancava solo preparare il contratto e 4 cose di routine.
Come tutte le mattine ci saremmo trovati solo 30 minuti prima dell’arrivo dei clienti, così decisi di usare quella mezz’ora per “giocare” un po’.
Invece della solita maglietta e shorts optai per un outfit un po’ piú stuzzicante, un top beige aderente senza maniche e scollato ma coprente fino appena sopra l’ombelico, abbinato ad una gonna bianca a mezza coscia non aderente.
Ai piedi invece delle solite scarpe basse mi infilai un paio di sandali beige a zeppa senza plateau davanti ma con 10 cm di tacco, allacciati alla caviglia con un nastro di cotone.
Sotto la gonna solo una sorpresa, un gioiellino, un plug di cui spuntava solo il cristallo tra le natiche.
Quando raggiunsi la barca Daniel era appena arrivato, notò subito il mio outfit e mi riempí di complimenti.
Mi tolsi le scarpe per salire a bordo e mi sedetti a preparare il contratto per i clienti mentre lui controllava che fosse tutto pronto.
Mancavano solo i teli da mare che mettevamo a disposizione dei clienti, così scesi in cabina e mi inginocchiai sul divano per raggiungere lo scompartimento dove erano riposti.
Sapevo benissimo che in quella posizione la gonna si sarebbe sollevata mostrando le mie parti intime e il mio gioiellino, cosi chiamai Daniel con la scusa di venire a prendere i teli mentre glieli passavo.
Ero emozionata, il cuore batteva forte nel petto, l’eccitazione era in aumento, e come scese i primi scalini della cabina rimase pietrificato esclamando “ cosa cavolo è quella cosa meravigliosa che risplende nel tuo culetto!”
Subito si avvicinò, mi sollevò del tutto la gonna e cominciò a carezzarmi le natiche.
“Lascia, non abbiamo tempo, i clienti stanno arrivando” dissi, senza però fermarlo.
Qualche secondo e la sua bocca era sul mio sesso già umido leccandomi dolcemente.
“ Non possiamo, fermati!” ripetevo con voce bassa e distratta dalle sue attenzioni, mentre peró con una mano lo tenevo per i capelli.
Quella stessa mano solo un minuto più tardi, al sentire rumore di passi sul molo, lo allontanò bruscamente.
Ricomponendomi velocemente uscii in coperta e vidi un gruppo di 6 persone che si stavano avvicinando.
Sbarcai sul molo e gli andai incontro, mi presentai e li accolsi in barca.
Nel frattempo Daniel aveva preparato i teli, si presentò, spiegammo il giro che avrebbero fatto, firmarono il contratto e pochi minuti dopo io sbarcai nuovamente sul molo salutandoli e augurando una buona serata.
La barca partì per il charter con Daniel che, durante la semplice manovra, mi guardava con sguardo complice mentre mi rinfilavo le scarpe.
Mi sentivo ancora terribilmente umida delle sue leccate e non solo, presi il telefono e gli scrissi “ stasera, al tuo ritorno, continuiamo il discorso, buona giornata”.
Non avevo molte cose da fare quel giorno così tornai a casa e cominciai la mia routine, ma il pensiero in testa era fisso alla serata.
Le otto ore che mi separavano dal suo ritorno erano lunghe ma volevo comunque stuzzicarlo, cosi attraverso la chat “protetta” continuai a scrivergli per tutto il giorno allegando anche qualche foto un po’ accattivante e maliziosa.
Pranzai con il mio compagno facendo finta di niente anche se il miei pensieri quel giorno erano per Daniel.
Alle 18:30 mi ripresentai in porto, con lo stesso outfit, compresi gli “accessori”, come sempre aiutai nella manovra di ormeggio sotto lo sguardo sempre più complice di Daniel.
Mentre salutavo i clienti vidi che lui cominciò a pulire cosi lo fermai e gli dissi “ non pulire la barca, solo buttiamo la spazzatura e riordiniamo un po’, abbiamo un’altra uscita da fare”
Lui all’inizio rimase un po’ perplesso ma il mio sorriso un po’ malizioso gli fece capire cosa intendevo.
Al mio fidanzato avevo detto che sarei uscita qualche ora con le amiche per un aperitivo al tramonto, cosa che spesso facevo.
Pochi minuti dopo lasciammo il porto in direzione di una baia a 25 minuti di distanza.
Appena fuori dal porto Daniel scherzosamente e senza girarsi mi chiese se gli veniva pagata quella seconda uscita.
Io con molta calma mi sfilai gonna e top restando così nuda, seduta sul divanetto dietro di lui e gli dissi “ così ti va bene?”
Si girò e sorridendo mi rispose “ direi perfetto”
Durante il tragitto il vento mi spettinava i capelli e accarezzava il corpo nudo inturgidendo i capezzoli, ed io lo guardavo al timone curiosa e desiderosa.
Provavo ad essere rilassata e disinvolta, muovendomi tra il pozzetto e la cabina della barca, ma il restare senza veli sotto i suoi sguardi fugaci e maliziosi sommato al sapere cosa sarebbe successo dopo mi rendeva nervosa ed eccitata al tempo stesso.
Quando arrivammo alla caletta non c’era nessuno, nemmeno una barca, ci ancorammo in una zona riparata dal vento che ogni pomeriggio si alza più o meno deciso nella baia , e Daniel, una volta assicurata la barca e spenti i motori, scese in cabina a preparare due drinks.
Io mi sdraiai sull’ampio prendisole di poppa, subito dietro il divanetto a pancia in giù e lui mi raggiunse indossando solo i pantaloncini e i due drinks in mano.
Notando che indossavo ancora il gioiellino mi disse che mi stava proprio bene.
Eccitata e desiderosa solo gli sorrisi in risposta senza dire nulla mentre prendevo il bicchiere che mi stava porgendo.
Fu veramente difficile chiacchierare come se nulla fosse, sorseggiando di tanto in tanto il drink, con il cuore che batteva come un martello e con l’emozione che continuava a salire.
Non molto più tardi cominciò ad accarezzarmi un gluteo.
Subito mi abbandonai a quelle carezze delicate che in breve cominciarono a vagare per tutto il corpo, dalla schiena alle gambe, sfiorando anche punti sensibili come il collo, i lati del seno, l’interno coscia, e girando intorno al plug.
La tensione era in continuo aumento e il desiderio era ormai incontrollabile.
L’aver giocato tutto il giorno, anche se solo attraverso messaggi, ci aveva eccitato entrambi ad un livello incredibile.
Brividi incontrollabili percorrevano il mio corpo ad ogni suo tocco, mi girai pancia in su come per offrirmi completamente a lui.
Le sue mani esperte ora mi massaggiavano e palpavano i seni, giocando con i capezzoli ormai turgidi, e lentamente si avvicinarono sfiorando il mio intimo.
Si tolse i pantaloncini, si inginocchiò tra le mie gambe e avvicinatosi, cominciò a leccarmi.
Avevo le cosce vergognosamente spalancate e lo tenevo per i capelli mentre la sua lingua accarezzava e coccolava la mia vulva ormai aperta.
Sentivo pulsare tutta la zona intima mentre si occupava meravigliosamente di ogni centimetro, dalle labbra esterne, l’interno e il clitoride, perfino intorno al plug ancora al suo posto.
Tremavo sotto le sue cure, volevo di più, lo desideravo troppo ma senza aver tempo di dire o fare qualcosa lui si sollevò, mi prese per le cosce e senza alcuna delicatezza mi infilò la sua turgida virilità in un sol colpo strappandomi un gemito incontrollato.
Subito cominciò a muoversi dentro e fuori per tutta la sua lunghezza, mentre io mi palpavo i seni quasi strizzandomeli guardandolo con gli occhi socchiusi.
Ero in estasi, lo feci sdraiare per salirgli subito a cavalcioni dandogli la sciena e, chinatami un poco in avanti appoggiandomi con le mani sulle sue gambe, cominciai a cavalcarlo con decisione mostrandogli così anche il gioiellino.
Mi teneva stretta per le caviglie mentre ansimava ed elogiava quel cristallo che brillava tra i miei glutei alla luce calda e giallastra del sole ormai calante.
Mi girai ora verso di lui, con il dorso dei piedi sulle sue cosce, e mentre lui mi teneva strizzandomi i glutei io mi palpavo il seno.
Lo sentivo durissimo dentro di me e lo cavalcavo con decisione, il clitoride strusciava sul suo ventre duro e liscio, mi sentvo vicina al culmine.
Mi appoggiai con le mani al suo torace, sentii cominciare i brividi quando di colpo lui esplose riempiendomi in profondità del suo caldo orgasmo.
Io ero troppo vicina per fermarmi, avevo i muscoli tutti tesi, continuai a cavalcarlo mentre lui tra tremolii e gemiti mi strizzava sempre più forte i glutei.
Ed ecco che finalmente quell’esplosione violenta mi travolse di piacere, un culmine fortissimo di qualche secondo per poi scemare lentamente.
Abbandonata su di lui ancora dentro di me, spettinata, sudata, con il cuore che batteva ancora deciso, mentre il respiro ancora affannato stava tornando lentamente normale.
Mi sdraiai accanto qualche minuto mentre sentivo il suo sperma fuoriuscire lentamente dal mio corpo e colarmi lento tra i glutei.
Dopo poco senza dire nulla mi tuffai in acqua, un contrasto tonificante e rinvigorente, sdraiata sulla superficie sentivo i capezzoli che affioravano dall’acqua duri sotto le carezze del vento ancora caldo.
Daniel ancora a bordo mi guardava;
Mi piaceva sentirmi osservata.
Cominciai a nuotare lentamente mostrandogli il mio gioiello che risplendeva sotto la superficie dell’acqua e lo invitai ad entrare.
A breve mi raggiunse ed io subito feci di tutto per stuzzicarlo, anche se non fu necessario impegnarsi molto;
i suoi occhi, e le sue mani, mi scrutavano e carezzavano tutto il corpo, giocando cn i miei capezzoli e le mie parti intime.
Abbracciata a lui, sentivo il suo pene riprendere lentamente vigore tra i nostri 2 corpi.
Senza dire nulla mi diressi alla scaletta, tornai a bordo e prendendo il drink ancora nel portabicchieri andai a sdraiarmi sul prendisole di prua a scaldarmi sotto gli ultimi raggi di sole.
Lui subito mi raggiunse, parlammo scambiandoci sguardi complici mentre pensieri peccaminosi su quello che avevamo fatto mi riempivano la mente.
Forse si, era sbagliato, ma mi era piaciuto e mi piaceva quel rapporto che si era creato, complice, segreto e forse anche un po’ rischioso.
Lui mi guardava, osservava, parlava e sorrideva, ed io non mi nascondevo, mi piaceva, e piaceva pure a lui, il suo sesso si stava risvegliando timido e probabilmente desideroso.
Non avevamo fretta e quel suo risvegliarsi solo guardandomi mi intrigava.
Tutto si stava scaldando di nuovo, il relax apparente stava cambiando in nuova eccitazione.
Eravamo entrambi sdraiati su un fianco, nudi, guardandoci, le teste sorrette da un braccio, un momentaneo silenzio, accompagnati solo dalla leggera musica lounge e il soffice rumore dell’acqua sullo scafo della barca.
Ad un certo punto cominciai a carezzarmi un gluteo poi, con due dita cominciai a giocare con il plug e infine lo sfilai.
Era caldo e lucido e mostrandoglielo lo feci cadere rumorosamente nel suo drink.
Senza dire nulla lo feci sdraiare pancia in su, il suo pene era tornato turgido come prima e subito lo presi in bocca.
Cominciai a leccarlo e succhiarlo lentamente ma con vigore, alternando lingua e affondi fin giù fino alla base dell’asta infilandomelo in gola.
Mi piaceva, avrei continuato a lungo con quella fellatio ma il mio corpo voleva di più.
Gli salii a cavalcioni, mi portai con una mano abbondante saliva sul mio posteriore e preso il suo membro con la stessa, lo puntai al mio ano.
Cominciai una lenta discesa, il glande subito si fece strada strappandomi un gemito di piacere misto a fastidio, ma sentirlo scivolare mi piaceva ed in breve lo ebbi tutto dentro.
Sotto il suo sguardo attonito cominciai a muovermi, lo sentivo entrare vigoroso, profondo mentre il clitoride strusciava sul suo ventre liscio e le sue mani mi stringevano i seni.
Ero come impazzita, lo cavalcavo con decisione, mi piaceva sentirlo deciso dentro di me.
Mi chinai indietro, sorreggendomi con le mani indietro ed i piedi ai suoi lati, le gambe volgarmente divaricate verso di lui che non staccava lo sguardo dal suo sesso che scompariva ad ogni mio affondo poco dietro al mio aperto umido e libero.
La sensazione era bellissima, mi sentivo riempire ad ogni affondo ma la posizione non era molto comoda e presto iniziarono a mancarmi le forze.
Inoltre volevo sentire la sua virilità, la sua forza, cosi mi sollevai per mettermi a carponi.
Lui subito si inginocchiò dietro di me rientrando subito, in un sol affondo, nel mio didietro.
Cominciò a penetrarmi tenendomi per i fianchi mentre io lo incitavo a fare più forte, più deciso.
Più forte mi penetrava più mi piaceva, ed io accompagnavo i suoi affondi spingendo indietro con il sedere fino a sentirlo sbattere rumorosamente contro i miei glutei.
Il sole era quasi scomparso, il cielo cambiava tonalità dal rosso al blu, quel caldo tramonto ci illuminava mentre noi cambiavamo varie posizioni alternandoci il controllo di quella sodomizzazione che si faceva sempre più decisa.
Ad un certo punto io sdraiata pancia in su con le mani mi tenevo le gambe sollevate e divaricate verso l’alto mentre lui sopra di me reggendosi sulle mani continuava a penetrarmi deciso il retto.
Mentre il suo corpo liscio mi sfiorava, toccandomi senza schiacciarmi, sentii cominciare i brividi e ansimando lo incitavo di fare più forte.
Stavo per arrivare al culmine, mi strinsi a lui con le gambe e le braccia, lo tenevo stretto a me mentre l’uragano di piacere mi invase con un orgasmo lungo e violento.
Qualche istante e poi allentai la presa su di lui che però continuava a stantuffarmi.
Mi fece girare di nuovo a carponi per rinfilarsi subito senza alcuna delicatezza ma scivolando senza sforzo di nuovo fino in fondo, e subito rincominciò a muoversi tenendomi saldamente per i fianchi.
Con il seno ed il viso ormai appoggiati al prendisole, la schiena inarcata ed il culo per aria, lo sentivo spingere deciso e sempre più forte, finché anche lui esplose in un caldo e abbondante orgasmo scaricandomi tutto il suo piacere in profondità.
Il sole era ormai calato, restammo qualche minuto sdraiati in silenzio prima di rivestirci e tornare in porto.
Sensazioni e pensieri contrastanti mi dominavano in un idillico e piacevole rientro, nella ormai quasi totale oscurità della sera inoltrata.
Ripulimmo velocemente la barca e la preparammo per il giorno dopo come se nulla fosse successo ma comunque dominata da complicità appagamento e colpevolezza.
Ci scambiammo un veloce e innocente bacio sulle guance come saluto in netto contrasto con ciò che c’era stato e, infilatami le scarpe, mi allontanai sul molo senza voltarmi sicuramente sotto il suo sguardo curioso.
Il giorno dopo lo rividi, alla stessa ora e, come le volte precedenti, facendo finta di niente e ignorando l’accaduto, preparammo la barca per una nuova giornata.
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