Lui & Lei
Un inaspettato Daniel
02.11.2025 |
158 |
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"Senza dire nulla mi alzai mi inginocchiai sul divano salendogli a cavalcioni e mi infilai su quel membro turgido..."
Quest’anno avevamo portato la barca in un porto vicino a casa e decidemmo di gestire i charters direttamente noi. Io, essendo molto meno impegnata di lui, mi ero offerta di seguire la cosa.I primi noleggi iniziarono presto, ai primi di maggio, e già a metà giugno eravamo perfettamente organizzati e con tante prenotazioni.
Avevamo anche i contatti di tre capitani che, a seconda della disponibilità di ognuno, ci coprivano tranquillamente tutti i giorni della settimana.
Tra i miei vari compiti c’era anche la preparazione della barca con il capitano prima dell’uscita e la pulizia al ritorno.
Daniel, uno dei tre, era un ragazzo sulla trentina simpatico, fisico tonico e inevitabilmente abbronzato.
Conosciuto a fine giugno c’era stato fin da quasi subito un’intesa diversa.
In quelle poche ore che ci “incrociavamo” prima e dopo il charter si chiacchierava e si scherzava finché un giorno di metà luglio, dopo aver terminato le pulizie dopo un charter abbastanza impegnativo specie per lui, ci preparammo un drink e ci sedemmo al tavolino per rilassarci un attimo.
Non so bene come successe ma ad un certo punto avevo la sua mano sulla gamba che mi accarezzava ed io invece di allontanarla, gli sorrisi e, con la mia, poco dopo la accompagnai verso l’interno coscia.
Cominciarono dei brividi, il cuore aumentava il ritmo finché iniziò a martellarmi forte nel petto quando la sua mano, ancora in compagnia dalla mia, arrivò sui pantaloncini in corrispondenza del mio intimo.
Nel silenzio più totale dirigevo delicatamente quell’orchestra di carezze, con gli occhi socchiusi e lasciandomi andare al piacere di quelle delicate attenzioni.
Dei dolci baci sul collo aggiungevano dei brividi solleticanti.
Ad un certo punto, tenendolo per mano, lo portai giú in cabina, lo feci sedere sul divanetto e inginocchiatami sulla morbida moquette gli slacciai i pantaloncini.
Ne tirai fuori un pene turgido e dritto, mi avvicinai con la bocca e cominciai a leccarlo, prima delicatamente in punta poi scendendo fino alla base.
Aprii la bocca e lo accolsi, alternavo leccate del glande a leggeri affondi e succhiate nel risalire.
Lui mi carezzava delicatamente la testa mentre continuavo sul suo membro, cercando di scendere sempre di piú.
Gli sfilai del tutto i pantaloncini, lo ripresi in bocca e continuai gli affondi;
Nessuno parlava, io mi sentivo peccatrice inaspettata, la tensione saliva dentro di me e con lei l’eccitazione.
Un leggero fastidio ma poi eccolo scivolare oltre il palato molle, superare la leggera curva del cavo orale e arrivare in gola.
Ormai scendevo per tutta la sua lunghezza fino a raggiungerne la base liscia e depilata con le labbra.
Ero come in un altra dinensione, nulla importava più, continuavo con quegli affondi che non riuscivo a smettere , mi piaceva.
Nel frattempo mi slacciai i pantaloncini facendoli cadere a terra e me li sfilai.
Senza dire nulla mi alzai mi inginocchiai sul divano salendogli a cavalcioni e mi infilai su quel membro turgido.
Mi scappò un gemito di piacere mentre mi scivolava senza fatica fino in fondo.
Cominciai subito a cavalcarlo mentre lui mi teneva saldamente per i glutei.
Ero talmente eccitata che di lì a breve cominciai a sentire quei brividi e quella tensione generale che poi scoppiarono in un potente orgasmo. Invano cercavo di soffocare i gemiti di piacere mentre lui da sotto continuava a muoversi per penetrarmi facendomi capire che anche lui era vicino.
Mi sollevai e mi rimisi in ginocchio, lo ripresi di nuovo in bocca e rincominciai ad alternare succhiate, leccate e discese profonde.
Nemmeno un minuto e mi esplose tutto il suo caldo piacere in bocca. Continuai a leccarlo qualche istante raccogliendone tutto il succo come fosse un dono, un premio.
Dopo qualche istante ruppe il silenzio che lentamente era tornato :“ cosa abbiamo fatto?”
“Non lo so nemmeno io, ma deve restare assolutamente un segreto solo nostro…. È molto importante!!”
Mi rinfilai i pantaloncini e scossa per l’accaduto uscii a prendere un pó d’aria, vidi il mio drink ancora a metà, lo presi e lo bevvi tutto d’un fiato, come a scaricare la tensione di quel breve ma intensissimo amplesso.
Qualche istante e comparve anche lui, fece per dire qualcosa ma io, appoggiandogli le dita sulle labbra, lo fermai “ non dire nulla, anzi vai a casa, chiudo io la barca”
Lui insistette un pò, non voleva finissi sola, ma avevo bisogno di quella solitudine, così lo salutai e con la mente scombussolata dall’accaduto terminai le ultime cose e mi diressi a casa.
Quella sera rimasi a casa e non riuscivo a non pensare all’accaduto, soprattutto perché Daniel lavorava per noi e l’avrei rivisto per forza.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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