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Lui & Lei

Casa dolce casa


di Membro VIP di Annunci69.it Eloise
17.02.2026    |    1.439    |    8 9.7
"Mi guarda un po' stranito sulla porta perchè ha capito che sono venuta, perchè non l'ho aspettato perchè ho fatto io e non mi ha fatto venire lui..."
Nella mia vita ho avuto diverse relazioni, non troppe, per l'esattezza 4, oltre a qualche partner occasionale. Complessivamente arrivo a 9.
Una volta ho letto un articolo in cui si diceva che gli uomini considerano socialmente accettabile una donna che abbia avuto fino a 9 partner sessuali.
A 9 puoi ancora andare bene, sei un po' al limite ma sei ancora accettabile. Sopra 9 sei una troia, sopra 20 sei una puttana. Non vado oltre.
Ci sono dei problemini anche se sei sotto i 9. Se hai scopato con un solo uomo in vita tua sei non classificabile, a due sei una santa, a 3...tre in realtà è il numero che, secondo la mia esperienza, gli uomini considerano perfetto.
Io arrivo a 9.
Come la maggior parte delle donne baro, ne dichiaro 6, solo un paio di mie amiche sanno tutti i miei numeri. Numeri in tutti i sensi: quanti uomini ho avuto, quello che ci ho fatto, quello che sogno di fare, solo quelle più tolleranti lo sanno, quelle che se gli dicessi: “Carlo mi ha vista in auto alle 17.00 sulla statale, era nell'auto davanti alla mia, ho fatto di tutto per rimanere indietro, non farmi vedere, era buio ma temo mi abbia vista, ti prego se ti chiede qualcosa conferma che ero da te. Non farmi domande, non chiedermi perché ero lì, non posso dirtelo ma ti prego comprimi!”.
Tra parentesi, mi è successo, la mia amica mi ha coperta e si è fatta i cazzi suoi.

Delle mie 4 relazioni di tanto in tanto ripenso a quella con Marco. E quando lo faccio in genere finisco per sgrillettarmi, tranne quando sono sotto la doccia, mi passo solo distrattamente le mani sul seno immaginando che siano le sue.
Eravamo anime affini: ci piaceva parlare, ci piaceva scopare, eravamo sessualmente molto affiatati, siamo durati 4 anni poi lui ha colto l'opportunità lavorativa della sua vita, si è trasferito dall'altro capo del mondo e tutto è finito. La verità è che avremmo potuto continuare per tutta la vita come scopamici, solo quello, l'alternativa casa-famiglia-figli ci avrebbe fatto disintegrare a vicenda.
Marco era ed è un ingegnere. Uomo tuttofare, bravo con le riparazioni a casa (il “ti prego vieni a sostituirmi la lampadina” oppure “ti prego mi è impazzita la lavatrice” erano sempre ottime scuse per venire da me e scopare), bravo con il giardinaggio, e non intendo solo a passarmi la lametta sulla patata per renderla liscia e poi dedicarcisi con la sua bocca, riusciva a salvare le piante che io tentavo invano di coltivare, appassionato di teatro, sognatore, grande sensibilità, buon ascoltatore, conversare con lui era godurioso quasi come scoparci.

Dopo una lunga ricerca, Marco aveva finalmente trovato e comprato quella che “quando sarà finita, vedrai, è la casa dei miei sogni!”. Casa che, detto tra noi, ha venduto 6 mesi dopo aver ultimato ed esserci andato a vivere.
Per la serie lo-famo-strano, avevamo fantasticato sul fare sesso al piano di sopra mentre al piano inferiore lavoravano i muratori, che poi ci avrebbero scoperto per via delle mie grida di piacere (anche se in genere non grido) e delle sculacciate che mi dava sul culo mentre mi scopava a pecorina (quello sì, ci piaceva farlo) e si sarebbero uniti a noi per una mini gang. Ovviamente i muratori avevano dai 25 ai 30 anni e dei cazzi belli grossi.
Una volta immaginavamo di essere sul pavimento, io distesa, gambe aperte, Marco sopra di me, i due ragazzi che salgono piano le scale, si nascondono, ci guardano, i loro cazzi si gonfiano nei pantaloni a quella vista, Marco che mi dice quanto sono troia, loro iniziano a menarsela fino a che non resistono, si fanno avanti. Noi scandalizzati, stupiti alla vista dei loro cazzi. Marco quasi ipnotizzato si alza e fa posto al primo dei due. Entrambi mi scopano, prima uno, poi l’altro, io vengo ovviamente duecentocinquantamila volte tra grida di piacere...si tutto come da film porno.
Verso la fine dei lavori, a forza di fantasticare, avevamo affinato di più l'immaginazione e reso le nostre fantasie più concrete: non eravamo completamente nudi, avevamo i vestiti su, perchè eravamo di fretta, perchè l'adrenalina non era farsi scoprire ma il rischio che ci scoprissero, non ero distesa a terra ma distesa sopra la cassettiera della camera da letto. Ah e avevamo delle maschere così se ci avessero beccati non ci avrebbero riconosciuti ma avrebbero pensato fossimo solo una coppia clandestina che cercava un posto dove fare sesso e si era intrufolata nella casa di nascosto. Io avevo scelto la maschera tipo Catwoman lui quella di Ironman. Lo so, non c’entrano un cazzo l’uno con l’altro.

Sta di fatto che i lavori erano quasi finiti, non avevamo ancora realizzato nulla e io davo chiari segnali di noia e di delusione, una sfida per Marco che mi aveva quindi proposto di realizzare la nostra fantasia il venerdì successivo.
La casa era sostanzialmente finita, c'era già qualche mobile (la cucina, tavolo, sedie, il bagno, un cassettone nella cameretta, la lavatrice), stavano finendo di imbiancare. Non erano due ragazzotti, ma due amici di amici di amici sulla quarantina che, come secondo lavoro, facevano gli imbianchini.
Alle 15.00 di venerdì ero li. C'ero io e basta, nemmeno Marco, serrande abbassate, la desolazione.
Dopo 10 minuti, io ero già visibilmente incazzata, arriva Marco, scende dalla sua auto, che sembra più un trattore che un'auto, ed esordisce con un “Scusa zuccherino ma non avevo capito che oggi i ragazzi non sarebbero venuti”. Avrei potuto lasciarlo per questo (perchè mi aveva dato dello “zuccherino”, mi piaceva quando mi chiamava così e allo stesso tempo lo trovavo odioso) ma non l'ho fatto.
“Dai, ti faccio vedere la casa, sei venuta fin qui, almeno mi dici che ne pensi”.
Considerato che quella cazzata m'era costata mezza giornata di ferie e che oramai c’avevo fatto la bocca all’idea di scopare, sono entrata. E una volta dentro e visto i cartoni sul pavimento, i teli di cellofan che coprivano i mobili della cucina ho capito che magari non avremmo scopato in un cantiere per poi essere sorpresi da due muratori, ma avremmo potuto farlo in una casa con dei lavori in corso. Non l'avevo comunque mai fatto in un posto così.

Ci siamo liberati dei cappotti, lasciandoli sopra una delle poche sedie presenti, so già che il mio da nero diventerà bianco per via della polvere dell’imbiancatura, ma è parte del fascino del contesto.
Marco mi fa fare un giro della casa, è piccola, accogliente. Mi fa notare il materiale utilizzato per le finestre, mi fa vedere dove avrebbe voluto far installare uno di quei camini moderni.
Mentre guardo per aria e cammino gli vado addosso, non mi accorgo che si è fermato.
Si gira, mi abbraccia, mi chiede: “Che ne pensi?”
“E' bellissima tesoro, hai fatto un ottimo acquisto” e lo bacio.
Il mio bacio è intenso, di quelli con la lingua, di quelli che...ti voglio mangiare, ti voglio mordere, voglio che capisca quanta voglia ho di te, di scopare.
“Ti sono mancato?”
“Troppo”
“Avrei dovuto accertarmi prima che non c'erano, ti avrei potuta avvertire. Ti ho fatto perdere tempo?”
Quando, mi prendeva in giro in quel modo mi montava quel misto di odio e sesso...

Lo bacio di nuovo, per fargli sentire la mia eccitazione, per zittirlo. Un bacio che dura un’eternità.
Mi scosto solo per dirgli che lo trovo stanco, sbattuto: “Chissà chi ti ha sbattuto oggi, chissà quante ti hanno sbattuto oggi”.
Sorride - “Oggi ancora nessuna, ma se mi sbatti te ora almeno torno a casa felice visto che è stata una mattinata pesantissima a lavoro!”
Scoppiamo a ridere e nel mentre si slaccia la cinta e si cala pantaloni e mutande: “Vedi l'effetto che mi fai, è bastato solo qualche bacetto”.
Ridacchio e mi avvicino a lui prendendogli in mano il cazzo che è già piuttosto in tiro e iniziando a fargli una sega.
Lui, con il dolcevita ancora su come anche le scarpe, mentre pantaloni e mutande sono calati. Io, in piedi davanti a lui, ancora completamente vestita, con la mia maglietta, la gonna, gli stivali mentre la mia mano fa su e già sul suo cazzo, mentre so che ha una voglia pazzesca di mettermelo dentro la figa, lo leggo nei suoi occhi.
Ma non sono lì per realizzare la fantasia “ti inginocchi e mi fai un pompino nel cantiere di casa mia”, voglio anche io qualcosa.
Mentre continuo a pompare, mi alzo la gonna con la mano sinistra, mi interrompo per tirarmi giù calze, slip e mi giro per avvicinarmi alla porta della cameretta. Lui mi raggiunge, mi appoggia il suo cazzo sul sedere, mi giro e riprendo il suo cazzo con la mano destra mentre con la sinistra porto la sua mano sulla mia fica.
“Sgrillettami, mettimi le dita dentro” gli dico, mentre lo guardo negli occhi e mi appoggio allo stipite della porta.
Chiudo gli occhi, mi piace troppo sentire le dita sul clitoride, che lo stuzzicano, lo accarezzano per poi scendere e toccare la fessura senza entrare, sto godendo, non è un orgasmo, è di più, sento, adoro il contatto pelle con la pelle, le sue dita che mi accarezzano.
“Dai, fatti scopare un po'”.
Vorrei che continuasse ma dannazione sono troppo impaziente di averlo dentro, sono già bagnata, che gran potere le sue dita. Anche con la bocca e con il cazzo se la cavava bene.

Così mi avvicino alla cassettiera, sulla quale non c'è il cellofan, mi ci appoggio piegandomi a novanta, un invito a farmi penetrare.
Marco non se lo fa dire due volte, mi entra dentro e ci alterniamo, spinge lui, spingo io mentre porto la mia mano sul clitoride e mi sgrilletto. È liberatorio. Soprattutto perchè è venerdì, soprattutto perchè è stata una settimana del cazzo, soprattutto perchè adoro sentirlo pompare dentro di me, in quel momento esiste solo il suo cazzo dentro che mi scioglie, scioglie le tensioni e nel frattempo mi carica.
“Sto scomoda!”.
“Mettiti sopra la cassettiera. Al centro”.
Esce da me per permettermi di sedermi sopra la cassettiera.
Mi fa stendere, alzo le gambe per farlo entrare e poter ricominciare dove ci eravamo interrotti.
“Attenta, non sporcare il muro”
“Sporchiamo il muro solo se ci schizzi su”
“Che dici, prendiamo le maschere? Almeno quello possiamo farlo!”
Scoppio a ridere – si, scoppio a ridere mentre mi scopa - “Lascia stare, non voglio che ti fermi, se ti eccita posso anche chiamarti Ironman anche se non hai la maschera su!”
Sono su un altro pianeta, sospesa per aria, adoravo questo dello scopare con lui, non tanto l’orgasmo finale, ma tutto quello che sentivo prima, tutta quella sensazione di sciogliermi, il piacere che sale e poi scende, il suo cazzo che mi massaggia, la sua mano sui miei capelli, la sua mano che mi dà una sculacciata, la sua mano che prende la mia, la consistenza della sua pelle, le sue dita contro le mie.

“Che dici, battezziamo un'altra stanza?”.
Si stacca da me.
“Ok, non ho ancora visto bene il bagno”.
Ridacchio mentre ancora mezza vestita vado verso il bagno, mi piego a 90 appoggiandomi sul lavandino.
“Che fai, non vieni?”
Marco non se lo fa dire due volte e affonda di nuovo dentro di me.
“Dove vuoi che ti venga?”
“Voglio ingoiare, oggi voglio ingoiare”
“Quanto sei porca tesoro!”
Continua ancora un po' a pompare, quando lo sento staccarsi, mi inginocchio, avvicina il suo cazzo alla mia bocca aperta, accogliente, un paio di colpi e sento in bocca il calore della sua sborra, la sento che mi riempie e poi ingoio.
Pulisco bene tutto, quando tira fuori il suo cazzo dalla mia bocca è pulito, non è rimasta nemmeno una goccia, se qualcuno fosse li ad osservare il tutto penserebbe che non è venuto, io non ho niente in bocca, ma lo so, l'ho sentito riempiermi ed ho ingoiato.
Mi rialzo.
Ci baciamo.
“Sai di sperma, sai del mio sperma”.
Fa quel sorrisetto che mi piace.
Adoravo essere baciata dopo che mi era venuto in bocca e dopo aver ingoiato.
“Ora mi fai venire con le dita”, dico inclinando di lato la testa.
Ricomincia a sgrillettarmi, sono a un passo, è fantastico ma sto scomoda. Cazzo, se solo avessi un letto.
“Prova a sederti su una delle sedie, arrivo!”.
Ma mi accomodo su una sedia, metto un dito dentro e sono troppo carica, ho trovato la posizione ideale, vengo, lasciando Marco a bocca asciutta.
Mi guarda un po' stranito sulla porta perchè ha capito che sono venuta, perchè non l'ho aspettato perchè ho fatto io e non mi ha fatto venire lui. Lo so, lo odia, o forse odia sé stesso.
Quello sguardo mi schiaccia e mi ferisce, ma sto troppo in estasi per pensarci.
Fanculo.
Voglio solo uno dei suoi baci, voglio solo che mi abbracci mentre sono ancora in estasi con la fica bagnata, la maglia ancora su, seduta sulla sedia circondata da cartoni, cellofan, polvere, muri bianchi ed il suo odore, il suo odore che mi entra dentro, non se ne va, non se n’è mai andato.



"Ma non so dire le bugie soltanto quando scrivo"
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