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SONO MAGGIORENNE ESCI
Lui & Lei

Enemies


di Voglioeccitarmi1
21.01.2026    |    455    |    10 9.8
"» Si appoggia al bordo del letto, il corpo atletico troppo vicino, i muscoli delle braccia che si tendono mentre appoggia una mano sul materasso dietro di lui..."
Torno a casa dopo una giornata infinita all’università, con la testa che pulsa e le spalle indolenzite. Sono così stanca che, appena apro la porta, mi viene voglia di richiuderla e fingere che questo posto non esista.

Il motivo è subito chiaro.

Il mio coinquilino ha ospiti. Ospiti non graditi. Da me.

Tommaso è sempre stato un coglione, ma ogni volta che lo vedo riesce a superarsi. Non appena si accorge della mia presenza, mi squadra e mi regala un sorriso sornione. Ma che cazzo si ride. È odioso.

«Hey amore, com’è andata la giornata?» mi chiede Davide.

Con lui è stato amore a prima vista, platonicamente parlando. Dal primo giorno siamo entrati subito in sintonia, evento rarissimo, soprattutto in una convivenza mista. È il mio rifugio sicuro, l’unico che riesca a farmi sentire a casa anche quando tutto il resto mi dà sui nervi.

«Niente di che, le solite cose. Oggi c’era un casino di gente all’università, non sono riuscita nemmeno a trovare un’aula per studiare. Mi sa che mi aspetta un’altra nottata…»

«Secondo me dovresti farti una scopata,» mi interrompe Tommaso.

Non mi ha staccato gli occhi di dosso da quando ho messo piede nella stanza. Come sempre. Quel suo modo di guardarmi, lento e deliberato, come se mi stesse spogliando pezzo dopo pezzo. Ha questo fare predatorio, l’abitudine di squadrarmi senza alcun pudore.

Un’abitudine che odio.

Eppure — devo ammetterlo — spesso mi fa venire le farfalle allo stomaco e mi lascia le mutande bagnate.

È alto un metro e ottantacinque, occhi azzurri e capelli corvini. Da quando ha smesso con il nuoto agonistico è ossessionato dalla palestra. Ventitré anni e l’aria di un principe maledetto. Solo chi è cieco può negare il suo fascino. Sembra uscito da uno di quei libri che divoro compulsivamente, il prodotto perfetto della fantasia di una donna.

Libri che, seppur amo, odio. Perché sono stati la ragione per cui, per anni, non sono riuscita a trovare un ragazzo. Standard troppo alti.

E vi starete chiedendo: ne hai uno davanti, come fai a non sbavargli addosso?

Perché è uno stronzo.

Crede di poter avere qualsiasi ragazza su questo pianeta — e a volte non posso fare a meno di dargli ragione — ma io non sono una delle tante. E non ho nessuna intenzione di abbassarmi al suo livello.

«Ah sì? Davvero mi pensi in quel modo?» dico, fingendo civetteria. Mi arrotolo una ciocca di capelli intorno alle dita mentre mi avvicino lentamente. Sono perfettamente consapevole del potere che ho. Quando voglio, divento un’altra persona: più sicura, più sensuale. Pericolosa.

Il suo sguardo scivola dai miei occhi alle labbra. Se le morde.

Sto morendo dentro. È incredibilmente sensuale.

Ma non cadrò.

Mi allontano di scatto, indossando un sorriso sarcastico. «Ti aspettavi davvero che dicessi questo?»

Davide ci osserva divertito e alza gli occhi al cielo. «Siete sempre gli stessi. Dopo due anni, sempre la stessa storia.»

Io e Tommaso lo guardiamo nello stesso istante.

Alzo un sopracciglio.

Ok, basta così. Sipario.

Recupero lo zaino, lo infilo su una spalla e decido che la mia dignità ha bisogno di una pausa tecnica. «Vado a studiare prima che qualcuno dica un’altra stronzata,» annuncio, più a me stessa che agli altri.

Nessuno prova a fermarmi.

Meglio così.

Mi dirigo verso la mia stanza, ignorando lo sguardo di Tommaso che mi trafigge la schiena. «Buonanotte, ragazzi,» dico con un tono che non ammette repliche, chiudendomi la porta alle spalle.

Mi cambio in fretta, infilandomi i pantaloncini del pigiama che mi coprono a malapena il culo e una canotta bianca sottile, di quelle che lasciano intravedere i capezzoli se si tende un po’. Non ho intenzione di fare la figa stasera, ho solo bisogno di rilassarmi e studiare.

Mi stendo sul letto a pancia in giù, apro il laptop e infilo le cuffie, lasciando che la musica mi isoli dal mondo. Le pagine del mio quaderno si riempiono di appunti, ma la stanchezza mi fa tremare le palpebre.

Non sento la porta aprirsi piano, né i passi leggeri di Tommaso che si affaccia. Sta aspettando Davide, che è uscito per una commissione veloce – qualcosa su birre o pizze, se ho sentito bene a breve arriveranno anche gli altri ragazzi del gruppo.

Lui entra senza bussare, come al solito, e si ferma sulla soglia, osservandomi. Io sono persa nei miei pensieri, le cuffie che mi estraneano ulteriormente rimandandomi in altri posti nei miei ricordi.

Si avvicina con quel suo passo sicuro, un sorrisetto malizioso sulle labbra, e all’improvviso mi pizzica il fianco da dietro, facendomi sobbalzare.

Sgrano gli occhi e mi volto di scatto, strappandomi una cuffia.

«Cazzo, Tommaso! Che cazzo fai?» sibilo, cercando di non urlare per non attirare attenzione.

Lui scoppia a ridere, quel suono profondo che mi irrita e mi scalda allo stomaco nello stesso momento.

«Rilassati, stavo solo controllando se fossi viva. Sembri un cadavere lì raggomitolata.»

Si appoggia al bordo del letto, il corpo atletico troppo vicino, i muscoli delle braccia che si tendono mentre appoggia una mano sul materasso dietro di lui.

Lo spingo via con il palmo aperto sul petto, sentendo il suo corpo sotto la maglietta.

«Sei sempre molto gentile, mi fai sempre i complimenti più belli.»

«Non devi neanche chiedere, principessa,» mi risponde con un ghigno che voglio mordergli via.

«Vattene, ho da fare. Non sei il benvenuto qui.»

Invece di andarsene, afferra il mio polso con una presa gentile ma ferma, tirandomi leggermente verso di lui.

«Dai, non fare la permalosa. Solo un saluto veloce.»

Io mi divincolo, scalciando con una gamba per farmi spazio, ma lui schiva agilmente e mi ribalta sul materasso con un movimento fluido.

«Lasciami, stronzo!» protesto, ridendo mio malgrado mentre cerco di liberarmi.

Le mie mani gli spingono le spalle, ma lui le blocca con le sue, inchiodandomi al letto. Inarco la schiena, usando la leva delle gambe per ribaltarlo di lato, e per un attimo sono sopra di lui, le ginocchia ai lati dei suoi fianchi.

Lui ride di nuovo, gli occhi azzurri che brillano di sfida.

«Vedi? Ti piace combattere.»

Con un colpo d’anca, mi fa perdere l’equilibrio e mi ributta sotto, il suo peso che mi preme contro le lenzuola.

Io gli do una spinta sul torace, le unghie che graffiano leggermente la stoffa, e lui ansima fingendo dolore.

«Piccola selvaggia,» mormora, ma non si sposta.

Continuiamo a rotolarci, un turbine di braccia e gambe: io gli tiro i capelli per distrarlo, lui mi solletica i fianchi facendomi contorcere, il letto che cigola sotto di noi.

I pantaloncini mi salgono su, esponendo la curva delle cosce, e la canotta si arrotola, lasciando intravedere la pelle dell’addome.

Il respiro si fa corto, misto a risate e imprecazioni, ma sotto sotto c’è una tensione diversa, elettrica, che mi fa accelerare il battito.

Alla fine, esausti, ci fermiamo con lui sopra di me, le nostre facce a pochi centimetri. I suoi occhi scendono sulle mie labbra, e io sento un calore traditore tra le gambe.

«Ammetti che non mi odi poi tanto,» dice piano, la voce rauca, il fiato che mi solletica la pelle.

Io esito, il sarcasmo che vacilla per la prima volta.

«Ti odio,» ribatto, ma la mia mano, invece di spingerlo via, gli sfiora il collo, incerta.

Lui non si muove, aspettando, e io chiudo gli occhi per un secondo, combattuta tra il desiderio e l’orgoglio. Le sue labbra sfiorano le mie, un tocco leggero, interrogativo.

Io non mi tiro indietro: al contrario, inclino la testa e lo bacio piano, esitante, come se stessi testando le acque.

Il bacio diventa sempre più passionale, le sue labbra che premono con più insistenza, la lingua che sfiora la mia.

Gemo piano contro la sua bocca, le mani che gli afferrano la nuca invece di respingerlo.

Lui risponde con un ringhio basso, le dita che scivolano sotto la canotta per accarezzarmi i fianchi, salendo piano verso i seni.

Mi stacca per un momento, guardandomi negli occhi.

«Sicura?» chiede, e io annuisco, il cuore che martella.

«Non dirlo a nessuno,» sussurro, e lui sorride, quel ghigno odioso che ora mi fa fremere.

Ci separiamo solo il tempo necessario per spogliarci. Io gli sfilo la maglietta, tracciando con le dita i contorni dei muscoli del petto, i tatuaggi che raccontano storie che non conosco. Lui mi toglie i pantaloncini e le mutande con cura, esponendo la mia eccitazione.

«Cazzo, sei bellissima,» mormora, «non sai da quanto desidero sentire il tuo sapore, la tua pelle sulla mia» e le sue dita sfiorano le labbra più a sud, facendomi inarcare.

Mi sdraio di nuovo, le gambe che si aprono per lui, e Tommaso si china tra le mie cosce, la lingua che lecca lentamente il clitoride, assaporandomi.

Gemo, afferrandogli i capelli neri, mentre mi penetra con un dito, poi due, curvandoli per colpire quel punto dentro di me. Il piacere monta piano, le pareti della figa che si stringono intorno a lui.

«Tommaso… non fermarti,» ansimo, e lui obbedisce, succhiando e leccando con ritmo costante fino a farmi venire, il corpo che trema in ondate.

Non mi lascia riprendere fiato. Mi gira a pancia in giù, come ero all’inizio, e si posiziona dietro. Sento la punta del suo cazzo duro sfregare contro il mio culo, poi entrare nella figa con una spinta controllata, riempiendomi piano.

«Oh, cazzo,» mugolo nel cuscino, le sue mani che mi tengono i fianchi mentre inizia a muoversi, affondi profondi ma non frenetici. Mi scopa forte, il sudore che ci imperla la pelle, i suoi gemiti che si mischiano ai miei.

Vengo di nuovo, stringendolo dentro, e lui accelera, grugnendo mentre mi pompa più a fondo. Esplode dentro di me crollando poi sulla mia schiena, ansimante. Rimane lì, il respiro irregolare sul mio collo, prima di ritrarsi con delicatezza.

Io riprendo aria, tornando lentamente alla posizione di studio: pancia in giù, il laptop davanti.

«Ora sparisci, devo concentrarmi e tra poco arrivano gli altri,» dico, ma la voce è morbida, priva di vera rabbia.

Lui non obbedisce, ovviamente; invece, si sdraia dietro di me, le mani che mi accarezzano le cosce nude.

«Non così in fretta,» sussurra, e la sua lingua riprende a esplorarmi da dietro, leccando la figa ancora sensibile, mescolando il suo sperma con la mia umidità.

Gemo, cercando di concentrarmi sulle note allo schermo, ma invano. Le sue dita entrano di nuovo, sfregando piano dentro di me, il pollice che preme il clitoride in cerchi lenti.

«Tommaso, cazzo… non riesco a studiare,» protesto, ma il mio bacino si spinge all’indietro contro di lui.

Lui ridacchia contro la mia pelle, continuando a leccare e stimolare fino a farmi tremare.

Presto mi ribalta di nuovo, stavolta salendo su di me. Il suo cazzo, teso come prima, scivola dentro con facilità, e inizia a scoparmi con spinte misurate, i nostri corpi che si incastrano perfettamente. Il ritmo si fa più urgente, i gemiti che echeggiano, le mie unghie che gli segnano la schiena.

Lo bacio con foga, mordendogli il labbro, e vengo gridando il suo nome, le pareti che lo mungono. Lui mi segue, riversandosi dentro una seconda volta, esausto.

Ci accasciamo, il sudore che ci lega.

«Non è stato male, eh?» dice con quel sorriso sornione.

Io alzo gli occhi al cielo, ma ricambio il sorriso.

«Decente,» dico sarcasticamente, «Non devi parlarne con nessuno, ti distruggo se lo fai… neanche Davide deve saperlo».

Lui ride… e per la prima volta, la sua presenza non mi pesa.

«Agli ordini, capitano…» mi lascia un bacio sulla guancia e si alza per rivestirsi, appena in tempo prima che arrivassero tutti.
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