Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Lui & Lei > Office games - Parte 1
Lui & Lei

Office games - Parte 1


di Voglioeccitarmi1
06.12.2025    |    1.550    |    5 8.3
"«Sto solo finendo», rispose Alessandro, la voce sorprendentemente calma, quasi annoiata..."

Le porte dell’ascensore si aprirono su un corridoio di marmo. Emma uscì, l’unico suono il rumore secco e sicuro dei suoi tacchi sul pavimento lucido. Lo spazio era un monumento al modernismo freddo: vasto, monocromatico, illuminato dal bagliore arancione morente del tramonto che filtrava attraverso le vetrate e si rifletteva sul marmo grigiastro. La città si estendeva sotto, da quell'altezza sembrava una scintillante scheda elettronica, che prendeva vita. Una città ferma nell'ora di punta pomeridiana, ma allo stesso tempo brulicante di energia. Elettrica.
Si fermò davanti all'imponente porta di mogano scuro - un bel contrasto con le pareti antracite - si girò qualche secondo a guardare il tramonto alla fine del corridoio e poi spinse la porta afferrando la maniglia rettangolare nera.
Nella sua testa risuonava Angel dei Massive Attack.
Al centro, dietro una scrivania monumentale di acciaio scuro, sedeva Alessandro.
Rifletteva la sua personalità, ciò che voleva trasmettere: potere, solidità, controllo.
Non alzò lo sguardo dal tablet che teneva in mano, la luce che dipingeva i suoi lineamenti severi di una luce fredda, in contrasto con l'ambra proveniente dall'esterno.
Un uomo sulla trentina, bello in un modo che suggeriva calcolo, la giacca sullo schienale della sedia, le maniche arrotolate che rivelavano avambracci tesi. L’aria vibrava di una potenza silenziosa, e il lieve profumo del suo dopobarba, qualcosa di pulito e costoso, tagliava l’atmosfera sterile.

«Sei in ritardo», disse, la voce un brontolio basso che non riusciva del tutto a nascondere una nota di attesa.

«Il traffico...», rispose Emma, la voce ferma.
Il click click dei tuoi tacchi lucidi si arrestò dietro la scrivania, lasciando che sentisse il peso della sua presenza. Attese che lui la guardasse e poi slacciò il lungo trench di pelle, il suono oscenamente forte nel silenzio.
Lo lasciò scivolare giù dalle sue spalle. Con leggero rumore - quello del peso sul pavimento - si raccolse ai suoi piedi come un’ombra.

Sotto indossava solo pizzo nero. La lingerie era intricata, brutale nella sua semplicità, lasciando ben poco all’ipotetica immaginazione. La luce morente catturava la sua pelle di porcellana, la curva del fianco, l’arco della schiena, facendola sembrare ancora più morbida.

Il suo sguardo scivolò su di lei, lento e valutativo, affamato, con una soddisfazione analitica, tagliente. Come un collezionista che verifica l’autenticità di un pezzo promesso.

«La vista è migliore da qui», disse, un’affermazione, non un invito.

Emma sostenne il suo sguardo per tre battiti di cuore, una sfida nei suoi occhi scuri. Poi, senza una parola, si avvicinò alla scrivania. Il suo riflesso sfrecciò sul vetro ormai quasi scuro della vista sulla città, un fantasma che si muoveva nella penombra. Le luci della notte iniziavano a sedurre i passanti. Allungò una gamba verso di lui, poggiando la punta della scarpa nello spazio tra le sue gambe aperte.
Era seduto su quella sedia come se fosse il re del mondo... e ad Emma faceva impazzire quella sua maestosità. La sua mano risalì dalla sua caviglia fino dietro alla coscia, rompendo la barriera tra loro.

I suoi occhi non la lasciarono mai. Si appoggiò allo schienale della sedia, il cuoio che scricchiolava piano. Un comando silenzioso. Era l'unica che riusciva a domarlo. L'unica per cui toglieva la maschera.
Emma portò prima una gamba e poi l'altra ai lati delle sue gambe, poggiando le ginocchia sulla pelle morbida. Gli occhi rapiti come due calamite, magnetici. I loro respiri più dolci, i loro volti più vicini, la bocca.

Un lento sorriso sfiorò le sue labbra. Era il copione, e lei era un’allieva volenterosa. Le loro labbra che si scontravano fameliche. Sospiri, morsi, "gasp!".

Emma si alzò lentamente tirando anche lui per la cravatta. Non voleva interrompere il bacio. Le mani di lui ancora ferme sui suoi fianchi, la presa sempre più ferrea, le dita impresse nella sua pelle.
Lei si abbassò, senza interrompere il bacio, lentamente, constringendolo a piegarsi lentamente mentre la sosteneva dai gomiti.
Il pavimento freddo che mordeva attraverso le calze alle ginocchia. Lo spazio sotto la scrivania era una caverna, intima e leggermente profumata di cera al limone e di scarpe sartoriali. Si sistemò lì, nell’ombra del suo dominio.

Dal suo punto di vista, vedeva la linea tesa dei suoi pantaloni, l’immobilità controllata delle sue mani ora appoggiate sui braccioli della sedia. Allungò una mano, le dita che testavano la linea fine dei suoi pantaloni.

Una porta pesante scattò chiusa da qualche parte oltre le pareti dell’ufficio, nella zona della reception.

Il corpo di Alessandro si irrigidì. Non per passione, ma per un’allerta istantanea, elettrica. La sua mano scattò giù, le dita che si intrecciavano rudemente nei suoi capelli, non per piacere, ma per avvertimento. La tenne completamente ferma. Le mani di lei immobili su quel punto in tensione.

Passi. Misurati, fermi, che echeggiavano sul pavimento duro. Sempre più vicini.

«Alessandro? Sei ancora qui?» La voce di un uomo, familiare e gioviale, filtrò attraverso la parete di vetro dell’ufficio. Era Lorenzo, il suo socio.

Emma sentì il cuore battere in gola, un tamburo selvaggio e eccitante contro il silenzio. La presa di Alessandro nei suoi capelli era di ferro, ancorandola. Non osava respirare.

«Sto solo finendo», rispose Alessandro, la voce sorprendentemente calma, quasi annoiata. Ruotò leggermente la sedia, un movimento casuale che bloccava la linea di vista diretta allo spazio in cui era nascosta.

I passi si fermarono proprio fuori dalla porta aperta. Emma poteva vedere la sfocatura delle scarpe lucide di Lorenzo dal suo nascondiglio. Erano a un paio di metri di distanza.

«Grandi piani per stasera?» chiese Lorenzo.

«Una serata tranquilla. Sto rivedendo la fusione di quelle due s.p.a.».
La mano libera di Alessandro premette un tasto sul laptop, facendo accendere lo schermo con un leggero suono. Un rumore plausibile.

«Ti lascio l'onore con piacere. Quel fascicolo è un incubo.» Lorenzo rise. «Va bene, non lavorare troppo tardi. A domani.»
«Ciao, Lorenzo.»
I passi si allontanarono. La porta principale si aprì e si chiuse con un tonfo solido e definitivo.

Scese il silenzio, denso e carico. La presa di Alessandro nei suoi capelli non si allentò. Aspettò, ascoltando l’eco che si allontanava, il lontano ping dell’ascensore. Solo quando il silenzio divenne assoluto la lasciò andare. La guardò, i loro sguardi si incrociarono nello spazio buio. La maschera controllata era sparita. Al suo posto c’era qualcosa di più caldo, più oscuro, acceso dal rischio che avevano appena corso.

Non parlò. Si limitò a guardarla, il petto che si alzava e si abbassava con un ritmo più profondo. Il gioco era cambiato. La finzione era svanita, bruciata via dal pericolo reale di essere scoperti.

Emma sostenne il suo sguardo, il respiro superficiale. L’aria fresca della bocchetta sopra di loro sussurrava sulla sua pelle. Le luci della città si accendevano una dopo l’altra, indifferenti al segreto che tremava tra quelle pareti.

Fuori, l’ufficio era vuoto. Il mondo continuava.

Sotto la scrivania, immobilizzata nel momento, tutto stava solo iniziando.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
8.3
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Office games - Parte 1:

Altri Racconti Erotici in Lui & Lei:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni