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SONO MAGGIORENNE ESCI
Lui & Lei

Giulia


di Remember_Me_Passion
01.02.2026    |    1.086    |    3 4.0
"Giulia si rivestì con calma, gli sistemò la giacca come aveva fatto l’altra volta..."
La luce calda del lampione filtrava dalla finestra socchiusa. Giulia era appoggiata al tavolo della cucina, un bicchiere di vino tra le dita, quando sentì la porta chiudersi alle sue spalle.
«Pensavo non saresti tornato così tardi…» disse senza voltarsi.
Lui sorrise, avvicinandosi piano. «E perdere questo momento? Mai.»
Le sfiorò la schiena con le nocche, lentamente, come se stesse leggendo il suo corpo in braille. Giulia trattenne il respiro.
«Sai che mi fai impazzire quando fai così?» mormorò lei.
«Quando ti tocco appena?» le sussurrò all’orecchio. «O quando ti faccio aspettare?»
Giulia si voltò di scatto, gli occhi scuri e lucidi. «Quando mi guardi come se fossi l’unica cosa che desideri.»
Lui la baciò. Non con fretta, non con dolcezza eccessiva: un bacio profondo, lento, che prometteva tutto. Le mani scesero sui fianchi, stringendoli con decisione.
«Dimmi di fermarmi,» disse contro le sue labbra.
Giulia sorrise, tirandolo più vicino. «Sai che non lo farò.»
La spinse delicatamente contro il tavolo, i bicchieri che tintinnarono dimenticati. Le sue dita risalirono sotto il tessuto, esplorando pelle calda, mentre le parole si spezzavano in sospiri.
«Così…» ansimò lei. «Non smettere.»
«Non ho nessuna intenzione di farlo,» rispose lui, la voce roca, mentre il mondo si riduceva a respiri, contatto e desiderio condiviso.
Fuori, la città continuava a muoversi. Dentro, esistevano solo loro due.
Passarono giorni senza messaggi. Troppi.
Giulia sapeva che era una pessima idea… ed era per questo che, quando il telefono vibrò, il cuore le saltò in gola.
“Stasera. Dieci minuti. Stesso posto.”
Entrò con il cappotto ancora addosso. Lui non disse nulla: le prese il polso e la trascinò dentro, chiudendo la porta con un colpo secco.
«Se continuiamo così, finiremo per farci scoprire,» disse, la voce tesa.
Giulia gli slacciò lentamente la cintura, senza smettere di guardarlo. «Allora smetti di chiamarmi.»
Lui le afferrò il mento. «Non riesco.»
Il bacio questa volta fu brutale, carico di frustrazione e desiderio trattenuto. Le mani di lui erano ovunque, come se volesse ricordarsi ogni centimetro di lei prima di perderla di nuovo.
«Mi fai impazzire,» ansimò contro la sua pelle.
«Lo so,» rispose Giulia. «È per questo che torni.»
La fece girare, spingendola contro il tavolo dell’ingresso. Non c’era più bisogno di fingere dolcezza: solo corpi che si cercavano con urgenza, sospiri soffocati, il rumore dei vestiti che cadevano in fretta.
Un colpo alla porta li congelò.
Tre colpi secchi.
Si guardarono, immobili, il respiro fermo.
Un altro colpo. Poi una voce lontana nel corridoio.
Giulia si portò una mano alla bocca per non ridere, o gemere. Lui la strinse più forte, la fronte appoggiata alla sua spalla.
Quando tutto tornò silenzioso, restarono così, ancora vicini, il desiderio non spento ma più pericoloso che mai.
«Questa deve essere l’ultima volta,» disse lui piano.
Giulia si rivestì con calma, gli sistemò la giacca come aveva fatto l’altra volta.
Poi si avvicinò al suo orecchio.
«Non dirlo se sai che non è vero.»
Aprì la porta e sparì di nuovo nella notte, lasciandolo lì, con il corpo teso e la certezza che il prossimo incontro sarebbe stato ancora più difficile da controllare.
Quella volta non era previsto.
Nessun messaggio. Nessun accordo.
Giulia lo vide dall’altra parte della strada, fermo sotto il portone, lo sguardo teso. Capì subito che qualcosa non andava.
«Non dovresti essere qui,» sussurrò appena entrati.
«C’è qualcuno in casa,» rispose lui. «E non riesco a smettere di pensare a te.»
Il cuore di lei accelerò. Non era più solo desiderio: era adrenalina pura.
Salirono le scale senza parlarsi. Ogni passo rimbombava troppo forte. Quando entrò, Giulia notò subito una giacca appoggiata sulla sedia. Non era la sua.
«Non siamo soli,» disse piano.
Lui chiuse la porta, ma non la chiuse a chiave. «Allora dobbiamo stare zitti.»
Quella frase le fece venire i brividi.
Si baciarono senza rumore, labbra che si cercavano con fame trattenuta. I movimenti erano lenti ma carichi, controllati a forza. Ogni respiro doveva essere dosato.
Un rumore dall’altra stanza. Un cassetto. Passi.
Giulia si irrigidì. «Così no…»
«Così sì,» le rispose lui all’orecchio. «Adesso o mai più.»
La fece arretrare contro il muro, il corpo che la copriva, come se potesse nasconderla. Le mani si muovevano appena, ma bastava quel poco per farle perdere la testa.
Un’ombra passò sotto la porta.
Una voce. Vicina. Troppo vicina.
«Hai sentito?» disse qualcuno dall’altra stanza.
Giulia chiuse gli occhi, mordendosi il labbro per non fare rumore. Lui le sussurrò: «Guardami. Non pensare a niente.»
Il tempo si fermò.
Poi i passi si allontanarono.
Restarono immobili ancora qualche secondo, i cuori che battevano all’unisono, il corpo teso di desiderio e paura.
«Questo è folle,» disse lei piano.
Lui annuì. «Lo so.»
Si separarono a malincuore. Niente addii, niente promesse. Solo uno sguardo che diceva tutto: la prossima volta potrebbe essere quella sbagliata… e nessuno dei due voleva evitarla davvero...
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