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Lui & Lei

Passione sfrenata


di Remember_Me_Passion
22.02.2026    |    630    |    2 8.0
"» Si avvicina, mi prende la mano e la porta sul suo seno, dove il metallo freddo dell’anello preme contro il suo capezzolo..."
L'aria dentro la macchina è pesante, satura del mio profumo e di quello di Yuri, un misto di sudore, cuoio dei sedili e quel sentore metallico dell’eccitazione che non si può nascondere. Sono seduta sul posto del passeggero, le gambe divaricate quanto basta perché la gonna di pelle nera, corta e aderente, si solleverà appena con un movimento. I fari di un’auto di passaggio illuminano per un secondo il mio corpo, e io mi mordo il labbro inferiore mentre le dita scivolano lungo la coscia, fino a sfiorare il calore umido tra le gambe.

Yuri è al volante, ma i suoi occhi non sono sulla strada. Li sento addosso, brucianti, mentre le sue dita tamburellano sul volante, impazienti. «Non ce la faccio più, Carla», ringhia, la voce bassa e roca. «Se non ti tocco adesso, impazzo.»

Sorrido, lenta, e con un dito traccio un cerchio intorno al capezzolo sinistro, già duro sotto il tessuto sottile della canottiera bianca che indosso. Non porto reggiseno, e il tessuto si incolla alla pelle sudaticcia. «Allora fermati», sussurro, mentre con l’altra mano gli accarezzo la coscia, sentendo il muscolo tendersi sotto i jeans. «Troviamo un posto.»

Non serve andare lontano. Yuri sterza bruscamente in un vicolo buio, un posto dove le luci della città arrivano solo come un bagliore lontanissimo. Il motore si spegne con un sordo brontolio, e nel silenzio che segue sento solo il mio respiro affannato e il suo, ancora più pesante. Mi giro verso di lui, le ginocchia già piegate sul sedile, e le mie labbra si schiantano contro le sue prima ancora che possa dire altro.

La sua lingua è calda, invasiva, e io la succhio dentro la mia bocca come se fosse già il suo cazzo. Le sue mani mi afferrano i fianchi, le dita si conficcano nella carne mentre mi tira più vicina, fino a farmi quasi sdraiare sul sedile. La gonna si solleva del tutto, e l’aria fresca della notte mi accarezza la figa bagnata, depilata tranne per quel ciuffo folto di peli biondi proprio sopra il clitoride, che ora pulsa come un cuore impazzito.

«Dio, quanto sei fradicia», ansima Yuri contro le mie labbra, e una delle sue mani scivola giù, due dita che si infilano dentro di me senza preavviso. Gemo nella sua bocca, le unghie che gli graffiano le spalle attraverso la maglietta. «Senti come scivoli… come una puttana in calore.»

«Sono la tua puttana», ribatto, mordendogli il labbro inferiore finché non sento il sapore del sangue. Le sue dita si muovono dentro di me, lente ma profonde, e ogni volta che sfiorano quel punto sensibile dietro l’osso pubico, un’ondata di piacere mi fa contrarre i muscoli intorno a loro. «E tu sei un bastardo che mi fa aspettare troppo.»

Yuri ride, un suono oscuro che mi fa bagnare ancora di più. «Allora prenditi quello che vuoi.»

Non me lo faccio ripetere. Mi stacco da lui abbastanza da potermi chinare, le dita che tremano mentre slaccio la cintura dei suoi jeans. Il bottone salta via, la zip scende con un sibilo, e poi eccolo lì, il suo cazzo già duro, la punta lucida di pre-sperma che brilla nella penombra. Lo prendo in mano, sentendo il peso, la venatura pulsante sotto la pelle, e con l’altra mano tiro fuori dalla tasca dei jeans un anello di metallo freddo.

«Mettilo», ordino, la voce che trema per l’eccitazione.

Yuri non discute. Si solleva appena dal sedile, e io gli faccio scivolare l’anello attorno alla base del cazzo, stringendolo finché non è ben saldo. Lui sospira, le palpebre che si abbassano per un secondo mentre si adatta alla pressione. «Cazzo, è stretto.»

«Deve esserlo», rispondo, le dita che già giocano con la catenella che pende dall’anello. Poi, con un movimento fluido, mi tolgo la canottiera, lasciando i miei seni pesanti e pallidi alla luce fioca dell’abitacolo. I capezzoli sono duri come sassi, rosati, e li pizzico tra pollice e indice prima di prendere i due anelli di gomma a forma di barilotto dalla borsetta.

Yuri osserva ogni mio movimento, gli occhi incollati ai miei seni mentre infilo gli anelli attorno ai capezzoli, stringendoli finché la gomma non li comprime appena. Poi, con un gesto lento e deliberato, aggancio la catenella dell’anello del suo cazzo a quello del mio capezzolo sinistro, e poi al destro. Ogni piccolo movimento ora tira la catena, e ogni volta che Yuri si muove, sento una scossa di piacere-pain che mi fa gemere.

«Perfetto», sussurro, passandomi la lingua sulle labbra. «Ora sei legato a me.»

Non aspetto la sua risposta. Mi chino di nuovo, e questa volta la mia bocca si chiude attorno alla sua cappella, la lingua che gira intorno al frenulo prima di scendere lungo l’asta. Yuri imprecazione, le dita che si intrecciano nei miei capelli biondi, lunghi fino al culo, e li tirano appena, costringendomi a prendere più a fondo. Obbedisco, la gola che si apre per accoglierlo, le labbra strette attorno alla base mentre la catena tra i miei capezzoli e il suo cazzo si tende.

«Così, puttana… così», ansima lui, spingendo i fianchi in su, il cazzo che mi scivola in gola fino a farmi lacrimare gli occhi. «Succhiami tutto.»

Lo faccio. Lo succhio come se fosse l’ultima cosa che farò nella vita, la saliva che cola dagli angoli della bocca, le mani che gli massaggiano le palle mentre la catena tintinna ogni volta che mi muovo. Ogni volta che deglutisco, sento il suo cazzo pulsare, e so che è vicino. Lo sono anch’io. La mia figa è un fiume in piena, e so che se mi toccassi ora, verrei all’istante.

Ma non è ancora il momento.

Mi stacco con un pop umido, la bocca lucida di saliva, e mi sollevo sulle ginocchia. «Voglio sentirti dentro», dico, la voce roca. «Voglio che mi riempi.»

Yuri non ha bisogno di altre istruzioni. Mi afferra per i fianchi e mi solleva, facendomi girare finché non sono a cavalcioni su di lui, le ginocchia piantate sul sedile, la schiena contro il volante. La catena tra i miei capezzoli e il suo cazzo è tesa, e ogni volta che mi muovo, sento il metallo freddo contro la pelle infuocata.

Poi, con un movimento secco, mi cala sopra di lui.

Il suo cazzo mi entra tutto in un colpo solo, riempiendomi fino all’orlo, la punta che preme contro la cervice. Grido, le unghie che gli affondano nelle spalle, i muscoli della figa che si contraggono attorno a lui come una morsa. «Cazzo! Così… così profond—»

Non finisco la frase. Yuri mi afferra i fianchi e inizia a muovermi su e giù sul suo cazzo, ogni spinta che mi fa sbattere contro di lui con un suono umido, osceno. La catena tintinna, gli anelli sui miei capezzoli li tirano ogni volta che mi solleva, e il dolore si mescola al piacere in un cocktail che mi fa girare la testa.

«Sei così stretta, Carla», ringhia lui, i denti che mi mordono il collo. «Così bagnata… sento il tuo succo che mi cola sulle palle.»

È vero. Sono fradicia, la mia figa che squitta a ogni spinta, il liquido caldo che mi scivola lungo le cosce e inzuppa il sedile sotto di noi. Non mi importa. L’unica cosa che importa è il suo cazzo dentro di me, che mi scava, che mi possiede.

«Di più», supplico, le labbra contro il suo orecchio. «Fammi venire, Yuri. Fammi venire sul tuo cazzo.»

Lui ubbidisce. Mi solleva quasi del tutto, finché la punta del suo cazzo è quasi fuori, e poi mi sbatte giù con una forza che mi toglie il fiato. Una, due, tre volte, e al quarto colpo sento qualcosa dentro di me che si spezza.

Vengo.

È un orgasmo che mi squarcia, che mi fa urlare il suo nome mentre la mia figa si contrae attorno al suo cazzo, spruzzando liquido caldo ovunque—sui nostri corpi, sul sedile, persino sul parabrezza. Yuri imprecazione, le dita che mi affondano nella carne dei fianchi mentre continua a fottermi attraverso l’orgasmo, prolungandolo finché non sono sicura di poter reggere ancora.

Ma lui non ha finito.

Con un movimento brusco, mi solleva e mi gira, finché non sono piegata in avanti, le mani appoggiate sul cruscotto, il culo in aria. La catena ora pende tra i miei seni e il suo cazzo, e sento il freddo dell’anello contro la pelle mentre lui si posiziona dietro di me.

«Adesso ti fotto il culo», dice, la voce un ringhio animale.

Non ho tempo di rispondere. La sua mano scende in un ceffone sul mio culo, e io gemo, il dolore che si trasforma subito in desiderio. Poi sento la punta del suo cazzo, bagnata dei miei succhi, che preme contro il mio buco stretto.

«Rilassati», ordina, e io obbedisco, inspirando profondamente mentre lui spinge, lento ma inesorabile.

Il bruciore è intenso, ma delizioso, e quando finalmente è tutto dentro, ansimo, le dita che si aggrappano al cruscotto. «Cazzo… è così pieno.»

«E ora ti scopo», dice Yuri, e inizia a muoversi.

Ogni spinta è una coltellata di piacere, il suo cazzo che mi allarga, che mi possiede in un modo che solo lui sa fare. La catena tintinna ad ogni movimento, gli anelli sui miei capezzoli li tirano, e io sento un altro orgasmo che si avvicina, minaccioso.

«Vengo», ansima Yuri, le dita che mi affondano nei fianchi. «Vengo sulle tue tette.»

Non ho il tempo di rispondere. Lui si tira fuori dal mio culo con un gemito, e io mi giro appena in tempo per vedere il suo cazzo pulsare, lo sperma che schizza fuori in lunghe strisce bianche, calde, che mi ricoprono i seni, il collo, persino le labbra.

Gemo, le dita che si muovono sui miei capezzoli, strizzando gli anelli mentre lo sperma mi cola giù sulla pancia. Yuri ansima, il cazzo che ancora pulsa, e io allungo una mano, prendendo la cappella tra le dita e strizzando l’ultima goccia di sperma che fuoriesce.

Poi, con un sorriso malizioso, mi porto le dita alla bocca e le lecco pulite, gli occhi incollati ai suoi. «Ora tocca a me pulirti.»

Mi chino, la lingua che esce per leccare via lo sperma dai miei seni, passando sui capezzoli sensibili, dove gli anelli di gomma li tengono ancora compressi. Poi prendo la sua cappella tra le labbra, succhiando via le ultime tracce di sperma, la catena che tintinna mentre mi muovo.

Yuri mi guarda, gli occhi scuri di desiderio non ancora saziato. «Sei una puttana perfetta, Carla.»

E io so che ha ragione.

Ritorniamo al punto di partenza.

L'aria nella macchina è ancora pesante, satura del nostro sudore e del profumo dolciastro del mio sperma che Carla si è leccata dalle labbra con quella lentezza calcolata, come se volesse assaporare ogni goccia. Mi appoggio contro il sedile, il respiro che piano piano torna normale, ma il cuore ancora mi batte forte contro le costole. La catena che ci lega pende molle tra di noi, i suoi capezzoli, ancora arrossati e gonfi per gli anelli di gomma, brillano debolmente nella luce fioca del vicolo. Carla si sistema la gonna di pelle, ma non si preoccupa di coprirsi del tutto—le cosce sono ancora umide, lucide, e il modo in cui si muove, lento e felino, mi fa capire che non ha intenzione di fermarsi qui.

«Allora, Yuri…» La sua voce è un sussurro roco, quasi un ringhio. Si gira verso di me, gli occhi che brillano di una luce maliziosa, le labbra ancora gonfie per i baci, per i morsi, per avermi succhiato fino a farmi venire come un animale. «Non ti sembra un po’… limitante, stare chiusi qui dentro?» Le sue dita giocano con la catena, la fanno tintinnare piano, un suono che mi fa già rizzare di nuovo il cazzo, nonostante abbia appena svuotato le palle su di lei. «Fuori c’è una città intera che non sa cosa si sta perdendo.» Si morde il labbro inferiore, poi si sporge verso di me, il seno che sfiora il mio braccio, i capezzoli duri che premono contro la mia pelle. «E io voglio che sappiano.»

Non riesco a trattenere un sorrisetto. «Cazzo, Carla, vuoi che ci beccino?» Ma anche mentre lo dico, sento il sangue che mi scorre di nuovo verso l’inguine. Il pensiero di essere scoperti, di farla mia sotto il cielo aperto, con il rischio che qualcuno possa guardarci… è troppo eccitante per dirle di no.

Lei ride, una risata bassa e sensuale, e si allunga verso il cruscotto, prende le chiavi dall’accensione. «Esattamente.» Apre la portiera, l’aria fresca della notte ci investe, portando con sé il rumore lontano del traffico, le risate di qualche gruppo di ragazzi ubriachi in lontananza. «Vieni.» Scende dalla macchina, la gonna che le si solleva appena, mostrando un lampo delle sue mutandine di pizzo nero, ancora bagnate. Io la seguo, i jeans ancora aperti, il cazzo semiduro che sporge, l’anello di metallo che mi stringe la base e mi ricorda che sono suo, che sono legato a lei in ogni senso.

Carla si avvia verso un palazzo basso, un vecchio edificio con le finestre buie, il tetto piatto accessibile da una scala di metallo arrugginito. «Lì.» Indica con un cenno del capo, poi si volta verso di me, gli occhi che luccicano di eccitazione. «Immagina… la città sotto di noi, le luci, il vento… e noi, nudi, sudati, con questa catena che tintinna ogni volta che ti scopo.» Si avvicina, mi prende la mano e la porta sul suo seno, dove il metallo freddo dell’anello preme contro il suo capezzolo. «Ogni movimento sarà amplificato. Ogni spinta ti tirerà i capezzoli, ogni gemito tuo farà sì che io senta il dolore trasformarsi in piacere.» Mi stringe più forte, le unghie che mi graffiano la pelle. «Vuoi provare, Yuri? Vuoi sentire cosa significa essere veramente liberi?»

Non ho bisogno di altre parole. La affermo per i fianchi e la spingo contro il muro del vicolo, la bocca sulla sua, la lingua che si insinua tra le sue labbra aperte. Lei ansima, mi morde, poi si stacca con un sorrisetto. «Allora muoviti.» Mi dà una spinta giocosa verso la scala, poi si sistema la catena, assicurandosi che sia tesa tra di noi. «Salgo io per prima. Tu mi segui… e stai attento a non farmi cadere.» Sale i gradini di metallo, la gonna che si solleva sempre di più, le cosce che si intravedono ad ogni passo. Io la seguo, gli occhi incollati al suo culo perfetto, al modo in cui si muove, provocante, sapendo che sto guardando.

Quando arriviamo in cima, il panorama ci toglie il fiato. La città si stende sotto di noi, un mare di luci tremolanti, le strade come vene pulsanti di vita. L’aria è fresca, quasi fredda, ma il calore tra di noi è sufficientemente intenso da bruciare qualsiasi brivido. Carla si gira verso di me, le labbra socchiuse, il respiro affannoso. «Perfetto.» Si avvicina, mi prende per la maglietta e me la strappa via, i bottoni che volano via nel buio. Poi le sue mani sono sui miei jeans, li slaccia del tutto, li fa scendere lungo le gambe. Il mio cazzo, ormai completamente duro, salta fuori, l’anello che luccica sotto la luna. «Adesso tocca a me.» Si abbassa, mi lecca la punta, poi risale, mi morde il collo. «Spogliami.»

Non me lo faccio ripetere due volte. Le sfilo la gonna di pelle, lasciandola in mutandine e reggiseno—se così si può chiamare quel pezzo di pizzo nero che le copre a malapena i seni. Le tolgo anche quello, gli anelli ai capezzoli che tintinnano quando li libero. Poi le mutandine, strappate via con un gesto brusco, il suono del tessuto che si lacera coperto dal suo gemito. Ora è nuda, esposta al vento, alla città, a chiunque possa guardare in alto. E io sono in ginocchio davanti a lei, le mani sui suoi fianchi, la bocca che si avvicina alla sua figa già bagnata.

«Aspetta.» Mi ferma, mi prende per i capelli e mi costringe ad alzarmi. «Non ancora.» Mi spinge verso il bordo del tetto, dove un parapetto basso ci separa dal vuoto. «Mettiti lì.» Indica il bordo, poi si posiziona dietro di me, il suo corpo premuto contro la mia schiena. Sento il suo seno schiacciarsi contro le mie spalle, i suoi capezzoli duri come pietre. «Ora piegati.» Mi spinge in avanti, costringendomi ad appoggiarmi al parapetto, il cazzo che pende pesante tra le gambe. Lei si abbassa, mi prende le palle in mano, le massaggia piano, poi sento il freddo del metallo quando avvolge la catena intorno al mio scroto, legandomi ancora di più a lei.

«Ora sei veramente mio.» La sua voce è un sussurro contro la mia schiena. Poi sento le sue dita che si insinuano tra le mie natiche, un dito che preme contro il mio buco, umido di saliva. «E io sono tua.» Mi penetra con un dito, piano, poi più in profondità, mentre con l’altra mano mi strofina il cazzo, la catena che tintinna ad ogni movimento. «Guarda giù, Yuri. Guarda quanto siamo alti.» Obbedisco, il cuore che mi martella nel petto. Sotto di noi, la città sembra lontanissima, le macchine come formiche, le persone punti indistinti. «Qualcuno potrebbe guardarci. Qualcuno potrebbe vedere quanto sei duro, quanto sei mio.»

Non riesco a rispondere, troppo occupato a godermi le sue dita che mi scavano dentro, il suo respiro caldo sul collo, il modo in cui mi sta preparando. Poi si alza, mi spinge ancora più in avanti, costringendomi ad arcuarmi, il culo esposto, vulnerabile. Sento il suo corpo che si abbassa dietro di me, le sue cosce che si aprono, poi la punta del suo cazzo—sì, cazzo, perché so che ce l’ha, nascosto sotto quella gonna, legato e pronto per me—che preme contro il mio buco. «Prendilo.» La sua voce è un ordine, un comando a cui non posso disobbedire.

E poi mi penetra, tutto in un colpo, senza preavviso, senza pietà. La catena si tendono, i miei capezzoli si stirano dolorosamente, ma il dolore si mescola al piacere, si fonde con la sensazione del suo cazzo grosso che mi riempie, che mi allarga, che mi possiede. «Cazzo!» Grido, le dita che si aggrappano al parapetto, le nocche bianche per la forza. Lei mi affonda le unghie nei fianchi, inizia a muoversi, spinte lente e profonde, ogni movimento fa sì che la catena tintinni, che i miei capezzoli brucino, che il mio cazzo diventi ancora più duro.

«Senti come ti scopo, Yuri?» ansima, le sue palle che sbattano contro il mio culo ad ogni spinta. «Senti come sei mio, come questa città non sa che sto prendendo il tuo culo stretto mentre loro camminano ignari sotto di noi?» Accelera il ritmo, le sue spinte diventano più forti, più violente, il suo respiro sempre più affannoso. «Potrebbero guardare in su, potrebbero vederti gemere, potrebbero vedere il mio cazzo che scompare dentro di te.» Mi tira i capelli, mi costringe a guardare giù, verso le strade illuminate. «E non potrebbero fare niente.»

Il pensiero mi fa impazzire. Mi spingo indietro contro di lei, prendendo ogni centimetro del suo cazzo, la catena che ora è tesa al massimo, i miei capezzoli che sembrano sul punto di strapparsi. «Più forte», ringhio, la voce rotta dal desiderio. «Fammi venire, puttana.»

Lei ride, un suono oscuro e soddisfatto, poi mi afferra per i fianchi e inizia a martellarmi senza pietà, il suo cazzo che mi sfonda, il suono umido dei nostri corpi che si scontrano che si mescola al tintinnio della catena, ai nostri gemiti, al vento che ci avvolge. «Vieni per me, Yuri», ordina, la sua mano che ora mi strofina il cazzo, veloce, brutale. «Vieni mentre ti scopo, mentre la città ci guarda, mentre il mondo intero sa che sei mio.»

E io obbedisco. Il piacere esplode dentro di me, violento, travolgente, il mio sperma che schizza sul parapetto, gocciolando giù, verso la città sottostante. Lei non si ferma, continua a scoparmi, i suoi gemiti che diventano sempre più alti, più disperati, fino a quando anche lei viene, il suo cazzo che pulsa dentro di me, riempiendomi del suo calore, del suo possesso.

Quando finalmente si ferma, siamo entrambi senza fiato, sudati, il corpo che trema per l’adrenalina, per l’orgasmo, per la consapevolezza di quello che abbiamo appena fatto. Carla si appoggia a me, il suo respiro caldo sul mio collo, le sue labbra che mi sfiorano la pelle. «Questo», sussurra, «è libertà.»

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