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trio

L’Estasi della Carne


di Remember_Me_Passion
05.02.2026    |    513    |    1 4.0
"Le dita di Valentina le accarezzavano i fianchi, tracciando cerchi lenti sulla pelle sudata, come se volesse prolungare quel momento di abbandono prima di spingerla oltre..."
Il sole calante dipingeva le strade di Milano con pennellate dorate, allungando le ombre dei palazzi come dita pigre che si stendevano sull’asfalto ancora caldo. L’aria era densa di quel profumo estivo di terra riscaldata e gas di scarico, un mix che si attaccava alla pelle insieme al sudore leggero della giornata. Sofia camminava a passo svelto, i tacchi alti che battevano un ritmo sicuro sul marciapiede, la crocchia biondo miele disordinata che le cadeva in ciocche ribelli sulla nuca. Il vestito leggero, di un blu elettrico che aderiva appena ai fianchi, lasciava intravedere le spalle delicate cosparse di lentiggini dorate, il reggiseno di pizzo nero che spuntava appena sotto il tessuto sottile. Non portava mutandine. Non ne aveva mai avuto bisogno, quando sapeva che l’incontro con Yuri sarebbe finito così.

Lo vide prima ancora che lui notasse lei. Era appoggiato alla sua auto nera, una BMW serie 5 parcheggiata in seconda fila, le braccia incrociate sul petto largo, la camicia bianca slacciata di un bottone in più del necessario. Il sole gli accarezzava i lineamenti marcati, l’ombra della barba di un giorno che gli donava un’aria da predatore paziente. Quando i loro sguardi si incrociarono, un sorrisetto lento gli incurvò le labbra, come se avesse già assaporato ciò che stava per accadere. Sofia non si fermò. Continuò ad avanzare, il seno abbondante che oscillava appena sotto la stoffa, i capezzoli già duri per l’eccitazione, le areole scure e rotonde che premevano contro il pizzo. Quando fu a un passo da lui, Yuri allungò una mano, le dita callose che le sfiorarono il polso, tirandola appena verso di sé.

«Ciao, gattina,» la voce bassa, quasi un ringhio. Non era una domanda. Non era un saluto. Era una promessa.

Sofia non rispose con parole. Si alzò in punta di piedi, le labbra che cercavano le sue in un bacio famelico, la lingua che si insinuava subito nella sua bocca, umida e calda. Yuri gemette contro di lei, le mani che le afferrarono i fianchi, le dita che si conficcavano nella carne morbida delle natiche, stringendo. Lei si inarcò, sentendo il tessuto del vestito strusciare contro i capezzoli sensibili, un brivido che le percorse la schiena fino a farle contrarre la figa già bagnata. Quando si staccarono, era senza fiato, le labbra gonfie, gli occhi lucidi di desiderio.

«Dentro. Ora,» ordinò lui, aprendo la portiera del passeggero con un gesto secco.

Non ci fu esitazione. Sofia scivolò sul sedile di pelle nera, il calore del giorno ancora intrappolato nei rivestimenti, che le aderiva alle cosce appena divaricate. Yuri si chinò su di lei prima ancora che potesse sistemarsi, le mani che le afferravano le ginocchia, spingendole aperte con forza. Il vestito si sollevò, scoprendo il suo sesso completamente depilato, le labbra carnose e lucide di eccitazione, il clitoride già gonfio che sporgeva come un piccolo bottone rosa scuro. Yuri emise un suono gutturale, quasi un ringhio di approvazione, prima di abbassarsi, la bocca che si chiudeva su di lei senza preavviso.

«Ah! Cazzo—!» Sofia sobbalzò, le dita che si aggrappavano ai suoi capelli corti, tirando. La lingua di Yuri era ruvida, esperta, tracciava cerchi intorno al clitoride prima di succhiarlo tra le labbra, forte. Lei ansimava, i fianchi che si sollevavano dal sedile, spingendosi contro la sua faccia, il sapore del suo desiderio che si mescolava all’aria calda dell’abitacolo. Ma Yuri si staccò troppo presto, lasciandola tremante e insoddisfatta.

«Dopo,» mormorò lui, gli occhi scuri che brillavano di malizia. «Prima voglio giocare con questi.» Le dita si chiusero attorno al tessuto del vestito, strappandolo con un gesto secco. Il suono del pizzo che si lacerava fu quasi quanto un colpo di frusta. Sofia non protestò. Si sollevò appena, permettendogli di denudarla, il reggiseno di pizzo nero che ora pendeva dai ganci spezzati, i seni pesanti che si riversavano fuori, rotondi e pallidi, i capezzoli grossi e rosa che puntavano dritti verso di lui, duri come sassi.

Yuri emise un fischio basso. «Perfetti. Così cazzo perfetti.» Le mani si chiusero attorno ai seni, stringendo, modellando la carne morbida prima che i pollici si posassero sulle punte sensibili, strofinando. Sofia gemette, la testa che cadeva all’indietro contro il poggiatesta, le gambe che si divaricavano ancora di più, offrendosi. Ma lui aveva altri piani.

Dalla tasca dei pantaloni, Yuri tirò fuori due anelli di gomma nera, sottili ma resistenti, e due altri anelli fluorescenti fuxia, quasi fosforescenti sotto la luce del tramonto che filtrava dai finestrini. Sofia li guardò con gli occhi socchiusi, il respiro affannoso. «Li hai portati apposta per me?» chiese, la voce roca.

«So cosa ti piace, troia,» rise lui, le dita che giocavano con un capezzolo, pizzicandolo fino a farle sfuggire un lamento. «E so che ti piace quando ti faccio male.» Senza aspettare risposta, le infilò il primo anello di gomma attorno al capezzolo sinistro, stringendo fino a quando la carne rosa non sporse dal cerchio stretto, gonfia. Sofia sibilò, le unghie che graffiavano la pelle del sedile. «Troppo?» domandò lui, anche se sapeva già la risposta.

«No,» ansimò lei, «di più.»

Yuri non si fece pregare. Il secondo anello scattò attorno al capezzolo destro, poi quelli fluorescenti, uno sopra l’altro, serrando la carne fino a farla diventare di un rosa acceso, quasi violaceo. Sofia si mordeva il labbro, il dolore che si mescolava al piacere, i capezzoli che pulsavano come se avessero un battito proprio. Poi arrivò la catenella. Una sottile catena d’acciaio, fredda contro la pelle rovente, che Yuri agganciò ai due anelli fluorescenti, facendola penzolare tra i seni. Tirò appena, e Sofia urlò, la schiena che si inarcava, le mani che si aggrappavano alle sue spalle.

«Così va meglio, eh?» Yuri le sussurrò all’orecchio, la voce carica di sadica soddisfazione. Lei annuì, gli occhi lucidi, la bocca aperta in un gemito silenzioso. Lui tirò di nuovo la catena, più forte questa volta, e Sofia sentì il dolore irradiarsi dai capezzoli fino al ventre, dove si trasformava in un calore liquido, quasi insopportabile. La sua figa pulsava, vuota, bisognosa.

«Adesso tocca a te,» disse lei, la voce tremante, le mani che si muovevano verso la sua cintura. Yuri non si oppose. Si alzò appena, permettendole di slacciargli i pantaloni, di tirare giù la zip con i denti, il suono metallico che si perdeva tra i loro respiri affannosi. Il suo cazzo saltò fuori, già duro come pietra, le vene gonfie che pulsavano sotto la pelle tirata, la punta umida che brillava alla luce arancione del tramonto. Sofia lo afferrò, le dita che non riuscivano a chiudersi attorno alla circonferenza, la pelle calda come seta tesa.

«Porca gatta che sei,» mormorò, la bocca che già si apriva, la lingua che usciva a leccare la goccia di pre-sperma che scendeva lungo l’asta. Yuri gemette, le dita che si intrecciavano nei suoi capelli, tirando. «Non ancora, troia.» Le mise una mano sul petto, spingendola indietro. «Prima questo.»

Dalla stessa tasca, tirò fuori un altro anello di gomma, più spesso degli altri. Sofia lo guardò con un sorrisetto malizioso, sapendo già cosa sarebbe successo. Si chinò, le labbra che sfioravano la base del suo cazzo, la lingua che tracciava un cerchio umido attorno alle palle pesanti. Yuri ansimò, le cosce che si tendevano. Poi, con un gesto lento e deliberato, Sofia gli infilò l’anello attorno alla base dell’asta e alle palle, stringendo fino a quando la gomma non si incastrò, compressa. Lui sibilò, i muscoli dell’addome che si contraevano.

«Ora sì che non scappi,» disse lei, la voce un sussurro , prima di spalancare la bocca e ingoiarlo fino in fondo.

Yuri gemette, le dita che si stringevano nei suoi capelli, spingendo. Sofia lo prese tutto, la gola che si apriva per accoglierlo, la saliva che colava dagli angoli della bocca, lungo il mento, gocciolando sui seni gonfi. Lui cominciò a muoversi, affondando dentro di lei con colpi lenti e profondi, sentendo la sua lingua che si avvolgeva attorno alla sua asta, le labbra strette che lo massaggiavano. Ma non era abbastanza. Non per nessuno dei due.

«Girati,» comandò Yuri all’improvviso, tirandola per i capelli. Sofia obbedì, il corpo che ruotava sul sedile, le ginocchia che si piantavano nella pelle, il culo in aria, la figa che gocciolava eccitazione. Lui si sistemò dietro di lei, ma invece di penetrarla, la spinse giù, facendola sdraiare sulla schiena, la testa verso il suo inguine. «Sessantanove. Subito.»

Non ci fu bisogno di dirlo due volte. Sofia si contorse, la bocca che si chiudeva di nuovo attorno al suo cazzo, le labbra che scendevano lungo l’asta mentre lui si abbassava, la lingua che si tuffava tra le sue labbra bagnate. Il sapore di sé stessa esplose nella sua bocca quando lui cominciò a leccarla con lungimiranza, la punta della lingua che tracciava cerchi attorno al clitoride prima di succhiarlo con forza. Sofia gemette attorno al suo cazzo, le vibrazioni che lo facevano sussultare, le mani che le afferravano le natiche, spalancandole, esponendola completamente.

La portiera del guidatore si aprì all’improvviso.

«Scusate il ritardo, ragazzi,» disse una voce femminile, dolce e canzonatoria. Sofia sollevò gli occhi, il cazzo di Yuri ancora stretto tra le labbra, e vide Valentina. L’amica in comune, con i seni grandi e pesanti che oscillavano liberi sotto una canottiera di rete, i capezzoli trafitto da barrette d’acciaio che brillavano alla luce del tramonto, i pantaloncini di jeans strappati che lasciavano poco all’immaginazione. «Mi sono persa lo spettacolo?» chiese, chiudendo la portiera dietro di sé, lo sguardo che scivolava sul corpo nudo di Sofia, sui capezzoli stretto negli anelli, sulla catena che penzolava.

Yuri si staccò appena, il respiro affannoso. «No, tesoro. Stiamo solo iniziando.» Le sue dita affondarono nei capelli di Sofia, spingendo la sua bocca di nuovo sul suo cazzo, mentre con l’altra mano indicava a Valentina di unirsi a loro. «Vieni qui. Fammi vedere quanto sai essere brava con quella linguetta.»

Valentina non si fece pregare. Si chinò, le labbra che si chiudevano attorno al clitoride di Sofia, la lingua che cominciava a lavorare con precisione, mentre le mani le afferravano i seni, tirando gli anelli, facendo oscillare la catena. Sofia urlò attorno al cazzo di Yuri, il corpo scosso da tremiti violenti, la figa che si contraeva, vuota, bisognosa, il piacere che montava come un’onda pronta a travolgerla.

Yuri cominciò a muoversi di nuovo, affondando nella sua bocca con colpi sempre più duri, mentre Valentina le succhiava il clitoride come se fosse l’unica cosa che contasse al mondo. Sofia sentiva tutto e niente. Il dolore dei capezzoli tirati, il sapore salato del cazzo in gola, la lingua esperta dell’amica che la portava sempre più vicina all’orlo. Le mani di Yuri si chiusero attorno alla catena, tirando con forza, e Sofia esplose, il corpo che si inarcava, un grido soffocato che vibrava attorno alla sua asta, le cosce che si stringevano attorno alla testa di Valentina, i fianchi che si sollevavano, cercavano, esigevano di più.

Ma loro non avevano intenzione di fermarsi.

Non ancora.

Il corpo di Sofia tremava ancora per l’orgasmo appena raggiunto, le cosce lucide di umori che colavano lungo l’interno delle gambe, mentre le labbra gonfie di baci e la bocca ancora avvolta attorno al cazzo duro di Yuri. Le dita di Valentina le accarezzavano i fianchi, tracciando cerchi lenti sulla pelle sudata, come se volesse prolungare quel momento di abbandono prima di spingerla oltre. Yuri, con un ghigno sadico che gli incurvava le labbra, le afferrò i capelli biondi in una morsa salda, costringendola a staccarsi dal suo membro con un pop umido.

«Brava puttana… ma ora è il momento di leccare qualcosa di più interessante», ringhiò, la voce bassa e roca di desiderio. Con un gesto brusco, la spinse in avanti, facendola finire tra le gambe aperte di Valentina, che si era già sistemata sul sedile posteriore della BMW, le cosce divaricate e i seni enormi offerti come un altare di carne. Gli anellini di gomma neri, uno fucsia fluorescente e l’altro giallo acido, stringevano i capezzoli trafitto di Valentina, gonfi e arrossati, con i piercing d’acciaio che luccicavano sotto la luce fioca dell’abitacolo. Ogni respiro della donna faceva oscillare la catenella che li collegava, strappandole gemiti soffocati.

«Leccali, Sofia. Falla urlare», comandò Yuri, mentre si posizionava alle sue spalle, le mani che le affondavano nei fianchi per tenerla ferma. Non ci fu esitazione. Sofia si chinò, la lingua già fuori, bagnata e tremante, e quando le sue labbra si chiusero attorno al capezzolo sinistro di Valentina, il sapore metallico del piercing si mescolò con quello salato della pelle sudata. La punta della lingua sfiorò prima la gomma tesa dell’anellino, poi il piccolo anello d’acciaio, facendolo oscillare leggermente. Valentina sobbalzò, un gemito strozzato che si trasformò in un ansito quando Sofia iniziò a succhiare con forza, le guance che si scavavano, le dita che si conficcavano nelle cosce dell’altra donna per tenerla aperta, esposta.

«Cazzo… sì, proprio così!» Valentina inarcò la schiena, i seni che si sollevavano come onde, i capezzoli che pulsavano sotto la pressione della bocca avida di Sofia. Ogni leccata era una scossa elettrica, ogni morso leggero dei denti una punizione deliziosa. Gli anellini di gomma, strette come morsetti, amplificavano ogni sensazione, trasformando il dolore in un piacere bruciante che le faceva contrarre la figa in spasmi involontari. Sofia sentiva il proprio corpo rispondere, il clitoride che pulsava di nuovo, la figa che si inumidiva ulteriormente mentre la lingua tracciava cerchi sempre più stretti attorno ai capezzoli martoriati, raccogliendo le gocce di sudore che scivolavano tra i seni di Valentina.

Nel frattempo, Yuri non rimase a guardare. Con un movimento fluido, si abbassò i pantaloni abbastanza da liberare il cazzo, già lucido di precum, e senza preavviso, affondò in Sofia con un colpo secco, riempiendola fino in fondo. «Ahhh—!» Il grido di Sofia si perse contro la pelle di Valentina, le labbra che si staccarono per un istante prima di tornare ad attaccarsi al capezzolo destro, questa volta con ancora più fervore. Yuri la penetrava con colpi profondi e misurati, ogni affondo che la faceva sobbalzare in avanti, la lingua che sfregava senza controllo contro i piercing, strappando a Valentina un filo di imprecazioni e preghiere.

«Dio, sì… leccami la figa, puttana!» Valentina allargò ancora di più le gambe, esponendo la figa bagnata e gonfia, le labbra interne che pulsavano, pronte a schizzare. Sofia non aveva scelta. Con Yuri che la martellava da dietro, il cazzo che le sfregava contro quel punto interno che la faceva impazzire, abbassò la testa, la lingua che si allungava per leccare la fessura umida di Valentina, dal clitoride gonfio fino all’ingresso stretto. Il sapore era intenso, aspro e dolce allo stesso tempo, e quando le sue labbra si chiusero attorno al clitoride, succhiando con la stessa avidità con cui aveva trattato i capezzoli, Valentina esplose in un grido, le dita che si aggrappavano ai capelli di Sofia, tirandoli senza pietà.

«Sto per venire… sto per—!» Non finì la frase. Un getto caldo e abbondante schizzò fuori dalla sua figa, colpendo Sofia in pieno viso, mescolandosi alle lacrime di piacere e dolore che le solcavano le guance. Yuri non si fermò. Anzi, aumentò il ritmo, le palle che sbattevano contro il clitoride di Sofia ad ogni affondo, mentre con una mano le torceva un capezzolo, l’anellino fucsia che si tendeva fino a farle male. «Vieni anche tu, troia. Inonda il sedile», le ordinò, la voce un ringhio animale.

Sofia non poté resistere. Il corpo le si contrasse in un orgasmo violento, la figa che si stringeva attorno al cazzo di Yuri, i muscoli che pulsavano mentre un altro squirting le esplodeva fuori, bagnando le cosce di Valentina e il sedile di pelle nera. Yuri emise un ruggito, le dita che si conficcavano nella carne dei suoi fianchi mentre si spingeva fino in fondo, il cazzo che pulsava, riempiendola di sperma caldo, denso, che colava fuori immediatamente, mescolandosi agli umori di tutte e tre.

Per un momento, ci fu solo il suono dei respiri affannati, i corpi tremanti, la pelle appiccicosa di sudore e liquidi. Poi Yuri si ritirò lentamente, il cazzo che scivolava fuori dalla figa gonfia di Sofia con un suono osceno. «Brave puttane», mormorò, accarezzando il sedere arrossato di Sofia prima di darle una pacca che la fece sobbalzare. Valentina, ancora ansimante, allungò una mano per tirarla su, le labbra che si scontrarono in un bacio lungo e profondo, le lingue che si intrecciavano, scambiandosi il sapore di sperma, sudore e figa.

Fuori, Milano era ormai avvolta nella notte, le luci dei lampioni che si riflettevano sui corpi nudi nell’abitacolo, sulle gocce di liquido che scintillavano sulla pelle. Yuri si sistemò i vestiti con calma, osservando le due donne che si accarezzavano pigre, i seni ancora segnati dagli anellini, i capezzoli arrossati e sensibili al minimo sfioramento. «Non è finita qui», disse, con un sorriso che prometteva altre notti come quella. «Ma per stasera… direi che avete meritato una ricompensa.»

Valentina rise, la voce roca, mentre con un dito raccoglieva una goccia di sperma dal mento di Sofia e se la portava alle labbra, leccandosela con lentezza. «E quale sarebbe?», chiese, gli occhi che brillavano di malizia.

Yuri aprì il portellone della macchina, rivelando una borsa di pelle nera. «Qualcosa che vi farà urlare ancora di più», rispose, estraendo una scatola di velluto rosso. Dentro, due nuovi piercing, più grossi, più pesanti. «Domani. Stessa ora. »

Sofia sentì un brivido percorrerle la schiena, ma il sorriso che le incurvò le labbra fu più lascivo che mai. «Non vedo l’ora.»
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