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Anelli di piacere


di Remember_Me_Passion
04.02.2026    |    513    |    1 6.0
"La mia lingua esce, piatta, e inizio a leccare dalla base alla punta, raccogliendo il sapore salato del suo sperma misto ai miei succhi..."
Le sue dita scivolano lungo la mia schiena nuda, tracciando una scia di brividi che mi fanno inarcare contro di lui.
Sono distesa sul letto matrimoniale, le lenzuola di seta nera fresche contro la pelle accaldata, mentre la luce dorata del tramonto filtra attraverso le tende semiaperte, disegnando strisce calde sui nostri corpi intrecciati.
Lui è sopra di me, le cosce muscolose che mi bloccano dolcemente, il peso del suo torso che mi schiaccia appena contro il materasso.
I suoi occhi ambra brillano di una fame che conosco troppo bene, le labbra carnose già gonfie per i baci che ci siamo scambiati fin dal momento in cui ha varcato la porta.
"Cazzo, sei così bella quando ti contorci sotto di me," sussurra, la voce roca, mentre la mano sinistra risale lungo il mio fianco, fermandosi a stringere un seno con possessività.
Il suo pollice strofina l’anellino di gomma nero che circonda il mio capezzolo gonfio, tirandolo appena, e un gemito mi sfugge dalle labbra. "Senti come si indurisce…"
La pressione aumenta, il dolore tagliente che si mescola al piacere, e io inarco la schiena, offrendomi di più.
Le sue dita sono callose, la presa sicura sa esattamente quanto posso sopportare prima che il bruciore diventi troppo intenso.
Ma non è mai troppo.
Non con lui.
La sua bocca scende sulla mia, la lingua che si insinua tra le labbra aperte con un movimento lento, sensuale, come se avesse tutto il tempo del mondo.
Le nostre lingue si avvolgono, si sfiorano, si cercano, e io sento il suo sapore menta e whisky, il retrogusto dolce del vino che abbiamo bevuto prima.
Le sue mani sono dappertutto: una mi strizza l’altro seno, l’altra scivola giù, tra le mie cosce, dove la mia fica è già bagnata, aperta, pronta. "Dio, sei fradicia," sussurra contro la mia bocca, "e non ho ancora nemmeno cominciato."
Non rispondo.
Non posso.
Sono troppo occupata a gemere quando due dita affondano dentro di me senza preavviso, allargandomi, stirandomi, mentre il pollice preme sul clitoride gonfio.
"Così… così stretta," ansima lui, le dita che si muovono in cerchi lenti, tortuosi, sfiorando quel punto interno che mi fa vedere le stelle.
"Ma so che puoi prendere di più."
E prima che possa protestare—che possa anche solo pensare una terza dita si unisce alle altre, allargandomi fino a farmi sussultare. "Cazzo, sì… così, tesoro.
Sentimi dentro di te."
Le sue dita sono spesse, ruvide, e io mi aggrappo alle sue spalle, le unghie che affondano nella carne mentre cerco di resistere all’ondata di piacere che minaccia di sommergermi.
Ma lui non mi dà tregua.
Con un movimento fluido, si abbassa, la bocca che sostituisce le dita sul mio clitoride, la lingua piatta che lo lecca dal basso verso l’alto, prima di chiuderci le labbra attorno e succhiare. Fortissimo.
"Ah! Cazzo—!"
La mia schiena si inarca violentemente, le cosce che tremano ai lati della sua testa.
Le sue dita continuano a muoversi dentro di me, ora più veloci, mentre la sua lingua lavora il mio clitoride come se fosse la cosa più deliziosa che abbia mai assaggiato.
"Sei così dolce… così buona," mormora contro la mia carne bagnata, la voce vibrante che mi fa contrarre intorno alle sue dita.
"Potrei leccarti per ore."
E lo farebbe.
Lo so.
Ma io non ho quella pazienza.
Con uno strattone, lo tiro su per i capelli biondi, costringendolo a staccarsi da me. I suoi occhi brillano di divertimento, le labbra lucide dei miei succhi. "Impaziente, eh?" ride, ma non si lamenta.
Sa che anche io ho bisogno di lui, di sentirlo dentro di me, di essere riempita in tutti i modi possibili.
Mi solleva come se non pesassi nulla, mi gira a pancia in giù sul letto, e poi mi tira su per i fianchi, costringendomi a mettermi carponi. "Così. Esattamente così."
Le sue mani mi afferrano le natiche, le dita che si insinuano tra le pieghe, trovando la mia fica già colante e l’ano stretto che pulsa in attesa. "Dio, guardati…"
Un dito scivola lungo la fessura posteriore, premendo appena, e io mi contraggo istintivamente.
"Shhh, rilassati, tesoro.
Lo sai che ti piacerà."
E ha ragione. Lo so.
Sento il suono del lubrificante che viene aperto, poi il freddo gel che colma il mio buco posteriore, seguito dal calore del suo dito che inizia a lavorare il mio ano, allargandolo lentamente.
"Respira," mi ordina, la voce un comando roco. "Respira e spingi contro di me."
Obbedisco, e il dolore iniziale si trasforma in una pressione piena, intensissima, mentre il suo dito affonda fino alle nocche.
"Brava ragazza."
Poi ne aggiunge un secondo, stirandomi, preparandomi per quello che verrà.
Nel frattempo, la sua altra mano non sta ferma. Due dita tornano a penetrarmi la fica, muovendosi in sincronia con quelle nel mio culo, e io sono costretta a mordermi il labbro per non urlare.
"Ti piace, eh?
Ti piace essere riempita dappertutto."
Non è una domanda.
Lo sa.
Lo sento dal modo in cui il suo cazzo preme contro la mia coscia, duro come l’acciaio, il prepuzio già ritirato, la punta che gocciola.
"Per favore," supplico, la voce rotta.
"Ho bisogno di te.
Ora."
Lui ride, un suono basso e sporco, prima di ritirarsi.
"Allora prendimi."
Mi giro appena in tempo per vederlo avvolgere la base del suo cazzo con l’anello di gomma nero, stretto abbastanza da farlo sembrare ancora più grosso, le vene che pulsano sotto la pelle tesa.
Poi si posiziona dietro di me, le mani che mi afferrano i fianchi con forza, e finalmente, finalmente lo sento premere contro la mia fica.
Non entra subito.
No.
Lui ama torturarmi.
La punta del suo cazzo scivola su e giù lungo le mie labbra bagnate, raccogliendo la mia eccitazione, sfiorando il clitoride gonfio, prima di fermarsi all’ingresso.
"Sei sicura che lo vuoi?" chiede, la voce un ringhio.
"Perché una volta che inizio, non mi fermo più."
"Sì. Ora.
Ti prego, cazzo, fammi sentire tutto."
E lui obbedisce.
Con un colpo secco dei fianchi, mi penetra fino in fondo, riempiendomi in un solo, lungo affondo che mi ruba il fiato.
"Dio—!" grido, le dita che si aggrappano alle lenzuola, mentre lui rimane immobile dentro di me, lasciandomi sentire ogni centimetro del suo cazzo che pulsa contro le mie pareti interne.
"Così stretta… così perfetta," ansima, prima di ritirarsi quasi del tutto, per poi spingere di nuovo dentro con forza.
Il ritmo che impone è brutale.
Ogni affondo mi spinge in avanti, le sue palle che sbattano contro il mio clitoride ad ogni movimento, mandandomi onde di piacere che si scontrano con il dolore delizioso delle sue dita che tornano a giocare con il mio ano.
"Un giorno ti scoperò qui," promette, un dito che preme contro la mia entrata posteriore senza entrare, "mentre ti riempio la fica con le dita.
Ti immagini, tesoro?
Due buche piene, strette intorno a me, mentre ti faccio urlare."
"Sì!" grido, perché l’idea mi fa impazzire.
"Sì, sì, si ".
Le sue spinte diventano più veloci, più profonde, il letto che scricchiola sotto di noi, i nostri corpi che sbattono insieme in un ritmo selvaggio.
Sento il sudore che ci ricopre, il suo respiro caldo sul collo mentre si china su di me, i denti che affondano nella spalla mentre mi martella senza pietà.
"Vieni per me," ordina, la mano che scivola sotto di me per strofinarmi il clitoride con movimenti circolari, veloci, implacabili.
"Vieni sul mio cazzo, puttana.
Ora."
E io obbedisco.
L’orgasmo mi travolge come un’onda, violento, bruciante, e urlo il suo nome mentre mi contraggo intorno al suo cazzo, i muscoli che lo stringono, lo strizzano, lo supplicano di venire con me.
Lui non si trattiene.
Con un ultimo affondo profondo, si blocca dentro di me, il corpo teso, e poi sento il calore del suo sperma che mi inonda, sparo dopo sparo, riempiendomi fino a farmi colare.
"Cazzo," ansima, le spalle che si abbassano mentre si accascia su di me, il suo peso che mi schiaccia contro il materasso.
"Ogni volta è meglio."
Resto lì, senza fiato, sentendo il suo cazzo che pulsa ancora dentro di me, il suo sperma che mi scivola giù lungo le cosce.
Lui si solleva appena, si sfila, e poi mi gira sulla schiena, gli occhi che brillano di lussuria non ancora saziata.
"Non abbiamo finito," dice, la voce ancora roca. "Voglio vederti leccare via ogni goccia."
E prima che possa protestare, mi solleva, mi mette seduta sul bordo del letto, e si inginocchia davanti a me. Il suo cazzo, ancora semi-duro, è coperto del nostro misto di succhi, e senza dire una parola, mi afferra i capelli, tirandomi la testa indietro.
"Apri."
Obbedisco.
La sua mano si chiude intorno alla base del suo cazzo, e poi me lo spinge tra le labbra, ancora sensibile, ancora pulsante.
"Leccalo.
Puliscimi."
Non ho bisogno di altri ordini.
La mia lingua esce, piatta, e inizio a leccare dalla base alla punta, raccogliendo il sapore salato del suo sperma misto ai miei succhi.
Lui geme, le dita che si stringono nei miei capelli, guidandomi.
"Così… così brava.
Ora prendilo tutto."
E lo faccio.
Lo ingoio fino in fondo, sentendo la punta del suo cazzo che tocca la mia gola, e poi inizio a muovermi su e giù, le labbra strette, la lingua che lavora la parte inferiore, mentre le mie mani gli massaggiano le palle, pesanti, piene. Lui mi lascia fare per un po’, i suoi gemiti che si fanno sempre più alti, fino a quando, improvvisamente, mi ferma.
"Basta.
Ora tocca a me."
Mi spinge indietro sul letto, mi allarga le gambe, e poi si abbassa, la bocca che si chiude sulla mia fica ancora gocciolante.
La sua lingua è implacabile, affamata, mentre lecca via ogni traccia di sperma, ogni goccia dei miei succhi, le dita che mi allargano, che mi penetrano, che mi fanno venire di nuovo, questa volta con la sua bocca sigillata su di me, ingoiando ogni gemito, ogni tremore.
Quando finalmente si solleva, le sue labbra sono lucide, gli occhi scuri di soddisfazione. "Ora sei pulita," dice, con un sorrisetto compiaciuto.
"Ma non per molto."
E so che ha ragione.
Perché mentre mi tira su, mi bacia di nuovo, e sento il suo cazzo che torna duro contro il mio ventre, so che questa notte è lungi dall’essere finita.
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