Lui & Lei
Rosso menopausa
23.06.2026 |
91 |
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C’è un meraviglioso cartello con la scritta TOILETTE e una bella freccia che indica verso il basso in direzione delle scale..."
Che gran stronza di puttana l’Alessia!Nemmeno è passata una settimana da quando ci siamo lasciati, e, guarda la perfida zoccola, pubblica su Instagram le foto col nuovo fidanzato! Sono già in vacanza assieme!
Ma cosa crede quella che io sia un cretino solo perché le regalavo dei fiori e mi piaceva portarla fuori a cena?
Mi distraggo un attimo dall’orrida visione per prendere gli yoghurt. No, la pesca no, che quella piaceva solo a lei. Li metto in bilico sulla carta igienica. Con una mano continuo a scrollare la galleria delle sue raccapriccianti immagini, con l’altra mi asciugo una lacrima, mica di tristezza. Sia mai, è solo che a furia di strizzare gli occhi si affatica la vista. Potrei tirare fuori gli occhiali, tanto mica c’è Alessia a darmi del nerd.
Infilo la mano in tasca, con la pancia spingo il carrello e dalla corsia di destra all’incrocio fra oli e salse con pelati e pasta vengo centrato in pieno da un carrello.
Una botta mica da ridere, seguita da un serie di improperi.
Una strega con i capelli color rosso menopausa mi sta insultando perché a causa di questa collisione è partito il mio yoghurt in vetro per cadere esattamente fra le sue gambe ed esplodere in mille pezzi.
Dio se urla questa megera, sarebbe da ridere se non fosse così spaventosa. Cerco di calmarla, è yoghurt mica sborra!
Anche se dà proprio quell’idea da come cola lungo i polpacci.
“Ma non si vergogna alla sua età? Fare la spesa con gli occhi sul cellulare!”
“Stavo guardando la lista della spesa.” Mi difendo invano.
“Guardi, non mi provochi, perché di liste della spesa in bikini col sedere di fuori ce ne sono davvero parecchie in giro. Ma si guardi!”
Cerco di recuperare scusandomi.
“Le scuse non bastano, qui si tratta di danni che, nel caso, lei ha il dovere di ripagare.”
“Danni, ma che danni! Lei è pazza!”
“Non mi insulti! Il mio abito è sporco, le scarpe pure e magari mi sono tagliata con qualche scheggia di vetro.”
L’abito è una tremenda palandrana estiva priva di forma, un trauma per gli occhi talmente è colorata. Con che coraggio osa poi chiamare scarpe quelle ciabatte da crucca, non riesco proprio a immaginarmelo.
Mentre urliamo si forma un capannello di persone che parteggiano per la maggiore per lei, perché si sa che sono maschio e quindi in torto di default.
Cerco di non alzare la voce, essere gentile, tenere gli occhi bassi, ma lei è davvero improponibile.
È la versione brutta di Brigitte Bardot infuriata alla massima potenza.
Riesco a portarla fuori dal supermercato, ovviamente pagandole la spesa, e la trascino al bar di fronte. Farei qualsiasi cosa per farla tacere, adesso pago anche lei e non ci penso più.
Con un cappuccino e una brioche la squilibrata si calma, e in un angolo del mio cuore sono felice di essermi liberato di Alessia, che magari diventava come lei.
Mi sto quasi rilassando in questo silenzio.
“E adesso come facciamo?” riprende a parlare, ma con un tono molto più normale. Ha uno sbaffo di crema pasticcera all’angolo della bocca, e mi rendo conto che per quanto antipatica ha una bocca carnosa.
“In che senso?” rispondo sotto ad uno sguardo azzurro che in effetti mi mette un po’ in soggezione.
Inclina la testa e mi osserva come se fossi una specie rara. Mi studia proprio e all’improvviso capisco Kafka quando si sentiva uno scarafaggio.
“Nel senso che dobbiamo quantificare il danno. Non penserà di cavarsela con una brioche e un cappuccino?”
“Le ho fatto anche la spesa, signora mia.”
Bofonchia qualcosa con il mollettone in bocca mentre si pettina i capelli con le mani. Mi rendo conto di avere un problema, la stronza vestita con un teatro tenda mi sta sembrando sexy. Forse dipende dal fatto che l’innominabile Alessia era già due mesi che non me la dava. Ho poco da teorizzare, perché il cazzo è duro.
“Dicevo che lei mi pare davvero fuori dal mondo, giovanotto. La spesa è dovuta per il disturbo che mi ha arrecato, ma c’è da quantificare la lavanderia ed eventualmente il danno alle scarpe.”
Abbasso gli occhi su quelle infradito inguardabili e noto le dita affusolate, solo il mignolo è più paffutello, tutte decorate di un rosso profondo. Lo stesso smalto che ha alle mani con le quali gesticola mentre mi spiega cosa vuole.
“Non stia lì imbambolato. Mi serve uno specchio per valutare bene e decidere una cifra.”
C’è un meraviglioso cartello con la scritta TOILETTE e una bella freccia che indica verso il basso in direzione delle scale. Con un gesto elegante glielo mostro, come a dire che vada pure.
Ha due fessure al posto degli occhi “Ma mi prende per stupida? Io scendo a controllare e lei, intanto, se ne va e magari mi lascia pure da pagare!”
Che gatta selvatica!
“Lei mi accompagna, scende con me, invece di stare lì con quella faccia da pirla!”
Mi prende per un polso e mi trascina con sé. Non so per chi mi abbia preso, ma mi tratta come un cretino. La cosa grave è che in tutto questo turbinio la stoffa aderisce qua e là, per cui intuisco un seno prosperoso, un fianco invitante e anche il culo non mi pare male. Inizio a pensare che il cazzo mi tiri per esasperazione, come se potesse l’unico modo per abbattere questa matrona.
Oltre al fatto che essere trattato così mi fa arrabbiare. Rabbia che si aggiunge all’incazzatura per Alessia.
Mi chiedo seriamente cos’abbiano queste donne? Ma sono davvero convinte che siamo dei pupazzetti nelle loro mani?
Nell’antibagno mi mette in mano una confezione di salviettine umide che aveva in borsa, mi spinge in ginocchio e mi ordina di pulirle le scarpe, che lei fatica a chinarsi. La guardo bene mentre mi spinge giù e non mi pare così decrepita, ma decido di stare al gioco, basta che finisca in fretta.
Strofino cuoio e piedi in una soluzione unica sotto il suo sguardo severo.
“Non si scordi i polpacci, che questo yoghurt è davvero ributtante.” Si alza lievemente la sottana lunga e in effetti i polpacci affusolati sono cosparsi di gocce di yoghurt.
“Allora si dia da fare, che non ho tempo da perdere. Forza! Giovanotto, si impegni, ci metta un po’ di nerbo!”
Mi sono rotto il cazzo di essere trattato in questo modo.
Assumo la classica posizione di quei coglioni che chiedono la mano alla fidanzata, le prendo una gamba, sfilo l’orrore che porta al piede, me lo appoggio sul ginocchio e da qui mi parte l’embolo.
È che così facendo per un istante, davvero solo un flash, vedo delle mutandine di pizzo bianche. Ed è solo e unicamente per vederle meglio che mi piego in avanti e a bocca aperta finisco sul suo polpaccio. Il sapore di fragola misto al gusto vaniglia della sua pelle mi dà il colpo di grazia. In punta di lingua passo di goccia in goccia, riesco ad arrivare fino al ginocchio che il sapore dello yoghurt viene sovrastato dal profumo delizioso di fica vogliosa.
“Ma che fa!”
“La saliva smacchia meglio, lo sanno tutti!” borbotto.
Ormai sono completamente sotto la palandrana, la bocca sul pizzo bianco. Lo respiro, lo assaggio, lo sposto. Lei cerca di fermarmi, ma in realtà mi preme la testa sulla sua fessura. Inizio a boccheggiare dal caldo con la bocca aperta su questa gnocca sugosa, la lingua che dardeggia in tutte le direzioni.
Le abbasso queste mutandine e con una mano per natica la premo ancora di più contro il mio viso.
“La smetta!” mi dice con un acuto sospirato che sa tanto di orgasmo mancato.
Alzandomi mi porto dietro il suo vestito, il mio naso ara la fessura fra i suoi seni e lei è lì nuda, le mutandine a mezza coscia e il reggiseno che contiene a stento tutta quell’abbondanza.
Assieme al cazzo monta anche la rabbia e il nervoso.
“Ha qualcosa da aggiungere signora?”
Scuote la testa con le pupille dilatate.
Una tiratina e il pizzo si squarcia.
Basta sbottonare la patta che il cazzo mi esce come un pupazzo a molla.
“Metta in conto anche quelle!” le dico mentre la mia cappella si fa strada nella sua fica.
“Si!” mi risponde, la sua schiena è un perfetto arco del piacere.
Tutte le mie fantasie collassano, mi rendo conto che sarà una sveltina tanta è l’urgenza che abbiamo.
La mia lingua in bocca le impedisce di urlare mentre la sbatto, ma io sento come viene a ondate da come la sua fica avida si stringe attorno al mio cazzo.
Cedo miseramente, mi pare di sfilarmi in tempo, ma come un idrante impazzito il mio uccello la imbratta ovunque.
Se ne esce con un “Lei è un disastro. Ha peggiorato la situazione. Adesso ha molto di più da pulire.”
“Ha perfettamente ragione, signora: da me o da lei?”
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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