Rinascita di una donna - 2 Lo sguardo
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nella villa dormivano quasi tutti. O almeno così sembrava.
Dalla camera accanto arrivava il respiro pesante di qualcuno che si era addormentato con la televisione accesa. Più lontano, lungo il corridoio, una porta cigolò per poi richiudersi lentamente. Una delle bambine si mosse nel lettino, farfugliò qualcosa nel sonno e tornò immobile, con un braccio abbandonato sopra il cuscino.
Fuori, il mare respirava.
Le onde arrivavano fino alla villa come un rumore profondo e regolare, appena disturbato dal frinire ostinato delle cicale e dal vento che muoveva le tende davanti alla finestra socchiusa.
Sua moglie dormiva accanto a lui, girata su un fianco.
La luce del telefono le sfiorava appena la schiena. Indossava una maglietta larga, sollevata di qualche centimetro sopra i fianchi. Lui avrebbe potuto allungare una mano e accarezzarle la pelle, ma non lo fece.
Non quella notte.
Non voleva svegliarla con l’ennesimo tentativo, rischiando di sentire il suo corpo irrigidirsi ancora prima che lei aprisse gli occhi.
Continuò invece a scorrere la pagina che aveva davanti.
Profili di coppie.
Uomini e donne di ogni età, fotografati in camere d’albergo, davanti a specchi, sui divani o nelle penombre studiate di locali che lui non aveva mai frequentato. Alcuni mostravano molto. Altri quasi niente. C’erano presentazioni dirette, provocatorie, e altre sorprendentemente intime, scritte da persone che sembravano cercare soprattutto complicità.
Quello che lo colpì non furono tanto i corpi.
Furono le parole.
Leggeva di mariti eccitati nel vedere le proprie mogli corteggiate. Di donne che, dopo anni di matrimonio, avevano riscoperto una parte di sé che credevano scomparsa. Di coppie entrate in quel mondo per curiosità e poi fermatesi molto prima di un incontro, soddisfatte già soltanto di essere riuscite a raccontarsi fantasie mai pronunciate.
Lui leggeva lentamente, tornando più volte sulle stesse frasi.
Cercava una risposta.
Non sapeva ancora a quale domanda.
Forse voleva capire se fosse possibile risvegliare sua moglie senza perderla.
Forse voleva sapere se il desiderio di vederla guardata da un altro uomo fosse una deviazione, un pericolo o semplicemente una parte di sé che aveva tenuto chiusa per troppo tempo.
Forse cercava soprattutto qualcuno che gli dicesse che non era il solo a provare contemporaneamente gelosia ed eccitazione.
Continuò a scorrere.
Guardava le donne, certo.
Ma quasi subito il suo sguardo si spostava sugli uomini che apparivano accanto a loro.
Quello poteva piacerle?
Troppo giovane.
Quell’altro aveva un bel fisico, ma un’espressione arrogante che probabilmente l’avrebbe infastidita.
Quello sembrava educato, elegante, uno di quegli uomini capaci di parlare senza imporre continuamente la propria presenza.
Quello, invece, era più grande di loro, con i capelli appena brizzolati e un corpo curato. Non bello nel senso tradizionale, ma sicuro. Carismatico.
Si soffermò sulla fotografia.
Provò a immaginare lo sguardo di sua moglie.
Avrebbe notato le spalle?
Le mani?
Il modo in cui l’uomo sorrideva?
Avrebbe distolto gli occhi fingendo indifferenza oppure si sarebbe lasciata incuriosire?
Non sapeva rispondere tuttavia notò che i suoi slip stavano per esplodere in quanto una copiosa erezione gli si presentò mentre scorreva e leggeva...capì che era una cosa che lo eccitava pensare a lei mentre godeva e stranamente lo eccitava pensandola anche con un altro mentre godeva...la vedeva come la sua diva...la sua pornodiva...
Dopo quindici anni trascorsi insieme, conosceva ogni sua piccola abitudine, eppure non conosceva quasi nulla della donna che avrebbe potuto essere davanti al desiderio di un estraneo.
Sapeva ciò che le piaceva mangiare.
Sapeva come diventava nervosa quando erano in ritardo.
Sapeva quali parole evitare durante una discussione e quale lato del letto avrebbe scelto in qualunque camera del mondo.
Ma non sapeva quale uomo avrebbe osservato, se si fosse sentita libera di farlo senza dover proteggere lui, il matrimonio o l’immagine che aveva sempre avuto di se stessa.
Era una domanda capace di turbarlo.
E, nello stesso tempo, di accenderlo.
Cominciò a leggere i forum.
Persone che consigliavano di non presentare una fantasia come un progetto già deciso. Donne che raccontavano di essersi sentite spinte dal marito, osservate come se dovessero superare una prova. Altre spiegavano che ciò che le aveva realmente aiutate non era stata una proposta esplicita, ma il piacere di tornare a sentirsi belle.
Desiderate.
Guardate.
Non soltanto dal proprio compagno, ma dal mondo.
Quella parola rimase nella sua mente.
Guardata.
Forse era da lì che doveva cominciare.
Non da un altro uomo.
Non da una coppia.
Non da una proposta tanto grande da farla chiudere immediatamente.
Dal modo in cui lui stesso la guardava.
Negli anni aveva continuato a desiderarla, ma forse aveva smesso di farla sentire desiderata davvero. C’era una differenza sottile fra le due cose.
Desiderarla significava cercare il suo corpo.
Farla sentire desiderata significava restituirle la consapevolezza di possederne ancora uno.
Chiuse il sito quando sentì la bambina muoversi.
Spense lo schermo e rimase qualche secondo immobile nel buio.
Sua moglie si voltò verso di lui senza svegliarsi. La maglietta le scivolò ancora più in alto, scoprendo una parte del ventre.
Lui la guardò.
Non la madre delle sue figlie.
Non la donna stanca che il mattino seguente avrebbe dovuto pensare agli asciugamani, alla colazione e alle borse da preparare per la spiaggia.
Guardò la donna.
E si domandò da quanto tempo lei avesse smesso di sentirsi tale.
⸻
Il giorno successivo fu uno di quei pomeriggi in cui persino il mare sembrava soffrire il caldo.
L’aria era immobile. La superficie dell’acqua, vista dalla villa, appariva quasi bianca sotto il sole. Le cicale riempivano il silenzio con un rumore continuo, mentre le tende del portico pendevano senza muoversi.
La famiglia aveva trascorso la mattinata in spiaggia ed era rientrata per il pranzo. Dopo aver mangiato, alcuni si erano ritirati nelle camere. Altri si erano sistemati in veranda, aspettando che il caldo concedesse una tregua.
Sua moglie era uscita dalla doccia da poco.
Aveva raccolto i capelli ricci in modo disordinato, lasciando alcune ciocche umide intorno al viso. La pelle era ancora lucida per l’acqua e per il caldo. Indossava un vestitino nero da casa, largo e leggero.
Lui lo conosceva bene.
Da un lato il tessuto le copriva completamente la spalla. Dall’altro scendeva più in basso, appoggiandosi a metà del braccio e lasciando scoperta la curva della spalla e una parte del décolleté.
Sotto non portava il reggiseno.
I suoi seni, piccoli e naturali, si muovevano liberamente sotto il tessuto sottile. Quando rimaneva in piedi, il vestito sembrava quasi innocente. Ma bastava che si inclinasse appena in avanti perché la scollatura si aprisse.
Lui la osservò mentre prendeva una spazzola dal comodino.
— Stai benissimo così — le disse.
Lei si voltò.
— Così come?
— Così.
— Con questo straccio addosso?
— Non è uno straccio.
Lei si guardò distrattamente nello specchio.
— Devo mettere il reggiseno. Andiamo in veranda.
Lui si avvicinò.
— Non metterlo.
Lei lo guardò attraverso il riflesso.
— Ci sono tutti.
— E allora?
— E allora non posso andare in giro così.
Lui le sistemò una ciocca dietro l’orecchio.
— Non sei “in giro”. Sei in casa. E sei bellissima.
Lei accennò un sorriso, ma cercò immediatamente di nasconderlo.
— Sei sempre il solito.
— Forse. Però con questo vestito e senza reggiseno stai da impazzire.
La vide arrossire appena.
Non era abituata a ricevere complimenti tanto diretti nel mezzo della quotidianità. O forse era lui ad aver smesso di farli senza accompagnarli immediatamente con una richiesta.
— Dai — continuò, abbassando la voce. — Vieni così. Voglio guardarti.
— Tu vuoi sempre guardare.
— Non abbastanza.
Le baciò la spalla scoperta.
Non tentò di sfilarle il vestito. Non cercò di spingerla verso il letto. Le lasciò soltanto quel bacio sulla pelle e si allontanò.
Fu forse proprio questo a convincerla.
Lei rimase qualche secondo davanti allo specchio. Poi prese il telefono e uscì dalla camera senza indossare il reggiseno.
Lui la seguì sorridendo.
⸻
In veranda c’erano quasi tutti.
La madre di lei preparava il caffè, muovendosi continuamente tra la cucina e il tavolo. Le bambine giocavano sul pavimento con alcune carte. Due parenti parlavano di qualcosa accaduto in paese, mentre un vecchio amico di famiglia era seduto sul dondolo.
Era un uomo più grande di loro, probabilmente vicino ai cinquant’anni, ma fisicamente molto curato. Aveva trascorso buona parte della vita allenandosi e lo si vedeva dalle braccia, dalle spalle e dal modo in cui la maglietta aderiva al torace.
Non era particolarmente bello.
Aveva però quella presenza che alcuni uomini acquistano con l’età: la sicurezza di chi non sente più il bisogno di dimostrare continuamente qualcosa.
Sua moglie entrò in veranda con il vassoio delle tazzine.
Il vestito nero le cadeva morbido sulle cosce. La pelle, ancora umida per la doccia, aveva iniziato a ricoprirsi di un velo di sudore a causa del caldo.
Una piccola goccia comparve vicino all’attaccatura del collo.
Scese lentamente verso la clavicola, seguendo la pelle lucida, e scomparve sotto il tessuto.
Lui la vide.
E vide anche l’uomo sul dondolo sollevare gli occhi.
Sua moglie si piegò per appoggiare il vassoio sul tavolino basso.
La scollatura si aprì.
Per un istante, sotto il tessuto nero, apparvero quasi interamente i seni. Piccoli, morbidi, leggermente sollevati dalla posizione. La luce della veranda scivolava sulla pelle ancora umida.
Non fu un’esibizione.
Fu un movimento normale, quello di una donna che si piega per posare qualcosa.
Ma l’uomo sul dondolo cambiò posizione.
Allargò appena le ginocchia e inclinò il busto, come se volesse vedere meglio senza dare l’impressione di farlo.
Il marito se ne accorse immediatamente.
Avrebbe potuto infastidirsi.
In passato lo avrebbe fatto.
Avrebbe probabilmente chiamato la moglie, inventato una scusa per farla rialzare oppure si sarebbe messo tra lei e lo sguardo dell’altro.
Quella volta, invece, rimase immobile.
Provò una stretta allo stomaco.
Gelosia.
Orgoglio.
E poi quel calore più profondo che, da quando aveva iniziato a leggere i racconti sul sito, riusciva finalmente a riconoscere senza spaventarsi.
L’altro uomo la stava desiderando.
Non ne aveva la certezza, ma lo intuiva dal modo in cui lo sguardo era rimasto fermo sulla scollatura, troppo a lungo per essere casuale.
Sua moglie si rialzò e il vestito tornò al proprio posto.
— Il caffè è pronto — disse.
L’amico di famiglia annuì, ma sembrava improvvisamente meno rilassato.
Poco dopo lei si piegò nuovamente, questa volta per raccogliere una carta caduta accanto alle bambine.
Il tessuto scivolò ancora.
L’uomo sul dondolo non riuscì a trattenere lo sguardo.
Il marito lo osservò quasi con curiosità scientifica.
Vide il modo in cui irrigidì il busto. Vide una mano scendere distrattamente sulle cosce. Poi notò il rilievo comparso sotto i pantaloncini.
L’uomo se ne accorse quasi nello stesso istante.
Incrociò le mani davanti al corpo, cercando di nascondersi, e spostò una gamba sopra l’altra con una naturalezza troppo studiata.
Il marito abbassò gli occhi per qualche secondo.
Sorrise.
Non per deriderlo.
Sorrise perché quel piccolo tradimento del corpo gli confermava ciò che aveva pensato: sua moglie, anche senza cercarlo, aveva ancora la capacità di eccitare un uomo.
Quella consapevolezza lo colpì con forza.
La guardò.
Era ancora china accanto alle bambine, inconsapevole o apparentemente tale. Una seconda goccia di sudore le attraversò il petto, fermandosi per un istante tra i seni prima di venire assorbita dal tessuto.
Quando si rialzò, si sistemò distrattamente il vestito.
Poi incontrò lo sguardo del marito.
Lui era seduto dall’altra parte della veranda.
Si morse lentamente il labbro.
Lei aggrottò appena le sopracciglia, come se volesse chiedergli che cosa avesse.
Lui le mandò un piccolo bacio con le labbra.
Poi, senza emettere voce, scandì:
— Sei bellissima.
Lei lesse la frase.
Il viso le cambiò appena.
Abbassò gli occhi, fingendo di controllare qualcosa sul tavolo, ma il rossore comparso sulle guance la tradiva.
Lui non sapeva se avesse notato anche lo sguardo dell’altro uomo.
Non sapeva se avesse visto il movimento con cui aveva cercato di coprirsi.
Non sapeva neppure se fosse consapevole di quanto il vestito mostrasse ogni volta che si piegava.
Ma da quel momento cominciò a osservarla con maggiore attenzione.
Lei si sedette su una sedia poco distante dal dondolo.
Accavallò le gambe.
Il vestito risalì lentamente sulle cosce. Per qualche istante si intravide il bordo bianco degli slip.
Lei se ne accorse e prese il tessuto tra le dita, sistemandolo tra le gambe.
Il gesto avrebbe dovuto coprirla.
Invece, per un istante, attirò ancora di più l’attenzione proprio su ciò che cercava di nascondere.
L’uomo sul dondolo distolse gli occhi troppo tardi.
Il marito lo vide.
E vide sua moglie volgere appena il viso nella sua direzione.
Fu casuale?
Aveva percepito lo sguardo?
Oppure stava semplicemente controllando chi avesse parlato?
Non era possibile saperlo.
Lei tornò a guardare le bambine, ma il tessuto rimase un po’ più alto sulle cosce.
Passarono alcuni minuti.
Conversazioni normali, tazzine appoggiate sui piattini, risate, il rumore delle pale del ventilatore che spostavano aria calda da una parte all’altra.
Poi sua moglie si alzò per prendere la zuccheriera.
Nel passare davanti al dondolo, il vestito le scivolò di nuovo dalla spalla.
L’uomo seguì il movimento con gli occhi.
Lei sembrò accorgersene.
Non si coprì immediatamente.
Fece ancora due passi, prese la zuccheriera e soltanto allora riportò il tessuto sulla spalla con un gesto lento, quasi distratto.
Il marito sentì il proprio respiro cambiare.
Forse stava vedendo ciò che voleva vedere.
Forse attribuiva intenzione a gesti completamente innocenti.
Era possibile.
Sua moglie non era una donna naturalmente esibizionista. Anzi, spesso si sentiva a disagio quando percepiva troppa attenzione.
Ma lui sapeva anche che una parte di lei amava sentirsi apprezzata.
Il piacere e l’imbarazzo potevano convivere.
Come la gelosia e l’eccitazione convivevano dentro di lui.
Lei tornò a sedersi.
Questa volta incrociò nuovamente lo sguardo del marito.
Lui non si nascose.
La guardò apertamente, lasciando che vedesse il desiderio sul suo viso.
Lei si morse appena l’interno della guancia.
Poi abbassò gli occhi.
Forse non aveva capito nulla.
Forse aveva capito tutto.
Lui non poteva stabilirlo.
Ed era proprio quell’ambiguità a renderlo incapace di distogliere lo sguardo.
Cominciò a domandarsi se alcuni movimenti che sembravano casuali non fossero diventati, dopo essersi accorta dell’attenzione, leggermente più lenti.
Se davvero non notava nulla, perché continuava a sedersi in quella posizione?
Perché non aveva indossato il reggiseno quando avrebbe potuto farlo?
Certo, era stato lui a chiederle di non metterlo.
Ma era stata lei a scegliere di uscire così.
Non era una prova.
Non significava che desiderasse quell’uomo né che volesse provocarlo.
Significava però che aveva accettato di sentirsi bella dentro quel vestito.
Forse, per il momento, era sufficiente.
Il marito ricordò una frase letta quella notte sul forum:
Non cercare subito ciò che è disposta a fare. Osserva ciò che le piace sentire.
Sua moglie, in quel momento, forse non desiderava nessun altro uomo.
Ma poteva piacerle sapere di essere ancora capace di attirare uno sguardo.
Poteva piacerle vedere suo marito eccitato invece che infastidito.
Poteva piacerle quella sensazione indefinibile di essere contemporaneamente al sicuro e leggermente esposta.
Lui si appoggiò allo schienale.
L’uomo sul dondolo aveva ancora le mani incrociate davanti ai pantaloncini. Cercava di partecipare alla conversazione, ma sembrava distratto.
Il marito lo guardò per un istante.
Poi tornò a guardare lei.
Non sentiva rabbia.
La gelosia esisteva, ma non aveva più la forma di un allarme. Era diventata una tensione sottile che rendeva ogni dettaglio più intenso.
Immaginò per un attimo di sapere con certezza che l’altro uomo la desiderava.
Immaginò che anche lei lo sapesse.
La fantasia lo turbò.
Non perché vedesse realmente sua moglie tra le braccia di qualcuno. Quell’immagine era ancora troppo grande, troppo vicina a una linea che non sapeva se avrebbe mai voluto attraversare.
Ciò che lo eccitava era il momento precedente.
Lo sguardo.
La consapevolezza.
Il desiderio trattenuto.
Sua moglie capace di sentire l’attenzione di un uomo sulla pelle e, invece di nascondersi immediatamente, concedersi qualche secondo per assaporarla.
Lui capì allora che il percorso immaginato non iniziava da un incontro.
Cominciava lì.
Da un vestito nero.
Da una spalla scoperta.
Da una scollatura che si apriva quando lei si piegava.
Da un uomo costretto a nascondere l’eccitazione sotto i pantaloncini.
E soprattutto dal sorriso del marito, che per la prima volta non viveva quello sguardo come un tentativo di portargli via qualcosa.
Lo viveva come una conferma.
Sua moglie era ancora una donna capace di accendere il desiderio.
Forse doveva soltanto tornare ad accorgersene.
Quando lei si alzò per riportare le tazzine in cucina, passò accanto al marito.
Lui le sfiorò appena un fianco.
Un contatto breve, invisibile agli altri.
Lei si fermò per una frazione di secondo.
— Che hai oggi? — sussurrò senza guardarlo.
Lui avvicinò le labbra al suo orecchio.
— Niente.
Fece una pausa.
— Mi piace guardarti.
Lei lo fissò.
Per un attimo sembrò indecisa se rimproverarlo o sorridere.
Poi si allontanò con il vassoio tra le mani.
Il vestito oscillò intorno alle cosce mentre attraversava la veranda.
L’amico di famiglia la seguì ancora una volta con lo sguardo.
Il marito se ne accorse.
Questa volta non sorrise.
Si morse lentamente il labbro, continuando a guardare sua moglie mentre scompariva oltre la porta della cucina.
Non sapeva ancora che cosa lei avesse percepito.
Non sapeva se alcuni gesti fossero stati realmente involontari.
Non sapeva se, quella sera, avrebbe ricordato lo sguardo dell’altro uomo oppure soltanto quello di suo marito.
Sapeva però che qualcosa era accaduto.
Una piccola alterazione dell’equilibrio.
Una fessura aperta nella donna sempre prudente, sempre responsabile, sempre attenta a non mostrarsi troppo.
Forse era soltanto il principio.
Forse non significava nulla.
Ma, mentre il mare brillava oltre il portico e il caldo continuava a posarsi sulla pelle come una carezza umida, lui ebbe la sensazione che sua moglie avesse iniziato, quasi senza rendersene conto, a ricordare quanto potesse essere potente sentirsi guardata.
La giornata volse al termine e tutti ormai stanchi andarono a letto...
I bimbi si addormentarono appena appoggiate le guance sui cuscini e loro si distesero quasi a guardare il soffitto...
al buio lei volle andare "al suo posto"...ovvero appoggiare la testa sul pettorale di lui mentre lui l'abbracciava passandole il braccio sotto il collo...
Dio mio quanti meravigliosi capelli ricci...un'amazzone - pensò -
A quel punto scambiarono due battute sull'accaduto...
- ma sai che oggi mi hai fatto impazzire??....
Cosa dici....rispose lei quasi incredula...
ero tutta acqua e sapone....
- appunto per questo ribatté lui....mi hai fatto morire...ti avrei presa li davanti a tutti...
lei arrossì un pochino facendo l'incredula.... e poi non ti dico gli occhi di quell'amico di famiglia...erano fuori dalle orbite...lui scoppio in una risata maliziona....lei un pochi no si ritrasse e si baciarono...
Erano mesi...o forse anni che non si baciavano così....le lingue si incontrarono in un turbinio di umidità e sapori...volteggiavano, si succhiavano ed i corpi ancora vestiti sinuosamente e silenziosamente si strusciavano uno accanto all'altro in questa penombra quasi buia...si vedevano soltanto le ombre mentre le lingue ormai erano una cosa sola.
Quando Lui andava a baciarle o mordicchiarle il collo sentiva un guizzo di goduria come un piccolo gemito e allora si eccitava, montava, si ingrossava ancora di più.
Provò a toccarla sotto il vestito nero, spostandole la mutandina bianca....e lei era bagnata....certo non fradicia come ai tempi ma era davvero bagnata...."cazzo se è eccitata" pensò....
Quasi veniva da solo negli slip a fronte di questa meravigliosa scoperta.
Lei decise di andare giù con la mano e sentì tutta l'eccitazione del marito....appena lei lo strinse gemette al sentire l'integrità e la durezza di quel membro così imponente, longilineo, lungo, venoso e duro come il marmo.
La situazione fece tornare a lui in mente momenti di giovinezza con lei quando di queste porcate ne facevano un pò in ogni dove quando potevano....al mare, parcheggiati così alla bell'è buona perchè prendeva la voglia improvvisa e fece un salto nel passato...
Neanche lui se ne accorse....e praticamente si stavano masturbando insieme....lei si toccava guardando lui accando che si toccava a sua volta in penombra....
Quanto lo faceva eccitare questa situazione....lui si avvicinò al suo orecchio e le disse..."mi fai morire quando fai la porca"....io ti voglio porca, mi piaci porca....
Che gemito fece lei....sentendo quelle parole mente si toccava velocemente e con movimenti circolari il clitoride e con due dita di lui infilate dentr....gemette forte...inzuppò le dita di lui dicendogli "che cazzo enorme che hai...guardalo"....lui continuava a toccarsi e a quelle parole porche non resistette...le tolse le dita da dentro...se le mise in bocca per sentire il sapore di lei...dolce, aspro, salato, lipposo....fantastico ed in quel momento venne copiosamente facendosi una delle seghe più belle di tutta la sua vita...
Si ricomposero, si pulirono si scambiarono un Ti amo e qualche bacino...lei si mise a cucchiaio e finalmente si addormentarono con un minor peso sull'anima....
Continua....
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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