bdsm
Il vichingo e la padrona
07.07.2026 |
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"Soli, mi sussurra all’orecchio: «Ti amo anch’io, cucciolo», asciugando una lacrima di emozione..."
È passato poco più di un anno dal primo incontro con E. e da allora quei momenti di gioco tra due playpartner curiosi di esplorare il loro lato oscuro nel BDSM sono diventati un appuntamento fisso. Tra noi c’è complicità profonda: amici, amanti che condividono vite, problemi e un affetto sincero, oltre a frustini, strapon e manette.
Oggi però è diverso. La stanza squallida dell’alberghetto di periferia, con odore di umido e stantio, sostituisce il nostro hotel a quattro stelle. Il condizionatore ronza inutilmente. La vera differenza è la presenza del vichingo palestrato dietro di me, che armeggia con preservativo e lubrificante mentre le sue mani rudi mi palpano il culo con desiderio grezzo.
Lei è di fronte a me, nuda e sensuale sul letto, spalle alla testiera, gambe accavallate. Tra le cosce svetta lo strapon nero da 20x5, ancora lucido dei nostri umori. Lo accarezza lentamente con una mano, mentre con l’altra gioca col frustino che tante volte ha marchiato la mia pelle. Il suo sguardo da brava ragazza mi penetra l’anima.
Io sono nudo sul bordo del letto, solo con il suo collare rosa, l’harness borchiato e la gabbia d’acciaio fredda che stringe dolorosamente i miei testicoli. A quattro zampe, mani ammanettate dietro, viso premuto sul materasso vicino ai suoi piedi, il culo esposto per il suo amico.
Un brivido mi percorre quando il lubrificante caldo cola tra le natiche e due dita grosse mi penetrano. «Sei pronto, cucciolo? Il mio amico ti prenderà per me», dice con voce calda e maliziosa.
Annuisco, occhi nei suoi. Lei sorride e mi spinge il piede in bocca, tirando il guinzaglio. Il vichingo preme la cappella contro il mio buco pulsante.
Mentre il suo piede mi riempie la gola, lui avanza lentamente, centimetro dopo centimetro. Il dolore lancinante mi attraversa, ma il suo sguardo amorevole mi sostiene. «Bravissimo… ce la fai per me, vero? Ti voglio così, aperto e mio.»
Sento il grosso cazzo superarmi, fino in fondo. Il vichingo si ferma, peso sulla mia schiena. Lei mi alza il viso dal collare: «Dimmelo, cucciolo». Il dolore e l’emozione mi travolgono. Un altro colpo profondo mi fa tremare. «Ti amo», sussurro con voce rotta.
Lei sorride tenera, mi accarezza i capelli un istante, poi mi afferra e mi spinge lo strapon in gola. Il vichingo inizia a fottermi con ritmo potente, profondo. Il tempo si dissolve tra affondi che mi riempiono, la prostata stimolata che fa colare liquido dalla gabbia, conati e piacere doloroso.
Lui cambia posizione, entra ancora più a fondo, palle che sbattono sulle mie. Lei mi tiene ferma la testa. Poi, con un grugnito, il vichingo pulsa e viene copiosamente dentro di me.
Si sfila. Lei mi libera, mi abbraccia con dolcezza, accarezza il corpo dolorante e sudato. Soli, mi sussurra all’orecchio: «Ti amo anch’io, cucciolo», asciugando una lacrima di emozione.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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