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Due schiavi per una mistress (finale)


di fetishnapoli
06.03.2026    |    886    |    4 9.3
", mia amica, compagna di giochi e padrona ringraziandola per tutti i momenti e le bellissime sensazioni che mi ha regalato da quasi un anno a questa parte..."
«In piedi, cuccioli. Visto che vi siete divertiti fra voi, ora tocca a me provare un po’ di piacere… ovviamente a modo mio.»
Erano quasi due ore che io e Costumino giocavamo con Emma e ormai non ce la facevo più. Il mio corpo era già abbondantemente segnato dai tacchi e dalle frustate, i capezzoli gonfi e doloranti per le continue strizzate, i graffi delle unghie sparsi ovunque, per non parlare del culo sfondato in tutti i modi possibili e della prostata pulsante dopo le molteplici penetrazioni e la venuta nella bocca dell’altro schiavo.
Ciò nonostante, mi rimetto in piedi: mani incrociate dietro la schiena, gambe larghe che lasciano cazzo e genitali completamente esposti, mentre un rivolo di lubrificante cola dal culo lungo l’interno della coscia.
Costumino, che a differenza di me non è ancora venuto, è ancora durissimo; il suo cazzo lungo svetta sotto gli occhi della nostra padrona che, seduta sul letto, sta armeggiando nella sua shopper piena di giochi e attrezzi di tortura. Ne tira fuori due fettucce, simili a lacci da scarpe ma molto più lunghe, e, presane una, ci guarda con aria furba mentre noi ci chiediamo cosa vorrà farci.
La prima fettuccia viene divisa a metà e fatta passare alla base del cazzo di Costumino, dietro lo scroto; un nodo stretto sotto i testicoli lo fa trasalire, accrescendo ancora di più la sua eccitazione. Seguono diversi giri intorno allo scroto per allontanare il più possibile i testicoli, poi i due lembi vengono intrecciati da dita agili sul davanti e usati per separarli ulteriormente. Qui un nuovo nodo serra la base del cazzo e, infine, altri due giri della fettuccia completano l’opera, conclusi da un fiocchetto. Il tutto stringe in una morsa implacabile.
Le dimensioni del cazzo di Costumino aumentano ancora, le vene – con il sangue intrappolato dal cock bondage che non riesce a defluire – diventano ancor più evidenti.
Stretto per l’ultima volta l’ultimo nodo, che strappa un ulteriore gemito al mio compagno di sventura, la seconda fettuccia riserva lo stesso trattamento al mio cazzo che, nonostante siano passati solo pochi minuti, grazie alle carezze della Miss e ai giri stretti del cordino, riprende rapidamente vigore.
Soddisfatta del lavoro, Lady Emma afferra con una mano per parte i nostri testicoli legati e, con voce ironica, ci stuzzica:
«Ma che bei regalini abbiamo qui… entrambi belli duri e infiocchettati! Adesso, Costumino, vai sul letto e mettiti giù. Ho bisogno di una cavalcata come si deve.»
Una stretta forte delle nostre palle legate ci piega in due e ci toglie sul nascere ogni velleità di opporci al prossimo “trattamento”, qualunque esso sia. Senza farselo dire due volte, l’altro schiavo afferra un preservativo dal tavolo, lo srotola velocemente sul cazzo pulsante e si sdraia a pancia in su, il membro violaceo già fremente di desiderio.
Con movimenti rapidi la Miss scalcia via le scarpe e si sfila il perizoma di pizzo, ormai fradicio di umori, che viene ficcato senza troppi complimenti nella mia bocca.
«Tienimi le mutandine in caldo, puttanella, e vediamo se con i miei odori riesci a eccitarti di nuovo in fretta» mi dice beffarda, prima di salire a cavalcioni dello schiavo, impalarsi su di lui e cominciare a muoversi su e giù.
L’odore forte e il sapore della mia padrona inebriano i miei sensi, riempiendomi narici e lingua, mentre i suoi movimenti sensuali mi fanno tornare duro in pochi secondi. La scena però è troppo eccitante per restare a fare lo spettatore: salgo anch’io sul letto, sputo via il perizoma, le bacio il collo e le afferro da dietro i seni generosi che il ritmo dell’amplesso fa ondeggiare in una danza ipnotica, godendomeli riflessi nello specchio di fronte.
Bastano pochi secondi e la padrona comincia ad ansimare; un rivolo di piacere inonda il basso ventre di Costumino ogni volta che lei sale, prima di ri-fagocitare il suo uccello dentro di sé. Un orgasmo segue l’altro e solo ascoltare i suoi gemiti e le sue grida di piacere vale più del porno più spinto. Poi, proprio mentre sta urlando l’ennesimo orgasmo, una delle sue mani afferra da dietro uno dei miei capezzoli, lo torce con le unghie e mi tira sul letto, indicandomi con un cenno la testa di Costumino.
Pur senza proferire parola, capisco l’ordine: in ginocchio mi avvicino alla bocca del suo amante, lo afferro per i capelli e gli affondo il mio cazzo – legato e pulsante – fino alle tonsille. Restiamo così per un tempo che sembra interminabile: io che prendo piacere dalla sua bocca, la padrona che lo prende dal suo uccello. Quando i gemiti si fanno più intensi capisco che sta per venire anche lui. Esco dalla sua bocca appena in tempo e guardo la padrona in attesa di ordini.
Allo stesso modo lei gli scende di dosso un attimo prima che schizzi nel profilattico e, con fare perentorio, gli ordina:
«Prima che sborri anche tu quando non devi, fammi posto.»
Poi si sdraia a pancia in su con un cuscino sotto la schiena e lo invita in missionario. Costumino non se lo fa ripetere due volte: riprende a penetrarla, alzandole le gambe. Ancora una volta lo sguardo della Miss incrocia il mio e il suo sorriso – forte di una complicità rara – mi fa capire cosa vuole.
Scendo dal letto, metto un profilattico senza farmi vedere, lo bagno con una generosa dose di lubrificante e risalgo, posizionandomi alle spalle di Costumino che sta stantuffando la Miss a più non posso. È un attimo: lei lo afferra per i capezzoli, lo tira a sé, gli infila la lingua in bocca e lo trattiene dentro. Io estraggo con un gesto rapido il plug che spunta fra le sue chiappe e punto il mio cazzo dritto sullo sfintere ancora pulsante. Costumino non ha il tempo di irrigidirsi: sono già dentro. Complice la padrona che lo tiene fermo, mi posiziono bene per impedirgli di scappare.
Dopo avergli dato il tempo di assorbire la botta di dolore iniziale, comincio a spingere lentamente, poi sempre più veloce, dandogli un ritmo che si ripercuote sulla Miss, la quale ansima sotto di noi. È una sensazione bellissima: come se il mio cazzo stesse scopando due buchi contemporaneamente. Forte dell’eccitazione, della costrizione del bondage e del fatto che è il mio secondo round, lo martello senza sosta.
Gemiti inconsulti di dolore e piacere escono dalla bocca di Costumino, schiacciato tra me e la mia Miss che lo incita a scoparla più forte, riempiendolo di graffi, schiaffi e affondandogli senza pietà le unghie nei capezzoli. È una danza brutale, violenta, senza freni, in cui tutti sappiamo che non è sesso “normale”, ma qualcosa di unico e sconvolgente: dolore e piacere creano un corto circuito mentale e fisico capace di sensazioni amplificate, ben oltre qualsiasi amplesso convenzionale.
Da parte mia non mi faccio problemi ad assestargli affondi profondi che lo fanno urlare, alternati a movimenti rotatori che alla fine lo portano a venire con un urlo disumano. Contrazioni violente del suo sfintere stringono più volte in una morsa impietosa il mio cazzo che, nonostante la cordicella, esplode per la seconda volta, mentre anche la padrona squirta violentemente, quasi nello stesso istante.
Completamente svuotato e ancora tremante, esco dal culo slabbrato di Costumino e mi accascio sulle lenzuola stropicciate e bagnate di sesso accanto alla padrona. Il mio partner di questo assurdo triangolo bisex fa lo stesso, sdraiandosi esausto e dolorante dall’altro lato. Dopo un paio di minuti immobili, le mani di Miss Emma cominciano a giocare con i nostri cazzi e i nostri testicoli – ormai di un preoccupante colore violaceo – facendoci sobbalzare, prima di averne pietà e iniziare a sciogliere i nodi.
L’operazione è piuttosto dolorosa: le fettucce, a causa delle erezioni prolungate, hanno segnato la pelle in profondità. Ma la sensazione di liberazione è paradisiaca mentre il sangue torna finalmente a circolare. Il mio «Grazie, Padrona» suona quasi scontato. Costumino, spossato e forse infastidito per la sodomizzazione inaspettata, si rannicchia su un fianco in posizione fetale, fingendo di fare l’offeso. La padrona resta un attimo sospesa tra il punirlo o ignorarlo, ma poi – resasi conto che forse era davvero troppo per lui, che non aveva mai vissuto sessioni così estreme – decide di lasciar perdere e di concentrarsi di nuovo su di me.
Per la seconda volta mi sfila il profilattico, pieno di almeno tre centimetri del mio seme; ma stavolta, invece di farmelo leccare dal piede, fa colare lo sperma sulla mia faccia e sul torace. Poi mi colpisce con un forte schiaffo gridando:
«Brutta puttanella schifosa, vedi come sei sporca? Adesso mi tocca lavarti… ma lo farò a modo mio.»
Mi afferra per un capezzolo e mi trascina giù dal letto fino in bagno, quindi, senza troppi complimenti, mi scaraventa nella doccia walk-in ordinandomi di stendermi sul fondo a faccia in su. Impotente e timoroso, obbedisco, aspettandomi un getto di acqua gelata. Invece la padrona entra con me, si inginocchia sopra di me con le cosce all’altezza delle mie orecchie, gli stinchi che premono sulla parte superiore delle mie braccia bloccandole, e la fica – ancora gocciolante – a pochi centimetri dal mio viso.
Poi, afferratomi per i capelli, dopo un paio di secondi di esitazione, comincia a urinarmi in faccia. Io resto sorpreso: in passato mi aveva ripetuto più volte che il pissing non era tra le sue pratiche preferite. Non ho però tempo di elaborare il pensiero né di oppormi: una delle sue mani lascia i capelli e mi afferra le guance, obbligandomi ad aprire la bocca. Pochi secondi e nuovi, abbondanti getti mi arrivano in gola, quasi soffocandomi. Il sapore aspro, salato, con una forte nota di caffè, mi sconvolge tra disgusto ed eccitazione.
«Vedi, schiavo, dovevo farla da più di mezz’ora, ma l’ho conservata come premio per chi di voi due mi avesse soddisfatto di più. Non avevo dubbi che saresti stato tu. Ora però fai la brava puttanella e bevi tutto fino all’ultima goccia, se non vuoi che ti prenda di nuovo a frustate.»
Detto questo mi chiude la bocca, fissandomi negli occhi mentre legge il mio disgusto e gode dell’istante in cui, alla fine, ingoio tutto ciò che avevo in bocca, tossendo, soffocando i conati e ciò che resta della mia dignità. Soddisfatta dell’ennesima prova di sottomissione, la padrona fa scendere gli ultimi rivoli sul mio collo e torace, poi esce dalla doccia. Io resto lì, immobile, occhi chiusi, faccia e corpo sporchi di piscio e sperma, la sua urina che brucia sui graffi dei capezzoli e dei fianchi, i segni delle corde sul cazzo, il culo dolorante e sfondato. Completamente esausto, senza forze… ma mai così profondamente felice di appartenere a lei.

(FINE)

P.S. dedico con il cuore questo racconto, frutto di fantasia ma non troppo, a miss E., mia amica, compagna di giochi e padrona ringraziandola per tutti i momenti e le bellissime sensazioni che mi ha regalato da quasi un anno a questa parte
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