bdsm
Viaggio
20.07.2026 |
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"Risi di gusto quando lei si accorse che un ragazzo di fianco a noi ci osservava e sghignazzava..."
La macchina correva divorando l’asfalto e lei era accanto a me con quel vestitino di pelle quasi imbarazzante. Tolsi la mano dal cambio e la insinuai sotto la gonna, iniziando a toccarla. Sentendola già fradicia. Era così rapida nel lasciar fluire il suo piacere, la pelle dei pantaloni si attaccava al suo frutto mentre potevo notare i capezzoli irrigidirsi. Lo avevo scelto io per lei, quel vestito, e devo dire che la scelta era alquanto azzeccata. Risultava così aderente da lasciar trasparire ogni sua forma, ma era in un qualche modo al contempo elegante. La volgarità non era mai piaciuta a nessuno dei due, tranne in certi contesti. Ma, in quei contesti, non era volgarità. Era libertà.“Mi fai impazzire quando fai così” disse gemendo, facendo vibrare il suo corpo. La pelle iniziava a incresparsi e farsi bollente, le palpebre si chiudevano, i denti mordevano le labbra. Erano sempre così i viaggi insieme, ed entrambi pregavamo che ve ne fossero molti altri in futuro. I lampioni a bordo della strada ci illuminano a intermittenza, il caldo dell'abitacolo cullava quel nostro momento. Tenevo lo sguardo fisso innanzi a me, quasi non mi importasse delle sue sensazioni, quasi non mi importasse di lei. La cosa la faceva eccitare terribilmente, potevo percepire le sue cosce tendersi mentre ansimava. Mise la sua mano in mezzo alle mie gambe, con tocco delicato ma deciso. Premetti sulle mutandine e lei scattò vibrando di piacere, mugolando un poco. Non era la prima volta che facevamo quel gioco, eppure entrambi non ne eravamo mai sazi, come l’uno dell'altra del resto. Il mondo scorreva dai finestrini, mentre sorpassavo altri autisti ignari di quello che stavamo facendo. Era come se la berlina fosse la nostra bolla, una bolla che ci proteggeva dagli altri e ci faceva sentire noi stessi. Iniziò a muoversi sul sedile, spostando il culo a destra e sinistra, serrando le gambe nel tentativo di bloccare la mia mano. Nel tentativo di potersi strusciare con le labbra sulle mie dita, per raggiungere l’apice che tanto agognava. Da sola, senza di me. Ma senza di me, lei non poteva nulla. Senza di me, lei non era nulla. Era solo quella timida ragazza di buona famiglia, una vita passata sui libri fantasticando di cosa volesse dire sentirsi libera, una vita passata ad avere tutto ciò che voleva. Ma si era accorta che qualcosa, nella gabbia dorata in cui si era fatta rinchiudere, mancava. Non era libera. Libera dai pesi dei pregiudizi, libera dai pesi che la vita le aveva posto sulle spalle, libera da quella famiglia che la voleva sempre perfetta e impeccabile. Aveva voglia di sporcarsi un po’, ma con garbo, come solo una ragazza come lei avrebbe saputo fare. E quella ragazza ora si sentiva una donna, finalmente.
“Ti prego, fammi, ti prego…”
“Che c’è? Desideri qualcosa?”
“Sì, avrei tanto voglia di venire”
“Oh, e decidi tu quando venire?”
“No, Sir…”
Staccai la dita da lei e gliele feci succhiare, potevo sentire la sua voglia dalla foga con cui lo faceva. La tenni sul filo per tutto il tragitto, alternando momenti di pausa a momenti tra le sue cosce. Tutti quei minuti erano una piacevole tortura per il suo ego, ragazza da sempre abituata ad avere quello che voleva quando lo voleva, ora donna che chinava il capo e attendeva con ansia quei momenti. Arrivammo a un semaforo e io mi ritrassi, mentre lei mi toccava il membro con insistenza. Quasi che più impegno ci mettesse, più mi avrebbe spinto a farla esplodere. Illusa.
"Farai la brava bimba stasera?"
Lei annuì mentre esplorava da sola il suo corpo. Sapevo che ci avrebbe messo tutta se stessa per appagarmi, il feeling che si era creato tra di noi era incredibile. Le bloccai un polso con la mano, spingendolo lontano dalla sua coscia. Ed ecco quella voce profonda che mi risaliva la trachea, ferma, decisa. Mia.
“Tra poco saremo a casa, e tu vuoi fare la troietta non è vero?"
“Sì Sir, la sua troietta tutta bagnata per lei Sir. Ho tanta voglia"
“Lo sento. Ma cosa deve fare la troia?”
“Calmarsi ed aspettare”
“Brava piccola…”
Misi la mano di scatto in mezzo alle sue gambe, era un lago. Scostai le mutandine per affondare le dita dentro di lei, per poi ritirarle, facendole assaporare nuovamente il suo piacere. Potevo sentire la sua voglia dalla foga con cui lo faceva, da come passava la lingua sui polpastrelli, come pochi attimi prima ma più intensamente. Risi di gusto quando lei si accorse che un ragazzo di fianco a noi ci osservava e sghignazzava. Ma in lei non vi era più vergogna, l’aveva appallottolata e buttata via insieme alle sue insicurezze. Gli sorrise, con il suo sguardo così femminile che mi spezzava sempre il fiato in due. In quei frangenti sentivo quanto la mia carne si faceva debole, quanto la mia mente si faceva debole. In fondo, sono umano anch'io. Si voltò mentre scattava il verde e io affondavo il piede sull'acceleratore.
“Sono brava vero?"
Non risposi, affondando ancor di più il piede sul pedale.
Casa era vicina.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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