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Ale, una rivelazione


di Superperv
22.03.2024    |    4.750    |    3 8.5
"Io ci sono rimasto male, malissimo, ovvio che non apro bocca se loro parlano di libri che non so manco che esistano, di concerti di pianoforte, o altro..."
Ero rientrato a casa con la testa piena di pensieri, da mesi tante, troppe cose, attorno a me ed ai miei amici erano cambiate, ed io facevo fatica a rimettere tutto a posto.
Sirio era sempre più assorto nella sua nuova passione per i libri, e mi faceva piacere saperlo, anche perché mi sembrava che si stesse drogando un poco meno, cioè che non fosse affamato di eroina come qualche tempo fa. Mi aveva anche parlato della sua relazione con Leonardo, ed un poco lo invidiavo, a modo suo aveva trovato un punto fermo, un’ancora, magari provvisoria, ma per il momento gli era funzionale.
Luchino era sempre più tenero, e per lui mi preoccupavo, soprattutto ora che suo fratello Asso si era di fatto trasferito dal suo amante-schiavo, il Bombo.
E la mia relazione con Renato mi appariva sempre più per quello che era, una sorta di trappola manipolatoria da cui non riuscivo a scappare. Magari per due settimane cercavo di allontanarmi, ma poi lui mi riacciuffava.
E appena tornavo ricominciava a giocare con me, a farmi sentire inadatto, salvo che a letto, o come splendido trofeo da ostentare coi suoi amici.
Come due giorni fa, quando mi ha chiesto di spogliarmi nudo per servire l’aperitivo a lui e due suoi ospiti, due che non avevo mai visto, erano suoi ex compagni di università, sicuramente gente di successo, dall’aspetto generale.
Io nudo e imbarazzato, ad ascoltare i loro discorsi, con Renato che a un certo punto fa: “ma ditemi, non è un capolavoro di bellezza questo animaletto? E poi sa che la bocca la deve aprire solo per fare pompini!”.
Io ci sono rimasto male, malissimo, ovvio che non apro bocca se loro parlano di libri che non so manco che esistano, di concerti di pianoforte, o altro. Non è il mio mondo, e non credo che a loro possa fregare niente delle cose che interessano a me.
Però, nonostante ciò, non ho avuto la forza di alzarmi, rivestirmi ed andarmene, sono rimasto lì, sentendomi fuori posto, imbarazzato, e totalmente inadatto, un oggetto privo di valore.
E dopo lui ha iniziato a toccarmi, poi ad andare avanti, gli altri si sono spogliati e mi sono trovato loro tre addosso, manco fossi una puttana.
Mi vedevo nello specchio, a pecora con Renato che mi chiavava a ritmo e i suoi amici che si alternavano nella mia bocca, poi Renato in bocca e i due a darsi il turno nel mio culo, dentro e fuori, dentro e fuori, poi io a faccia in su, a pancia in giù, passato da uno all’altro a smorzacandela, fatto sedere sui cazzi, a turno.
Ammetto che uno dei due ospiti era un gran bell’uomo, ma aveva modi arroganti, ivi compreso il fatto che non ha mai usato il mio nome, e mi ha sempre chiamato “il manzetto”.
Quando sono andati via io mi sentivo davvero come un idiota che ha lasciato accadere cose che non voleva, e Renato ha ben ritenuto di infierire ulteriormente, dicendomi che vorrebbe vedermi scopare Sirio e poi scoparci a tutti e due, e sa bene che solo sentirlo dire mi da fastidio perché riduce Sirio e me a due bambolotti che debbono compiacerlo, sminuisce n un colpo anche la cosa migliore che abbia, la mia amicizia d’infanzia.
E quando mi sono messo zitto, senza rispondergli, lui ha aggiunto: “al peggio, se non me lo presenti tu, vado a raccattarlo dove si prostituisce, e me lo faccio senza di te a quel bel frocetto tossico”.
E poi c’è questa cosa, a casa di Renato ogni tanto girano sostanze pesanti e fa di tutto per indurre in tentazione, a me ha fatto sniffare, qualche volta, e immagino anche ad altri.
Avevo quindi le mie ragioni per essere confuso, e anche ammaccato, stavo introiettando che davvero io ero un inutile ragazzo di periferia, che si era ritirato dall’alberghiero, e non aveva ancora un lavoro, figlio di una tossica svitata, incapace pure di proteggere il mio migliore amico, un perdente il cui unico pregio era l’aspetto esteriore e che, perso quello, sarei stato uno zero nell’numero dell’umanità.
E quindi quel che mi offriva Renato era poi il meglio a cui potessi ambire, fino a che mi avesse tenuto.
Il giorno dopo, come al solito, quando stavo male e mi sentivo triste e sbagliato, andai a cercare Sirio. E come sempre la su amente acuta ed il suo modo di vedere le cose mi fecero sentire meglio, quantomeno un amico sveglio lo avevo, e dire che tutta questa intelligenza la stava buttando via, o forse gliela avevano portata via quando si ritirò senza finire la terza media.
Stavamo sdraiati sul suo letto ad ascoltare un disco dei Pearl Jam, quando è passato Luchino, a cercare Sirio.
Lui aveva del fumo, ci siamo fatti un paio di canne, forse anche tre, bevuto della birra che stava in frigorifero, e poi ,sul letto, non so bene come sia cominciata, cioè chi abbia toccato chi, ma fatto è che in un amen eravamo tutti e tre nudi sul letto.
Era sicuramente un bello spettacolo, tre bei ragazzi, io e Sirio mori, alti, lui ben fatto, io decisamente atletico, e Luchino, uno scricciolo, biondissimo, col viso angelico, e che pareva affamato di cazzi come se non ci fosse un domani.
Lo voleva in culo e in bocca, lo voleva sentire dentro, voleva che lo chiavassimo di brutto, e per me fu un invito a nozze, di colpo tornavo l’Ale di sempre, quello che alza anche le mani, e furono baci, sputi, insulti, sberle, sculacciate, con Luchino insaziabile, che voleva di più, e poi di più.
Anche Luchino sembrava cambiato, era più deciso, sfrontato, sicuro di quel che voleva, e di come lo voleva, era lui che stava guidando il gioco, non noi due, era lui che superava i suoi limiti e si faceva montare come una cagna per provare fiumi di piacere.
E di sperma ne spruzzammo tanto, ciascuno di noi, io venni tre volte, Sirio due, e Luchino ebbe non so quanti orgasmi dal culo.
Restammo nudi, a far finta di guardare un poliziesco americano decisamente insulso. Mi addormentai e quando mi svegliai erano tipo le 8 di sera, Sirio era uscito, Luchino era sveglio pure lui, e la mamma di Sirio ci propose di mangiare lì, tanto Sirio, secondo lei, tornava presto.
Accettammo, e mentre lei stava a fare un sugo, e mi stupivo che fatta come era ci stesse pure riuscendo, io e Luchino ci mettemmo a parlare.
Mi chiese di Renato, perché da tempo non ci andava, e questo lo avevo notato, ed aveva deciso che non ci sarebbe tornato, era stufo di uno che cercava di spingerlo nella merda, per poi poterlo usare, come un giocattolo, usando le sue debolezze.
Ancora una volta mi lasciò stupito questa nuova versione di lui, restava dolcissimo e tenero, ma aveva assunto la determinatezza di chi ha superato un suo limite, una sua paura.
Evidentemente mi lesse negli occhi e mi disse: “sai Marianna è agli sgoccioli, e me ne sono fatto una ragione, e anche ho capito che non è colpa mia, cioè nessuno mi detesta perché mio padre è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso di disperazione di mamma, rendendola quello che è” e poi, “ ero convinto che Asso non mi avrebbe mai perdonato, perché indirettamente sono il segno della rovina di Marianna, ed io non avrei mai perdonato a me stesso di desiderare Asso, perché fin da bambino ho sognato di lui, non come fratello, cioè non solo”
Rimasi in silenzio e lui continuò: “Con Asso ho parlato, parlato tanto, una mezza giornata, e ci siamo detti cose che avevamo tenuto dentro , e anche che lui aveva avuto sempre paura di portarmi sulla via sbagliata, che voleva per me quel che lui non aveva avuto, e poi che se da un certo tempo in poi era stato freddo era perché anche lui desiderava me. Poi con lui ho fatto l’amore, con lui ho accettato me stesso, e superato il sentirmi in colpa, non ho più bisogno di Renato, e dei suoi trucchi, per auto castigarmi, come tu continui a fare”.
Rimasi senza parole, aveva ragione, ma io da cosa volevo punirmi? Cosa era che mi spingeva verso una situazione che mi stava togliendo ogni traccia di autostima? Cambiai discorso
Sirio arrivò che erano le 9 passate, ma coi tempi di sua mamma la pasta era appena pronta, e cenammo assieme, decidemmo di dormire tutti e tre assieme, ne avevamo evidentemente bisogno.
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