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Area di sosta. Un flashback


di allthom
19.08.2020    |    11.431    |    6 5.9
"Con Claudio invece fui io farmi inculare mettendomi però prima a pecorina sul prato e poi appoggiandomi alla sua macchina, era notte e eravamo da poco scesi..."
Area di sosta “Il Pineto Ovest” sulla Roma Civitavecchia, poco prima del casello di Torrimpietra.

No non è un luogo per car sex o incontri, almeno credo.

Però per me e’ un luogo speciale, legato a molti bei ricordi e ogni volta che ci passo mi fa nascere una voglia di sesso pazzesca.

Ci siamo passati davanti sabato scorso, al rientro dalle vacanze, con Guido ci siamo guardati e abbiamo sorriso quando abbiamo visto il cartello con l’indicazione della distanza, ma questa volta avevamo ospiti a bordo, i figli di mia sorella, e non ci siamo potuti fermare rispettando la mia piccola tradizione.

La prima volta che mi ci fermai risale alla mia prima volta in assoluto, quella che avevo raccontato anche qui al link https://www.annunci69.it/racconti-erotici/gay/Vorrei-stasera-raccontarvi-del-mio-incontro-con-Gianni_37500.html.

Quella sera avendo perso il treno Gianni si era offerto di accompagnarmi in macchina a Roma. Sulla sua Uno Turbo in poco meno di tre ore sull’Aurelia eravamo quasi arrivati, io ero ancora eccitato a tremila di tutte le scoperte fatte nel pomeriggio, del bel sesso che avevamo fatto e che avrei voluto riprendere a fare immediatamente con lui.

Lui svolto’ nell’area di sosta perché’ doveva fermarsi per fare pipì, scese dalla macchina e in modo non so quanto malizioso mi si mise a fare il suo bisogno proprio dal mio lato non preoccupandosi di nascondersi alla mia vista.

Attesi che finisse i suoi bisogni e scesi dalla macchina giusto un secondo prima che mettesse il suo uccello nei pantaloni, presi il suo cazzo in mano ed iniziai a baciargli le labbra, continuando a baciarlo iniziai a segarlo lì in piedi al centro dell’area di sosta dove complici la notte e le siepi che ci separavano dalla strada godevamo di una discreta privacy.

Lui mi abbracciava e rispondeva ai miei baci, allora guidandolo letteralmente per il cazzo lo feci sedere in macchina, stavolta sul sedile posteriore, mi accomodai vicino a lui e prima lo baciai profondamente sulle labbra facendo mulinare le nostre lingue e poi mi chinai di nuovo sul suo cazzo di cui avevo finito di godere qualche ora prima e iniziai a baciarlo, leccarlo, succhiarlo, pomparlo.

Dopo i primi baci non era ancora completamente rigido e scappellato, misi ancora la mia lingua intorno al suo prepuzio e ci girai intorno leccandolo e bagnandolo con la mia saliva, poi ridiscesi baciandolo lungo tutta l’asta fino alla palle, poi ritornai sulla punta leccandolo, me lo rimisi in bocca e lo pompavo come non ci fosse un domani in cui fare al mio uomo un altro bocchino.

Dopo poco di questi giochi lo senti inarcare violentemente la schiena e la mia bocca fu riempita dal caldo fiotto della sua sborra che inghiottì quasi del tutto.
Finito di pompare il suo sperma dentro la mia bocca mi abbraccio, mi bacio e mi disse “Dio bono, m’hai succhiato l’anima fuori dal corpo”.

A quel punto ci ricomponemmo e ci avviammo per l’ultimo tratto di strada verso casa mia.

Era iniziata insomma la mia relazione con Gianni, una relazione a distanza in cui riuscivamo a vederci uno, due o tre volte al mese, in genere nei week-end, in genere salivo io a Livorno più raramente scendeva lui a Roma (e un’altra volta forse vi racconterò del primo week end intero che passammo insieme a Roma, in albergo).

La nostra storia iniziò a marzo, arrivati a luglio, finita la sessione di esami all’università mi chiese se volevo trasferirmi da lui per qualche giorno anche un mese di fila, e a questo punto non sapendo più come giustificare ai miei il pendolarismo con Livorno feci il mio coming out in famiglia e gli presentai anche Gianni come il mio fidanzato.

I miei la presero abbastanza bene, mia madre fece qualche piantarello ma niente di tragico e ben presto fu felice che avessi accanto a me una persona più matura.

Quello un po’ più’ perplesso era mio padre, ed oggi lo capisco anche, in finale quel tizio dall’accento strano era poco più’ giovane di lui e gli trombava il figlio, non deve essere stata una bella idea con cui venire a patti.

Nel frattempo l’area di sosta Pineto Ovest era diventata la nostra alcova alternativa e non c’era volta che accompagnato da Gianni in macchina da Livorno non lo facessi fermare li per fargli l’ultimo pompino prima di arrivare a casa.

Poi la mia relazione con Gianni finì, ma la fissa dell’area di sosta Pineto Ovest mi rimase addosso anche con le mie relazioni successive.

Giorgio, ad esempio, di cui vi ho parlato in un’altra mia storia, tornando da una giornata al mare ad Ansedonia, quasi lo obbligai a scendere dalla macchina, lo feci sdraiare sul cofano e lo inculai per circa venti minuti senza preservativo e quasi senza lubrificanti.

Con Claudio invece fui io farmi inculare mettendomi però prima a pecorina sul prato e poi appoggiandomi alla sua macchina, era notte e eravamo da poco scesi dal traghetto dalla Sardegna.

Una volta ci passai di ritorno dal tribunale di Civitavecchia, in macchina con me c’erano una collega di studio ed un praticante, mi fermai sempre a Pineto Ovest con la scusa di dover fare una telefonata urgente, scesi dalla macchina, chiamai il mio boyfriend dell’epoca (credo fosse Dario o era sempre Claudio) e feci sesso telefonico con lui per 10 minuti abbondanti.
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