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Gay & Bisex

Corsetta in ciclabile


di Scrittoreghost
23.04.2025    |    485    |    0 9.6
"Sentii il suo pacco premere contro la mia gamba, duro, evidente, e il contatto mi fece fremere..."
Quella mattina di primavera, il sole scaldava l’aria mentre correvo lungo la ciclabile, il ritmo dei miei passi accompagnato dalla musica nelle cuffie. A 35 anni, il mio corpo era scolpito dall’allenamento, e i leggings attillati che indossavo – senza mutandine, come sempre – avvolgevano ogni curva, evidenziando il mio culo sodo e le cosce muscolose. Sapevo che il tessuto aderente attirava sguardi, e quel gioco di seduzione mi faceva sentire vivo, elettrico.

Dopo qualche chilometro, in un tratto isolato della pista, mi fermai a una panchina accanto a una fontanella. Lì, seduto a godersi il sole, c’era un signore di mezza età, con capelli brizzolati e un’aria tranquilla che mascherava un’energia trattenuta. Indossava una camicia leggera e pantaloni comodi, e quando mi avvicinai, togliendomi le cuffie, mi accolse con un sorriso. “Bel posto per riposarsi, no?” dissi, rompendo il ghiaccio. Lui annuì, ma i suoi occhi tradivano un interesse che andava oltre la conversazione. Mentre parlavamo del tempo e della pista, il suo sguardo scivolava sul mio corpo, soffermandosi sui leggings che mettevano in risalto ogni dettaglio. Mi piaceva quella tensione, quel desiderio che si accendeva tra noi.

Decisi di provocarlo. Mi piegai lentamente verso la fontanella per bere, inarcando la schiena e spingendo il culo verso di lui, abbastanza vicino da sfiorargli la gamba con il tessuto teso. Sentii il suo respiro farsi più corto, e quando mi rialzai, i suoi occhi erano incollati su di me, un misto di fame e imbarazzo.

“Vado un attimo a… sistemarmi,” dissi con un sorriso malizioso, indicando un punto tra gli alberi poco lontano. Mi avviai, certo che mi avrebbe seguito. E infatti, mentre mi appartavo tra i cespugli per fare pipì, lo vidi avvicinarsi, furtivo, cercando di non farsi notare. Il gioco mi eccitava, e decisi di alzare la posta. Trovai un punto leggermente nascosto, ma abbastanza visibile da permettergli di guardarmi. Con un movimento lento e deliberato, feci scivolare i leggings lungo le cosce, scoprendo il mio culetto nudo. Era piccolo, pronunciato, perfettamente liscio e depilato, la pelle chiara che brillava sotto i raggi del sole. Le natiche erano tonde, sode, con quella curva invitante che sembrava fatta apposta per essere ammirata. Sapevo che mi stava guardando, e volevo che perdesse la testa.

Per stuzzicarlo, mi piegai leggermente in avanti, come se stessi cercando la posizione perfetta, e iniziai a muovere il culo con lentezza, facendolo ondeggiare. Ogni movimento era calcolato: le natiche si separavano appena, poi si chiudevano, sballonzolando con una dolcezza provocante. Mi girai di lato, lasciando che il profilo del mio culo si stagliasse contro la luce, mostrando la sua forma compatta e invitante. Poi, con un gesto audace, mi accovacciai leggermente, facendo tremolare le natiche come se stessi giocando con lui, invitandolo a immaginare cosa avrebbe potuto fare. Sentivo i suoi occhi bruciarmi la pelle, e il pensiero della sua eccitazione mi fece rabbrividire. Lo vidi, nascosto tra i cespugli, la mano che già sfiorava il rigonfiamento nei pantaloni, il respiro affannoso. Non dissi nulla, ma sostenni il suo sguardo per un istante, un sorriso appena accennato sulle labbra, prima di rialzarmi lentamente, lasciando i leggings abbassati ancora per qualche secondo, come a dargli un’ultima immagine da portare con sé.

Tornai alla panchina, facendo finta di niente, come se non avessi notato il suo comportamento. Lui era visibilmente agitato, il volto arrossato, il respiro pesante. Decisi di alzare ancora la posta. “Sai, credo di essermi stirato un muscolo,” mentii, toccandomi la coscia. “Mi aiuteresti con un po’ di stretching? Non vorrei peggiorare la situazione.”

Lui esitò, ma l’eccitazione lo tradì. “Certo,” mormorò, alzandosi. Mi sdraiai sulla panchina, sollevando una gamba e chiedendogli di tenerla ferma. Mentre mi aiutava, le sue mani tremavano, e non persi l’occasione di inarcarmi un po’, lasciando che i leggings evidenziassero ogni dettaglio. Le sue dita scivolarono, quasi per caso, sul mio culo, sfiorandolo con una pressione che non era affatto casuale. Sentii il suo pacco premere contro la mia gamba, duro, evidente, e il contatto mi fece fremere.

Il gioco si fece più audace. Lui si strusciava sempre di più, incapace di trattenersi, e io lo assecondavo, muovendo il bacino appena, provocandolo. Poi, con un gesto rapido, mi abbassò i leggings, scoprendo di nuovo il mio culo. Lo sentii armeggiare con la zip dei pantaloni, e un attimo dopo il suo cazzo duro, caldo, si appoggiò tra le mie chiappe. Era grosso, pulsante, e il contatto mi fece gemere piano. Non mi penetrò, ma lo lasciai lì, muovendo il culo lentamente, facendolo scivolare tra le mie natiche. Lo sentivo ansimare, il suo autocontrollo ormai in frantumi.

“Non ce la faccio…” sussurrò, e io accelerai i movimenti, stringendo appena le chiappe per aumentare la pressione. Bastò poco: con un gemito soffocato, venne, un’esplosione calda e copiosa che mi inondò il culo, scivolando sulla pelle. Rimasi fermo un istante, lasciandolo riprendere fiato, mentre il suo sperma mi colava tra le natiche.

Mi rialzai, tirando su i leggings con un sorriso sornione. “Grazie per l’aiuto,” dissi, come se niente fosse. Lui, ancora sconvolto, balbettò qualcosa, ma io mi limitai a salutarlo con un cenno e ripresi a correre, sentendo il calore del suo desiderio ancora sulla pelle.
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