Gay & Bisex
Futura
05.09.2023 |
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4
"Dalle scale riconobbe subito il rumore del materasso che sbatteva con forza, il suono di mugolii eccitati ed animaleschi..."
«Ti aspettavo»
«Lo so»
Lui era sdraiato sul letto, ancora sfatto dopo la nottata. Le lenzuola stropicciate lasciavano qua e là intravedere la sagoma di un corpo muscoloso, possente. Le spalle larghe sostengono la tela, che le lascia a tratti scoperte. Dal margine sinistro del materasso, spuntava un alluce, lungo e aguzzo, con almeno altre tre lunghe dita. Il braccio era ripiegato dietro la nuca, in posizione rilassata. Il caldo di luglio aveva imperlato la fronte di un filo di sudore, che inumidiva appena la barba. Si alzò, e ogni velo scivolò sul suo corpo, svelando l’ampio torace, i pettorali definiti, una prorompente virilità, che iniziava morbidamente a pulsare e sollevarsi.
Quanto lo aveva desiderato, quel sesso. Quanto lo aveva accarezzato, stretto tra le mani, pompato delicatamente, ardendo di voluttà e piacere. Quanto aveva sognato di accoglierlo dentro di sè, sentire la sua forza e il suo turgore farsi largo tra le sue morbide carni, torturare l’anello dello sfintere sfidandolo alla più estrema dilatazione.
Avvicinandosi, accarezzò delicatamente il membro, mentre si specchiava nei suoi stessi occhi prima di un bacio torrido e prolungatissimo.
Luca aveva trentasette anni. Era un ingegnere, brillante e colto. Un uomo intellettualmente vivacissimo, curioso di tutto, forse anche per questo attratto da perversioni sottili, talvolta un po’ cerebrali. Davanti a lui c’era il sogno erotico più segreto e sotterraneo di tutta la sua vita. Il corpo da lui più ambito e desiderato. Lui stesso.
Da quando era ragazzo aveva capito di essere bisessuale proprio eccitandosi davanti allo specchio, Era quell’uccello smisurato, fuori dal comune che lo aveva attratto. Amava le donne, ma gli uomini avevano iniziato sottilmente ad eccitarlo. E tutto era partito proprio da sé stesso. Aveva sempre avuto una forte componente narcisistica. La parte dell’andare a letto con le donne che gli regalava più piacere, più ancora dello stesso piacere fisico, era portarle all’estasi, procurare loro un orgasmo dopo l’altro, ascoltare i loro versi di piacere mentre si contorcevano tra le lenzuola, bagnate di sudore e eccitazione, talvolta implorandolo di fermarsi, di dar loro tregua. Questo lo faceva sentire un titano. Con il tempo aveva cominciato a invidiarle.
Concluso il liceo aveva scelto il ramo scientifico all’università, ingegneria. L’ambiente universitario gli aveva dato innumerevoli occasioni per allargare le sue esperienze in materia di sesso e senza pregiudizi aveva deciso di lasciarsi andare, di provare tutto. Andare a letto con più di una donna contemporaneamente… Sperimentare nuove pratiche, scambiarsi i partner con altre coppie nel corso di piccanti cene post studio… Tutte nuove conquiste che erano entrate a far parte del suo bagaglio di esperienza. Non aveva però mai incontrato il suo stesso sesso.
Una notte, dopo aver trascorso diverse ore a bere con gli amici, uno di loro, omosessuale dichiarato e disinibito, iniziò a flirtare sottilmente con lui. Sull’onda dell’ebbrezza, sempre con una certa leggerezza nell’affrontare la situazione, finirono in una stanza appartata. Il ragazzo gli praticò una lunga, goduriosa fellatio.
Fu molto colpito da quel pompino. Era molto diverso da quelli che aveva ricevuto dalle ragazze con cui era stato fino a quel momento. C’era qualcosa di più profondo, più viscerale nel modo in cui quell’uomo aveva accolto in gola le sue carni. Alla fine si abbandonò e fiotti e fiotti di seme sgorgarono, tanto da spruzzare fuori dalla bocca del ragazzo, colandogli sul mento. Guardandolo mentre, con un sorrisetto diabolico, si puliva la bocca dai filamenti di sperma, inghiottendoli con gusto, gli procurò un impulso irrefrenabile, indecifrabile, un brivido che lo scosse. Tuttavia, l’istinto fu immediatamente e impulsivamente frenato dal timore, da forze uguali e contrarie che lo portarono a fermarsi.
Nei giorni successivi tuttavia il tarlo continuò a scavare. Iniziò a fare ricerche in rete, a documentarsi sul piacere maschile. A capire come e perché un uomo poteva godere con un altro, e a scoprire i segreti del sesso anale. Scoprì il massaggio, l’orgasmo prostatico, il piacere di un pene che pulsando e muovendosi, può procurare nel corso di un intenso amplesso. Iniziò così a esplorare il sesso con altri ragazzi, in lunghe e torride sessioni di accoppiamenti da cui usciva quasi sempre intimamente insoddisfatto.
Guardava quegli uomini ansimare, gemere, urlare a tratti sotto il martellante ritmo del suo enorme pene. Vedeva lo sperma colare a fiotti dai loro sessi rattrappiti, li guardava sconvolgersi, contrarsi in infiniti spasmi di piacere, e li invidiava. A parti invertite non riusciva a incontrare uomini che sapessero soddisfarlo allo stesso modo.
Entrò così in una spirale di narcisismo senza uscita. Scoprì il piacere segreto di desiderarsi, guardandosi allo specchio. Tentando inutilmente di praticarsi un autofellatio. Contemporaneamente, iniziò ad andare in palestra, curando ossessivamente il proprio fisico per soddisfare i suoi alti standard, eccitare se stesso sempre di più. Questo lo rese ancora più attraente. Unito al suo carattere aperto e sfrontato, il suo aspetto attirava uomini e donne come mosche, facendolo cadere in una spirale di dipendenza dal sesso da cui non esisteva uscita. Non sapeva fermarsi ma soprattutto niente riusciva a placare la sua sete. Arrivò a fare un calco del proprio pene per fabbricarsi un dildo nel tentativo di realizzare la fantasia di essere penetrato dal suo stesso fallo, senza riuscirci.
Trascorsero gli anni e le stagioni della sua vita. Dopo la laurea la sua carriera accademica proseguì con grande successo, divenne ricercatore e finì per lavorare a un progetto segreto, in uno dei più remoti laboratori del mondo, in America.
Il progetto sfruttava i meccanismi della fisica quantistica per riuscire a carpire i segreti del tempo. I ricercatori, dopo studi durati anni, riuscirono a mettere insieme un prototipo di una macchina in grado di operare piccole variazioni di tempo. Purtroppo era ancora piuttosto rudimentale, ma per la prima volta un essere umano era in grado di tornare indietro nel tempo o muoversi nel futuro anche se per un range limitato di anni. Per ovvi motivi il governo degli Stati Uniti aveva scelto di tenere segreto quel successo, su cui avevano progetti strategici. Tutti i ricercatori e tutte le persone che concorrevano a quel lavoro erano sorvegliate e guardate a vista. Dopo i primi giorni di euforia, in seguito alla scoperta del funzionamento del prototipo, i fantasmi che affollavano la sua mente, che in tutti quegli anni non se n’erano mai andati, iniziarono a lavorare ossessivamente, facendo germinare in lui un’idea folle, assurda, pericolosissima eppure irresistibile.
Si era introdotto nottetempo di nascosto presso il laboratorio, aveva messo in funzione la macchina e aveva viaggiato tre giorni avanti, per incontrare sé stesso. Un sé stesso ovviamente consapevole di quello che stava per succedere, che aveva vissuto metà dell’esperienza e lo stata attendendo per accoglierlo e vivere l’altra metà. Un sé stesso che sapeva esattamente cosa toccare, come per farlo godere fino a impazzire. Un sé stesso che sapeva esattamente cosa il partner avrebbe fatto.
Ora avrebbe potuto soddisfare il suo sogno erotico più profondo.
In pochi secondi scivolarono sulle morbide lenzuola, dove fino a poco prima lui stesso era sdraiato, e iniziò una danza di colpi di lingua. Come una fragola umida, scivolava lungo il suo corpo fino a soffermarsi, finalmente, su quell’enorme, smisurato membro, avvolgendolo tutto con le sue labbra. Finalmente ne poteva assaporare in bocca tutto il turgore, il sapore appena salato. Il desiderio saliva sempre di più, mentre il suo alter ego si sistemava in una posa gemella. Disposti a sessantanove, le due metà di sé stesso si fusero in un’unica creatura gemente in mezzo al materasso. Sciogliendosi da quell’abbraccio si sollevò, tenendo la sua testa futura tra le mani, e vi affondò profondamente il pene, fino ai testicoli. Sentì la sua bocca mugolare, mentre lo accoglieva ancora più profondamente. Sentiva di essere al massimo della propria eccitazione e della propria vitalità, come se tutte le sue percezioni fossero amplificate. Estrasse il pene dalla bocca del partner e lo penetrò più e più volte. Alla fine dell’amplesso venne e si abbandonò qualche secondo sul materasso. Dopodiché se ne alzò e abbandonò la stanza.
I giorni successivi trascorsero in un sentimento di straordinaria eccitazione. Sapeva infatti che di lì a poco avrebbe incontrato nuovamente sé stesso, rivivendo l’intero incontro, dal punto di vista opposto. Ed era impaziente, e anche un po’ timoroso, perché sapeva esattamente quello che avrebbe subito.
Dopo quell’esperienza, Luca sembrò perdere completamente la ragione. Volle rifarlo, e rifarlo ancora ogni volta che ne aveva la possibilità. L’appagamento sessuale che gli regalavano quegli incontri, il piacere intenso, così disinibito, la possibilità di incontrare l’esaudimento di ogni suo desiderio, di corrispondere nella danza erotica nel modo più perfetto che avesse mai sperimentato gli fecero perdere interesse per qualsiasi altra cosa. Sul lavoro era svogliato, deconcentrato, cosa che non mancò di generare qualche pettegolezzo tra i colleghi. Anche la moglie si accorse che qualcosa non andava, iniziò a sospettare che Luca avesse una relazione. Il rapporto tra i due divenne più freddo. La donna però non riusciva a capire, Luca non aveva molti spazi per coltivare una relazione con altre. Non era nemmeno particolarmente geloso della sua privacy. Poteva leggere tutte le sue chat sul cellulare, sul pc. E allora?
La risposta la ebbe inaspettatamente con il più classico dei clichè. Il rientro a casa anticipato e imprevisto. Dalle scale riconobbe subito il rumore del materasso che sbatteva con forza, il suono di mugolii eccitati ed animaleschi. Folle di rabbia spalancò la porta e poi raggelò.
Luca era a letto con un uomo.
Questo spiegava finalmente i silenzi, l’assenza di chat femminili, l’assenza di indizi… Come poteva sospettare che stava cercando i segnali sbagliati? L’incertezza durò pochi istanti, poi il ragazzo sdraiato sul materasso alzò la testa. Quando vide il secondo Luca si sentì mancare.
L’uomo era in piedi, il pene eretto in mano. Stava per dire qualcosa, ma gli mancarono le parole. La moglie stava appoggiandosi al muro, con la testa tra le mani, sbigottita. Guardò il suo alter ego con un sorrisetto perverso. Entrambi avanzarono verso la donna.
Lei stava per dire qualcosa, qualsiasi cosa, per scagliarsi irata. Voleva spiegazioni, l’orgoglio ferito bruciava, ma la surreale mancanza di logica dell’intera situazione la frenava. Suo marito la tradiva con sé stesso? Cos’era, la più raffinata forma di masturbazione che avesse mai visto?
«Cos’è le seghe non ti bastavano più?» riuscì a domandare, mordicchiandosi le labbra, fissando i peni spaventosamente grossi dei due uomini. Una delle cose che amava più di suo marito erano le dimensioni. Quei due falli che avanzavano ballonzolando verso di lei le fecero venire i sudori freddi.
Fu avvolta in un caldo abbraccio, a 360 gradi, come non ne aveva mai provati prima. Poi iniziò la più torrida orgia della sua vita. quando si sentì penetrare sia davanti che dietro perse completamente il controllo.
Furono almeno sei ore di sesso ininterrotto. Dimenticò completamente ogni impegno di lavoro. Alla fine si abbandonò, completamente sfinita sulle lenzuola, nuda, ricoperta di liquidi corporei, saliva, liquido seminale, sudore.
Alcuni giorni dopo, avvertì un curioso malessere, si sentiva debole, volubile. Il ritardo nel ciclo le fece venire un atroce sospetto. Un test lo confermò. Era rimasta incinta. Di quale dei due mariti rimase un mistero.
«E se sarà femmina si chiamerà Futura»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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