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Il Circolo Dickpic (parte 2)


di EtairosEuforos
30.12.2025    |    36    |    0 6.0
"E Alice aveva la testa appoggiata sulle mani, con un’espressione stravolta..."
Se dovessi scegliere un trailer per questa storia sarebbe il trailer di “Shining”.

Ve lo ricordate il celebre film di Stanley Kubrick? Uscì nelle sale cinematografiche con un’anticipazione che fece molto scalpore. La ripresa asettica di una stanza d’hotel, la porta di un ascensore da cui iniziavano a sprizzare fiotti di sangue, litri e litri di sangue.

Ecco, immagino una cosa del genere, ma naturalmente con tonnellate di sperma, fluidi seminali, squirt e ogni altro umore genitale che possiate immaginare.

Era cominciata così, con un triangolo innocente, ma degenerò parecchio.

Non credo sia una fatica immaginarlo: l’ingresso di Alice alla nostra vita sessuale divenne una consuetudine piuttosto consolidata. A posteriori, credo che fu un passo decisivo nel consentirci di spingerci oltre ai limiti, sicuramente del buon gusto oltre che del buon costume.
Rotto il guscio instabile della monogamia, era come se avessimo sdoganato, nel nostro cervello, non solo l’ingresso di un terzo nella relazione, ma qualunque fantasia possibile.
Il crollo di ogni inibizione. Tanto più per lei, che non si era mai concessa oltre un certo limite e con noi due aveva ormai accettato di mettersi completamente a nudo. Io già conoscevo bene la sua anima. Ora ci aveva regalato il suo corpo e ogni suo istinto, fin negli anfratti più reconditi e inconfessati.
Le sue pulsioni di sottomissione e sadomasochismo, erano deflagrate davanti alla statuaria fisicità di Alessio e all’enorme virilità che celava tra le gambe. Forse, mi chiesi, fino a quel momento aveva sempre evitato i ragazzi come Ale, cercando di rifugiarsi nel carattere opposto, forse perché sentiva il pericolo di perdere il controllo.
Avvertiva l’attrazione selvaggia, la sua natura profonda di donna e ne aveva timore, percepiva l’istinto animale che si faceva avanti prepotentemente e se ne ritraeva.
Lei apprezzava l’abilità di Alessio nel rough sex anche più di me, godendosi la ruvidità dei suoi modi con sempre maggiore gusto.
In breve Alice divenne una sorta di coinquilina aggiunta: a seconda di momenti voglie e inclinazioni, il triangolo si scomponeva liberamente, per ricomporsi anche con altri soggetti. Se io mi mantenevo più fedele ad Ale, per pigrizia e per consuetudine, Alice era molto più libera e ben presto fece nuove, interessanti, conoscenze.

***

Dopo due ore passate sui libri, decisi che meritavo una pausa. Avevo sete, uscii dalla mia stanza in direzione della cucina. Da qualche ora sentivo versi inconfondibili: Alessio e Alice si stavano intrattenendo a vicenda. Passai davanti al divano, buttai distrattamente un occhio alla scena. Alice era a faccia in giù. Aveva il 44 del piede di Ale che le schiacciava la testa tra i cuscini e il 19 del cazzo che affondava nelle sue grandi labbra. Ormai assomigliavano a una specie di ciambella glassata, di quelle che vendono da Mc Donalds.
Alice emetteva dei suoni che non potevano che essere ascritti al regno animale. Alessio era dritto nella classica posa da film porno: gamba destra in tensione, gamba sinistra inginocchiata sui cuscini del divano, anca basculante, chiappe scolpite in contrazione (slurp) ondeggianti. Alice sembrava uno struzzo nella sabbia. Si sentivano provenire dei mugolii da sotto la tela, mente Ale ansimava per lo sforzo atletico.
Superai lo strano gruppo, con noncuranza. Aprii il frigo e mi stappai una birra.
«Ehi, vacci piano che così la sventri. Lo chiami tu il 118 dopo».
«Shhh sta vivendo il suo sogno, non disturbarla».
«Sì in effetti quando Alice e io da piccole guardavamo Cenerentola e lei faceva gli occhi dolci al principe penso proprio che avesse in mente qualcosa del genere».

Con quello che sembrava un fonema di guerra germanico Alessio ebbe il suo orgasmo e il seme si allargò a freccia sulla bianca schiena di Alice, colando nella flessuosa superficie della pelle, morbidamente ondulata in corrispondenza della colonna vertebrale. Le sue scapole si muovevano, guizzando sottopelle. Per un istante fui sorpresa da un morbido inturgidimento della mia clitoride, nel guardarla esausta strisciare sull’ecopelle. Il buco del culo aveva un impressionante tinta rosso scarlatto, con leggere estrusioni.
«Sei un animale». Dissi e tornai in camera, lasciandolo mentre avanzava verso la doccia, a cazzo dritto e pettorali al vento.
Improvvisamente mi fu dietro e mi afferrò le chiappe a mano piena.
«Ecco cosa mi piace di te – gemetti –, il tuo essere così irrimediabilmente un maschio basic».
«Ecco cosa mi piace di te: la quinta di seno».
«Ma io non ho mai avuto la quinta di seno».
«Per questo mi scopo la tua migliore amica».

***

Un altro interessante punto di svolta nella relazione fu l’arrivo di Nello. Nello fu la cosa più somigliante a un fidanzato che Alice aveva frequentato in quel periodo. Lo aveva conosciuto alla serata della facoltà di infermieristica, in una discoteca in centro. Era un ragazzo inglese, figlio di due immigrati ivoriani. La prima volta che ce lo presentò rimasi sinceramente impressionata. Sarà stato almeno due metri, magro e tonico, un fisico da cestista. Aveva lineamenti esotici, ma un viso armonico e profondi occhi marroni. Sì, pensammo tutti la stessa cosa, e non a torto.

Con lui Alice non fu più pudica che con Alessandro. La seconda o la terza volta che lo portò a casa iniziammo a sentire rumori inconfondibili dal piano di sopra. Continuai a studiare cercando di ignorare, ma andarono avanti un paio d’ore, quasi ininterrottamente. Finalmente, sopravvenne il silenzio. Qualche minuto dopo, vidi lui scendere le scale, completamente nudo, con un impressionante biscione penzolante tra le gambe. Raggiunse con estrema disinvoltura la cucina, aprì il frigorifero e attaccò a bere dell’acqua. Dopo qualche secondo Alice rotolò letteralmente giù dalle scale, con le gambe ancora scosse dai tremori di un potente orgasmo. Si trascinò fino al nero girato di spalle, gli spalancò le chiappe e iniziò a leccargli vigorosamente il buco del culo.

«Lo amo… è il mio uomo».
E gli affondò la lingua nel pertugio. Vidi il suo pene alzarsi come un ponte levatoio. Quando entrambi si abbatterono sul tavolo della cucina abbandonai il campo.

Quella sera lo rincrociai a cena. Dopo tutto quell’esercizio fisico c’era, giustamente, un po’ di appetito. Fu l’occasione per fare qualche parola e conoscersi. Spignattai qualche minuto, quel tanto che bastava per preparare una pasta e buttarci dentro una scatoletta di sugo. Poi mi sedetti al tavolo, con i due amanti.

«Nello giusto? Alice mi ha parlato di te in questi giorni».
«In realtà mi chiamo Man’ge’mfukadenge suidanisje is’etjetebto ma da quando sono mi chiamano tutti Nello».
«E in effetti è curioso come soprannome, ma come è andata? È legato a un fatto specifico?»
«È il diminutivo di Manganello».
«Ah»
«Dicono che sono una bella risorsa per la repressione del dissenso, nel senso che quando le donne mi vedono nudo abbandonano ogni remora»
Mi ficcai in bocca una forchettata di spaghetti al sugo senza fare altri commenti. Di lì a poco sarebbe rientrato Ale e anche lui avrebbe fatto la conoscenza di Nello. Capii che sarebbe cominciato un periodo interessante.

***

Quando riuscii ad aprire gli occhi non riconobbi subito lo strano gruppo umano che stavo vedendo. Alice era in mezzo a Nello e a un suo conterraneo, invitato per l’occasione, come l’imbottitura di un sandwich. Uno era sdraiato sotto di lei e la penetrava nel culo, l’altro sopra, con l’uccello conficcato nella vagina. La sua testa sulla sinistra, sporgeva dal bordo del tavolo, con la bocca perfettamente in asse con la gola. Un terzo ragazzo era affondato fino allo scroto in quella bocca, e la scopava a buon ritmo. Da lei provenivano strani mugolii e rumore di scarico intasato. A un certo punto vidi colare un torrente di seme dalle sue narici, mentre il ragazzo si liberava in un potente orgasmo.

Mi distrassi rapidamente, perché in effetti anche io avevo il mio daffare. Ale mi stava scopando nel culo, sensazione che ho sempre trovato piuttosto piacevole, ma anche impegnativa da sostenere. Contraevo ritmicamente l’anello intorno alla sua asta, ben lubrificata e ormai bollente. Mi abbandonai maggiormente sul ripiano. Ad un tratto mi strinse forte le spalle, sentii il suo ruggito e un torrente di seme colare. Poi improvvisamente un senso di gonfiore caldo alla polla rettale. Mi aveva pisciato dentro.
«Stronzo, che cazzo fai» mi scostai iniziando subito a perdere liquidi mentre lui se la rideva. Inviperita, contrassi involontariamente i muscoli e cominciai a evacuare.
Esausta, mi abbandonai finalmente al materasso. Raccattai un lembo di lenzuolo lurido per coprirmi il corpo, i filamentosi umori sparsi sul mio ventre e sulla mia schiena mi davano una sensazione di freddo.
Accanto a me, abbandonato, ale giaceva a braccia e gambe larghe, Il suo enorme cazzo si contraeva negli ultimi spasmi dell’orgasmo, buttando fuori tre o quattro svogliati fiotti di sperma. Iniziava lentamente ad ammosciarsi, come un dirigibile a fine giornata.

Mi concentrai su quel pene. Mi resi conto di averlo avuto per molte ore in diverse parti del corpo ma di non averlo mai osservato. Era sorprendentemente dritto, non avevo trovato molti cazzi così perfettamente longilinei, senza curvature, più o meno accentuate. Ed era largo, aveva un corpo dell’asta talmente largo da non mostrare sostanzialmente stacco con la cappella, perennemente avvolta da un prepuzio che si scappucciava a fatica. Numerose vene, grosse, pulsavano sotto la pelle e ne disegnavano il tronco, un po’ più scuro del resto della pelle. Sopra il filetto, il taglio rossastro da cui ancora sgorgavano rivoli bianchi. L’occhio furbetto che si apriva su quel fronte da capodoglio, sembrava attraversato da un lungo fantasmino serpentesco.

Il giorno dopo, ci vedemmo al bar dell’università. Sul tavolino, davanti a me, fumava una tazza di tè verde. E Alice aveva la testa appoggiata sulle mani, con un’espressione stravolta.
«Devo stare tranquilla per un po’ – disse –, oggi mi sono cagata addosso. Non è un bel segnale. C’ho un buco di culo che pare una donut americana. Fortuna che faccio gli esercizi per il pavimento pelvico, altrimenti…»
«Cagata addosso? Sul serio?»
«Beh sì me n’è scappata un po’ via…»
«Si forse è meglio che ci diamo una calmata. Ci capitano tutti calibri impegnativi»
«”Ci capitano”» sorrise maligna Alice «Diciamo piuttosto che siamo diventate piuttosto selettive»
«Al di là di tutto, come ti trovi con Nello?»
«È un ragazzo affettuoso, un vero maiale. Non credo però che potrei definirmi impegnata. Dai, siamo insieme da qualche giorno e abbiamo già fatto sesso a quattro»
«Beh, incredibile, non ho mai visto nessuno disinibirsi al tuo livello eppure ti resta quella certa mentalità di fondo. Se uno esplora il sesso non è una relazione seria»
«Ma no, non voglio dire questo, è che mi chiedo se lui stia prendendo la mia conoscenza sul serio o per lui sono solo una compagna di giochi. Forse ho sbagliato a spingere così tanto sull’acceleratore all’inizio della nostra relazione»
«Beh puoi sempre provare a rallentare… Parlare»
«Ti dirò, non voglio. Sono io che non ho voglia di niente di serio con lui, almeno per il momento. Voglio divertirmi, esplorare. Come sai, non sono mai stata molto aperta da questo punto di vista. Da quando ho cominciato il menage a trois con te e Ale mi sono sentita donna come mai prima, sento il mio corpo, i miei istinti con una profondità incredibile. Non durerà per sempre, ma adesso sto ballando e voglio ballare finchè non capirò che è il momento di lasciare la sala».

***

L’affaire con Alice degenerò sempre di più nei giorni a venire. Con Ale, in particolare, Alice esplorò a fondo le sue fantasie e la vocazione per il Bdsm più spinto. In breve, iniziai a vederla girare per casa a quattro zampe, avvolta nel latex, con due orecchie da cane in testa, un plug a forma di coda nel culo, abbaiando e scodinzolando furiosamente.
Normalmente la cosa mi avrebbe impressionato, ma ero troppo presa dalla piega che stava prendendo il mio rapporto con Ale. Anche quella stava, in un certo modo, virando verso le estreme conseguenze, ma in una direzione completamente diversa.

Intanto, dopo Alice, altre mie amiche subirono i miei inviti a cena e tutti finirono allo stesso modo. Alessio le timbrò tutte, non ce ne fu una che resistette alla sua incredibile carica sessuale. Allo stesso modo, anch’io finii per essere perennemente coinvolta in quegli incontri. Dopo un po’, fu giocoforza avere cene a cui partecipavano anche più ragazze alla volta.
Io d’altronde non intendevo lasciare che lui si facesse impunemente tutte le mie amicizie. Il problema era che lui aveva al massimo uno o due amici, era un tipo piuttosto solitario. Me li scopai, e finirono per diventare il necessario supporto ad Alessio, nei dopocena più affollati. Ma gli aspiranti maschili non bastavano più. Così Alessio trovò una soluzione.
«Ecco qua».
«Un profilo di coppia? Su Annunci69?».
«Proprio così. Guarda un po’ che belle foto. Con questo cazzo e queste tettine deliziose avremo la fila di aspiranti. Uomini, donne, coppie, comitive… che ne dici?».
«Il circolo Dickpic?».
«Ehi sei tu l’esperta di letteratura inglese… Tipo il Fight Club, ma quantomeno così si capisce che è richiesto un biglietto da visita. Vorrai mica trovarti gente senza i giusti requisiti? – mi strizzò l’occhio – Soprattutto dopo che ti sei abituata ai miei».

In realtà, siamo onesti, facemmo caccia solo per qualche giorno, una volta consolidati i giusti giri di singoli e coppie iniziammo a frequentare sempre le stesse persone. Da quel momento però cadde ogni possibile freno inibitore. Ogni serata si trasformava in un’ammucchiata, chi c’era c’era. Divenne rarissimo per noi andare a letto con meno di quattro persone. Ed erano spesso orge a bassa intensità: si cominciava con un aperitivo, poi si cenava e chi voleva poteva scopare, altri guardavano la tv o chiacchieravano. Spesso si girava liberamente nudi o seminudi, a volte ci si fermava a guardare e commentare le performance altrui. Non sempre si era coinvolti tutti insieme appassionatamente. Era tutto molto libero e senza particolari scopi.

Un giorno tornai a casa nel tardo pomeriggio dopo le lezioni. Varcai la soglia. Alice scodinzolava e guaiva felice a pancia in su, nella posizione dei cani che ricevono le coccole. Alessio, in piedi, le pisciava addosso.
«Ciao amore, tutto bene?».
«Tutto bene» risposi a mezza voce, chiedendomi tra me quando mai mi aveva chiamato amore.
Alessio si slacciò la cintura dei pantaloni e mollò una cinghiata ad Alice che mi fece trasalire. Il rumore dello schiocco fu tremendo, quasi uno sparo. Lei si rotolò su sé stessa. Dalla sua vulva, che il latex lasciava scoperta, iniziarono a grondare umori. Alessio prese una manciata di sabbia dalla lettiera e gliela rovesciò sopra.

«Va bene il BDSM, ma quando ti vedo fare certe cose ad Alice ammetto che un po’ mi spaventi» dissi.

«Non dire così, sai bene che al di fuori del gioco non sarei mai violento nel trattare una donna. Eppure devo ammettere che quando mi trovo con il cazzo eretto immerso in una fica calda e morbida talmente grondante da essere morbida come un panettone farcito, beh, li scatta qualcosa di ancestrale in me, mi sento al massimo della mia virilità, mi sento connesso con il mio stato animale. Del resto è incredibile quanto gli esseri umani a pecorina assomiglino agli animali, quelle cosce nerborute, quelle palle che penzolano….».

«Le donne non hanno le palle».

«Beh ma io a pecora ho visto anche tanti ragazzi. E ti dirò che il muggito di un bel manzo sventrato dal mio uccello mi fa sentire un semidio». Sputò sul culo di buco del culo di Alice, dopodichè la penetrò selvaggiamente. «Ne hai fatti di progressi tu – mi disse sardonico –. Quando ci siamo conosciuti non eri disposta nemmeno a darmi il culo. Adesso fai sesso con gente rimorchiata a caso davanti a me».
«Già devo stare a guardarti mentre ti scopi le tue troie – replicai –, vorrai mica tutto il divertimento solo per te?»
«Ehi, guarda che le troie sono tutte amiche tue».
«Eh me li scoperei i tuoi amici se ne avessi qualcuno».
Ed era vero, Alessio non aveva amici. Era terribilmente solo. Preso da sé, dal suo cazzo gigantesco, dall’egocentrismo, dalla sua mascolinità prepotente. Non aveva per me uno straccio di sentimento, in realtà. Me ne resi conto a poco a poco. Amava solo sé stesso e il sesso, di cui sembrava bulimico, ne voleva sempre di più. Una sera lo vidi con uno strap on assicurato al fondoschiena, mentre come un pendolo scopava due vagine contemporaneamente. Un’altra volta lo vidi impilare un ragazzo e quattro ragazze e poi infilare alternativamente il cazzo in tutti i loro buchi, facendoli venire tutti, uno dopo l’altro. Era l'unica cosa che lo interessava nella vita. Non metteva piede all'università da mesi, non aveva altri hobby, passioni. Il sesso e il piacere riempivano tutta la sua esistenza.

Finchè un giorno decisi che ne avevo abbastanza.
Mi alzai, con un gran mal di testa, un familiare bruciore al culo, alcune escoriazioni sui fianchi e il dolore di qualche livido sulle braccia. Mi sentivo il volto e il petto tutti appiccicosi e non avevo voglia di indagarne il motivo. Avevo addosso lo sperma di almeno cinque uomini diversi e gli umori vaginali di almeno tre ragazze. Scesi dal letto, mi guardai intorno. Due uomini giacevano nudi sul divano, sul letto fradicio tre ragazze e un transessuale. La mia migliore amica girava gattonando per la stanza, guaendo come un cane, con un collare, una cuffietta in latex con le orecchie e un plug a forma di coda piantato nel culo. Alessio dormiva supino sul tavolo, con il pene in bella mostra in perenne erezione. Fu lì che ebbi come un momento di alienazione, in cui mi chiesi chi ero, cosa stavo facendo. Non era moralismo, figuriamoci. Era più la sensazione di chi viene introdotto in un’enorme pasticceria, tutta rifornita di ogni ben di Dio e si sente dire: “Prego, prendi tutto quello che vuoi”. Dopo due ore che ti abbuffi, e sei sazio, ti guardi intorno e dici “Ok, è stato bello”.

Così decisi di concludere quella frequentazione. Non so come altro chiamarla, qualunque termine credo sarebbe inadeguato. Sicuramente non siamo mai stati insieme nel modo canonico. Come dicevo non credo di averlo mai davvero amato. Eppure oggi che ho tre figli e una famiglia, ricordo quei giorni con affetto. E mi sorprendo a pensare che, comunque sia, tutti noi abbiamo un limite, solo che non sempre arriviamo a toccarlo.



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