Il Carmelo furioso.
Il mio corpo esile, completamente depilato,fianchi stretti, gambe lunghe e natiche sporgenti, si stagliava davanti allo specchio. Mi sollevai sulla punta dei piedi,assumendo una posizione che era tipica delle donne allo specchio, ero fantastica . Si, pensai ero più donna che maschio, il piccolo pisello moscio, nascosto dietro le gambe strette, facevano assomigliare la parte bassa del mio ventre ad una figa depilata. La mia immagine percepita nello specchio era di un femminuccia carina e sensuale , ritornò in mente il bel Carmelo, il suo pacco rigonfio che mi aveva scopato la bocca per la prima volta. Il mio cervello sotto ipnosi, aveva ancora una volta subito uno stravolgimento, desideravo e volevo essere una donna. Nudo, con addosso solo le mutandine rosa di pizzo, assumendo davanti allo specchio una posa voluttuosa, incominciai a ciucciarmi il dito medio e iniziai anche a masturbarmi. Notai che quando ero eccitato, era mia abitudine ciucciarmi il dito, era un riflesso condizionato, per me era un fallo gonfio e carico di dolce nettare. Il mio cazzetto rispose alle sollecitazioni, si gonfiò e dopo aver ripetuto con vigore l’azione della masturbazione, un liquido caldo e appiccicoso schizzò fuori depositandosi sulla mutandina, ero in estasi. Mi resi conto, in quel momento che ero una vera femminuccia in calore, il mio pensiero ritornò prepotentemente dentro la mia testa al bel Carmelo e al suo cazzo gonfio. Desideravo di nuovo assaporare il suo sperma caldo in bocca, mi tolsi le mutandine e avidamente leccai il mio stesso sperma, fino all’ultima goccia. Il sapore del mio sperma era fruttato, sapevo che il sapore dipendeva anche dal tipo di alimentazione. Lo sperma di Carmelo era forte, sapeva di mandorle amare, mi aveva riempito tutta la bocca e quando fui costretto ad ingoiarlo, lo sentii nella mia gola in maniera viscida, scivoloso, viscoso, appiccicoso, sfuggente e untuoso, mi ricordava quando da piccolo la nonna in campagna mi costringeva, ( per la mia salute diceva) a bere l’ovetto fresco che prendeva dal pollaio. Lo sperma di Carmelo aveva la stessa consistenza dell’albume dell’ovetto della nonna. In quel momento pensai che la nonna e Carmelo mi costringevano a bere qualcosa che per loro era buono per la mia salute, forse era vero, ero una femminuccia che aveva bisogno dello sperma. In quel momento avevo scoperto di essere un frocio sperma-dipendente, e che il cazzo era il mio idolo. Quel pensiero mi ricordava la voce roca di Carmelo, quella voce mi faceva fremere. Carmelo era l'uomo che faceva venire voglia di essere accarezzato. Era l'autorità che mi avrebbe dato quello di cui avevo bisogno. Era il giovane dominante , ansioso e determinato ad aver il controllo su di me. Dov’ era? Era proprio lì accanto a me. Avevamo da poco iniziato a riprendere il lavoro,io ero appena entrato nella pizzeria, Carmelo era già da un po’ che nel retro incominciavo ad infornare le prime teglie di pizza. Salutai prima la signora Mariuccia, che mi sorrise con garbo , poi mi affaccia alla porta del retrobottega e salutai con aria indifferente Carmelo, che mi rivolse un lieve sguardo e un saluto a bassa voce. Notai che aveva un’aria stanca, eppure come me aveva goduto di un giorno di riposo. Pensandoci , capii bene quale fosse il motivo di quella stanchezza, la signora Mariuccia, la porcona, l’amante di Carmelo che anche se non lo voleva doveva soddisfare gli appetiti morbosi della padrona, per evitare di essere licenziato. Supposi che il giorno dedicato al riposo, la signora Mariuccia avesse richiesto a Carmelo prestazioni straordinarie gratis. Il viso della padrona era rilassato, indossava un abitino scollato che metteva in evidenza il suo abbondante seno e che gli modellava il corpo mettendo in risalto il suo bel culo. Per essere una MILF era ancora piacente, lo sapeva e essendo vedova incoraggiava tutti i maschietti che gli ronzavano intorno. Ma la signora Mariuccia aveva anche il suo stallone personale, Carmelo. La padrona della pizzeria notò il mio cambiamento e mi strizzò l’occhio, sapeva che quel cambiamento sarebbe stato notato anche da Carmelo. Gli piaceva che il suo uomo, anche se supponeva che avesse tendenze gay, fosse eccitato da altri e che il suo vigore sessuale e il suo carico di sperma fosse a lei concesso. Ero deluso dall’atteggiamento di Carmelo che non mi aveva degnato di attenzione, mi ero preparato e avevo indossato anche le mutandine rosa come lui i aveva chiesto, ma avevo capito che lui era sazio e svuotato dalle prestazioni sessuali sfrenate che la signora Mariuccia gli aveva imposto. Anch’io, forse appagato dall’essermi masturbato in bagno a casa, desistetti dal provocarlo ma era arrabbiato e invidioso della signora Mariuccia. Dovevo vendicarmi, senza però compromettere Carmelo e il mio lavoro. Per quel giorno mi limitai a sculettare in maniera provocatoria quando vedevo che la signora Mariuccia era l’unica persona che mi osservava. Stavo sfidando la padrona, era una competizione tra due donne per il possesso di un uomo. La signora Mariuccia capì il giuoco e da donna di mondo, essendo lei stata complice e avendomi spinto ad accettare il mio cambiamento , mi fece capire che quel giuoco gli stava bene. L’oggetto della provocazione per quella sera rimase la padrona.
Mariucciaslave
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