Il Gianicolo
Ogni tanto sono solito prendere la moto e farmi una bella passeggiata per Roma di notte. Quando tutto o quasi tace, ed i pensieri spariscono per incanto.
Rimasi parcheggiato un po di tempo sotto la statua di Garibaldi. Mi ero appena acceso una sigaretta restando seduto sulla mia moto. Intorno le macchine che passavano. Poche…ma il Gianicolo è tappa fissa per chi vuole un po di privacy. Quindi molte coppiette. Non ci vado, e mi godo la mia solitudine.
Di lì a poco vedo passare una macchina con una splendida ragazza alla guida. Era sola. Ci guardiamo per un istante eterno. Poi con la coda dell’occhio vedo che va via.
Passarono pochi minuti. Tempo di spegnere la sigaretta e la rividi un’altra volta passare. Stavolta più lentamente. Stavolta ci soffermiamo di più negli sguardi fino ad accennare un sorriso.
Anche stavolta però se ne va via. Tra me e me penso -se ripassa la fermo con una qualsiasi scusa-. E così successe. Quella Macchinina bianca ripassa e si ferma davanti a me. Tira giù il finestrino e mi dice -che facciamo? Continuiamo a guardarci o ci fumiamo una sigaretta insieme?-.
Ero impietrito da così tanta sicurezza che balbettai qualcosa tipo -se ti va?-.
Parcheggiò l’auto poco più avanti. Io scesi dal sellino, mi sistemai un po la maglietta e poi mi diressi verso di lei.
Vedendola scendere dalla macchina ho pensato -mamma mia che fica!-.
Era bellissima. Aveva un paio di jeans strettissimi. Scarpe rosse lucide con un tacco vertiginoso. Una magliettina bianca stretta e le unghie delle mani rosso fuoco.
Aveva un’eleganza quasi irreale, un sorriso sicuro e quegli occhi capaci di fermarti prima ancora che pronunciasse una parola. Quando si avvicinò, non disse nulla per qualche secondo. Mi guardò soltanto, come se stesse aspettando che fossi io a decidere se lasciarmi andare.
Parlammo. Prima con cautela del nostro essere in un’ora tarda nello stesso luogo. Le spiegai la mia “terapia bicilindrica” che la fece ridere. C’era qualcosa nel modo in cui rideva, nel modo in cui inclinava appena la testa mentre mi ascoltava, che rendeva difficile pensare ad altro.
Quando le nostre mani si sfiorarono, nessuno dei due si ritrasse.
Il resto della città sembrò improvvisamente lontanissimo. Ancora più lontano del paesaggio che si gode da quel punto di Roma.
Ci avvicinammo lentamente, quasi per assaporare quella tensione. Il suo profumo, il calore della sua pelle, il respiro che diventava più corto: tutto sembrava amplificato dal silenzio.
Poi mi baciò.
Fu un bacio lungo, intenso, inatteso. Uno di quelli che non hanno bisogno di spiegazioni perché, per qualche istante, fanno sparire tutte le domande.
Quando ci staccammo, sorrise.
«Adesso non puoi più fingere di non essere curioso.»
Risi piano. Avevo capito che geneticamente non fosse donna. Ma me ne sono fregato. Se si sta bene si sta bene- dico io
E allora chissene… é bella, curata, mi piace. Ed aveva ragione.
Cavolo se aveva ragione.
Ero curiosissimo!!!
E quella notte, a Roma, scoprii che certe persone non entrano nella tua vita per caso. Entrano per ricordarti che il desiderio, prima ancora di essere qualcosa che si tocca, è qualcosa che ti prende completamente la testa.
Quello che facemmo quella sera lo tengo per me. Per noi.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Il Gianicolo :

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
