Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Gay & Bisex > I pomeriggi al muretto, tre
Gay & Bisex

I pomeriggi al muretto, tre


di Marco88bi
20.10.2026    |    2.157    |    4 9.9
"Lui continua a parlare a voce bassa mentre gli muovo la mano, godendosi il fatto che io sia già spento e lui no..."
Il martedì successivo, come potevo immaginarmi, Mattia non è di nuovo solo. Alla fermata c’è una mora alta, magra con i capelli lunghi raccolti in una coda. Accanto a loro un ragazzo che non avevo mai visto, alto, spalle larghe, vestito sportivo come Mattia. Ridono di qualcosa che non sento. Io mi metto in disparte con le cuffie, un po’ deluso ma senza prendermela come l’altra volta. Ormai ho capito il meccanismo: quando ne avrà bisogno si farà vivo.
Quando salgo sul bus Mattia alza lo sguardo e mi fa un cenno con il mento. Si alza e viene verso di me con la stessa naturalezza di sempre.

«Ehi. Ti presento Giulia e Luca. Lui è un vecchio amico… delle elementari, anzi dell’asilo. Ci conoscevamo da piccoli.»

Sorride come se fosse la cosa più normale del mondo. Giulia mi porge la mano con un sorriso educato e un po’ curioso. Luca annuisce appena. Mentre lei si gira un attimo per rispondere a qualcosa che le dice l’altro, noto un segno scuro sulla base del collo, appena sopra il bordo della felpa: un succhiotto ancora fresco, violaceo, netto. Io rispondo qualcosa di confuso e prendo posto per conto mio. Però mi fa piacere non essere stato ignorato.
Nei giorni seguenti compro delle mutande decenti. Nere, aderenti, di una marca che non fa ridere. Le cambio ogni mattina e metto sempre un pacchetto di fazzoletti in tasca. Non so esattamente perché. So solo che non voglio più fare la figura dell’imbecille.
Passano un paio di martedì in cui Mattia è in compagnia, sempre con la ragazza mora. Mi saluta cordialmente e un giorno mi fa pure l’occhiolino di nascosto, muovendo le labbra in silenzio. Non riesco a capire cosa dica.
Poi arriva un martedì di fine ottobre. L’aria è già più fredda, le foglie si spargono sui marciapiedi e si infilano nelle griglie dei tombini. Lo ritrovo solo alla fermata. Il suo sguardo mi cerca appena salgo. Si siede di fianco a me ancora prima che il bus riparta. Restiamo in silenzio per qualche minuto, mentre il mezzo si riempie e poi comincia a svuotarsi. Alla fine parlo io, cercando di tenere la voce leggera.

«Che fine ha fatto la mora?»
Mattia risponde a voce bassa:
«Giulia. Ci sto uscendo, ma sta settimana non c’è.»
«Ah. E io che faccio? Aspetto ogni martedì a vedere se c’è o no?»
Mi dà una gomitata leggera sul braccio, quasi giocosa.
«Non fare il geloso adesso. Se mi rovini il mood poi ci rimetti pure tu.»
Fa una pausa, poi aggiunge con un sorrisetto perverso:
«Comunque… ti sei chiesto cosa ci faccio con lei? Ti sei fatto le seghe a pensarci?»
Continua a parlare per tutto il tragitto. Mi racconta dove l’ha portata, come l’ha spogliata sul divano di casa sua mentre i genitori non c’erano, quanto era già bagnata solo a vedergli il cazzo, come gli aveva chiesto di andare piano all’inizio perché non aveva mai preso qualcosa di così grosso. Parla con naturalezza, quasi divertito, mentre il bus si svuota del tutto e restiamo soli nel fondo. Lui mi porta la mano sul suo interno coscia e senza pensarci troppo gli massaggio l’uccello mentre sto zitto e ascolto, cercando di non eccitarmi troppo presto, di tenere sotto controllo il respiro e le mani che sudano leggermente.
Alla solita fermata scendiamo senza dire altro. Dietro il muretto buttiamo gli zaini a terra. Le foglie secche scricchiolano sotto le scarpe. L’arrivo dell’autunno ha reso il luogo più romantico ma presto meno protetto dagli alberi.
Mentre rifletto sulle foglie che cadono, Mattia mi afferra per la maglia e mi spinge all’indietro, facendomi appoggiare il sedere sul bordo del muretto freddo. Poi a gran sorpresa si avvicina al mio viso e mi bacia. È la prima volta e arriva inaspettato. La lingua è calda, insistente, sa di gomma da masticare alla menta e di retrogusto di fumo. Non sapevo fumasse. Mi tiene un braccio attorno al collo mentre l’altra mano scende già a sbottonarmi i pantaloni.
Dopo un momento stacca le labbra e abbassa la testa sul mio collo, dalla parte sinistra. Sento prima il caldo del respiro, poi i denti e la lingua, e infine una pressione forte e prolungata. Mi lecca e mordicchia la pelle.
Poi torna verso le mie labbra a baciarmi mentre finisce di sbottonarmi.
«Da oggi ogni martedì vieni sbarbato, come oggi. Voglio sentire la pelle liscia. Se ti presenti con la barba ti rimando a casa, ok?» dice scherzando.
Annuisco. I miei pantaloni scendono alle ginocchia. Con le mani libere abbasso i suoi. I suoi boxer sono scuri e aderenti come sempre; i miei nuovi, neri, questa volta tengono il confronto. Lui preme il suo pacco contro il mio e comincia a muovere i fianchi lentamente, strofinandosi attraverso il tessuto. Sento subito la differenza: calore, spessore, peso, la durezza che preme contro la mia. Il mio trema.
Stacca le labbra e mi parla all’orecchio, la voce bassa e roca:

«Lo senti? Senti come me lo fai venire duro… Il tuo è carino, piccolo, sempre pronto. Il mio è un altro discorso. Quanto ci metti stavolta? Due minuti? Uno? Giulia è venuta tre volte l’altra sera, ma almeno ha retto finché non gliel’ho messo dentro.»
Chiudo gli occhi e cerco di pensare ad altro. Non serve. Mattia cala l’elastico dei miei boxer, prende il mio cazzo tra due dita e lo sega piano, leggero, mentre continua a dirmi porcate all’orecchio.

«Sei già bagnato. Ti piace essere più piccolo, eh? Ti piace sentirlo contro il tuo. Sei un bel giocattolo. Vieni in fretta e poi resti qui a fare quello che voglio.»
Io cerco di fermarlo, ho bisogno di una pausa ma lui continua e.. Bastano pochi secondi. Il primo getto mi colpisce la pancia, il secondo e il terzo gli finiscono sulle dita. Resto a occhi chiusi, il respiro corto, l’imbarazzo che arriva immediato mentre il piacere cala di colpo e mi lascia solo con le gambe molli e il cazzo che si rammollisce tra le sue dita ancora umide.
Mattia ride piano compiaciuto:
«Hai resistito pure di più del solito.»

Mi aiuta a tirare su le mutande con le dita ancora sporche della mia sborra e se le pulisce sulla mia pelle, lentamente, come se stesse segnando anche lì. Poi torna a strusciarsi il cazzo tra le mie gambe.
«Mi piace che resti qui anche dopo. Guarda che faccia… tutto rosso. Vorresti pulirti e andartene, ma stai fermo finché non finisco anch’io.»
lo comincio a segare senza dire niente, gli abbasso un po’ i boxer. È durissimo, caldo, le vene in evidenza, lo scappello ed è bagnato in punta. Lui continua a parlare a voce bassa mentre gli muovo la mano, godendosi il fatto che io sia già spento e lui no.

«Vedi? Tu hai già sparato e io sono ancora così. Se avessi una figa te lo metterei dentro adesso…»
Mi preme il cazzo con forza tra le cosce, muovendo i fianchi piano e pesante, come se stesse davvero scopando. Una mano mi tiene per un fianco, l’altra mi afferra i capelli e mi costringe a guardarlo.

«Ma non ce l’hai. Hai questa faccia e questa mano. E dopo che vieni diventi ancora più docile. Non ti lamenti. Stai qui e mi fai quello che voglio.»
Poi mi spinge giù. «In ginocchio.»
I sassi irregolari sotto le foglie secche mi entrano nelle rotule. Mattia si tira giù i boxer del tutto. Il suo cazzo scatta fuori, pesante, venato, lucido in punta. Me lo passa sulle labbra.

«Apri. Ma prima leccalo. Piano. Voglio sentire la lingua.»
Obbedisco. Sa di fresco, di doccia recente, di pelle pulita. Comincio a passare la lingua sulla punta, poi scendo lentamente lungo il lato, risalgo, leccando con calma come mi ha chiesto. Mattia resta fermo, una mano appoggiata sulla mia testa senza spingere, lasciandomi fare. Emette un respiro basso e soddisfatto.

Continuo a leccarlo con attenzione. Passo la lingua sotto il glande, dove è più sensibile, poi lungo le vene che battono fino alla base e di nuovo su. Ogni tanto chiudo le labbra intorno alla punta e succhio piano, sentendo il sapore leggero del precum, prima di tornare a leccare. Mattia tiene gli occhi semi-chiusi, la testa leggermente reclinata all’indietro, godendosi ogni passaggio della lingua.
«Sei bravo con la lingua. Meglio di Giulia. Lei andava di fretta. Tu invece ti prendi il tempo. Continua così.»
Dopo un po’ la mano sui miei capelli si fa più decisa. Comincia a muovere i fianchi, entrando in bocca con spinte lente e profonde. Sento la sua cappella premere contro il fondo della gola a ogni movimento. Il ritmo aumenta gradualmente. Il suono umido della mia bocca e del suo respiro è l’unica cosa che si sente tra le foglie.
Sono tornato duro anch’io. Metto le mani sulle sue natiche e mi lascio andare alle sue spinte, guardandolo dal basso. Fisso il suo mento spigoloso e la barbetta scura mentre mi dice a voce bassa:
«Così… più dentro. Dai che entra ancora un pochino.»
Mentre mi tiene la testa e spinge fino in fondo si accorge che sono di nuovo duro e che mi sto toccando. Lo sfila fuori e me lo sbatte in faccia.
«Non si resiste a ciucciare un bel cazzo, eh? Sei tornato duro. Che troia. Dai, bagnati di nuovo. Toccati.»
Aumento il ritmo senza tirarlo fuori dai boxer. Mi sego, durissimo, mentre lui continua a farmi scorrere il cazzo piano tra le labbra.
«Ciuccia bene con le labbra. Dai che sei bravo.»
Non resisto. Vengo di nuovo nelle mutande. Lui lo vede e geme basso.
«Cazzo, sì.»
Il suo uccello pulsa. Lo sfila, si sega ancora un paio di volte tenendolo sulla mia faccia e viene a fiumi. Il primo getto mi colpisce la fronte, caldo e denso, poi la guancia, le labbra, il mento. Ne esce ancora mentre continua a scuoterlo con la mano. Un filo denso mi cola fino al collo e mi gocciola sulla maglietta.
Con il cazzo che si ammorbidisce me lo struscia sulla faccia, spalmandomi la sborra, poi me lo rimette in bocca. Sento il freddo della pelle bagnata e gli lecco via le ultime tracce di sperma.
Si sistema i jeans con calma e mi guarda dall’alto, ridendo piano.
«Sei lurido. Se hai i fazzoletti stavolta ti serviranno… oppure leccatela via, fai come ti piace di più.»
Con un dito mi porta un po’ di sborra sulla lingua. Mi alzo lentamente, le ginocchia sporche di terra e foglie (per fortuna i pantaloni sono scuri), e cerco di risistemarmi. Lo fisso e penso a quanto mi fa godere. Lui mi ricambia lo sguardo con i suoi occhi chiari, poi abbassa lo sguardo verso un punto sulla mia spalla. Indica col dito e commenta:
«Ops. Ti ho lasciato un segno.»
Mi giro, tocco la pelle del collo e sento il leggero bruciore del succhiotto.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.9
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per I pomeriggi al muretto, tre:

Altri Racconti Erotici in Gay & Bisex:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni