Gay & Bisex
Il nonno in montagna
02.03.2026 |
290 |
1
"» Il nonno scrollò le spalle, ma l'idea li eccitò entrambi durante la loro intimità notturna, rendendo i loro affondi più violenti e i gemiti più alti..."
Il sole di fine estate filtrava tra i pini alti che circondavano la piccola casa di legno del nonno, lassù a 1200 metri. Simone aveva venticinque anni ormai, ma ogni volta che saliva quella stradina sterrata sentiva lo stesso nodo allo stomaco che provava da bambino: un misto di eccitazione e nostalgia. La nonna era morta da quasi dieci anni, e da allora le estati con il nonno erano diventate solo loro due. Passeggiate lente sui sentieri sassosi, mattine al laghetto a pescare trote minuscole, pomeriggi passati a spaccare legna o semplicemente seduti sul portico a guardare le nuvole scivolare sopra le cime.Quelle passeggiate erano state il cuore di tutto. Da piccolo, Simone teneva la mano callosa del nonno mentre salivano verso i prati alti, il sentiero che si inerpicava tra rocce e larici. Ottavio camminava piano, indicandogli le tracce di caprioli, i funghi nascosti sotto le foglie, il verso lontano di un falco. Arrivavano sudati al laghetto alpino, si toglievano le scarpe e immergevano i piedi nell'acqua gelida. Simone fissava i piedi del nonno – larghi, con vene bluastre sporgenti che correvano come fiumi sotto la pelle sottile e segnata dal tempo, la pianta leggermente callosa ma sempre curata con unghie corte e pulite – e già allora provava una strana tenerezza, un calore che si diffondeva dal petto allo stomaco, un brivido che non capiva.
Con gli anni, quelle uscite erano diventate più lunghe, più intime. Dopo la morte della nonna, Ottavio aveva bisogno di compagnia, e Simone di stare con lui. Camminavano per ore: su per il sentiero del bosco fitto, dove l'aria odorava di resina e muschio, poi fuori allo scoperto, tra pascoli erbosi punteggiati di rododendri in fiore. Il nonno, tarchiato e basso – non superava il metro e settanta – con la barba bianca folta che gli incorniciava il viso segnato da rughe profonde, procedeva con passo sicuro nonostante gli anni. Il suo corpo era un paesaggio vivo: il petto ampio e peloso, coperto da una fitta peluria bianca che si infittiva al centro come una foresta innevata, la pancia arrotondata che si muoveva piano al ritmo del respiro, le braccia robuste solcate da vene prominenti e cosparse di peli bianchi che catturavano la luce del sole. Simone, longilineo e agile, con la corporatura snella e muscolosa da giovane uomo, lo seguiva, gli occhi azzurri intensi che non smettevano di posarsi sul corpo del nonno: la peluria bianca che copriva le braccia robuste, la curva della schiena sotto lo zaino, i piedi nudi quando si fermavano per riposare su una roccia al sole, lasciando impronte umide sull'erba.
All’inizio Simone aveva provato vergogna. Si chiudeva in bagno, si masturbava pensando a lui – immaginando di sfiorare quella peluria bianca e morbida, di sentire il calore della pelle segnata dall'età – poi piangeva piano per il senso di colpa. Ma col tempo la vergogna si era trasformata in desiderio puro, insistente, irresistibile. Quando aveva compiuto diciotto anni aveva capito di essere gay, e che l’unico uomo che gli faceva tremare le gambe era proprio suo nonno. Voleva assaporarlo completamente: il sapore salato del suo sudore dopo una passeggiata, il calore della sua pelle pelosa, e soprattutto il suo seme – caldo, denso, da bere e sentire riempirlo dentro, un'unione che lo facesse sentire completo.
Quell’estate, a venticinque anni, Simone decise che non poteva più tacere.
Arrivò un venerdì sera di fine agosto. Il nonno lo accolse con il solito abbraccio forte, odoroso di legna bruciata e sapone di Marsiglia. Cenarono sul portico con polenta e funghi porcini, parlando di poco, come sempre. Poi il nonno si alzò, si tolse gli scarponi e infilò i piedi nudi nelle vecchie pantofole di feltro, rivelando quelle dita tozze e le vene che pulsavano piano sotto la pelle pallida.
«Vado a farmi il bagno nella vasca grande,» disse Ottavio con la sua voce roca, profonda come un eco di montagna. «Tu sali pure di sopra se vuoi riposarti.»
Simone sentì il cuore battere forte, un calore che si diffondeva dal petto alle cosce. «Posso… venire con te? Come quando ero piccolo?»
Il nonno lo guardò sorpreso, poi rise piano, un suono che vibrava nel suo petto peloso. «Sei grande ormai, ragazzo mio. Ma se ti va…»
Entrarono nel bagno piccolo e caldo. La vasca di ghisa era già piena d’acqua fumante. Il nonno si spogliò senza pudore, come faceva sempre: la camicia a quadri, rivelando il petto ampio con i capezzoli rosa scuro circondati da peli bianchi ricci e fitti; i pantaloni di velluto, che scivolarono giù dalle cosce robuste, muscolose nonostante l'età, coperte da una peluria bianca che si assottigliava verso l'interno; le mutande bianche un po’ ingiallite, che liberarono il sesso grosso e pesante, con l'asta spessa solcata da vene bluastre e il glande rosato che spuntava dal prepuzio morbido, pendeva semi-eretto tra le gambe pelose, con le palle pendule e ricoperte di peli bianchi radi.
Simone si spogliò più lentamente, sentendo gli occhi azzurri che non riusciva a staccare dal nonno, il suo corpo giovane e liscio che contrastava con quello maturo e vissuto. Quando anche lui fu nudo, il nonno entrò per primo nella vasca, sospirando di piacere mentre l’acqua calda gli avvolgeva il corpo, facendogli rilassare i muscoli tesi e far affiorare un rossore sulla pelle segnata.
«Vieni,» disse semplicemente, la voce che echeggiava nel vapore.
Simone entrò, si sedette di fronte a lui, le ginocchia che sfioravano quelle del nonno, sentendo il calore dell'acqua e il tocco accidentale della peluria bagnata sulle gambe. Per un po’ rimasero in silenzio, solo il rumore dell’acqua che sciabordava piano, ma Simone sentiva il suo cuore pulsare, un desiderio che gli stringeva lo stomaco.
Poi Simone parlò, con la voce che tremava appena, un misto di paura e eccitazione.
«Nonno… ti voglio bene. Tantissimo. Ma non è più solo affetto. È… desiderio. Ti desidero da anni. Da quando ero adolescente. E non riesco più a nasconderlo.»
Ottavio si irrigidì, l'acqua che increspava attorno al suo corpo tarchiato. Gli occhi castani, un po’ appannati dall’età, si fissarono sul nipote, un'espressione di shock che gli increspava la fronte rugosa.
«Simone… non dire queste cose. Siamo nonno e nipote. Non è giusto,» rispose, la voce che tremava leggermente, un calore confuso che gli saliva al viso.
«Lo so,» sussurrò Simone, abbassando lo sguardo sull'acqua, ma sentendo un nodo di desiderio e tristezza. «Ma non riesco a smettere di pensarti. Al tuo corpo, alla tua voce, ai tuoi piedi quando cammini scalzo sul pavimento… Ti amo, nonno. Non solo come nipote.»
Il silenzio che seguì fu pesante, carico di tensione. Ottavio uscì dalla vasca, l'acqua che gocciolava dal suo corpo peloso, rivelando la pancia arrotondata che tremava leggermente per l'emozione, e si avvolse un asciugamano attorno alla vita, coprendo il sesso che, nonostante tutto, aveva iniziato a indurirsi per la confusione. Uscì senza dire una parola. Simone rimase nell’acqua ormai tiepida, con le lacrime che gli rigavano il viso, un senso di vuoto che gli stringeva il petto.
Per due giorni il nonno fu distante. Rispondeva a monosillabi, evitava il contatto visivo, ma Simone sentiva il suo sguardo indugiare a volte, un misto di imbarazzo e curiosità. Simone pensò di andarsene, ma non ci riuscì, il desiderio che lo ancorava lì come radici in terra fertile.
La terza sera, dopo cena, Ottavio si sedette sul divano accanto al camino acceso, le fiamme che danzavano sul suo viso barbuto. Simone era in cucina a lavare i piatti quando sentì la voce roca.
«Vieni qui, ragazzo.»
Simone si avvicinò, il cuore in gola, un brivido che gli correva lungo la schiena.
Ottavio lo guardò a lungo, gli occhi che scrutavano il viso adorabile del nipote, con quell'espressione sorridente che lo rendeva irresistibile. «Mi hai fatto paura, sai? Non perché mi fai schifo. Perché… non ho mai pensato a un uomo in quel modo. E soprattutto non a te. Ma poi ho pensato a quanto ti voglio bene. A quanto mi sei mancato quando eri via. E mi sono chiesto… e se provassi? Solo per vedere se riesco a capirti. Solo per non perderti.» La sua voce era bassa, carica di emozione, un calore che gli saliva dal petto.
Simone si inginocchiò piano davanti a lui, sentendo il calore del camino sulla pelle.
«Posso toccarti?» chiese con voce bassa, le mani che tremavano leggermente per l'anticipazione.
Ottavio annuì, lento, il respiro che si faceva più profondo.
Simone gli prese un piede tra le mani. La pianta era calda, leggermente ruvida al tatto, con le vene che pulsavano piano sotto le dita. Portò le labbra alla caviglia, sentendo il sapore salato della pelle, poi alla pianta, baciandola con reverenza, un brivido di piacere che gli saliva dal ventre. La lingua sfiorò l’arco del piede, tracciando le curve, poi succhiò piano l’alluce, assaporando la pelle morbida e calda. Ottavio emise un suono basso, sorpreso, un calore inaspettato che gli si diffondeva dalle dita alle cosce, facendogli accelerare il battito, un formicolio elettrico che gli irrigidiva i muscoli.
«Dio… nessuno mi ha mai… è strano, ma… così intenso,» mormorò Ottavio, la voce roca che si spezzava in un gemito profondo, il corpo che si inarcava leggermente per il piacere acuto.
Simone alzò gli occhi azzurri, intensi, pieni di desiderio, un'espressione magnetica che esprimeva senza parole le sue voglie. «Lasciami adorare tutto di te.» Sentiva il suo sesso indurirsi, un calore pulsante tra le gambe che lo faceva ansimare.
Salì piano, le mani che accarezzavano le gambe pelose, sentendo i peli bianchi morbidi e fitti sotto i palmi, le cosce robuste che si contraevano violentemente al tocco, come se ogni carezza fosse una scarica elettrica. Arrivò al sesso del nonno, già mezzo duro sotto i peli bianchi, l'asta spessa che si ergeva piano, le vene bluastre che gonfiavano sotto la pelle sottile, pulsando con forza. Lo prese in mano con delicatezza, sentendo il calore pulsante, la morbidezza del glande contro il pollice, poi lo baciò sulla punta, assaporando il sapore muschiato e salato che gli inondava la bocca. La lingua girò lenta attorno al glande, tracciando ogni piega con insistenza, poi lo prese in bocca, succhiando con dolcezza crescente che si trasformava in fame vorace, sentendo l'asta ingrossarsi contro la lingua, spingendo contro le pareti della gola, un sapore salato che lo inebriava e lo faceva gemere vibrando attorno al sesso.
Ottavio gemette forte, la mano che afferrava la nuca del nipote con forza, spingendolo più in profondità, un'onda di piacere che gli attraversava il corpo tarchiato come un tuono, dal basso ventre al petto peloso, facendogli contrarre i muscoli in spasmi incontrollati. «Piano… è tanto che… non sento un tocco così violento,» ansimò, il respiro affannoso, un calore che gli faceva formicolare la pelle come se fosse in fiamme.
Simone alzò lo sguardo, continuando a succhiare con intensità febbrile, la lingua che accarezzava ogni vena pulsante con colpi rapidi, sentendo il glande premere contro il palato, dilatandogli la gola. Sentì il sapore salato del liquido pre-eiaculatorio e lo assaporò con avidità, un brivido di eccitazione che gli stringeva i testicoli con forza dolorosa, immaginando già il momento in cui avrebbe bevuto tutto. Continuò fino a quando Ottavio ansimò più forte, il corpo tarchiato che si tendeva come una corda tesa, i muscoli delle cosce che si contraevano in crampi di piacere.
«Sto per…»
Simone non si fermò. Invece, succhiò con più intensità selvaggia, la bocca che avvolgeva completamente il sesso grosso, sentendo le vene pulsare contro le labbra come battiti di cuore accelerati. Ottavio venne con un grugnito profondo e animalesco, il seme caldo e denso che schizzava in fondo alla gola del nipote con getti potenti, un sapore ricco e muschiato che lo riempiva, quasi soffocandolo nel piacere. Simone lo bevve tutto, deglutendo con avidità spasmodica, assaporando ogni goccia come nettare proibito, un'onda di piacere che gli attraversava il corpo, facendogli indurire il sesso fino al limite del dolore. Ritirò le labbra lentamente, leccando ogni goccia residua dalla punta con colpi di lingua possessivi, sentendo il glande ammorbidirsi piano contro la lingua, ma ancora pulsante.
«Sai di paradiso,» mormorò Simone, gli occhi azzurri che brillavano con fame insaziabile, un senso di completezza che lo avvolgeva come una morsa.
Ottavio lo guardò con stupore e una nuova tenerezza selvaggia, il petto peloso che si alzava e abbassava rapido, un calore residuo che gli formicolava nelle vene come fuoco liquido. «Ragazzo mio… non immaginavo potesse essere così intenso, così travolgente.»
Simone lo fece sdraiare sul tappeto davanti al camino. Si sdraiò sopra di lui, i loro corpi nudi che si sfioravano: la pelle liscia e giovane contro quella segnata e pelosa, un contrasto che amplificava ogni sensazione come una scarica. Si baciarono per la prima volta: un bacio lento che si trasformava in vorace, profondo, con la lingua che si cercava e si combatteva, assaporando il sapore l'uno dell'altro con morsi leggeri, un calore umido che li univa in un turbine. Ottavio ricambiò con una fame nuova e brutale, le mani che afferravano la schiena liscia del nipote, i fianchi stretti, sentendo i muscoli tesi sotto le dita callose, un brivido di eccitazione che gli saliva dal basso come un'onda impetuosa.
Simone scese di nuovo, leccò il petto peloso con colpi di lingua famelici, sentendo i peli bianchi bagnati contro la lingua, succhiò i capezzoli duri e rosa scuro sotto la peluria, mordicchiandoli con forza crescente e sentendo Ottavio inarcarsi violentemente, un gemito che vibrava nel suo corpo come un ruggito. Poi tornò al sesso del nonno, prendendolo tutto in bocca fino in fondo con un affondo profondo, sentendo l'asta spingere contro la gola con pressione soffocante, un senso di pienezza che lo eccitava al limite. Ottavio ansimava forte, le mani nei capelli del ragazzo che tiravano con forza, un piacere acuto che gli stringeva il basso ventre come una morsa.
«Voglio sentirti dentro,» mormorò Simone alzandosi, la voce bassa e carica di desiderio febbrile, sentendo il suo sesso pulsare dolorosamente, gocciolante. «E voglio che tu mi riempia completamente, con violenza.»
Ottavio esitò solo un istante, il cuore che batteva forte nel petto peloso come un tamburo. «Vai piano… è la prima volta,» rispose, un misto di apprensione e curiosità che gli scaldava la pelle come lava.
Simone prese l’olio d’oliva dalla cucina, lubrificò le dita con movimenti rapidi, sentendo il liquido scivoloso tra le mani, poi il sesso del nonno, accarezzando l'asta spessa e le palle pendule con strofinate possessive. Lo preparò con pazienza iniziale che si trasformava in urgenza, un dito che entrava piano ma poi con affondi profondi, sentendo i muscoli stretti contrarsi attorno in spasmi, poi due, tre, baciandolo tutto il tempo sul collo rugoso con morsi, sul petto peloso con succhiate fameliche, sulla bocca barbuta, assaporando il sapore di sudore e desiderio con lingue che si intrecciavano ferocemente. Ottavio gemette alto, un dolore iniziale che si trasformava in piacere caldo e bruciante, un formicolio che si diffondeva dal centro del corpo alle estremità come un incendio.
Quando Ottavio fu rilassato, i muscoli che si aprivano accoglienti ma ancora tesi, Simone si posizionò tra le sue gambe robuste, ma prima si girò, offrendosi a lui, sentendo l'aria fresca sul suo sesso eretto e bagnato.
«Prima tu,» sussurrò, la voce tremante di fame. «Voglio che tu entri in me e mi riempia con forza.»
Ottavio, guidato dal desiderio crescente e selvaggio, lubrificò il proprio sesso, sentendo l'asta indurirsi di nuovo tra le mani con pulsazioni violente, e si posizionò dietro Simone, che era in ginocchio. Entrò piano all'inizio, ma poi con un affondo profondo, l’asta spessa che si apriva strada nel corpo accogliente del nipote con pressione inesorabile, sentendo i muscoli stretti avvolgerlo come un guanto caldo e umido che lo stringeva dolorosamente. Simone gemette alto, un dolore bruciante che si mescolava a un piacere profondo e travolgente, spingendosi indietro per accoglierlo tutto con urgenza, sentendo ogni vena pulsare dentro di sé come colpi di martello.
«Così… nonno, più forte, rompimi,» ansimò Simone, il corpo che tremava violentemente, un calore che gli saliva dal basso verso il petto come un'esplosione.
Ottavio accelerò con spinte brutali, il corpo peloso che sbatteva contro quello liscio del nipote con schiocchi sonori, le palle pendule che sfioravano la pelle sensibile con impatti umidi, un ritmo che gli faceva girare la testa per il piacere inaspettato e feroce. Quando venne, spinse in fondo con un affondo finale violento, il seme caldo e denso che si riversava dentro Simone con getti potenti, riempiendolo completamente, un calore liquido che gli colava dentro, facendogli contrarre i muscoli in ondate di estasi spasmodica. Simone sentì il calore diffondersi come fuoco, il piacere di essere marchiato così intimamente con forza, un senso di unione profonda e possessiva, e venne a sua volta, schizzando sul tappeto senza toccarsi con fiotti caldi, il corpo che si inarcava in un orgasmo che lo lasciava senza fiato, tremando come in convulsioni.
Rimasero abbracciati sul tappeto, il fuoco che scoppiettava, i corpi sudati e intrecciati, ansimanti. Ottavio accarezzò i capelli del nipote, sentendo un calore residuo nel basso ventre, un senso di pace che non provava da anni, ma misto a un'eccitazione residua.
«Non pensavo… che potesse essere così bello, così selvaggio,» mormorò, la voce roca e appagata.
Simone sorrise contro il suo petto peloso, sentendo i peli bianchi solleticargli le labbra. «Possiamo farlo ancora. Tutte le estati. Tutte le volte che vorrai,» rispose, un calore emotivo che gli stringeva il cuore.
Ottavio rise piano, un suono caldo e sereno, stringendolo più forte. «Tutte le volte che vorrai tu, ragazzo mio.»
Una mattina di metà agosto, dopo giorni di tensione seguiti alla dichiarazione di Simone nella vasca, decisero di uscire lo stesso. “Una passeggiata ci schiarisce la testa,” disse Ottavio con voce roca, evitando lo sguardo del nipote, ma sentendo un calore confuso nel petto. Simone annuì, il cuore pesante, ma eccitato dall'idea di stare solo con lui nella natura.
Partirono presto, il sentiero che saliva ripido tra i pini. L'aria era fresca, il sole filtrava a chiazze dorate sulla peluria bianca delle braccia di Ottavio. Camminavano in silenzio per un po', solo il rumore dei passi sulla ghiaia e il canto lontano di un cuculo, ma Simone sentiva il suo corpo reagire: il sudore che imperlava la schiena del nonno, rendendo la camicia aderente al petto peloso.
Poi Ottavio si fermò a un tornante, si tolse lo zaino e si sedette su un tronco caduto. Si sfilò gli scarponi, lasciando i piedi nudi sull'erba umida, le vene che pulsavano visibili sotto la pelle. Simone si inginocchiò piano davanti a lui, come aveva fatto quella sera al camino. Prese un piede tra le mani, accarezzò la pianta calda, sentendo la pelle ruvida contro i palmi, baciò l'arco con labbra tremanti, un sapore terroso che lo eccitava. La lingua sfiorò la pelle ruvida con colpi rapidi, succhiò l’alluce con forza, sentendo Ottavio contrarsi per il piacere inaspettato e lancinante.
“Non qui, ragazzo…” mormorò Ottavio, ma la sua mano si posò sulla nuca di Simone, trattenendolo con forza, un brivido che gli saliva dalle dita al sesso come una scarica.
Simone alzò gli occhi azzurri, magnetici, pieni di desiderio aperto. “Solo un po'. Ti prego,” rispose, sentendo il suo sesso premere contro i pantaloni con dolore.
Ottavio chiuse gli occhi, lasciò che il nipote continuasse: baci famelici, leccate lente ma intense, carezze sulle caviglie pelose con unghie che graffiavano leggermente, un piacere caldo che gli formicolava nelle vene come veleno dolce, facendogli indurire il sesso sotto i pantaloni con pulsazioni violente. Simone sfiorò la protuberanza con la mano, accarezzandola piano attraverso la stoffa all'inizio, poi stringendo con forza, sentendo l'asta spessa gonfiarsi e pulsare.
Poi si alzarono. Ripresero il cammino, ma ora le mani si sfioravano di più. Sul sentiero stretto, Ottavio precedeva, e Simone posava una mano sulla sua schiena, scendendo fino ai fianchi robusti con carezze possessive, sentendo i muscoli muoversi sotto la camicia con contrazioni. Arrivarono a un prato alto, circondato da rocce e con vista sul lago lontano, turchese e immobile sotto le cime frastagliate. L'aria era carica di profumi di erba e fiori, un isolamento perfetto.
Si sedettero sull'erba, spalla contro spalla, sentendo il calore reciproco attraverso i vestiti come un incendio. Ottavio parlò per primo. “Quelle passeggiate… da piccolo eri sempre così felice. Mi guardavi come se fossi il mondo intero. Ora capisco che era già qualcosa di più,” disse, la voce bassa, un'emozione che gli stringeva la gola.
Simone gli prese la mano, sentendo le dita callose intrecciarsi alle sue con forza. “Lo è sempre stato. E ora voglio tutto,” rispose, un desiderio che gli bruciava dentro come fiamme.
Si baciarono lì, sotto il sole tiepido. Un bacio lento che esplodeva in vorace, profondo, con la lingua che si cercava e si invadeva, un sapore di sudore e natura misto a morsi. Le mani di Ottavio esplorarono il corpo liscio del nipote, la schiena, i fianchi stretti con graffi leggeri, sentendo la pelle calda e tesa contrarsi. Simone slacciò la camicia del nonno, leccò il petto peloso con fame, sentendo i peli bianchi bagnati di sudore contro la lingua, succhiò i capezzoli duri sotto la peluria con morsi, mordicchiandoli piano ma poi con forza, sentendo Ottavio gemere alto, un piacere acuto che gli irradiava dal petto al basso ventre come una lama.
Ottavio gemette, la mano che scivolava nei pantaloni di Simone, stringendo il sesso eretto con forza brutale, sentendo l'asta liscia e dura pulsare contro il palmo, un calore che lo sorprendeva e eccitava al limite.
Tornarono a casa piano, eccitati ma trattenuti, i corpi che vibravano di anticipazione febbrile. La sera, dopo cena, ripresero sul tappeto davanti al camino. Simone adorò di nuovo i piedi del nonno, leccando ogni vena e curva con colpi di lingua possessivi, poi salì lungo le gambe pelose con morsi, prendendolo in bocca con affondi profondi, succhiando con dolcezza crescente che diventava furia fino a farlo gemere forte, bevendo il seme caldo che schizzava in gola con getti violenti. Ottavio ricambiò, imparando a leccare il sesso del nipote con lingua vorace, sentendo il glande liscio contro la lingua, un sapore giovane che lo inebriava e lo faceva mordicchiare.
Simone lo preparò con olio, dita pazienti che diventavano invasive, esplorando i muscoli interni con affondi rapidi, baci sul collo e sul petto con morsi. Entrò piano, centimetro dopo centimetro, ma poi con spinte brutali, sentendo i muscoli stretti avvolgerlo, un calore umido che lo stringeva come una morsa. Ottavio si aggrappava a lui con unghie, ansimando alto, un piacere profondo che gli irradiava dal centro del corpo come un'esplosione. Si mossero insieme, lenti poi più intensi e selvaggi, fino al primo climax: Ottavio venne sul ventre peloso con schizzi potenti, il seme caldo che colava sulla peluria bianca, ma Simone lo leccò via con lingua famelica, assaporandolo con gemiti. Poi, in un secondo momento, Ottavio entrò di nuovo in Simone con affondi feroci, spingendo fino a riversare il suo seme caldo dentro di lui, riempiendolo con getti che Simone sentiva diffondersi come lava, contrarre i muscoli in estasi convulsa.
Ma non finì lì. Le passeggiate successive divennero rituali intimi e intensi. Una volta si fermarono vicino al laghetto, nascosti tra i pini. Simone si inginocchiò di nuovo, adorò i piedi bagnati dall'acqua con succhiate voraci, sentendo l'acqua fredda mescolarsi al calore della pelle, poi prese il nonno in bocca all'aperto con affondi profondi, il vento che accarezzava i loro corpi nudi. Succhiò fino a farlo venire con violenza, bevendo ogni goccia con avidità spasmodica, la gola che si contraeva attorno al seme denso, un sapore fresco e muschiato che lo soffocava nel piacere. Ottavio lo scoprì contro un albero con spinte brutali, entrando piano ma poi con forza mentre Simone gemeva alto contro la corteccia ruvida che gli graffiava la pelle, sentendo l'asta spessa riempirlo, le vene che premevano contro le pareti interne con pressione dolorosa, e venne dentro di lui con getti potenti, il calore che colava piano dalle sue cosce, un senso di pienezza che lo faceva tremare in convulsioni.
Un'altra volta, su un sentiero alto, si sdraiarono su un prato. Carezze reciproche che diventavano graffi, baci ovunque: sul petto peloso, dove Simone affondava il viso nella peluria bianca con morsi, sentendo il cuore battere forte; sull'addome arrotondato, morbido e caldo con leccate possessive; sul sesso eretto, con la lingua che tracciava ogni vena con colpi rapidi. Si leccarono a vicenda, succhiando con fame dolce che si trasformava in furia, sentendo i corpi contrarsi in piacere spasmodico, fino a venire insieme, schizzi caldi e abbondanti sul corpo l'uno dell'altro. Simone raccolse il seme del nonno dal suo ventre peloso e lo leccò dalle dita con avidità, assaporandolo con un sorriso, un brivido che gli percorreva la spina dorsale come elettricità.
Con il tempo, il nonno scoprì un piacere nuovo, inaspettato e travolgente. “Non pensavo che un uomo potesse farmi sentire così vivo, così consumato,” confessò una sera, abbracciandolo dopo l'amore, mentre Simone sentiva ancora il seme caldo dentro di sé, un calore residuo che lo avvolgeva. Simone sorrise contro il suo petto peloso, sentendo i peli solleticargli le labbra. “E io non pensavo che l'amore potesse essere così completo, così distruttivo,” rispose, un'emozione profonda che li univa.
Ogni passeggiata rafforzava il loro legame: mano nella mano sui sentieri con strette possessive, soste per baci rubati che diventavano morsi, corpi che si cercavano nella natura silenziosa con urgenza, sensazioni che si amplificavano nel silenzio della montagna. La casetta in montagna divenne il loro mondo privato, dove il taboo si trasformava in tenerezza profonda, un amore che sfidava il tempo.
Ma quell'estate, un elemento inaspettato entrò nella loro intimità. Attilio, un vecchio amico e coetaneo di Ottavio – ottantacinque anni anche lui, vedovo da tempo, con un corpo simile a quello del nonno: tarchiato, basso, con una barba grigia e una peluria fitta ma più brizzolata, il petto ampio e le braccia robuste solcate da vene sporgenti – viveva in una baita vicina, a pochi chilometri lungo il sentiero. I due amici si vedevano spesso per una partita a carte o una passeggiata, condividendo storie di gioventù e bicchieri di grappa. Attilio aveva l'abitudine estiva di indossare vecchi zoccoli di legno degli anni '70, con le dita aperte che lasciavano esposti i piedi larghi e segnati, le unghie corte e le vene bluastre che pulsavano visibili, un dettaglio che Simone aveva notato fin da piccolo durante le visite, ma che ora, con il suo desiderio maturo, lo attraeva in modo irresistibile – quel clop-clop del legno sul pavimento, la pelle esposta che odorava di terra e sudore dopo una giornata all'aperto.
Una mattina calda di fine agosto, Attilio decise di fare una visita improvvisa a Ottavio, portando una bottiglia di vino fatto in casa. Arrivò alla casetta senza avvisare, come faceva sempre, e bussò alla porta. Non ricevendo risposta, girò attorno alla casa, sentendo rumori dal portico sul retro. Curioso, si avvicinò piano e sbirciò dalla finestra semiaperta del soggiorno. Quello che vide lo lasciò senza fiato: Ottavio e Simone, nudi sul tappeto davanti al camino spento (era mattina, ma il loro calore bastava), intrecciati in un abbraccio intimo e selvaggio. Simone era inginocchiato, la bocca che avvolgeva il sesso grosso di Ottavio con affondi profondi e voraci, succhiando con intensità che faceva gemere il nonno alto, mentre lui afferrava la nuca del nipote spingendolo più in fondo. Attilio sentì un calore inaspettato salire dal basso ventre con violenza, il suo sesso che si induriva sotto i pantaloni logori, un misto di shock e eccitazione travolgente. Non aveva mai pensato a un uomo in quel modo, ma vedere l'amico così abbandonato al piacere, il corpo peloso che si inarcava in spasmi, lo fece fremere di desiderio. Voleva partecipare, sentire quel tocco brutale, condividere quel segreto taboo con forza.
Attilio si nascose dietro un albero vicino, spiandoli attraverso la finestra per minuti interi, il cuore che martellava. Vide Simone bere il seme di Ottavio con avidità spasmodica, deglutendo ogni goccia calda e densa con gemiti soffocati, poi i due che si scambiavano posizione con urgenza, Ottavio che entrava nel nipote da dietro con spinte feroci, mentre Simone ansimava alto di piacere e dolore misto, sentendo il calore riempirlo con getti potenti. Attilio si toccò piano attraverso i pantaloni, eccitato dal contrasto tra la giovinezza di Simone e l'età vissuta di Ottavio, ma soprattutto dai piedi nudi del suo amico sul pavimento che si contraevano in estasi, e da quelli di Simone che si inarcavano nel piacere.
Il giorno dopo, Attilio tornò, questa volta annunciandosi con un fischio dal sentiero. Ottavio lo accolse con un abbraccio, ignaro di tutto, e invitò Simone a unirsi a loro per un caffè sul portico. Simone notò subito gli zoccoli di legno di Attilio, le dita aperte che rivelavano piedi larghi e venati, la pianta callosa che sfiorava il legno, e sentì un brivido di attrazione mista a curiosità – un desiderio nuovo che lo fece arrossire leggermente, ma con un'intensità che gli stringeva lo stomaco. Attilio, con un sorriso complice che Ottavio non colse, chiacchierò di banalità, ma i suoi occhi indugiavano su Simone, e su Ottavio, con un calore nuovo e possessivo.
Quella sera, dopo che Attilio se ne fu andato, Simone confessò al nonno di aver notato lo sguardo dell'amico. Ottavio rise, ma Simone insistette: «Forse ha visto qualcosa.» Il nonno scrollò le spalle, ma l'idea li eccitò entrambi durante la loro intimità notturna, rendendo i loro affondi più violenti e i gemiti più alti.
Pochi giorni dopo, durante una passeggiata a tre – Ottavio aveva invitato Attilio per una gita al laghetto – l'aria si caricò di tensione elettrica. Camminavano sul sentiero, Attilio davanti con i suoi zoccoli che cloppavano sulla ghiaia, esponendo i piedi sudati e polverosi. Simone non riusciva a staccare gli occhi da quelle dita tozze, le vene sporgenti che pulsavano al ritmo del passo, un'attrazione che gli fece indurire il sesso nei pantaloni con dolore. Al laghetto, si sedettero su una roccia, e Attilio si tolse gli zoccoli, immergendo i piedi nell'acqua fredda, sospirando di piacere profondo. Simone sentì il cuore accelerare come un martello.
Attilio, cogliendo lo sguardo del ragazzo, sorrise con malizia. «Ti piacciono i piedi vecchi come i nostri, eh ragazzo?» disse con voce bassa, un'occhiata complice a Ottavio.
Ottavio arrossì, ma Attilio continuò: «Vi ho visti, l'altro giorno. Dal portico. E... mi ha eccitato da morire. Non ho mai provato, ma con voi... vorrei unirmi, con forza.»
Il silenzio fu rotto da un gemito basso di Ottavio, sorpreso ma intrigato. Simone esitò, eccitato dall'idea ma con un pizzico di gelosia che gli stringeva lo stomaco come una morsa – l'idea del nonno con un altro uomo lo turbava, anche se era solo gioco selvaggio.
Tornati alla casetta, accettarono. Sul tappeto, nudi tutti e tre, iniziarono piano ma esplosero in intensità. Simone si inginocchiò davanti ad Attilio, prendendogli un piede tra le mani – la pianta ruvida, odorosa di terra e sudore, le vene bluastre che pulsavano sotto le dita. Lo baciò con reverenza che diventava fame, la lingua che tracciava l'arco con colpi rapidi, succhiando l'alluce tozzo con forza, assaporando il sapore salato e terroso che lo fece gemere alto. Attilio ansimò, il suo sesso – simile a quello di Ottavio, grosso e venato, con peli grigi attorno – che si induriva rapidamente con pulsazioni violente.
Ottavio osservava, eccitato, e si unì: baciò Attilio sulla bocca con passione brutale, un bacio profondo tra vecchi amici che diventava invasione, le lingue che si intrecciavano e combattevano, le barbe che sfregavano con attrito ruvido. Simone sentì una fitta di gelosia acuta vederli così intimi, il nonno che gemette nella bocca dell'amico con suoni animaleschi, ma l'eccitazione prevalse – il suo sesso pulsava dolorosamente, gocciolante.
Passarono a carezze reciproche che diventavano graffi: Simone succhiò il sesso di Attilio con affondi profondi e voraci, sentendo l'asta spessa gonfiarsi in bocca, le vene che premevano contro la lingua con pressione, mentre Ottavio leccava il petto peloso dell'amico con morsi, succhiando i capezzoli grigi con forza. Poi si scambiarono: Attilio entrò in Simone da dietro con spinte feroci, riempiendolo con il suo seme caldo e denso in getti potenti, mentre Simone beveva quello di Ottavio con avidità, deglutendo ogni goccia muschiata con gemiti soffocati. Ottavio, a sua volta, prese Attilio con affondi brutali, i corpi pelosi che si scontravano con schiocchi sonori e gemiti alti.
In un climax multiplo e travolgente, si unirono in un cerchio: Simone nel mezzo, penetrato da Ottavio con spinte violente mentre succhiava Attilio con affondi profondi, sentendo i piedi dell'amico contro il suo petto, leccandoli tra un gemito e l'altro con fame. Vennero quasi insieme in un'esplosione: Attilio schizzò in bocca a Simone con getti potenti, che bevve avidamente quasi soffocando; Ottavio riempì il nipote dal di dietro con seme caldo che colava, un calore che lo fece contrarre in estasi convulsa; Simone venne sul ventre peloso di Attilio con fiotti abbondanti, che lui leccò via con curiosità vorace.
Fu eccitante, disinibito e intenso, con baci e carezze dolci che legavano i tre in un turbine. Ma Simone, abbracciando il nonno dopo, sentì quella gelosia lieve ma acuta quando vide Ottavio baciare Attilio di nuovo sulla bocca con passione, un gesto tenero ma possessivo tra amici. «Sei solo mio,» sussurrò Simone all'orecchio del nonno con voce tremante, che rise piano: «Sempre, ragazzo mio.»
Attilio divenne un ospite occasionale nei loro giochi, aggiungendo spezia alle estati con intensità crescente, ma il cuore del legame rimase tra nonno e nipote, un amore profondo e esclusivo.
Qualche giorno dopo quella prima esperienza a tre, Attilio inviò un messaggio semplice ma carico di sottintesi: una bottiglia di grappa e un invito a cena nella sua baita vicina. "Venite stasera, amici miei. Cucinerò stufato di capriolo e parleremo. Poi... vedremo." Ottavio accettò con un sorriso complice, e Simone, pur con un velo di apprensione, annuì – l'eccitazione per un nuovo incontro prevaleva sulla gelosia latente.
La baita di Attilio era rustica, con pareti di legno scuro e un camino crepitante che scaldava l'aria odorosa di spezie e carne arrostita. Mangiarono intorno al tavolo massiccio, ridendo di aneddoti antichi, il vino che scioglieva le lingue. Ma sotto la superficie, la tensione sessuale pulsava: gli sguardi di Attilio che indugiavano sui corpi di Ottavio e Simone, i piedi nudi sotto il tavolo che si sfioravano accidentalmente, i zoccoli di legno abbandonati all'ingresso che attiravano gli occhi azzurri di Simone.
Dopo cena, con le guance arrossate dal vino, Attilio si schiarì la gola. "Ragazzi... vi invidio. Ottavio, hai un nipote che ti ama in un modo che io non ho più da quando ho perso mia moglie. Mi sento solo, qui in montagna. Vedere voi due... mi ha acceso qualcosa. Non voglio rubare niente, solo condividere un po' di quel calore."
Le parole colpirono Simone come una lama. Si sentì minacciato, il suo mondo esclusivo con il nonno improvvisamente invaso. Senza pudore, esplose: "Invidiarci? Vuoi dire che vuoi prendere il mio posto? Mio nonno è mio, capisci? Non ti permetto di insinuarti così, come se fossi parte di noi da sempre!" La voce gli tremava di gelosia cruda, gli occhi azzurri accesi di rabbia possessiva.
Attilio impallidì, gli occhi castani appannati dal dolore. "Ragazzo... non era mia intenzione. Sono solo un vecchio solo, e vedere l'amore tra voi mi ha fatto desiderare un po' di compagnia. Non voglio fare ingelosire nessuno, solo... essere incluso, se possibile." La sua voce si spezzò, le mani callose che tremavano sul tavolo.
Ottavio, capendo la situazione, posò una mano sulla spalla di Simone. "Calmati, ragazzo mio. Attilio è un amico da una vita. Non ti toglie niente. La gelosia è naturale, ma non lasciare che ti accechi. Siamo qui per condividere piacere e affetto, non per dividerci."
Simone, preso dal senso di colpa per l'aggressione verbale, abbassò lo sguardo. Il rimorso gli strinse il petto: aveva ferito un uomo anziano che cercava solo calore umano. "Mi dispiace, Attilio. Ho sbagliato. Sono geloso perché amo mio nonno più di ogni cosa, ma tu sei benvenuto con noi. Sempre."
Attilio sorrise debolmente, il sollievo che gli illuminava il viso. "Grazie, ragazzo. Non chiedo di più."
Da quella sera, accettarono Attilio pienamente nella loro vita intima. Nacque un bellissimo rapporto a tre, fatto di sesso disinibito, sentimento profondo e complicità calda. Sessualmente, sperimentarono giochi erotici intensi: leccate fameliche sui corpi pelosi, succhiate voraci sui sessi grossi e venati, inculate brutali che li facevano gemere in unisono, sborrate calde e abbondanti che Simone beveva con avidità o sentiva riempirlo dentro, un calore liquido che lo travolgeva in estasi. Simone adorava i due anziani con devozione, assecondando i loro desideri più perversi: leccava i loro piedi larghi e venati con succhiate possessive, succhiava i cazzi spessi tracciando ogni vena con la lingua, penetrava i loro culi stretti con affondi profondi mentre loro gemevano di piacere inaspettato, esplorava ogni parte del loro corpo che trasudava maschio – il petto peloso, la pancia arrotondata, le palle pendule – con baci e carezze sensuali, sempre con il massimo rispetto e un affetto profondo che legava i tre in un'unione unica.
Le sere si trasformavano in rituali di passione: corpi intrecciati sul tappeto, mani callose che accarezzavano la pelle liscia di Simone, lingue che si cercavano in baci umidi, climax multipli che li lasciavano esausti ma appagati. Attilio trovò sollievo dalla solitudine, Ottavio una nuova vitalità, e Simone un amore ampliato, dove la gelosia svaniva nel piacere condiviso.
E ogni estate, quando Simone saliva quella stradina, non sentiva più malinconia. Sentiva solo casa. E amore eterno.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Il nonno in montagna:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
