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Gay & Bisex

Il vecchio e la Pala


di Cazzettino72
24.02.2026    |    2.914    |    8 9.5
"Quando Lino venne dentro di lui con un gemito animalesco, Claudio sentì un calore immenso inondarlo, raggiungendo il culmine in una scarica di schizzi a ripetizione..."
L’ufficio puzzava di caffè bruciato e ozono sprigionato dalle stampanti, un odore che per Claudio era diventato il profumo del futuro. Da quando l'azienda aveva lanciato il piano di aggiornamento software, il ragazzo sentiva una scarica di adrenalina ogni volta che accendeva il terminale. Non era più solo l'ultimo arrivato a cui fotocopiare documenti; ora era un pioniere, un traghettatore di bit destinato a istruire i veterani.
In quel clima di rinnovamento, aveva incrociato Ettore. Era un uomo di quarant'anni, la cui imponenza fisica non era scalfita da quel leggero appesantimento sull'addome che tradiva una vita sedentaria. Alto, robusto, con una chioma brizzolata di media lunghezza che gli ricadeva sugli occhi quando rideva, Ettore emanava un carisma magnetico. La sua parlantina era una mitragliatrice di battute brillanti che avevano subito creato un feeling speciale tra i due. Claudio lo guardava con ammirazione, quasi rapito da quel mix di esperienza e vitalità.
Tuttavia, l'euforia si scontrò con la realtà quando vennero assegnati i tutoraggi. A Claudio toccò Lino. Sessant'anni suonati, il volto solcato da rughe profonde che parevano trincee di guerra e un’espressione perennemente accigliata, come se il mondo intero gli dovesse dei soldi.
"Questi aggeggi servono solo a controllarci, a capire chi di noi vecchi è da buttare nel cassonetto," ringhiò l'anziano impiegato durante la prima sessione, incrociando le braccia muscolose e nodose sopra la tastiera. Ogni spiegazione tecnica diventava un pretesto per una polemica sterile, un muro di cinismo che Claudio non riusciva a scalfire.
"Senti, Lino," propose il giovane, cercando di stemperare la tensione con un sorriso conciliante, "perché non proviamo fuori di qui? Magari con una birra, in un ambiente meno formale. Ti faccio vedere che non è così male."
L’uomo lo squadrò con occhi piccoli e stanchi, poi annuì bruscamente. "Vieni a casa mia stasera. Forse lì capisco meglio senza il fiato dei capi sul collo."
L’appartamento di Lino era un tempio di solitudine: mobili in legno scuro, l'odore di cera e un silenzio assordante. Seduti al tavolo della cucina, sotto la luce fioca di un lampadario vintage, l'atmosfera mutò radicalmente. L’impiegato scorbutico era svanito, lasciando il posto a un uomo fragile. Mentre Claudio illustrava le nuove funzioni sul portatile, notò che le spalle del veterano sussultavano.
All'improvviso, il silenzio fu rotto da un singulto. Lino scoppiò in un pianto intimo, le lacrime che rigavano le guance scavate. "Sono solo, Claudio. Da quando è morta mia moglie, quarant'anni di vita insieme... non so più chi sono." Raccontò, con voce rotta, di una donna rumena conosciuta in chat che lo aveva illuso per poi svuotargli il conto in banca e sparire. "Mi ha lasciato il vuoto dentro e le tasche vuote."
Claudio sentì un’ondata di commozione stringergli il petto. Si sporse verso di lui, allungando una mano per asciugargli il viso. Ma in quel momento, il gesto di conforto si trasformò. Lino gli afferrò delicatamente la mano, portandosela alle labbra, poi iniziò ad accarezzargli le guance con una tenerezza disperata. Gli occhi dell'uomo, prima spenti, ora bruciavano di un fuoco improvviso.
"Sei così bella," sussurrò Lino, e in quel momento il genere non contava più; contava solo la connessione elettrica che si era stabilita tra loro. Si cercarono in un abbraccio famelico, le labbra che si scontrano con una passione che sapeva di rivalsa contro la solitudine.
Mentre si baciavano, Lino guidò la mano di Claudio verso il basso. Il ragazzo sentì qualcosa di incredibilmente duro sotto la stoffa dei pantaloni. "Ma cos'è? Un tubo?" mormorò stordito dal piacere.
"Ti piace?" chiese l'altro con un sorriso sghembo, gli occhi lucidi di lussuria. "Lo vuoi vedere?"
"Sì, assolutamente."
Quando Lino liberò il suo membro, Claudio rimase letteralmente senza fiato. Non era un pene, era una colonna di carne, una mazza dalle dimensioni spropositate, scura e venosa, con una cappella enorme che sembrava sfidare ogni legge anatomica. "Un vero biscottone," pensò il giovane, prima di fiondarsi con la bocca su quella meraviglia. Dovette spalancare le mascelle al limite per accogliere anche solo una parte di quel tronco.
"Brava... sei proprio una gran femmina," mormorò Lino, e quell'appellativo femminile, invece di dare fastidio a Claudio, agì come un acceleratore del desiderio. Mentre succhiava avidamente, sentì le dita dell'uomo armeggiare con la sua cintura. In breve si ritrovò nudo, mentre il veterano lubrificava il suo retro con della vaselina.
"No, Lino... mi spacchi, è troppo grosso!" esclamò Claudio, colto da un momento di terrore razionale guardando quel palo.
"Non fare la sciocca, non ti faccio male," rispose lui con voce profonda, baciandolo di nuovo fino a fargli perdere i sensi. Con una spinta decisa ma esperta, Lino inserì un dito, poi un altro, provocando nel ragazzo una contrazione prostatica così violenta da farlo venire quasi istantaneamente, un fiotto di sborra che gli imbrattò l'addome. "Visto che sei una femmina? Guarda come godi."
L'eccitazione aveva ormai cancellato ogni inibizione. Claudio si mise a quattro zampe, offrendo il suo sedere che ora sentiva spalancato, bramoso di essere riempito. Lino si posizionò dietro di lui. L'ingresso della cappella fu un sussulto di dolore e piacere lancinante.
"Spingi, cara, come se dovessi andare in bagno," istruì l'uomo. Nel farlo, Claudio emise un po' d'aria, arrossendo per la vergogna. "Scusami..."
"Non ti preoccupare, è naturale. Ti fa sentire ancora più donna."
Quelle parole furono la chiave. Claudio si afferrò le natiche con le mani, allargandole al massimo. "Dai, sfondami! Ho voglia!"
Lino non se lo fece ripetere. Iniziò a pompare con colpi lunghi e pesanti, quel palo enorme che entrava e usciva trasformando il corpo del giovane in uno strumento a fiato. Ogni affondo era una scossa elettrica che gli trapassava il cervello. Il piacere era così intenso, così "pieno", che Claudio esplose in molteplici orgasmi interni, mentre il buco si stringeva e si allargava convulsamente intorno a quella mazza. Quando Lino venne dentro di lui con un gemito animalesco, Claudio sentì un calore immenso inondarlo, raggiungendo il culmine in una scarica di schizzi a ripetizione.
Quando l'uomo si ritrasse, Claudio sentì il suo retro completamente aperto, come un tunnel attraverso cui passava l'aria. Lino lo portò in bagno, lavandolo con una dolcezza infinita, trattandolo come una creatura preziosa.
"Non preoccuparti se domani camminerai strana," gli disse sorridendo mentre si rivestivano. "È la prima volta, poi ci farai l'abitudine."
Uscendo nel fresco della sera, Claudio si accorse di ancheggiare leggermente per il fastidio e il piacere ancora vivido. Sorrise tra sé: aveva aiutato un collega a comprendere i nuovi software, e in cambio, Lino gli aveva insegnato a non temere le sfide più "grandi". In fondo, l'aggiornamento era stato un successo totale.

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