Gay & Bisex
La sua donna a tutti gli effetti
25.02.2026 |
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"Andò in camera e tornò con un completino di pizzo nero, un cimelio di seta che profumava di armadio e nostalgia..."
I giorni successivi furono un tripudio di contrasti, un’altalena emotiva che mi faceva sentire sospeso a metà tra il cielo e l’asfalto. Da una parte c’era la memoria del corpo: un riverbero fisico, quasi elettrico, di quell’unione con lui.Mi muovevo diversamente. Sotto la doccia, o quando mi prendevo cura di me sul bidet, le dita sfioravano una zona che sentivo trasformata, più accogliente, quasi fossi diventato un tempio pronto a riceverlo di nuovo.
Mi sentivo più morbido, più fluido. Persino nel camminare tra i corridoi dell’ufficio avvertivo un’oscillazione diversa dei fianchi, un’eleganza istintiva che prima non mi apparteneva. Mi ero persino depilato, guardando allo specchio la pelle liscia con l’unico pensiero fisso di risultare irresistibile al suo tocco.
Dall'altra parte, però, c’era il gelo. In ufficio, Lino era diventato un fantasma di ghiaccio.
Passava davanti alla mia scrivania senza degnarmi di uno sguardo, gli occhi fissi sul pavimento o su fogli inutili. Se provavo a intercettarlo in corridoio, rispondeva a monosillabi, con una smorfia di fastidio che gli scavava rughe profonde attorno alla bocca. Il suo silenzio digitale era ancora peggio: visualizzava e non rispondeva.
«Ma che gli prende?» mormorai tra me e me, fissando lo schermo del PC. «Si è pentito? Mi ha usato?»
Il vuoto che sentivo era una voragine, colmata solo dalle chiacchiere con Ettore. Lui era l’esatto opposto: brillante, un cinico dal cuore d'oro con un’ironia affilata come un bisturi. Ettore è un uomo che sa stare al mondo, affascinante in quel modo colto e mai banale.
«Claudio, sembri un'anima in pena oggi. Vuoi un caffè o ti serve un esorcista?» mi chiese Ettore in area break, appoggiandosi alla macchinetta con una posa plastica, il sorriso sghembo che gli illuminava il viso curato.
«Forse entrambi, Ettore. È un periodo strano,» risposi io, cercando di stare al gioco e ridendo a una sua battuta fulminante.
Proprio in quel momento, sentii il telefono vibrare in tasca. Un unico messaggio.
Da Lino. “La smetti di fare la troia!”
Rimasi impietrito. Era volgare, crudo, quasi violento. Ma per me, in quel mare di indifferenza, fu come una carezza ruvida. Geloso. È geloso marcio, pensai con un guizzo di trionfo nel petto.
Capii che non ero stato l'unico a restare folgorato da quell'abbraccio e da quel bacio e dopo il sesso, da quel momento di tenerezza in cui mi aveva lavato con la cura che si riserva a un oggetto prezioso.
Decisi di giocare d'azzardo. Se voleva la guerra, avrebbe avuto la resistenza. Aumentai i giri con Ettore, cercandolo più spesso, ridendo più forte quando sapevo che Lino era nei paraggi. Lo vedevo con la coda dell'occhio: mascella serrata, nocche bianche mentre stringeva la sua ventiquattrore.
Il piano funzionò. “Dobbiamo vederci. Stasera a casa mia,” scrisse Lino, finalmente capitolato. “Stasera non posso. Facciamo nel weekend, ma usciamo. Voglio un posto pubblico,” risposi secco, il cuore che mi batteva in gola. “Col cazzo. Non se ne parla nemmeno,” ribatté lui. “Va bene, allora ciao.”
Due giorni dopo, arrivò la resa totale. “Ok. Dove vuoi andare sabato?”
"A cena fuori. Prenoti tu?”
"Sì. Fatti trovare pronta per le 19:30. Dove abiti?”
“Via dei Ciclamini 19".
Sabato sera ero un incendio che camminava. Quando lo vidi scendere dall'auto, con quel suo fare un po' goffo ma imponente, sentii un calore divampare dallo stomaco. Mi sentivo la sua principessa, la sua donna, e non mi importava del resto del mondo.
Scelse una trattoria spartana vicino a casa sua, un posto con le tovaglie a quadri e l'odore di vino buono. Per tutta la cena non fece che parlare, sfogandosi. Il viso era teso, tormentato.
«Claudio, capiscimi... per un uomo della mia età non è un salto da poco,» disse, fissando il bicchiere di rosso. «Uscire così, con un ragazzo molto più giovane... la gente mormora. I vicini, i colleghi... mi sentivo mancare la terra sotto i piedi.»
Allungò la mano sul tavolo e coprì la mia. La sua pelle era calda, un po' ruvida, la mano di un uomo che ha vissuto. «Ma vederti con Ettore... mi ha mandato il cervello in pappa. Ho capito che non posso fare a meno di quello che sento. Mi hai fregato.»
I suoi occhi, di solito così duri, si erano ammorbiditi. Mi sentii sciogliere. Non vedevo l'ora di uscire di lì.
Appena saliti in macchina, l'atmosfera cambiò. L'abitacolo divenne improvvisamente minuscolo, saturo del suo profumo muschiato e del mio desiderio. Ci avventammo l'uno sull'altro come due adolescenti alla prima cotta.
«Dio, quanto mi sei mancata,» sussurrò lui tra un bacio e l'altro, le sue labbra umide che cercavano le mie con una fame disperata.
Le sue mani iniziarono a esplorare, a ricordare. Quando mi toccò dietro, con decisione, sentii di nuovo quel calore prepotente che premeva contro di me. Ma stavolta non era solo eccitazione pura, non era solo la voglia di finire contro lo schienale del sedile. Era la certezza di essere amata. Oltre i pregiudizi, oltre la differenza d'età, in quel momento io ero la sua donna a tutti gli effetti.
Gli accarezzai il viso, sentendo la barba corta che mi pungeva i polpastrelli, e gli sorrisi nell'oscurità dell'auto. «Andiamo a casa, Lino. Voglio sentirti davvero.»
Appena varcata la soglia, Lino non diede nemmeno il tempo alla serratura di scattare. Mi inchiodò contro il legno della porta, le sue mani massicce che mi cercavano con una fame che non aveva nulla di razionale. Il respiro gli puzzava leggermente di vino rosso e tabacco, un odore maschio che mi fece mancare le ginocchia.
«Stasera non ti lascio fiato, Claudia,» ringhiò contro la mia bocca, prima di divorarmi con un bacio che sapeva di possesso.
Mi sentivo accesa, vibrante. Mentre mi spogliava con foga, quasi strappandomi la camicia, mi resi conto che ogni mio gesto, ogni mio gemito, apparteneva a una donna che era sempre stata sepolta sotto la pelle e che ora, grazie a lui, stava finalmente respirando. Quando rimasi nuda davanti a lui, Lino si bloccò.
I suoi occhi scesero su quel bacino completamente depilato, liscio, perfetto.
«Dio, Claudia... sei un incanto. Ti sei fatta tutta bella per me?» mormorò, passando un pollice ruvido sulla pelle setosa.
«Sì... voglio essere la tua donna in tutto e per tutto,» risposi con un filo di voce, sentendo un calore umido salirmi da dentro. «Lino... vorrei sentirmi ancora più tua. Non avresti... qualcosa da farmi indossare? Qualcosa che apparteneva a lei? Voglio essere bellissima per te stasera.»
Lui mi fissò per un istante, colto alla sprovvista, poi un lampo di comprensione e desiderio gli attraversò lo sguardo. Andò in camera e tornò con un completino di pizzo nero, un cimelio di seta che profumava di armadio e nostalgia. Me lo infilai con dita tremanti. Sentire il pizzo pizzicare la pelle, vedere le mie forme enfatizzate da quel tessuto femminile, mi fece sentire completa.
«Guarda come ti sta... sembri nata per portarlo,» disse lui, la voce rotta.
Mi spinse sul letto e non ci fu più spazio per i pensieri. Quando entrò in me, fu un'esplosione. Quell'enorme arnese di carne mi aprì con una prepotenza che mi fece inarcare la schiena, le dita conficcate nelle sue spalle larghe. Non era solo sesso; sentivo le pareti anali cedere e accoglierlo come se fossero state progettate per quel volume, una sensazione di pienezza totale che mi trascinò in un vortice di orgasmi multipli, violenti, tipici di una sensibilità femminile che non sapevo di possedere.
«Sì, Lino! Prendi la tua donna!» urlavo, mentre il piacere mi scuoteva in ondate successive, lasciandomi esausta eppure affamata di lui.
Godevo di ogni sua spinta, di ogni centimetro di quella penetrazione così profonda da toccarmi l'anima. Mi sentivo invasa, posseduta, e in quel piacere infinito capii che non c’era più Claudio. C’era solo Claudia, la sua donna, che sotto di lui rinasceva a ogni colpo, perdendosi in un’intensità che cancellava ogni pregiudizio e ogni confine.
Il completino di pizzo nero era ormai un groviglio di seta bagnata che scivolava lungo i fianchi di Claudia, mentre Lino la possedeva con una foga quasi animalesca. Lei era completamente sopraffatta: ogni spinta di quell'enorme "arnese" la faceva sussultare, facendole emettere piccoli gridi acuti che eccitavano Lino a un livello mai provato prima.
«Guardami, Claudia! Guarda come ti prendo!» ruggì lui, afferrandola per i fianchi e sollevandola leggermente per affondare ancora più nel profondo.
Claudia sentiva le pareti interne vibrare, tese al limite, ma il piacere era così naturale, non avvertiva nulla davanti, a parte il desiderio di tastarsi come a voler sollecitare il clitoride, ogni penetrazione la apriva e la faceva contrarre il buco sino a farle perdere il senso della realtà, non si pensava più uomo, Claudio non esisteva più.Era un’estasi femminile, un moltiplicarsi di orgasmi che partivano dal centro del suo essere e si irradiavano in ogni nervo. Proprio mentre lei raggiungeva l'ennesimo picco, sentendo il corpo scosso da fremiti incontrollabili, Lino arrivò al limite.
L’uomo emise un gemito gutturale, profondo, che sembrava provenire dalle viscere. Iniziò a venire con una forza e una quantità che parvero infinite. Era come se una diga fosse crollata: Claudia sentì un calore denso e prepotente riempirla fino a scoppiare. Ma non finì lì. Lino, come un cavallo imbizzarrito che non riusciva a smettere di sprigionare la sua potenza, la girò bruscamente.
«Prendilo tutto, piccola mia,» ansimò lui, la faccia stravolta da un piacere che lo rendeva quasi irriconoscibile.
E fu allora che Claudia vide la "banca del seme" di cui lui era capace. Spruzzi densi, caldi e copiosi iniziarono a colpirla ovunque. Il liquido le finì sulla faccia, appiccicandole le ciglia, si sparse tra i capelli, scivolò sulla seta nera che ancora indossava. Era ovunque. Claudia aprì la bocca, accogliendo quell'essenza con una devozione assoluta, sentendosi marchiata, battezzata dalla virilità dell'uomo che amava.
Poi capii di essere venuta anche lei, ma non come solito, sentì il proprio piacere culminare in modo diverso, squisitamente interno. Un orgasmo liquido e dolciastro iniziò a colare dalla punta del suo pisellino, ma non era uno spruzzo; era un rivolo ininterrotto che scivolava giù, bagnandole il pube liscio, colando sin dietro le natiche sino ad unirsi allo sperma di Lino che fuoriusciva dal suo retto e giù lungo le cosce tremanti.
«Guarda come coli per me... sei una fontana, Claudia,» sussurrò Lino, osservando con occhi sbarrati quel contrasto: lui che ancora la inondava con getti potenti e lei che si scioglieva, colando di piacere
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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