Immagini dalla sessualità - Parte 2
Nel buio di quella stanza d’albergo immersa nel silenzio della notte profonda mi resi conto che quel pompino omosessuale aveva cambiato completamente l’equilibrio della mia coscienza; aveva forse risvegliato in me una parte inconscia che avevo sempre ricacciato in quell’angolo buio in cui tutti noi tendiamo a nascondere ciò che non riusciamo a comprendere. Rigirandomi tra le lenzuola, dietro ai miei occhi continuavo a vedere il suo viso che dal mio basso ventre mi guardava e lavorava di lingua intorno alla cappella, ad ogni carezza del lenzuolo sulle mie natiche tornavo a ricordare la sua mano che le aveva gentilmente aperte per raggiungere la rosa segreta che vi si nascondeva. Per calmare l’eccitazione provocata da quei pensieri avrei dovuto gettarmi sotto una doccia gelata ma preferii allungare le mani verso il mio sesso, sfilarmi le mutande e masturbarmi furiosamente. Immaginai che le mie fossero le mani dell’uomo con cui ero stato poco prima, che salissero e scendessero lungo la mia asta come aveva fatto poco fa, che fosse ancora la sua bocca sul mio glande e la sua lingua a stuzzicare il mio orifizio. Lo sperma eruttò in caldi fiotti impetuosi che mi schizzarono il ventre.
Lentamente il fiato recuperò il suo ritmo calmo, il petto smise di salire e scendere rabbiosamente e le immagini erotiche sfumarono nel grigiore della notte. Mi pulii e ripresi finalmente sonno.
Il giorno mi colse con lo smanioso desiderio di ritrovare quell’uomo affascinante che mi aveva guidato in quei primi passi di una lussuria finora inesplorata. Lo cercai per i corridoi del grande albergo, al ristorante dove si serviva ancora la prima colazione, al bar dove i primi avventori avvinazzati cominciavano la loro lunga giornata di Bloody Mary e Gin Tonic. La sua figura era scomparsa, avevo perduto per sempre quel primo contatto con un mondo ancora ignoto, come se il ponte che avrebbe dovuto transitarmi verso nuove esperienze fosse crollato. Il petto mi si strinse perché ero io l’artefice di quella disfatta; io e soltanto io, che con la mia fuga precipitosa condita di sensi di colpa e vergogna, che però la notte aveva cancellato lasciando posto alla concupiscenza, avevo impedito a me stesso l’opportunità di approfondire la consapevolezza di ciò che ero e di ciò che avrei potuto diventare.
Mi maledissi fino a ferirmi gli occhi nel disperato tentativo di riconoscere fra quelle decine di volti, il volto familiare dell’uomo che aveva succhiato il mio pene e amplificato il mio piacere.
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