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Gay & Bisex

La Troia Ambulante


di sissybambola
19.08.2026    |    1.543    |    8 9.1
"Io ho preso i cinquanta euro, mi sono vestito in silenzio e sono uscito sentendolo colare a ogni passo..."
Non so bene quando ho deciso che cinquanta euro erano il prezzo giusto. So solo che una sera ho smesso di rispondere agli annunci per il gusto di farlo e ho iniziato a rispondere a chi aveva i soldi in mano.
Se mi vogliono come frocio, arrivo così. Senza parrucca, senza trucco, senza niente da nascondermi dietro. Se mi vogliono come sissy, mi vesto come dicono. Il resto è sempre uguale: do il culo e mi faccio sborrare dentro. Mi svuotano nel culo. Esco pieno. Sono uno sborratoio ambulante.
La prima volta che ho davvero capito cosa stavo diventando è stata a Quartu.
L’uomo mi ha aperto senza sorridere. Mi ha fatto entrare, ha chiuso la porta e ha indicato il letto.
«Spogliati. Voglio il frocio, non la recita.»
Mi sono sfilato tutto. Lui ha guardato a lungo quello che avevo tra le gambe, poi ha scosso la testa.
«Per cinquanta euro ti sei portato appresso anche questa vergogna. Almeno il culo spero che funzioni.»
Mi ha fatto mettere a pecora. Ha preso il lubrificante, me ne ha messo una quantità sul buco e mi è entrato con una spinta secca. Mentre mi scopava parlava come se stessi commentando un oggetto.
«Stai fermo. Sei venuto fino a qui per farti usare, non per fare lo schizzinoso. Guarda come ti dondola quella roba mentre ti inculo. Non si muove. Non serve. È solo lì a ricordare cosa sei.»
Quando è arrivato, si è conficcato fino in fondo e mi ha sborrato tutto dentro. L’ho sentito caldo, a ondate. È rimasto fermo a svuotarsi nel mio culo, poi è uscito. Lo sperma ha iniziato a colarmi subito. Mi ha detto di vestirmi. I cinquanta euro erano sul comodino. Li ho presi e sono uscito ancora bagnato.
A Selargius hanno voluto la sissy.
Sono arrivato già vestito. Parrucca, calze, tacco, gonna. L’uomo mi ha fatto entrare in cucina e mi ha piegato sul tavolo senza nemmeno portarmi in camera. Mi ha alzato la gonna, mi ha abbassato le mutandine e ha riso appena ha visto il cazzo piccolo che restava scoperto.
«Ecco. Questo è il punto. Ti vesti da donna e sotto hai questa cosa ridicola. Per questo ti pago. Perché sei una barzelletta che si fa riempire.»
Mi ha messo il lubrificante e mi è entrato in piedi. Ogni spinta mi faceva battere le cosce contro il legno.
«Cinquanta euro e ti porto in casa, ti alzo la gonna e ti sborro nel culo. E tu stai zitto, perché è l’unica cosa che sai fare.»
È venuto dentro, tutto. Mi ha tenuto premuto sul tavolo mentre si svuotava. Poi mi ha lasciato piegato, con lo sperma che scendeva lungo le calze. Ho preso i soldi e me ne sono andato così, ancora pieno.
Monserrato è stata più lenta, e per questo peggiore.
L’uomo mi ha fatto spogliare nel corridoio e mi ha tenuto in piedi qualche minuto solo per guardarmi.
«Senza niente addosso sei ancora più patetico. Si vede che non sei una sissy. Sei solo un uomo che si è depilato e si fa pagare per farsi usare da cesso.»
Mi ha fatto mettere a quattro zampe sul tappeto. Lubrificante. Poi il cazzo. Mentre mi scopava parlava piano.
«Uno come te dovrebbe arrivare già nudo. Non ha senso che ti vesta. Tanto appena entri si capisce tutto. Sei uno sborratoio. Punto.»
Quando è venuto, mi ha riempito il culo fino in fondo. Mi ha lasciato lì, ancora aperto, con lo sperma che mi usciva. Io ho preso i cinquanta euro, mi sono vestito in silenzio e sono uscito sentendolo colare a ogni passo.
Il primo gruppo è stato a Elmas.
Erano in tre. Centocinquanta euro. Volevano il frocio. Mi sono spogliato in salotto e mi sono messo a quattro zampe. Il primo mi ha aperto le chiappe, mi ha messo il lubrificante e mi è entrato. Gli altri due stavano intorno.
«Ma è vero che ce l’ha così piccolo?»
«Peggio. Sembra che non ci sia. E lui è venuto fino a qui per farselo vedere e per farsi riempire.»
Uno me lo ha preso tra le dita mentre l’altro mi inculava.
«Caldo dietro, morto davanti. Per questo si fa pagare. Perché da solo non lo scoperebbe nessuno. E poi si fa sborrare dentro come un cesso da strada.»
Il primo mi ha svuotato nel culo. Il secondo è entrato ancora bagnato e ha fatto lo stesso. Il terzo anche. Quando hanno finito, avevo lo sperma di tre uomini che mi usciva. Ho preso i soldi e sono uscito senza guardarli.
Poi è arrivata Cagliari.
Erano in cinque. Duecento euro. Per quattro o più è sempre duecento, a prescindere. Quella è la regola. Non si discute.
Volevano la sissy. Sono arrivato truccato, parrucca, tacco. Mi hanno fatto piegare sul divano. Il primo mi è entrato subito. Qualcuno mi teneva i polsi, qualcuno mi teneva le chiappe aperte, qualcuno mi parlava addosso.
«Duecento euro e hai uno sborratoio in casa.»
«Vestita da donna, con quella roba ridicola che le pende. È ancora più umiliante così.»
«Sta zitta e spingi. Tanto sei venuta per farti riempire.»
Mi hanno preso uno dopo l’altro. Quasi tutti mi hanno sborrato dentro. Sentivo il culo sempre più pieno, sempre più caldo, sempre più aperto. Quando hanno finito, i duecento euro erano sul tavolo. Li ho presi prima di rivestirmi. Sono uscito con lo sperma che mi colava ancora.
Da allora è andata avanti così.
A volte mi vogliono nudo, appena varcata la porta. A volte vestito da sissy, ma con il cazzo in mostra. A volte è veloce. A volte mi tengono piegato anche dopo avermi svuotato, e mi fanno uscire ancora pieno.
Io vado. Incasso. Do il culo. Mi faccio sborrare dentro.
Cinquanta euro a persona.
Se sono meno di quattro, cinquanta a testa.
Da quattro in su, duecento per tutti. Sempre.
Una troia ambulante. Uno sborratoio che si sposta casa per casa.E ogni volta, mentre risalgo in macchina con i soldi in tasca e il culo ancora pieno, so che se qualcuno legge queste cose e vuole lo stesso, sa già il prezzo e sa già cosa trova.
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