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Gay & Bisex

La prova a Sestu


di sissybambola
14.08.2026    |    1.095    |    3 8.0
"Sara restò a quattro zampe, il respiro bloccato, mentre un altro uomo finiva dentro di lei in silenzio..."
Il messaggio era arrivato di sera.
«Ho letto il tuo annuncio. 39 anni, zona Cagliari. Dimmi se sei abbastanza troia da venire nudo a quattro zampe nel piazzale di Sestu e farti usare da chi passa.»
Sara aveva risposto dopo un lungo silenzio.
«L’idea mi eccita. Ma non voglio finire in caserma. Ultimamente gli sbirri girano spesso.»
L’uomo, che si faceva chiamare Renato, aveva scritto solo:
«Allora organizziamo. Niente parrucca, niente trucco, niente tacchi. Ti voglio come sei realmente. Frocetto nudo. È più umiliante così. Se ti va bene, dimmelo. Altrimenti lascia stare.»
Sara aveva accettato.
Due settimane dopo, verso le undici e mezza di una notte senza luna, la macchina di Renato lo aspettava all’ingresso del piazzale. L’aria era umida e fredda. Sara scese. Aveva solo una tuta leggera. Renato non disse quasi niente. Fece soltanto un cenno.
«Togliti tutto. Adesso.»
Sara obbedì. Restò nudo sotto le poche luci gialle del piazzale. Il corpo depilato, il cazzo piccolo e floscio esposto senza alcuna protezione. Renato gli passò un collare e un guinzaglio corto. Il metallo era gelido contro la pelle.
«In ginocchio. Quattro zampe. E non alzarti finché non te lo dico.»
Sara si mise a quattro zampe sull’asfalto. Il freddo saliva dalle ginocchia. Renato lo trascinò lentamente verso il centro dell’area, dove di solito le macchine si fermavano a guardare.
Passarono diversi minuti in silenzio. Poi una macchina rallentò. Poi un’altra. Qualcuno abbassò il finestrino.
Una voce bassa, quasi stanca:
«Guarda… uno nudo a quattro zampe. E guarda che coso ha.»
Un secondo uomo scese e si avvicinò senza fretta.
«Sembra quasi non esserci. E si è fatto portare qui così. Nudo. Senza nemmeno una mutanda.»
Renato tirò appena il guinzaglio.
«Vuole essere usato. Chi vuole può.»
Il primo si abbassò i pantaloni, si passò del lubrificante e le entrò nel culo con una spinta secca. Sara restò immobile mentre veniva scopata. L’uomo parlava a voce bassa, quasi indifferente.
«Stai qui nudo, con quella cosa ridicola che ti pende, e ti fai sfondare in mezzo a un parcheggio. Hai idea di quanto sei patetico?»
Un altro, fermo a pochi passi, scosse la testa.
«Almeno se si fosse vestito da donna avrebbe avuto una scusa. Così è solo un uomo che si è messo a quattro zampe perché gli piace il cazzo nel culo. Nient’altro.»
Quando il primo terminò dentro, un secondo prese il suo posto. Anche lui usò il lubrificante. I colpi erano regolari, pesanti, senza alcuna premura.
«Alza il culo. Così si vede meglio quanto sei aperta e quanto è inutile quella roba davanti.»
Sara obbedì. Sentiva gli sguardi addosso come qualcosa di freddo. Le voci arrivavano distanti, quasi monotone.
«Come fai a vivere sapendo di avere quella cosa lì… e poi vieni qui a mostrarla.»
«Queste sono le peggiori. Niente travestimento, niente scuse. Solo il bisogno di farsi riempire.»
Il secondo scaricò e lasciò spazio a un terzo. Renato teneva il guinzaglio e non parlava. Guardava soltanto.
Quando anche il terzo ebbe finito, Renato non tirò il guinzaglio.
Restò fermo.
Sara era ancora a quattro zampe. Il respiro corto. Lo sperma le colava lungo le cosce e gli scendeva fino alle ginocchia. Sentiva i passi degli altri uomini che non se ne andavano. Qualcuno parlava a voce bassa. Qualcuno rideva, ma era una risata corta, senza gioia.
Una macchina nuova rallentò e si fermò. Poi un’altra.
Renato si chinò appena.
«Adesso non ti alzi. Resta così. Vediamo quanti altri arrivano.»
Sara alzò di poco la testa. I fari le tagliavano il viso. Il cuore batteva troppo forte. Non era più solo il gruppo di prima. Altri si stavano avvicinando. Qualcuno scese. Qualcuno restò in macchina con il finestrino abbassato, a guardare in silenzio.
«Ancora?» chiese una voce nuova, quasi annoiata.
«Sì», rispose Renato. «È ancora disponibile.»
Sara sentì altre mani sulle chiappe. Il freddo del lubrificante. Poi un’altra spinta, più dura delle precedenti. Mentre veniva scopata di nuovo, i commenti arrivavano da più direzioni, bassi e distaccati.
«È sempre lo stesso? Quello col pisellino?»
«Sì. E sta ancora lì. Non si è nemmeno alzato.»
«Pazzo. O semplicemente vuoto.»
Il tempo sembrava non passare. Ogni nuovo uomo che si avvicinava rendeva l’aria più pesante. Sara non sapeva più quanti fossero. Sentiva solo i corpi che si avvicendavano, le voci che la descrivevano senza rabbia e senza pietà, il guinzaglio che ogni tanto tirava appena, come un monito.
A un certo punto, lontano, si sentì un suono simile a una sirena. Molto debole. O forse era solo un’auto che accelerava sulla strada principale. Sara si irrigidì. Renato se ne accorse.
«Non ti muovere», le sussurrò. «Se ti alzi adesso fai solo più scena e attiri ancora più attenzione.»
Il suono si allontanò. O non c’era mai stato. Sara restò a quattro zampe, il respiro bloccato, mentre un altro uomo finiva dentro di lei in silenzio.
Solo quando il piazzale cominciò davvero a svuotarsi, Renato tirò il guinzaglio con più forza.
«Adesso. Alzati. Vestiti. E vattene prima che qualcuno decida di chiamare.»
Sara si rialzò con le gambe che tremavano. Le mani non le rispondevano bene mentre raccoglieva la tuta. Si vestì alla meglio, senza riuscire a guardare nessuno. Renato le tolse il collare e glielo buttò in mano senza una parola.
«La prossima volta, se hai ancora coraggio, sai già come devi arrivare.»
Sara non rispose. Camminò verso la sua macchina con le cosce umide e il freddo che le entrava nelle ossa. Quando chiuse lo sportello e accese il motore, dallo specchietto vide che un paio di macchine erano ancora ferme. Qualcuno la stava ancora guardando.
Partì senza voltarsi.
Solo quando fu sulla strada principale, lontano dal piazzale, si accorse che le mani le tremavano ancora sul volante. E che la tensione non se n’era andata. Era rimasta lì, pesante, come qualcosa che non sapeva più se chiamare paura o semplicemente vuoto.
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