Solo un buco da usare
«Ho letto il tuo annuncio. Sei libera adesso? Vieni. Ti mando l’indirizzo. Portati il guinzaglio e il collare. Niente storie, niente chiacchiere.»
Sara lesse due volte. Non rispose con emoticons né con frasi cortesi. Scrisse solo:
«Ok. Arrivo.»
Si preparò in silenzio. Parrucca nera corta, makeup un po’ pesante, top stretto che lasciava vedere le tette finte, collare già al collo. Niente mutande. Il cazzo piccolo e floscio restava libero, esposto sotto il tessuto sottile del top lungo fino a metà coscia. Prese il guinzaglio di pelle nera, lo mise in borsa e uscì.
Il tragitto durò quasi quaranta minuti. Mentre guidava sentiva già il solito brivido: non stava andando da un uomo, stava andando a farsi usare. Exact come aveva scritto nell’annuncio.
Quando arrivò, l’uomo era già fuori dal portone. Maglietta scura, jeans, faccia comune, sguardo freddo. La guardò scendere dalla macchina senza sorridere.
«In ginocchio.»
Sara si mise in ginocchio sul marciapiede, a pochi metri dal cancello. L’uomo le prese il guinzaglio dalla borsa, lo agganciò al collare e tirò una volta, secca.
«Alzati. Cammina. E taci.»
La fece entrare nel palazzo e salire le scale senza dire altra parola. Solo il rumore del guinzaglio e dei suoi passi. Appena dentro casa chiuse la porta a chiave e la spinse contro il muro.
«Togliti tutto quello che hai sotto la vita. Voglio vedere.»
Sara abbassò il top e restò nuda dalla vita in giù. Il cazzo piccolo pendeva molle, quasi scomparso. L’uomo lo guardò a lungo, poi rise basso.
«Ma guarda un po’. Una cagnetta con il pisellino. Proprio come dicevi tu. Un oggetto. Niente di più.»
Le diede uno schiaffo leggero sul pacco, abbastanza da farle sentire la vergogna. Poi la trascinò per il guinzaglio fino al tavolo del soggiorno e la piegò in avanti.
«Mani sul tavolo. Schiena inarca. Culo in fuori.»
Sara obbedì. L’uomo le aprì le chiappe con entrambe le mani e la guardò.
«Questo è il tuo posto. Solo questo.»
Sputò sulla sua mano, si passò la saliva sul cazzo e le entrò nel culo con una spinta decisa. Sara emise un gemito corto. Lui non si fermò. Iniziò a scoparla con colpi profondi e regolari, tenendo il guinzaglio avvolto nella mano sinistra così da tirarle la testa all’indietro ogni tanto.
«Cagna. Troia. Buco. Ripeti.»
«Cagna… troia… buco…» sussurrò Sara tra una spinta e l’altra.
«Più forte.»
«Cagna. Troia. Buco.»
L’uomo accelerò. Il tavolo scricchiolava. Il guinzaglio tirava il collare a ogni movimento. Sara sentiva il cazzo piccolo dondolare inutile tra le cosce, completamente ignorato se non per essere preso in giro.
«Questo non serve a niente, vero?» disse lui, dandogli un colpetto con le dita. «Serve solo il buco. Il resto è decorazione da ridere.»
La usò a lungo. Quando venne, si conficcò fino in fondo e restò fermo, scaricandosi dentro di lei. Poi uscì lentamente e la lasciò ancora piegata, con lo sperma che cominciava a colarle lungo le cosce.
Tirò il guinzaglio.
«In ginocchio.»
Sara scivolò a terra. L’uomo si sistemò i jeans, si versò un bicchiere d’acqua e la guardò dall’alto mentre lei restava in ginocchio, testa bassa, culo ancora aperto e sporco.
«Sei venuta qui per questo. Sei stata usata. Esattamente come volevi.»
Sara annuì in silenzio.
L’uomo si avvicinò, le prese il mento con due dita e le sollevò la faccia.
«La prossima volta non sarò solo. Porto altri due. Magari tre. Ti terremo al guinzaglio in mezzo al salotto e ti useremo a turno. Tutti. Capito?»
Sara sentì un brivido più forte.
«Sì.»
«Sì cosa?»
«Sì, usatemi pure in tanti.»
Lui sorrise per la prima volta, un sorriso freddo.
«Brava cagnetta. Adesso alzati, rimettiti quello che devi e vattene. Quando vorrò di nuovo ti scriverò. E tu verrai, come stasera.»
Sara si alzò. Si sistemò il top, sentì lo sperma scendere ancora lungo le gambe, prese il guinzaglio che l’uomo le aveva sganciato e lo rimise in borsa. Uscì senza dire altro.
Mentre scendeva le scale, il collare le pesava ancora sul collo e le parole «la prossima volta non sarò solo» le restavano incise in testa.
Era esattamente il tipo di chiamata che cercava.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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