La Trappola
Sara rispose di sì.
Quando arrivò, l’uomo le aprì subito. La fece entrare, le agganciò il guinzaglio al collare e la portò in salotto senza troppe cerimonie. La piegò sul divano, le sollevò il top e le entrò nel culo con una spinta decisa. Iniziò a scoparla tenendo il guinzaglio teso.
Dopo pochi minuti si sentirono passi. La porta si aprì. Entrarono quattro uomini. L’ultimo girò la chiave.
Sara alzò la testa di scatto.
«Chi sono? Io non ho accettato questo.»
L’uomo che la stava usando non si fermò.
«Li ho chiamati io. Sapevo che se te lo dicevo non saresti venuta.»
Sara cercò di rialzarsi.
«Allora me ne vado. Subito.»
Due di loro la bloccarono. Uno le tenne le spalle, un altro le afferrò i polsi.
«Non vai da nessuna parte.»
«Lasciatemi! Non è quello che avevo detto!»
Uno dei nuovi arrivati la guardò da capo a piedi e rise.
«Ma sentila. “Non è quello che avevo detto”. Parla come se avesse diritto di decidere.»
Un altro le strappò la parrucca con un gesto secco. I capelli corti e naturali di Sara restarono scoperti.
«Togliamole tutta questa roba. Voglio vedere il frocio vero, non la pagliacciata da sissy.»
«Esatto. Si nasconde dietro parrucca e trucco perché si vergogna di essere solo un frocione che si fa inculare.»
Le tolsero il top. Uno le passò un fazzoletto umido sulla faccia e le cancellò il makeup con gesti grossolani. Il rossetto si spalmò, il fondotinta sparì. Restò il viso nudo, maschile, un po’ rovinato.
«Guarda. Senza la maschera è solo un uomo con il cazzo piccolo che si fa chiamare Sara per non ammettere cosa è.»
Sara tentò di coprirsi il viso.
«No… rimettetemi la parrucca…»
Uno le diede uno schiaffo leggero ma umiliante sulla guancia.
«Zitto. Adesso stai zitto. Non sei più Sara. Sei solo un frocio vestito da donna che si è fatto beccare.»
Le legarono i polsi dietro la schiena con una cintura. Un altro le bloccò le caviglie. Restò piegata, completamente senza gli agghindamenti, il viso nudo, i capelli corti scoperti, il cazzo piccolo esposto.
L’uomo che l’aveva chiamata uscì da lei e disse:
«Adesso usatelo per quello che è. Non la sissy. Il frocio.»
Il secondo si mise dietro e le entrò nel culo con forza. Mentre la scopava, gli altri le parlavano addosso con calma crudele.
«Ti piaceva tanto fare la femminuccia, eh? Parrucca, trucco, nome da donna… tutto per non guardarti allo specchio e ammettere che sei solo un uomo che vuole il cazzo nel culo.»
«Sei un frocio che si vergogna. Per questo ti nascondi. Ma adesso sei nudo e si vede tutto.»
Uno le prese il cazzo piccolo tra le dita e lo scosse.
«E questa roba? Questo è il tuo marchio. Un pisellino da frocio che non serve a niente. Ecco perché ti fai chiamare Sara. Perché se ti chiamassi con il tuo nome da uomo ti verrebbe da vomitare.»
Sara aveva gli occhi lucidi.
«Vi prego… non così…»
«“Vi prego”. Senti come piagnucola. Prima faceva la cagnetta sicura di sé, adesso che gli abbiamo tolto la maschera fa il frocio spaventato.»
Il secondo terminò dentro di lei. Il terzo prese il suo posto subito.
«Senti quanto è caldo. Il frocio prende bene anche quando dice di no.»
«Certo. Perché alla fine è questo che vuole. Solo che non ha il coraggio di dirlo senza nascondersi dietro una parrucca.»
Uno le afferrò i capelli corti e le sollevò la testa, costringendola a guardare gli altri.
«Ripeti cosa sei.»
Sara restò in silenzio. Le diedero uno schiaffo più forte.
«Ripeti.»
«…un frocio.»
«Intero.»
«Sono un frocio… che si nasconde da sissy perché si vergogna…»
«Bravo. Almeno adesso sei onesto.»
Il quarto e il quinto la usarono a turno, senza nessuna premura. Tra una penetrazione e l’altra continuavano a parlarsi sopra di lei, come se stesse assistendo alla propria umiliazione.
«Questa è la versione vera. Senza trucco, senza parrucca, senza nome da donna. Solo un uomo che si fa spaccare il culo.»
«Guarda come resta floscio mentre lo inculano. Non si muove. È solo carne morta. Ecco perché ha bisogno di farsi chiamare Sara.»
«La prossima volta lo facciamo venire già così. Nudo, senza nessuna maschera. Così impara.»
Quando anche l’ultimo ebbe scaricato dentro, Sara restò legata, il viso nudo e rovinato, i capelli corti appiccicati alla fronte, il culo che colava sperma di cinque uomini.
Uno le sciolse i polsi con calma.
«Alzati. Guardaci.»
Sara si rialzò lentamente. Non c’era più nessuna parvenza di sissy. Solo un uomo usato, umiliato, esposto.
L’uomo che l’aveva chiamata le mise il guinzaglio in mano.
«Tieni. Portatelo a casa. E ricordati cos’hai ripetuto stasera. Non sei una sissy. Sei un frocio che si nasconde. La prossima volta che ti chiamiamo, vieni già senza maschera. Capito?»
Sara strinse il guinzaglio e abbassò lo sguardo.
«Sì.»
«Sì cosa?»
«Sì… ho capito.»
Uscì dalla porta ancora tremante, il viso pulito dal trucco, i capelli corti scoperti, l’odore di sperma addosso e le parole che le restavano conficcate più a fondo di qualsiasi spinta.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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