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SOLO UN BUCO DA USARE, 5 giorni dopo


di sissybambola
04.08.2026    |    681    |    5 9.7
"» «Mi piace essere usata come una cagnetta mentre gli altri guardano e mi prendono in giro..."
Passarono cinque giorni.
Sara non aveva scritto. Aveva solo aspettato. Ogni sera controllava il telefono con il cuore un po’ più accelerato. Il sesto giorno, alle ventidue e diciassette, arrivò il messaggio.
«Oggi. Stesso indirizzo. Tra un’ora. Portati il guinzaglio. Stasera non sono solo.»
Nient’altro.
Sara si preparò in silenzio. Stessa parrucca, stesso collare, stesso top corto. Niente mutande. Il cazzo piccolo restava libero e già ritrattato solo all’idea di quello che l’aspettava. Mise il guinzaglio in borsa e uscì.
Quando arrivò sotto il palazzo c’erano due macchine diverse parcheggiate. L’uomo della volta precedente stava fuori con le mani in tasca. Accanto a lui ce n’erano altri due. Uno più alto e magro, l’altro più grosso, con la faccia da chi non ride mai.
L’uomo la guardò scendere e fece un cenno col mento.
«In ginocchio.»
Sara si mise in ginocchio sul marciapiede. Il guinzaglio le venne agganciato al collare con un click secco. L’uomo tirò.
«Alzati. Dentro. E zitta finché non ti parlo.»
I tre la fecero entrare. Appena la porta si chiuse, l’uomo la spinse in mezzo al soggiorno.
«Togliti tutto da vita in giù. Adesso.»
Sara obbedì. Restò nuda dalla vita in giù, il cazzo piccolo e floscio completamente esposto sotto la luce del lampadario. I tre la guardarono in silenzio per qualche secondo. Poi il più grosso rise.
«Ma è vero. Ce l’ha proprio piccolo. Sembra un ditino.»
L’uomo alto si avvicinò, le prese il cazzo tra due dita e lo scosse con disprezzo.
«Questo non serve a niente. Guarda come sta morto. Sei solo un buco con le tette finte, vero?»
Sara abbassò lo sguardo.
«Sì.»
«Sì cosa?»
«Sì, sono solo un buco.»
L’uomo della prima sera tirò il guinzaglio e la costrinse a camminare fino al tavolo.
«Piega la schiena. Mani sul legno. Culo in fuori. E resta così.»
Sara si piegò. Sentì le mani di qualcuno che le apriva le chiappe. Poi una voce dietro di lei:
«La uso per primo. Tanto è già aperta dalla volta scorsa.»
Il cazzo le entrò nel culo con una spinta secca. Sara gemette. L’uomo iniziò a scoparla con colpi profondi, tenendola ferma per i fianchi. Il guinzaglio veniva tirato ogni tanto da chi stava davanti, obbligandola a tenere la testa alta.
«Dicci cos’è?» chiese l’uomo che la stava inculando.
«Una cagnetta…» rispose Sara con voce rotta.
«Più forte.»
«Una cagnetta. Una troia. Un buco da usare.»
Il più grosso si mise di lato e le diede uno schiaffo sul pacco.
«E questo? Cos’è questo?»
«Niente… è niente…»
«Ripeti bene.»
«Il mio cazzo è niente. Serve solo il bulo.»
Risate basse. L’uomo che la scopava accelerò.
«Senti come ti apre. Ti piace essere usata così, davanti agli altri?»
«Sì…»
«Allora dillo come si deve.»
«Mi piace essere usata come una cagnetta mentre gli altri guardano e mi prendono in giro.»
Quando il primo ebbe finito, uscì da lei e diede un colpetto sul sedere.
«Libera. Tocca a te.»
Il secondo la prese subito. Entrò senza troppi riguardi e iniziò a pompella con forza. Il guinzaglio veniva tenuto teso dall’uomo della prima sera, che le parlava all’orecchio:
«Stasera ti riempiamo tutti. Uno dopo l’altro. E tu resti piegata a prendere. Capito, cagna?»
«Sì… capito…»
Il secondo terminò dentro di lei e si ritrasse. Lo sperma cominciava già a colarle lungo le cosce. Il terzo, quello più grosso, la prese per i fianchi e la penetrò con un gemito di soddisfazione.
«Stretta ancora. Brava troia.»
Mentre la scopava, gli altri due le stavano ai lati. Uno le teneva il guinzaglio, l’altro le stringeva di tanto in tanto il cazzo piccolo tra le dita, facendola vergognare ancora di più.
«Guarda come dondola mentre la inculano. Sembra un vermiciattolo.»
«Non si alza nemmeno. È solo un ornamento da ridere.»
Sara teneva gli occhi semi-chiusi, le mani strette sul tavolo, il culo che prendeva ogni spinta. Quando anche il terzo terminò, restò immobile, ansimante, con il seme di tutti e tre che le usciva dal buco.
L’uomo della prima sera tirò il guinzaglio e la fece scendere in ginocchio.
«In ginocchio. Testa bassa. Mani sulle cosce.»
Sara obbedì. I tre si sistemarono i vestiti intorno a lei. Per qualche minuto restò così, nuda dalla vita in giù, guinzaglio ancora teso, culo che colava, mentre loro parlavano sopra la sua testa come se lei non fosse una persona.
«La prossima volta ne porto un altro.»
«Sì, e la teniamo più a lungo.»
«Questa non protesta mai. È perfetta.»
Alla fine l’uomo le sganciò il guinzaglio e glielo buttò in grembo.
«Alzati. Rimettiti a posto e vattene. Quando vorrò di nuovo ti scriverò. E tu verrai, come sempre.»
Sara si alzò lentamente. Sentiva lo sperma scendere ancora. Si sistemò il top, raccolse il guinzaglio e si avviò verso la porta. Prima di uscire, l’uomo aggiunse:
«Sei solo un oggetto, ricordatelo. Un oggetto che si sposta quando viene chiamato e si fa usare. Nient’altro.»
Sara annuì senza voltarsi.
«Lo so.»
Uscì. Mentre scendeva le scale, le gambe le tremano un po’ e il collare le pesava sul collo come un promemoria. In macchina, prima di partire, restò ferma qualche secondo con le mani sul volante.
Sapeva già che avrebbe aspettato il prossimo messaggio.
E che sarebbe tornata.
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