La villetta in campagna
«Villetta in campagna, lontana da tutto. Siamo un gruppo di amici anziani. Se vieni, resti nuda. Solo zeppe, parrucca e guinzaglio. Rispondi sì o no.»
Sara rispose:
«Sì.»
Quando arrivò era già sera. La strada sterrata finiva davanti a una villetta isolata, circondata da campi. Un uomo molto anziano, capelli bianchi sparsi, l’aspettava sul gradino con le mani dietro la schiena.
«Sei la sissy?»
«Sì.»
«Spogliati qui. Tutto. Lascia solo le zeppe, la parrucca e il collare.»
Sara obbedì in silenzio. Si tolse ogni capo di vestito e restò completamente nuda, i piedi nelle zeppe alte, la parrucca nera sistemata, il collare al collo. Il cazzo piccolo e floscio era esposto all’aria fresca della campagna. L’uomo le agganciò il guinzaglio e tirò una volta.
«Dietro. Gli altri ti aspettano.»
La fece camminare nuda sul prato. Dietro la casa c’erano altri quattro uomini anziani, tutti sopra i settant’anni, seduti su sedie di plastica e su una panca di legno. Uno beveva da un bicchiere, un altro si strofinava le mani. Quando la videro arrivare nuda al guinzaglio, si scambiarono sguardi e sorrisero.
«Guarda un po’…» disse quello calvo, voce rauca. «L’ha portata davvero nuda.»
«Solo zeppe e parrucca. Come una cagnetta di lusso.»
L’uomo del guinzaglio la fermò in mezzo a loro.
«Girati piano. Fatti vedere tutta.»
Sara girò su se stessa. Il cazzo piccolo dondolava appena. Uno dei più vecchi rise forte.
«Ma è ridicolo. Sembra un bottone. Anni che non ne vedevo uno così piccolo su una troia adulta.»
Un altro, seduto con le gambe divaricate, fece cenno.
«Avvicinala. Voglio toccare quella cosa.»
La tirarono vicino. Dita rugose le presero il membro piccolo, lo sollevarono, lo lasciarono cadere, lo pizzicarono leggermente.
«Non si muove proprio. È morto. Una vera cagnetta da cortile.»
«E venuta fin qui, nuda, solo per farsi riempire il culo da un branco di vecchi. Hai sentito, troia?»
Sara tenne lo sguardo basso.
«Sì.»
«Allora dillo.»
«Sono venuta nuda fin qui per farmi usare il culo da voi. Il mio cazzo non conta.»
«Brava.» Uno di loro batté le mani una volta. «Almeno è sincera.»
La portarono verso un vecchio tavolo di legno messo fuori, contro il muro della casa. La piegarono in avanti. Il legno era ruvido sotto i palmi. L’aria della sera le toccava tutto il corpo nudo.
Il primo anziano si mise dietro di lei, le aprì le chiappe con calma e la penetrò. Iniziò a scoparla con spinte lente e profonde. Mentre lo faceva, gli altri parlavano tra loro come se lei non fosse lì.
«Senti come la prende… già abituata.»
«Guarda quel pisellino che dondola. Sembra un’appendice inutile.»
«Io la riempio dopo di te. Voglio sentirla ancora calda.»
L’uomo che la stava usando tirò il guinzaglio all’indietro.
«Ripeti cos’è.»
«Una cagnetta…»
«Intero.»
«Una cagnetta nuda al guinzaglio. Un buco da riempire. Il mio cazzo è solo una cosa da ridere.»
Gli altri annuirono soddisfatti. Quando il primo terminò dentro di lei, si ritirò e diede un colpetto sul sedere.
«Prima carica. Adesso mandala a lavarsi. La voglio pulita per il secondo giro.»
Uno di loro indicò un rubinetto esterno sul muro, con un secchio sotto.
«Vai. Lavati il culo. E torna qui nuda come sei.»
Sara camminò fino al rubinetto, ancora con le zeppe e il guinzaglio che le pendeva dal collare. Si chinò, si sciacquò tra le chiappe con l’acqua fredda, sentendo lo sperma scivolare via. Gli uomini la guardavano in silenzio, qualcuno commentava a bassa voce.
«Persino mentre si lava sembra una cagna a cui hanno detto di pulirsi.»
«Torna qui, troia. Non fare la comoda.»
Quando tornò, la piegarono di nuovo sul tavolo. Il secondo la penetrò subito, più deciso del primo. Mentre la scopava, gli altri continuavano a parlarsi sopra la sua schiena.
«Questa non protesta mai. Perfetto.»
«Io le do un altro giro dopo. Voglio vederla ancora più aperta.»
«Il pisellino è sempre lì fermo. Non si è mosso di un millimetro.»
Uno le si avvicinò di lato e le prese di nuovo il cazzo piccolo tra le dita, scuotendolo mentre veniva inculata.
«Senti? Niente. Solo carne morta. Tu sei venuta qui sapendo di avere questa vergogna tra le gambe?»
«Sì…»
«Allora ringrazia.»
«Grazie… grazie di usarmi nonostante il cazzo piccolo…»
Risate basse. Il secondo terminò dentro di lei e lasciò il posto al terzo. Il terzo la prese con spinte più lunghe, tenendola ferma per i fianchi. Gli altri parlavano quasi sopra di lei.
«La prossima volta la teniamo di più. Magari la facciamo restare due ore.»
«Sì, e la facciamo camminare nuda in giro per il prato tra un giro e l’altro.»
«Questa è solo un oggetto. Si sposta quando la chiami e si fa riempire. Nient’altro.»
Il quarto e il quinto la usarono a turno, senza fretta. Tra un uomo e l’altro la facevano restare piegata, con lo sperma che colava, mentre discutevano tra loro di quanto fosse comoda, di quanto il suo membro fosse ridicolo, di quanto fosse giusto trattarla solo come un buco.
Quando anche l’ultimo ebbe finito, la lasciarono ancora china sul tavolo. Uno le sganciò il guinzaglio e lo posò accanto alla sua mano.
«Puoi rialzarti. Non ti vestire. Cammina fino alla macchina così come sei, nuda. Quando sei dentro puoi sistemarti. E quando vorremo di nuovo una cagnetta di campagna, ti scriveremo.»
Sara si rialzò. Le zeppe affondavano un po’ nel prato. Raccolse il guinzaglio e attraversò l’erba ancora completamente nuda, sotto gli sguardi degli uomini anziani che restavano seduti a guardarla allontanarsi.
Uno di loro disse forte, abbastanza da fargliela sentire:
«Guardala. Se ne va piena di sborra e con il pisellino che dondola. Perfetta.»
Sara non si voltò. Arrivò all’auto, salì e chiuse lo sportello. Solo allora restò ferma qualche secondo al buio, nuda sul sedile, con l’odore della campagna e delle parole dei vecchi ancora addosso.
Sapeva che, al prossimo messaggio, sarebbe tornata.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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