Gay & Bisex
Lido Orizzonti 04 "Bart & Jule"
Boytofun
20.07.2026 |
149 |
2
"Mentre Jule si tiene ben aperto con le mani esercitando pressione sulle ginocchia, io per gustarlo meglio inizio dal polpaccio, baciando e leccando alternativamente verso il centro..."
"Toc toc"Vengo svegliato da un bussare alla porta, ripetuto e leggero.
«Scusa, sono Jule, io e gli altri ci chiedevamo come fare per la colazione.»
«Buongiorno! Scusate, mi sono dimenticato. Comunque massima libertà! Scendete di sotto e troverete la signora Ratis, che vi preparerà tutto quello che volete.»
«Wow, che servizio!»
«Senti, posso chiederti un favore?»
«Ma certo.»
«Se ti fa piacere, potresti chiederle di preparare un vassoio per noi due con quello che preferisci e portarlo qui? Così io e te facciamo colazione in terrazzo e chiacchieriamo un po’. Ti va?»
«Volentieri, ma non sarà freddo fuori?»
«A quest’ora il sole, anche se novembrino, splende proprio qui davanti, e poi sembra una giornata mite.»
«Ok, ci sto: adoro il mare fuori stagione.»
Mentre il mio giovane amico scende al piano di sotto, faccio velocemente tutte le abluzioni mattutine ed indosso una tuta blu con t-shirt bianca e felpa con cappuccio anch’essa blu. Sono un tipo casual ed adoro l’abbigliamento sportivo di qualità per la sua praticità e versatilità.
Dopo pochi minuti Jule torna con il vassoio e ci accomodiamo fuori.
La giornata è splendida: il mare in lontananza è di un grigio-azzurro, piatto come una tavola; l’aria tersa è riscaldata da un sole che, più che novembrino, sembra di fine estate.
Evviva i cambiamenti climatici.
«Allora — esordisco sorseggiando il caffè lungo — come vi siete trovati tu e gli altri questa notte?»
«Tutto bene, ho diviso la camera con Luis che è stato sul letto a castello, mentre io ho dormito su quello normale.»
«E gli altri?»
«Sono contenti anche loro, qui è una pacchia: un posto davvero piacevole e tu un ospite più che generoso.»
«Mi fa piacere sentirtelo dire. Tu e gli altri vi conoscevate già?»
«Io e Luis sì, gli altri non so: li ho visti per la prima volta alla stazione quando il tuo autista è venuto a prenderci.»
«Chiamalo pure Mario: lui fa anche il mio autista, ma è molto di più per me.»
«Ok, scusa: non volevo essere indelicato.»
«Non lo sei stato, ma piuttosto raccontami di te: cosa fai nella vita? Quali sono i tuoi progetti, i tuoi sogni?»
«Faccio il DAMS a Bologna e “da grande” mi piacerebbe scrivere, specie per il cinema o la TV.»
«Complimenti, hai le idee chiare! Di cosa ti piacerebbe scrivere?»
«Ho diverse idee, penso anche abbastanza originali, su serie TV, ma al momento sono soltanto delle bozze e non mi va di parlarne. Comunque mi ispiro a quello che vedo, a ciò che sperimento: assorbo tutto e poi rielaboro.»
«Intrigante… e qui ieri sera cosa hai assorbito?»
«Vuoi la verità?»
«Ammesso che qualcuno possa possederla, voglio sempre la verità!»
«Ho visto un quasi cinquantenne che insegue qualcosa che non può avere e ciò ha una sua decadente bellezza, un che di romanzesco direi.»
Mi guarda aprendo di poco le labbra sottili in un sorriso malizioso e appena accennato.
«Potresti anche averci visto giusto, ma fossi in te ostenterei minor sicurezza.»
«Dici?»
«Dico, dico: è tipico dei giovani pensare di capire tutto anche quando non è così. A proposito, quanti anni hai?»
«22.»
«Sei molto carino, sai? C’è qualcuno d’importante nella tua vita? Una relazione, un amico o una persona speciale?»
«Non ho tempo né voglia per una relazione. Ho voglia di divertirmi e di farmi strada nel mondo.»
«Ieri sera ti sei divertito?»
«Quello era lavoro, comunque in fondo non è stato male: ci sono lavori peggiori.»
«E lavori spesso?»
«Cosa vuoi? Per una stanza condivisa a Bologna io e Luis paghiamo 400 € a testa, spese escluse. I miei non possono aiutarmi più di tanto, quindi… abbiamo unito le forze per offrire un servizio.»
«Jule è il tuo vero nome?»
«No, entrambi ci siamo dati un nome d’arte: il mio vero nome è Giulio. Luis invece all’anagrafe è Luigi.»
«Diciamo che, almeno in questo caso, per essere un aspirante scrittore non hai dato prova di grande fantasia.»
«Minimo sforzo, massimo risultato.»
Ridiamo insieme: sono affascinato e decisamente attratto dalla sua leggera spontaneità.
«Ma ti è piaciuto o no ieri sera?»
«Ancora con questa domanda? Non ha importanza, sei tu l’ospite: tu devi essere appagato.»
«Sai una cosa? Per esempio adesso a me piacerebbe fare qualcosa che però piaccia anche a te.»
«Temo che ciò sia impossibile!»
«Perché?»
«Perché è evidente che cerchi situazioni di sottomissione hard con attivi dominanti, ed io non sono così.»
«Eppure ricordo bene che ad un certo punto ti è piaciuto ricevere certe attenzioni… posteriori… diciamo.»
Finisce la sua spremuta e allarga leggermente le gambe, posando a terra il piede che prima teneva sull’altro ginocchio.
«Ah! Pensavo fosse stata una casualità quel momento, ma quand’è così… le cose possono cambiare.»
Inizia a sfiorarsi passando la mano sul pacco. Mi guarda fisso.
Sento di essere immediatamente eccitatissimo.
«Quindi tu vorresti ora?»
«Vorrei.»
«Questo però resta un extra.» La mano scende ad accarezzarsi sotto lo scroto mentre sorride senza smettere di guardarmi.
Avvicino la sedia sfiorando ginocchio contro ginocchio: «Dammi il tuo nick Cashpay.»
«Jule04.»
«Ecco — gli dico passandogli il cellulare — fai tu.»
«I capricci costano.»
«Anche i desideri. Ed io desidero fare una cosa che piace anche a te. Quando non ti piace più ci fermiamo.»
«Ok, vieni allora.» Restituisce l’iPhone e, facendomi cenno con la mano di avvicinarmi, in un guizzo divarica le gambe poggiandole sui braccioli, sistemandosi poi in punta alla sedia.
Pantaloni e intimo sono scivolati via con altrettanta rapidità.
Accovacciato a terra vedo il suo buchetto roseo perfettamente depilato; sembra il vortice di un mulinello che, inesorabile, richiama l’acqua al suo interno.
Mentre Jule si tiene ben aperto con le mani esercitando pressione sulle ginocchia, io per gustarlo meglio inizio dal polpaccio, baciando e leccando alternativamente verso il centro.
Percorro in tal modo prima una gamba e poi l’altra dall’interno.
Gli mordicchio il tendine sopra i talloni.
Sono talmente eccitato che, con lo slip già bagnato, il cazzone duro soffre dentro la tuta, e me ne libero prima di buttarmi a capofitto verso quel piccolo ombelico del mondo che vedo aperto davanti a me.
Lo lecco dal basso verso l’alto e poi al contrario, dapprima delicatamente, quasi a saggiarne il sapore proibito, e poi con sempre più forza, come se la lingua, impazzita, volesse possederlo subito.
La punta scava, facendosi strada nei suoi recessi, mentre Jule, emettendo piccoli gemiti, inizia a segarsi.
Con una mano si copre quasi tutto il cazzo per masturbarsi con più forza e, forse, impedirmi di prenderglielo in bocca.
Ho capito che Jule gode e allora mi limito a baciargli le palle sode, piene, deliziose anch’esse, prima di ridiscendere e leccare ancora, ancora e ancora.
Sono, anzi siamo, fuori controllo e i suoi gemiti mi fanno perdere letteralmente le bave che dal suo culo scivolano, ormai copiose, sul mio mento.
Sa di buono: di muschio, di giovane e di possibile.
Non riesco e non voglio fermarmi, e nemmeno Jule lo vuole.
«Andiamo sul letto e scopami.»
Non l’ho praticamente mai fatto. A 46 anni sono sempre stato passivo, ma nuovi orizzonti si stanno aprendo davanti a me.
Soffro quando, per percorrere i pochi passi fino al letto, mi devo staccare dal suo buco.
Ma è solo un attimo.
Con seducente perizia si stende a schiena in giù sul bordo del letto.
Infilo il preservativo e lo infilzo.
Piano, poggiandolo e spingendo a piccoli colpi.
Il mio cazzo sembra, anzi è, dotato di un’energia inusitata, mai vista prima.
Potenza del desiderio.
Continuo a spingere e lo sento aprirsi, accogliermi nelle sue viscere mentre, ebbro di colpi, muove il capo da un lato all’altro, l’espressione dolce del viso trasformata in una maschera sudata — lo siamo entrambi — di possessione.
«Ah ah… oh sì» inizio quasi a gridare, il respiro affannoso.
«Resisti, non venire ora, ne voglio ancora.»
Con un colpo di reni si sfila scivolando verso il lato opposto del letto.
È una vera sofferenza non essere più dentro di lui, ma Jule ancora una volta sa sorprendermi.
«Stenditi tu.»
Viene sopra di me quasi a darmi palle e cazzo sulla faccia.
Faccio per succhiare.
«Fermo.»
Non capisco, sono disorientato e quasi deluso.
Ma ecco che inizia ad abbassarsi. Prende il mio cazzo in mano e, sedendosi, lo avvicina di nuovo al buchetto fantastico.
«Ahia… mi fai male!»
«Zitto!»
È un istante, poi sento di nuovo le straordinarie sensazioni di prima: il cazzo felice, non meno di me, è di nuovo dentro al suo posto.
Mi sta masturbando con il culo e al tempo stesso si sega, feroce e dolcissimo, davanti al mio viso.
I nostri sguardi s’incrociano, gli umori si mescolano.
Jule rallenta un secondo per sputarsi in mano e lubrificare naturalmente il cazzo.
Voglio approfittarne per alzare la testa e baciare ancora il suo fantastico scroto, ma vengo impedito; un po’ della sua saliva cade sulla punta della mia lingua birichina eccitandomi, se possibile, ancora di più.
Vorrei che questo momento non finisse mai: io dentro di lui che, sempre più veloce, si spara un segone epico.
Sento infine, ed è comunque troppo presto, salire come un’onda qualcosa dal profondo.
Jule si lascia andare e si siede letteralmente su di me, che gli esplodo dentro.
Nel medesimo attimo uno schizzone caldo, buonissimo mi colpisce le labbra semiaperte.
Sento il suo sapore e lecco stupefatto ciò che posso raccogliere, mentre Jule, sfinito e sudatissimo, si accascia sopra di me.
È bello, anzi straordinario, sentire il battito del suo cuore sul mio petto.
Vorrei che il nostro sperma, sparso ovunque sui corpi caldi, fosse una colla potentissima per non separarci mai.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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