Gay & Bisex
Nel parco di notte
01.05.2026 |
6.454 |
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"Purtroppo questa conclusione affrettata e repentina da parte mia raffreddò entrambi, tanto che dopo neanche un minuto lo sconosciuto si rimise l’uccellone nei pantaloni, senza avere sborrato, ..."
A pochi isolati da casa mia c’è un piccolo parco: i classici giardini pubblici cittadini con alberi, cespugli, aiuole, panchine, un’area giochi per bambini, aree cani, il tutto attraversato da qualche vialetto. Di giorno è frequentato da ragazzini che giocano, anziani che passeggiano, impiegati in pausa pranzo; c’è chi fa jogging, chi va in bici, chi seduto sulle panchine legge o conversa in compagnia.
A me capita, invece, di andarci la sera, anche sul tardi: mi siedo su una panchina, accendo uno dei miei sigari, fumo e mi rilasso.
Voglio raccontarvi un episodio eccitante accadutomi in una notte di fine aprile.
Era un venerdì, alla TV non c’era nulla di decente, non avevo sonno: e così, verso le 23,30, decisi di andare a fumarmi un sigaro al parchetto.
Vuoi per le temperature già quasi estive, vuoi per l’inizio del weekend, c’erano varie compagnie di ragazzi e ragazze sulle panchine, nella parte più illuminata e più vicina alla strada. Per avere maggiore tranquillità, preferii pertanto recarmi nella parte più lontana rispetto alla strada principale: la zona meno illuminata e con la vegetazione più alta e fitta.
Mi accesi un sigaro ed iniziai a camminare in circolo in un punto dove sono posizionate 3 panchine. Dopo neanche un paio di minuti - sarà stata mezzanotte - vidi da lontano arrivare un tipo leggermente corpulento, che indossava una tuta. A quel punto mi sedetti su una delle tre panchine. Lui si fermò ad una “vedovella” (a Milano chiamiamo così le tipiche fontanelle verdi di cui è disseminata la città) ad una ventina di metri da me, dove, con estrema lentezza, prima bevve, poi si sciacquò le mani, poi il viso… Il ragazzotto, in queste sue abluzioni, stava girato verso di me, fissandomi. Io fumavo ed ogni tanto a mia volta lo guardavo. Nonostante la distanza mi resi conto che ogni tanto si metteva una mano sul pacco. Risposi quindi al segnale: feci lo stesso così, en passant, mentre, seduto a gambe aperte sulla panchina, continuavo a fumarmi il mio sigaro.
Terminate le sue operazioni alla fontanella, il giovanotto venne verso di me, mi passò davanti e lì i nostri sguardi palesemente si incrociarono. Lui passò oltre per posizionarsi davanti ad un grosso cespuglio… per pisciare! A quel punto mi alzai dalla mia panchina e, sempre col sigaro in mano, gli andai timidamente vicino: con piacevole sorpresa vidi che era lì in piedi, col cazzo duro in mano, che se lo menava! Peraltro un pisellone di tutto rispetto: grosso di circonferenza anche se non molto lungo, decisamente ben fatto ed invitante. Buttai in terra il mio sigaro per passare ad un altro tipo di sigaro, decisamente più gustoso e godurioso. Glielo presi dapprima in mano e cominciai a segarglielo; dopo qualche secondo ero già accovacciato per pigliarlo tutto in bocca, lì davanti a quella alta siepe nella penombra. Ovviamente gli leccai pure le palle, che erano eccezionalmente grosse e gonfie.
Mentre gli succhiavo la minchia, lo fissai negli occhi e gli vidi bene il viso: si trattava di un gran bel ragazzo, sui 30-35 anni, biondino con capello corto, barbetta curata, piuttosto manzo e molto maschile. Mi rialzai, mi slacciai i jeans e mi tirai fuori pure io l’uccello, per segarmi: a quel punto anche lui si accovacciò a ciucciare. Oltreché bello, si rivelò pure bravo a fare pompini!
Dopodiché entrammo dentro il cespuglione della siepe per evitare che qualcuno potesse vederci: sempre meglio evitare una denuncia per atti osceni in luogo pubblico!
Ero talmente eccitato che lì, protetti dalle frasche, dopo un paio di minuti a smanettarci e succhiarci a vicenda, venni copiosamente schizzando a terra.
Purtroppo questa conclusione affrettata e repentina da parte mia raffreddò entrambi, tanto che dopo neanche un minuto lo sconosciuto si rimise l’uccellone nei pantaloni, senza avere sborrato, e, dopo avermi salutato, saltò fuori dal cespuglio, dileguandosi nell’oscurità.
Aspettai ancora un paio di minuti; quindi a mia volta, dopo essermi ricomposto, uscii dal cespuglio per tornare a casa, ancora tutto eccitato ed incredulo per la situazione vissuta.
E poi non ditemi che il fumo fa male!
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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