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La pineta


di MorettoRiservato
09.09.2025    |    824    |    2 9.0
"Uno dei 4, calvo, barbuto, muscoloso, invece, come tutta risposta gli urlò: “e tu chi cazzo sei? cosa ci fai qui? non mi dire che sei uno di quei froci che infestano la pineta in cerca di..."
Marco aveva 19 anni quando gli successe questa avventura. Me l’ha raccontata solo poco tempo fa, in una fredda serata d’autunno, in un’enoteca davanti ad un bicchiere di vino rosso: evidentemente era in vena di confidenze.

Il fatto risaliva ad un’estate dei primi anni ’90. Si trovava con i suoi in vacanza al mare: come tutti gli anni, avevano preso in affitto una casa per il mese di Agosto. In quella località marittima c’era una vasta pineta, da decenni - si diceva - luogo di battuage e di incontri furtivi tra uomini arrapati.
Marco già da qualche anno si sentiva attratto non solo dalle donne, ma anche dai maschi, ma fino ad allora non aveva mai fatto sesso con nessuna (nemmeno con nessuno!). Rasserenato e “libero" dopo avere superato gli esami di maturità, si sentiva finalmente pronto per compiere il grande passo e provare le sue prime esperienze da maschio adulto: così una sera, finita la cena - dopo avere detto ai genitori che sarebbe andato in discoteca con gli amici - prese coraggio e si avventurò in quella pineta, nota per essere nottetempo un luogo di perdizione.

Dopo più un’ora di cammino tra gli alti pini marittimi e la fitta macchia mediterranea, senza aver trovato nulla di interessante, se non un paio di vecchi inquietanti che vagavano famelici in cerca di prede, decise di fermarsi a riposare in un punto in cui la vegetazione si faceva più rada.

D’improvviso, nel buio silenzioso di quella notte illuminata solo dai raggi della luna piena, iniziarono a sentirsi lontano le voci di alcuni uomini che parlavano tra di loro, ridevano, scherzavano. Le voci si facevano sempre più vicine, le risate sempre più forti: sembrava proprio che quel gruppetto si stesse dirigendo proprio lì... fino a quando Marco si ritrovò, in quello spiazzo naturale, 4 uomini davanti a lui, che potevano avere dai 30 ai 50 anni. Gli venne naturale salutarli “b-buonasera…”. Uno dei 4, calvo, barbuto, muscoloso, invece, come tutta risposta gli urlò: “e tu chi cazzo sei? cosa ci fai qui? non mi dire che sei uno di quei froci che infestano la pineta in cerca di sesso… Si, ragazzi” aggiunse rivolgendosi agli altri 3 " perché lo sapete che qui, di notte, girano i ricchioni in cerca di minchia?”. E si misero a sghignazzare.
Marco, impaurito, tentò di giustificarsi “no, io ero qui per fare una passeggiata…” ma il tipo calvo lo incalzava: “ah sì? davvero? non me la racconti giusta, tu… secondo me a te piace questo” e mentre lo diceva si massaggiava il pacco da sopra i jeans. “Ragazzi, voi che dite, a questo frocetto piacerebbe vedere i nostri uccelli?”. E mentre i suoi amici, dietro di lui, ridevano, il calvo si aprì la patta e si tirò fuori un cazzo gigante, moscio. Marco, mentre all’enoteca mi raccontava questa vicenda, mi disse che, sebbene fossero passati decenni, nei suoi ricordi quello è rimasto - testuali parole - “senza dubbio il cazzo più grosso che abbia mai visto”.
“Adesso inginocchiati” gli ordinò il calvo; e Marco - eccitato e spaventato - obbedì e si inginocchiò. Il calvo, con quell’enorme pisellone in mano, gli disse "eccolo quello che volevi, il cazzo, ti piace, vero?" e subito iniziò a pisciargli addosso, inondandolo di urina calda per lunghissimi ed interminabili secondi. Una volta finita la pisciata, come un perfetto capobranco, incitò i suoi amici: "dai ragazzi, dategli quello che si merita, pisciategli addosso”; e mentre il calvo si strizzava l’uccellone e se lo teneva in mano sventolandolo strafottente ed orgoglioso delle sue dimensioni, davanti alla faccia impaurita di Marco, gli altri tre, di lato, si sbottonarono i pantaloni, si tirarono fuori le mazze (a detta di Marco tutte di dimensioni normali) e a loro volta gli pisciarono addosso. Tutti e 4 lo insultavano: “frocio di merda”, “volevi cazzi eh? eccoteli!”, “ti piacciono le nostre minchie?”, “prenditi sta piscia addosso che ti piace, troia” e così via…
Poi, dopo essersi liberati la vescica (riempita probabilmente durante la serata con varie birre), si rimisero i piselli nei pantaloni e se ne andarono sghignazzando da dove erano venuti.

Marco, con i vestiti tutti inzuppati di piscio, era in quel momento una tempesta di emozioni: impietrito per la paura, incredulo per l’intrigante esperienza appena vissuta, eccitato per avere visto per la prima volta in vita sua 4 cazzi così da vicino, turbato per essere stato umiliato in quel modo da quei maschi dai modi così rudi.
Ripresosi dallo choc, dopo qualche minuto, quando ormai le voci del gruppo si erano allontanate definitivamente, si tirò fuori l’uccello e segandoselo, sborrò dopo pochissimi secondi.

Sapevo da anni che Marco fosse un amante del sadomaso e dell’umiliazione: dopo questa confidenza, ho finalmente compreso da quale esperienza deriva questa sua passione. Da un'eccitante notte d'estate in pineta.
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