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Gay & Bisex

Emanuele 3.3 - Parte II


di honeybear
05.07.2026    |    366    |    1 9.3
"Il primo a venirmi dentro è il coach: la colata di sperma si riversa nelle mie cavità anali inondandomi di un piacere caldo e avvolgente mentre grugnisce e ansima il suo orgasmo violento..."
“Ottima idea!”
Riprendo immediatamente il mio ruolo di ubbidiente servitore.
“Rimettiti le ginocchiere da bravo”. Eseguo senza capirne la ragione e mi allontano per prendere il vassoio che mi è stato indicato e su cui sono stati preparati i bicchieri e la bottiglia. Con un gioco di equilibrio ed un poco di malizia verso il contenuto alcolico nei due contenitori e faccio per tornare a posare il materiale dove l’ho trovato.
“Aspetta! – mi intima Alberto – Dopo potremmo avere ancora sete e, come vedi, non abbiamo un tavolo…”
Lo guardo perplesso.
“Beh, mi pare chiaro che sarai tu il nostro tavolo!”
Mi sistemo a quattro zampe. Sulla schiena mi viene posato il vassoio con la bottiglia. I due uomini si accomodano sulle poltrone a gambe spalancate mentre un piede inizia a stuzzicarmi la bocca e l’altro il fondoschiena.
“Inventati qualcosa per intrattenerci… Ma fai attenzione a non rovesciare il vassoio, sennò…” non è necessario che la frase venga completata e preferisco evitare di pensare a quali nefaste conseguenze il mio errore potrebbe comportare.
Con cautela schiudo la bocca per accogliere l’alluce del coach che prendo a succhiare dolcemente per poi provare a baciare l’intero piede spingendomi più su lungo la gamba.
“Uff… - lo sento gemere mentre quello di Alberto si fa strada da dietro. Sollevo lo sguardo e lo vedo sorridere sornione – Golosone! So dove vuoi arrivare…”
Entrambi avanzano leggermente con le rispettive sedie in modo da permettermi di riuscire a leccare lo scroto peloso dell’uomo e risalire lungo l’asta.
“Ehi, e io chi sono?” la pacca si abbatte con forza sul mio gluteo senza provocare danni. Con estrema prudenza mi ruoto di 180 gradi e il gioco riprende a parti invertite.
Ridono e commentano soddisfatti mentre eseguendo acrobazie iperboliche li sponpino alternativamente.
È quando appoggio le labbra sulla cappella del coach che sento le mani di Alberto sui fianchi e poi la spinta violenta che, ancora una volta, me lo infila nel culo. L’effetto immediato è che, mentre mi accingevo ad accogliere il lungo arnese in bocca, stavo rischiando il soffocamento. Ci fermiamo per il necessario assestamento e il threeway riprende. I colpi di bacino si susseguono forsennati da parte dei due amici. Anche le bocche non scherzano: preferiscono condurre loro il gioco scopandomi anche in bocca, piuttosto che lasciare a me il piacere della lappata.
Il primo a venirmi dentro è il coach: la colata di sperma si riversa nelle mie cavità anali inondandomi di un piacere caldo e avvolgente mentre grugnisce e ansima il suo orgasmo violento.
Butta a terra il vassoio per accasciarsi esausto e sudato su di me.
“Girati che è il mio turno e devi pulirgli per bene l’uccello. Attento a non perdere nemmeno una goccia di quello che hai dentro. Ti voglio pieno quando riceverai anche il mio sperma…”
Ubbidisco e mentre mi dedico alla pulizia della cappella rubizza del coach sento il getto di sborra denso e caldo di Alberto invadermi le viscere.
I due amici si battono con soddisfazione un cinque mentre il Padrone si attarda ancora qualche istante dentro di me; poi si accasciano entrambi sulle sedute concedendosi un ultimo cicchetto!
Io rimango a quattro zampe inerme.
Alberto mi si avvicina e con le mani mi allarga le chiappe. Il coach ci fa passare un dito mentre lentamente apro il buco che si colora immediatamente di un bianco lattiginoso che mi viene intimato di trattenere…
“…Fino a quando non sarai arrivato a casa…”

Ed è così, frastornato e ancora incredulo per tutto quanto è successo, che la macchina del coach mi scarica davanti casa.
Durante il viaggio nemmeno una parola, solo sguardi…
Mi chiudo in bagno e mentre mi libero del contenuto che non si è ancora cristallizzato nelle mie viscere, lascio esplodere in silenzio il mio piacere. La sborra si dispone come un ventaglio sul mio petto. Ne raccolgo quanta più possibile con le dita e la ingoio avidamente assaporandone il sapore a tratti sapido.
Una vera doccia bollente la via la sporcizia ma non il ricordo delle oscenità cui sono stato sottoposto.

Lavato e profumato mi infilo nel letto indossando solo un paio di boxer. La notte è silenziosa e continua ad essere illuminata dalla meravigliosa luna che ora ammiro dalla finestra. La testa affastellata di emozioni e pensieri…
Sento appena la porta socchiudersi.
Mi volto.
Mio padre è appena entrato nella stanza.
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