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Gay & Bisex

Saldi estivi


di backfill
06.07.2026    |    405    |    0 8.7
"Con un gemito di sforzo, Andrea spinse il suo cazzo dentro il buco stretto e caldo di Marco..."
Sotto il sole di luglio, l'asfalto della città sembrava sciogliersi, trasformando l'aria in un vapore denso che appiccicava i vestiti alla pelle. Andrea scese dall'auto, sentendo immediatamente il calore colpirlo come uno schiaffo. Aveva preso un giorno di ferie, un lusso necessario per resettare la mente e aggiornare il guardaroba. I saldi erano iniziati e lui aveva un disperato bisogno di pantaloni leggeri, camicie di lino e magliette che non lo facessero sentire come se fosse chiuso in un forno.
Ma non era solo il caldo a tormentarlo. C'era un vuoto nel petto, una zona d'ombra lasciata da una rottura avvenuta poche settimane prima. Tre anni di vita condivisa, sogni costruiti su fondamenta che credevano solide, poi crollate in un pomeriggio di silenzi e parole taglienti. Il suo ex era sparito dalla sua routine, lasciando dietro di sé solo il rumore di un appartamento troppo grande e un silenzio che urlava.
Entrando nel centro commerciale, l'aria condizionata lo accolse con un brivido rigenerante. Andrea sospirò, lasciando che il freddo gli asciugasse il sudore sulla nuca. Si diresse verso un negozio di abbigliamento maschile, camminando tra le corsie affollate. Mentre sfogliava una serie di polo in cotone, i suoi occhi caddero su un ragazzo a pochi metri di distanza.
Non era un modello da copertina, ma aveva qualcosa che catturava lo sguardo. Capelli tagliati cortissimi, quasi rasati, e una barba nera, folta e ben curata che gli incorniciava il volto. Il fisico era interessante: spalle larghe, braccia toniche che suggerivano qualche ora di palestra, ma con una leggera morbidezza addominale, una pancetta accennata che lo rendeva umano, accessibile, reale. Indossava una t-shirt grigia che segnava i muscoli del petto.
I loro sguardi si incrociarono per un istante. Fu un contatto rapido, elettrico, ma privo di messaggi espliciti. Andrea sentì un leggero formicolio alla base della schiena. Il ragazzo non sorrise, non fece cenno, semplicemente distolse lo sguardo e tornò a osservare un paio di jeans. Andrea fece lo stesso, ma la curiosità era stata piantata.
Dopo aver scelto diverse camicie e un paio di pantaloni, Andrea si diresse verso i camerini. La zona era caotica, con persone che aspettavano il proprio turno e pile di vestiti abbandonate sulle panche. Mentre cercava un box libero, notò qualcosa. Uno dei camerini aveva la tendina di tessuto pesante non completamente chiusa. C'era uno spiraglio di circa dieci centimetri.
Andrea rallentò il passo. Attraverso quella fessura, vide il ragazzo della barba nera.
Il ragazzo era in piedi, di profilo. Sembrava quasi che avesse lasciato quel varco apposta. Andrea rimase immobile, il respiro sospeso. Si chiese se fosse un caso o se l'altro fosse un esibizionista, qualcuno che traeva piacere dal rischio di essere visto. Il dubbio alimentò un desiderio improvviso e irrazionale.
Andrea entrò nel camerino esattamente di fronte, chiudendo la sua tenda ma lasciando un piccolo spazio per spiare, senza farsi notare. Il cuore gli batteva forte contro le costole.
Vide il ragazzo afferrare l'orlo della maglietta grigia e sfilarsela con un unico movimento fluido. Il torso nudo emerse alla luce fredda dei neon. La pelle era ambrata, il petto definito, i peli scuri che scendevano in una linea sottile verso il basso. Era un corpo solido, maschile, che emanava un calore quasi percepibile anche attraverso il tessuto.
Poi, il ragazzo portò le mani alla cintura dei pantaloni. Sbottonò il metallo con un clic secco che risuonò nel silenzio del box. Andrea trattenne il fiato, aspettandosi di vedere tutto. Ma proprio in quell'istante, con un movimento lento, quasi deliberato, il ragazzo tirò la tenda, chiudendola completamente.
Andrea rimase a fissare il tessuto immobile. Tuttavia, la tenda non arrivava fino a terra; c'era uno spazio tra l'orlo e il pavimento. In quel momento, vide i pantaloni del ragazzo scivolare lungo le gambe e cadere con un fruscio sordo sul pavimento.
Era un assaggio. Un gioco crudele. Il ragazzo aveva mostrato il torso, aveva suggerito la nudità, e poi aveva chiuso il sipario proprio sul più bello.
Andrea rimase lì per qualche minuto, confuso. Era stata una coincidenza? O quel ragazzo sapeva esattamente chi stesse guardando? Non voleva rischiare di sembrare un maniaco o di scoprire che tutto era frutto della sua immaginazione. Si cambiò velocemente, sentendo l'eccitazione pulsare tra le gambe, e uscì dal negozio senza comprare nulla.
Continuò a camminare per il centro commerciale, ma l'immagine di quel torso e di quei pantaloni che cadevano a terra continuava a rimbalzare nella sua mente. Si sentiva agitato, elettrizzato da un'attenzione che non riceveva da mesi.
Entrò in un secondo negozio, questa volta un boutique esclusivamente per uomini, specializzata in abbigliamento estivo di qualità. Cercava un pantalone di lino bianco, qualcosa di fresco per le serate torride. Ne scelse uno della sua taglia e si recò ai camerini.
Dopo essersi infilato il pantalone, Andrea uscì per guardarsi nello specchio grande che dominava l'area esterna. Si girò di lato, controllando come cadeva il tessuto sui fianchi, quando sentì una voce provenire da uno dei box dietro di lui.
"Ehi, scusa."
Andrea si voltò di scatto. Da dietro una tendina leggermente scostata spuntava solo la testa del ragazzo della barba nera. Era a petto nudo, la pelle lucida di un leggero sudore. Gli occhi scuri fissavano Andrea con un'espressione di finta sconcerto.
"Sì? Dimmi pure," rispose Andrea, sentendo la gola seccarsi.
"Mi faresti un favore enorme? Potresti prendermi quel costume lì nell'espositore? È uguale a quello che ho appena provato, ma mi serve una taglia in più. Questo mi sta stretto come una seconda pelle."
"Certo, un attimo," disse Andrea, quasi allibito dalla richiesta.
"Ti ringrazio davvero," aggiunse il ragazzo con un tono di voce basso e leggermente rauco. "Sono solo e non vorrei rivestirmi interamente solo per andare a fare il cambio taglia. Mi eviti un sacco di fatica."
Andrea prese il costume e tornò verso il camerino. Il cuore gli tamburellava nelle orecchie. Si fermò davanti alla tenda, esitando.
"Sono tornato. Puoi aprire un pochino la tenda così te lo passo?"
"Aspetta," rispose la voce dall'interno. "Prima che tu me lo dia, vorrei che mi dessi un parere. Voglio capire se il problema è la taglia o se il modello è proprio troppo piccolo per me."
Andrea deglutì. "Va bene."
Un secondo dopo, la tenda venne spalancata con un gesto deciso. Il ragazzo era lì, in piedi, in tutta la sua sfrontatezza. Indossava il primo costume, un boxer blu che lasciava pochissimo all'immaginazione. Il tessuto sintetico era teso al limite, scavando profondamente tra le cosce e premendo con forza contro l'inguine.
Andrea rimase senza parole. Il fisico era ancora più impressionante da vicino: i muscoli delle gambe erano sodi, il culo era una scultura di carne compatta e rotonda, e il pacco... il pacco era imponente, una protuberanza che spingeva contro il blu del tessuto, definendo chiaramente la forma di un membro generoso.
L'imbarazzo di Andrea si mescolò a un desiderio viscerale. Balbettò, cercando di mantenere un minimo di compostezza.
"Non... non sono sicuro che sia la taglia giusta. Quello che ho in mano mi sembra quasi largo rispetto a come vedi tu ora."
Il ragazzo sorrise, un sorriso sghembo, consapevole del potere che aveva.
"Ah sì? Forse hai ragione. Forse devo provarlo così capisco la differenza."
Andrea non riuscì nemmeno a rispondere. Poteva solo annuire, ipnotizzato.
Senza esitare un istante, senza alcun segno di vergogna, il ragazzo afferrò l'elastico del costume e lo fece scivolare verso il basso. In un unico movimento, rimase completamente nudo davanti ad Andrea, con la tenda spalancata.
Andrea sentì un sussulto attraversargli tutto il corpo. L'enorme cazzo del ragazzo balzò fuori, liberandosi dalla costrizione del tessuto. Era massiccio, con vene che correvano lungo il fusto e una testa larga e scura che pulsava leggermente. Pendeva pesante, oscillando tra le gambe forti, con i testicoli pieni e sodi che ne completavano la vista.
Il ragazzo notò lo sguardo sbalordito di Andrea e fece un piccolo passo avanti, ridendo sottovoce.
"Oh, scusa. Non ti ho chiesto se potevo sogliarmi davanti a te. Però, siamo in un negozio di soli uomini e non ci ho pensato troppo."
Andrea era in estasi. La mente era un caos di impulsi. Iniziò a blaterare parole senza senso, qualcosa sulla taglia, sul colore, ma la voce gli usciva tremante.
"Io... cioè... è che... è davvero..."
Non finì la frase. Il ragazzo allungò una mano, afferrò Andrea per il colletto della camicia e lo tirò con forza all'interno del camerino, chiudendo la tenda dietro di loro con un colpo secco.
Il mondo esterno scomparve. C'erano solo loro due in quello spazio ristretto che profumava di tessuto nuovo e pelle calda. Il ragazzo non gli lasciò il tempo di reagire: gli schiacciò le labbra contro le sue in un bacio appassionato, quasi violento. La lingua del ragazzo invase la bocca di Andrea, esplorandola con una fame vorace. Andrea rispose con la stessa intensità, le mani che cercavano istintivamente il corpo nudo dell'altro.
Sentì la pelle calda del petto del misterioso ragazzo sotto i polpastrelli, la ruvidità della barba che gli graffiava il mento. Il bacio divenne uno scambio di saliva e desideri repressi, un suono di schiocchi umidi che riempiva il piccolo spazio.
Mentre si baciavano, Andrea sentì qualcosa di duro premere contro la sua coscia. L'erezione di Marco era ormai un palo di ferro, caldo e pulsante. Anche Andrea era al limite, il suo cazzo che tendeva i pantaloni di lino in modo quasi doloroso.
Il ragazzo si staccò leggermente, il respiro corto.
"Ti piace, eh?" sussurrò, la voce che era diventata un ringhio.
"Sì... Dio, sì," gemette Andrea.
Senza bisogno di ulteriori parole, il ragazzo si inginocchiò davanti a lui. Con gesti rapidi, sbottonò i pantaloni di Andrea e ne sfilò l'intimo, liberando il membro di Andrea che scattò fuori, dritto e sanguinante di desiderio.
Avvolse le labbra calde attorno alla testa del cazzo di Andrea, emettendo un suono di aspirazione che fece inarcare la schiena al ragazzo. La lingua dello sconosciuto lavorava con precisione, lambendo il frenulo, risalendo lungo il fusto con una pressione costante. Andrea chiuse gli occhi, le mani piantate nelle spalle del ragazzo, mentre sentiva il calore della bocca avvolgerlo completamente.
"Oh, cazzo... continua," ansimò Andrea.
Dopo pochi minuti di un piacere travolgente, Andrea ricambiò. Spingendo il ragazzo a sedersi sul bordo della panca del camerino, Andrea si inginocchiò a sua volta. Afferrò quel membro enorme, sentendo il peso e la consistenza della pelle vellutata. Iniziò a succhiarlo con trasporto, spingendo la testa del cazzo in fondo alla gola, sentendo il sapore salato e muschiato.
Il suono era esplicito: lo squelching della saliva che lubrificava ogni movimento, il rumore dell'aria che veniva spinta fuori dall'orifizio della bocca ad ogni spinta. Lo sconosciuto gemeva, la testa gettata all'indietro, le mani che stringevano i capelli di Andrea per guidarlo.
"Sì... proprio così... succhia tutto, cazzo..."
Il ritmo accelerò come se temessero che qualcuno potesse irrompere in qualsiasi momento. Fu un crescendo di sensazioni che culminò in un orgasmo. Andrea venne in bocca al ragazzo, che accolse ogni goccia di sperma con un'aspirazione finale riempiendogli la bocca di un liquido denso e caldo.
Rimasero in silenzio per qualche istante, i respiri che si rincorrevano. Lo sconosciuto si rivestì con calma, mentre Andrea si sistemava i vestiti, ancora tremante.
Uscirono dal negozio insieme, camminando fianco a fianco come se nulla fosse accaduto, se non per l'aura di complicità che li avvolgeva.
"Allora, piacere. Io sono Marco," disse il ragazzo, sorridendo mentre uscivano verso il parcheggio.
Andrea rise, sentendo un peso sollevarsi dal petto. "Io sono Andrea. È curioso che ci siamo presentati dopo esserci fatti un pompino in un camerino."
"Beh, credo che sia il modo più efficiente per conoscersi," rispose Marco con un occhiolino.
Tuttavia, mentre camminavano verso l'auto di Andrea, l'immagine del culo di Marco, visto nel camerino, tornò a tormentarlo. Era sodo, perfetto, e l'idea di penetrarlo divenne un'ossessione improvvisa e prepotente.
"Senti, Marco," disse Andrea, fermandosi e guardandolo dritto negli occhi con una spudoratezza che non sapeva di possedere. "Il pompino è stato fantastico. Ma quel culo... quel culo mi sta facendo impazzire. Vorrei scoparti."
Marco si fermò. Lo guardò da cima a fondo, un sorriso malizioso che gli incurvò le labbra.
"Sei diretto. Mi piace. Andiamo in macchina, allora."
Si spostarono in un angolo remoto del parcheggio, in una zona d'ombra tra due grandi piloni di cemento dove le auto erano rare e la vista era schermata. Una volta chiuse le portiere, l'atmosfera cambiò istantaneamente. Non c'era più spazio per i giochi.
Andrea spinse Marco sul sedile del passeggero, facendolo girare e appoggiando il suo viso contro il vetro del finestrino. Marco aprì le gambe con naturalezza, offrendo il suo culo al desiderio di Andrea.
Andrea non usò troppa delicatezza. Il desiderio accumulato in quelle ore, unito alla tensione della rottura passata, esplose in una spinta violenta. Con un gemito di sforzo, Andrea spinse il suo cazzo dentro il buco stretto e caldo di Marco.
"Ah! Cazzo!" urlò Marco, ma non era un grido di dolore, era un grido di piacere.
Andrea iniziò a spingere con forza, i fianchi che sbattevano contro il sedile con un suono ritmico e sordo. Ogni spinta era profonda, viscerale. Sentiva le pareti dell'ano di Marco stringersi attorno a lui, massaggiandolo a ogni centimetro. Il sudore colava loro lungo la schiena, l'odore di sesso e di pelle eccitata riempiva l'abitacolo della macchina.
"Sì, spingi... spaccami, Andrea!" gridava Marco, le mani che artigliavano il rivestimento del sedile.
Andrea accelerò il ritmo, le spinte divennero più brevi e violente. Marco poteva sentire i testicoli che sbattevano contro il suo culo, un suono di carne contro carne che alimentava ulteriormente la sua eccitazione. Quando arrivò il culmine, Andrea gridò, scaricando tutto il suo seme all'interno del preservativo in una serie di contrazioni potenti che lo lasciarono senza fiato.
Mentre Andrea si ritraeva, ansimando, notò che il cazzo di Marco era di nuovo dritto come un palo, vibrante di un'energia non ancora scaricata.
Marco si girò, gli occhi lucidi di piacere, il respiro ancora affannoso.
"Ora tocca a me," disse Marco, la voce carica di determinazione. "Voglio ricambiare. Voglio sentirti sotto di me."
Andrea rimase sorpreso. Non era abituato a essere penetrato; di solito preferiva il ruolo attivo, quello che dava e controllava. Ma in quel momento, guardando Marco e sentendo l'intensità del suo sguardo, sentì un bisogno nuovo, un desiderio di arrendersi, di essere posseduto.
"Va bene," sussurrò Andrea. "Fammi sentire."
Marco recuperò un preservativo dal portafoglio con una rapidità sorprendente. Lo srotolò sul suo membro enorme, che sembrava ancora più imponente ora che era libero.
Andrea si posizionò, appoggiando le mani sul cruscotto, offrendo il suo culo a Marco.
L'ingresso fu lento, quasi torturante. Marco spinse la testa del cazzo contro l'apertura, aspettando che Andrea si rilassasse. Quando finalmente scivolò dentro, Andrea emise un gemito lungo e acuto, simile a quello di una puttana che riceve ciò che ha chiesto per ore.
"Oh Dio... è enorme... mi stai aprendo in due," ansimò Andrea, le dita che stringevano il cruscotto fino a farle diventare bianche.
Marco non si fermò. Iniziò a muoversi con una precisione metodica, spingendo a fondo ogni volta, toccando punti che Andrea non sapeva nemmeno di avere. Il piacere era diverso da quello di dare: era un'invasione totale, un riempimento che cancellava ogni pensiero, ogni ricordo del suo ex, ogni dolore.
"Ti piace essere aperto così, vero?" mormorò Marco, mordendogli l'orecchio mentre continuava a pompare.
"Sì... per favore... non smettere... continua a distruggermi," gemette Andrea, scuotendo il bacino per accogliere ogni centimetro di quel cazzo massiccio.
Il ritmo divenne frenetico. Il suono dello schiaffo della pelle di Marco contro quella di Andrea risuonava nell'auto, mescolandosi ai loro gemiti gutturali. Marco spingeva con una forza bruta, facendo scivolare Andrea quasi fuori dal sedile, mentre Andrea gridava, perdendo ogni cognizione di dove fosse.
Poco dopo, Marco raggiunse l'apice. Con un ultimo, potentissimo spinto che sembrò quasi trafiggere Andrea, Marco esplose dentro il preservativo, tremando per l'intensità della scarica.
Rimasero abbracciati per qualche istante, due corpi esausti e sudati in una macchina calda. Ma improvvisamente, il silenzio fu rotto dal suono acuto di un telefono.
Marco si staccò bruscamente, cercando il cellulare tra i sedili. Guardò lo schermo e l'espressione del suo volto cambiò istantaneamente. La malizia sparì, sostituita da un'urgenza quasi ansiosa.
"Devo andare," disse Marco, rivestendosi con una fretta quasi maniacale.
Andrea, ancora con il culo che pulsava e le gambe che tremavano, lo guardò confuso. "Cosa? Perché? Chi è?"
"Non posso spiegarti ora. Scusa, davvero. È un'emergenza," rispose Marco, aprendo la portiera.
Senza aggiungere altro, senza un bacio d'addio o un numero di telefono, Marco scattò fuori dall'auto e corse verso l'ingresso del centro commerciale, scomparendo tra la folla come se non fosse mai esistito.
Andrea rimase solo, nel silenzio della macchina, con il cuore che batteva ancora forte. Si sentiva svuotato e allo stesso tempo riempito di una sensazione nuova. Si pulì con cura, sentendo ancora l'eco di quella penetrazione nel suo corpo.
Non capiva chi lo avesse chiamato, né perché Marco fosse fuggito in quel modo così repentino. Ma mentre accendeva il motore e usciva dal parcheggio, Andrea si rese conto che qualcosa in lui era cambiato.
Quell'esperienza, nata per caso tra i camerini di un negozio, gli aveva rivelato una parte di sé che aveva ignorato per anni. Aveva scoperto che il piacere di ricevere era altrettanto potente, se non di più, di quello di dare. Aveva scoperto che l'abbandono poteva essere liberatorio.
Mentre guidava verso casa, sotto il sole che iniziava a calare, Andrea sorrise. Non sapeva se avrebbe mai più rivisto Marco, ma sapeva che ogni volta che sarebbe tornato in quel centro commerciale, avrebbe guardato ogni ragazzo con una nuova curiosità, sperando di incontrare di nuovo qualcuno capace di aprirlo in quel modo, di renderlo fragile e desiderante, di ricordargli che la vita, nonostante le rotture e i silenzi, poteva ancora essere un'esplosione di carne e piacere.
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