Gay & Bisex
Quel giorno nel bosco
Gigi1989
01.09.2025 |
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"Il profumo della terra bagnata, della resina, del nostro respiro misto al sudore, rendeva tutto più intenso, quasi proibito..."
Entrai nel bosco con una certezza: volevo perdere ogni freno. Non cercavo solo silenzio, volevo qualcosa di crudo, reale, incontrollabile. L’aria era umida, impregnata del profumo intenso della terra e del muschio, e ogni foglia secca sotto i miei passi scricchiolava come un richiamo alla mia stessa pelle.Lo vidi tra gli alberi, e il mio respiro si fece immediatamente corto.
Appoggiato a una quercia enorme, immobile, gli occhi persi tra i rami, sembrava aspettarmi, sfidarmi. C’era in lui qualcosa di selvaggio, pericoloso e irresistibile. Avanzai, e già sentivo il sangue scorrere più veloce nelle vene.
«Ciao» dissi, ma la voce tremava per il desiderio che mi consumava.
Si voltò lentamente. I suoi occhi mi trapassarono: intensi, affamati, e il sorriso enigmatico sulle labbra prometteva trasgressione.
«Non pensavo di trovare qualcuno qui» disse.
«Neanch’io» risposi, e subito sentii che ciò che stava per accadere sarebbe stato unico.
Il silenzio che seguì era denso, carico di elettricità. Ogni fruscio del vento tra gli alberi, ogni respiro accelerato, amplificava la tensione tra noi. La mia mano sfiorò la sua, e lui intrecciò subito le dita alle mie, deciso, reclamando quel contatto. Senza esitazione, mi spinse contro la corteccia ruvida della quercia. Il tronco graffiava la mia schiena, ma il dolore era dolce, un fuoco che si mescolava al desiderio.
Il primo bacio fu lento, crudele nella sua intensità. Le sue labbra erano calde e decise, i gesti delle sue mani audaci e provocanti. Ogni sfioramento, ogni pressione dei nostri corpi, era un atto di trasgressione. Non c’erano regole: solo noi, il bosco, il desiderio che ci consumava.
Le ombre degli alberi ci avvolgevano, come se il mondo intero fosse sparito. Il profumo della terra bagnata, della resina, del nostro respiro misto al sudore, rendeva tutto più intenso, quasi proibito. Ogni tocco, ogni carezza, era un richiamo alla follia del desiderio, e ci abbandonammo completamente.
Non c’era bisogno di parole. I nostri corpi si cercavano, si univano, si sfioravano in un ritmo che parlava da solo. Sapevamo entrambi cosa stavamo condividendo: un atto totale, una trasgressione audace, intensa e consumata in quella oscurità viva del bosco. I respiri si mescolavano, i cuori battevano all’unisono, e il mondo esterno era ormai solo un ricordo lontano.
Quando finalmente ci staccammo, rimanemmo vicini, fronti contro fronti, respirando affannosamente. Lo guardai negli occhi e vidi la stessa consapevolezza: ciò che era successo non era un semplice incontro, era un incendio che nessuno dei due avrebbe potuto spegnere.
Si allontanò lentamente tra gli alberi, e io restai lì, il cuore in subbuglio, con la pelle ancora bruciata dal suo tocco e dalla trasgressione di quel momento. Sapevo che il bosco ci aveva accolto e protetto, testimone silenzioso di un episodio proibito, intenso e irripetibile.
Ancora oggi, chiudo gli occhi e rivivo ogni istante: il calore dei nostri corpi, il desiderio crudo e viscerale, il gioco di potere e trasgressione tra noi, e l’ombra oscura del bosco che ci avvolgeva, amplificando ogni battito del cuore. Quel pomeriggio non era romantico, non era dolce: era reale, selvaggio, travolgente. E in quell’istante, completamente persi l’uno nell’altro, ho capito cosa significa sentirsi veramente vivi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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