Gay & Bisex
Quell'estate...
Gigi1989
05.09.2025 |
4.242 |
5
"Non disse nulla, ma il suo sguardo parlava chiaro: ci aveva visti, e ne stava godendo..."
Era stata un’estate lunga, calda e soffocante. Io e Luca vivevamo sotto lo stesso tetto, nella stessa casa, e condividevamo persino la stessa stanza. Ogni notte ci addormentavamo a pochi metri di distanza, il suo respiro regolare che si mescolava al mio, i nostri corpi così vicini ma mai davvero toccati. Bastava un movimento nel buio per sentire la sua presenza, e quella vicinanza mi consumava piano, creando una tensione che cresceva giorno dopo giorno.Ci stuzzicavamo di continuo. Uno sguardo prolungato più del dovuto, un commento a mezza voce mentre lavoravamo in pasticceria, una mano che sfiorava l’altra fingendo casualità. Non era mai successo nulla, ma sapevamo entrambi che prima o poi quel filo teso si sarebbe spezzato.
Arrivò l’ultimo giorno di lavoro. Il laboratorio di pasticceria odorava di zucchero e burro, ma c’era anche qualcosa di diverso nell’aria: un senso di addio, di occasione irripetibile. Restammo soli a fine turno, le macchine spente, il silenzio che amplificava ogni battito del cuore.
Luca si avvicinò al banco d’acciaio con fare esitante.
«Andrea…» mormorò, evitando il mio sguardo.
«Dimmi» risposi, già con il cuore che accelerava.
«È l’ultima volta che siamo qui dentro… non volevo… non volevo andarmene senza…» si interruppe, mordendosi il labbro.
Non lo lasciai finire. Lo presi per il collo e lo baciai con tutta la forza trattenuta per mesi. Le sue labbra erano calde, affamate, le sue mani subito sulla mia schiena, come se non aspettassero altro.
«Cristo, Andrea…» gemette. «Era questo che volevo… da troppo tempo.»
«Lo so» sussurrai contro la sua bocca. «E adesso non ti lascio scappare.»
Lo spinsi contro il banco, la sua schiena a contatto con l’acciaio freddo. Le sue mani tremavano mentre si aggrappava ai miei fianchi. Lo presi con decisione, forte, senza esitazioni, e il suo corpo si piegò sotto il mio.
«Fammi tuo…» ansimò, la voce spezzata.
«Lo sei già» ringhiai, entrando in lui con un colpo secco.
Il suo grido riempì il laboratorio vuoto. Si piegò in avanti, aggrappandosi al banco, mentre io lo prendevo con forza, i nostri respiri mescolati ai gemiti che si alzavano sempre più forti. Ogni movimento era crudele e liberatorio, il culmine di mesi di sguardi e desideri trattenuti.
«Andrea… più forte… non fermarti!» urlava Luca, il corpo che tremava sotto di me.
«Vuoi tutto?» chiesi, spingendo ancora più a fondo.
«Sì… cazzo, tutto! Fammi tuo fino in fondo!»
Lo sollevai di scatto, le gambe attorno alla mia vita, e lo presi contro il muro, guardandolo negli occhi.
«Dimmi che sei mio, Luca» sussurrai.
«Sono tuo… da sempre…» gemette, mentre il suo corpo si abbandonava completamente a me.
Il ritmo diventava più crudo, i colpi più profondi, la sua voce che si spezzava a ogni penetrazione. Eravamo due corpi in fiamme, due anime che finalmente si lasciavano andare senza freni.
L’orgasmo arrivò violento, travolgente, io dentro di lui, lui che gemeva e si stringeva contro di me come a non volermi lasciare andare. Restammo così, sudati, tremanti, col respiro che cercava di tornare normale.
Fu allora che, nella semiombra della porta, scorsi un’ombra immobile. Marco, il fratello del titolare, ci stava guardando. I suoi occhi erano fissi su di noi, e la sua mano si muoveva lenta nei pantaloni. Non disse nulla, ma il suo sguardo parlava chiaro: ci aveva visti, e ne stava godendo.
Io e Luca restammo senza parole, i corpi ancora stretti, consapevoli che quell’ultimo giorno non sarebbe mai stato dimenticato.
Più tardi, uscendo dal laboratorio, realizzai che quell’estate – quell’estate del 2020 – sarebbe rimasta impressa in me per sempre. Un ricordo unico, proibito, destinato a cambiare tutto ciò che sarebbe venuto dopo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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